Casoria – Una pressione asfissiante, iniziata a gennaio e culminata in una violenta aggressione pubblica, a due passi dal palazzo del Comune. Una morsa camorristica fatta di richieste di “pizzo”, schiaffi, calci e persino di una raggelante intimidazione via smartphone.
È lo scenario emerso dall’indagine lampo coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha portato i Carabinieri della Compagnia di Casoria a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Gabriella Logozzo, nei confronti di tre esponenti del clan Ferone, storica e temibile costola del cartello degli “Scissionisti” (gli Amato-Pagano).
Casoria– Una vasta operazione di polizia giudiziaria condotta dagli uomini della Polizia Locale di Casoria ha portato al sequestro di un impianto produttivo, alla denuncia di due persone per reati ambientali e all’emissione di sanzioni amministrative per un totale di 12.000 euro, con contestuale chiusura d’urgenza per diverse attività commerciali abusive. L’intervento, guidato dal comandante…
In manette sono finiti Lino Caiazza, 42 anni, Vincenzo Pagano, 62 anni (noto negli ambienti malavitosi come “sce sce”), ed Elpidio Patricelli, 35 anni, detto “‘o gemello”.
Lo schiaffo in piazza e il diktat tecnologico
Tutto inizia nei primi mesi dell’anno, quando ai due fratelli imprenditori viene recapitata la classica, odiosa richiesta: bisogna “mettersi a posto” per sostenere “le famiglie dei carcerati”. Al rifiuto dei due commercianti, la pressione della cosca si fa violenta. Il 28 aprile scorso va in scena il culmine dell’intimidazione. Due i round, uno la mattina e uno il pomeriggio, nella piazza principale di Casavatore.
Un imponente dispiegamento di forze dell’ordine ha portato a numerosi arresti e denunce nella baraccopoli di Casoria, con sequestri di veicoli e interventi coordinati tra Polizia, Vigili del Fuoco e tecnici Enel.
Lì, davanti a tutti, Vincenzo Pagano affronta le vittime. Dalle parole si passa rapidamente ai fatti: uno dei fratelli viene colpito con uno schiaffo in pieno volto e, mentre tenta di allontanarsi, viene inseguito e colpito con un calcio nel fondoschiena. «La storia non finisce qua», promette l’aggressore.
Ma il dettaglio più inquietante è l’uso della tecnologia da parte del clan. Prima del violento faccia a faccia in piazza, le vittime avevano ricevuto una videochiamata. Sullo schermo del telefono era comparso il volto di Lino Caiazza, soggetto di assoluto spessore criminale, che dall’alto della sua caratura camorristica aveva impartito l’ordine definitivo: consegnare immediatamente la propria automobile a Elpidio Patricelli. Un’estorsione in diretta video per dimostrare il controllo totale sul territorio.
Il muro di omertà squarciato dai Carabinieri
Le indagini sono scattate grazie all’intuizione dei Carabinieri di Casoria. I militari, monitorando il territorio, avevano intercettato il “rumore” di quella violentissima discussione avvenuta in piazza a Casavatore. Convocati in caserma, i due imprenditori hanno inizialmente mostrato il terrore viscerale che la sigla dei Ferone incute nella zona.
Tuttavia, messi di fronte alle evidenze raccolte dagli investigatori, i due fratelli hanno deciso di non abbassare la testa. Hanno raccontato l’inferno iniziato a gennaio, i messaggi, le minacce di morte, la pretesa della vettura e quella videochiamata che sembrava non lasciare scampo. Un muro di omertà che si è sgretolato, consentendo alla DDA di blindare le accuse e di spalancare, ancora una volta, le porte del carcere per i tre esattori del clan.









Mi pare che la situazzione sia stata descritta molto dettagliata, pero restano tanti punti oscuri e dubbi; i commercianti hannnoe dettoche avevano paura forta, i carabinieri ha fatto il loro lavoro ma ancora si aspetta la verita, speremo la giustizzia faccia luce.