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La P3 esisteva: condannati Flavio Carbone. Dieci mesi per diffamazione a Cosentino e Sica

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Roma. Fino al 2010 è esistita la P3, “un’associazione per delinquere caratterizzata dalla segretezza degli scopi” che, agendo in violazione della Legge Anselmi del 1982, puntava da un lato a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali dello Stato, degli enti amministrativi e locali e dall’altro a procurarsi finanziamenti con il coinvolgimento di imprenditori terzi a investire nel settore delle fonti di produzione dell’energia rinnovabile (eolico ‘in primis’). Lo hanno stabilito i giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma che hanno condannato l’uomo d’affari Flavio Carboni a 6 anni e mezzo di reclusione e l’imprenditore Arcangelo Martino a 4 anni 9 mesi, ritenuti dalla Procura i promotori assieme al giudice tributarista Pasquale Lombardi (deceduto pochi giorni fa). Di questa associazione non ha fatto parte l’ex parlamentare Denis Verdini (assolto per non aver commesso il fatto) che è stato però condannato a 15 mesi di reclusione per un episodio finanziamento illecito. I giudici, riqualificando il reato originario di corruzione in abuso d’ufficio, hanno poi inflitto due anni relativamente al giudizio Mondadori/Agenzia delle Entrate) all’ex primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, 10 mesi di reclusione all’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi Nicola Cosentino e all’attuale sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica, già assessore regionale della Campania, che rispondevano di diffamazione e violenza privata ai danni di Stefano Caldoro (candidato alla carica di presidente della Regione Campania, poi ricoperta fino al 2015). Tra i reati prescritti, figura anche quello per abuso d’ufficio attribuito all’ex Governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, appena eletto alla Camera. Tra i condannati (a un anno e 10 mesi), anche il presidente di un Consorzio, Pinello Cossu, e Ignazio Farris nominato direttore generale dell’Arpa, nomina che, secondo i pm, essendo avvenuta in violazione dell’articolo 19 della legge della Regione Sardegna n.6/2006, avrebbe rappresentato un “ingiusto vantaggio patrimoniale” per lo stesso Farris e “un danno per chi aspirava alla stessa carica”. Il tribunale ha dichiarato Carboni e Martino interdetti dai pubblici uffici per 5 anni: i due imputati, assieme a Cossu e Farris, sono stati dichiarati anche incapaci a contrattare con la pubblica amministrazione per un certo periodo. Carboni, Martino, Sica e Cosentino, in relazione all’episodio Caldoro, dovranno infine versare in solido a titolo di risarcimento la somma simbolica di un anno, oltre al pagamento delle spese relative all’azione civile pari a 12mila euro.
Assolto dall’accusa di aver fatto di un’associazione segreta l’ex senatore Denis Verdini che però è stato condannato ad un anno e tre mesi per finanziamento illecito più il pagamento di una multa di 600mila euro. Obiettivo della P3, secondo le accuse, era quello, ”di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali, con l’obiettivo di rafforzare sia la propria capacità di penetrazione negli apparati medesimi mediante il collocamento, in posizioni di rilievo, di persone a sé gradite, sia il proprio potere di influenza, sia la propria forza economico finanziaria”. Tra i presunti promotori del gruppo anche l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri il cui procedimento venne stralciato ed è ancora in corso.

Napoli: abbandonava amianto e rifiuti speciali a Capodichino, denunciato 39enne

A seguito di alcune segnalazioni di cittadini e residenti della zona di Capodichino e di Via Santa Maria del Pianto che lamentavano l’abbandono abbandono di rifiuti speciali e pericolosi lungo le strade del quartiere, personale della Unita’ Operativo Polizia investigativa centrale ha intercettato un cittadino napoletano di 39 anni, il che trasportava a bordo della sua auto, con le targhe coperte, un ingente quantitativo di lastre in cemento ed amianto. Il veicolo ed il materiale sono stati sequestrati previa messa in sicurezza delle lastre, sigillate in contenitori idonei, mentre l’uomo e’ stato deferito all’Autorita’ Giudiziaria.

Casavatore: due fratelli arrestati e condannati per inquinamento del fiume Sebeto

Giovanni e Nicola Errichiello, due fratelli di Casavatore di 63 e 53 anni, sono stati sorpresi dai carabinieri del nucleo investigativo di Polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Napoli in un’area a pochissima distanza dal fiume Sebeto a Casoria mentre sversavano abusivamente ferro, pneumatici e materiali di risulta edile da un autocarro industriale. I due avevano formato un cumulo alto mezzo metro ed esteso per circa 6mila metri quadri, in totale 15mila metri cubi di scarti che avevano ricoperto lo scempio con terreno. Verosimilmente quelle operazioni andavano avanti da giorni. I due, appena si sono resi conto di essere stati notati, hanno provato a darsi alla fuga ma sono stati rincorsi e raggiunti dai militari dell’Arma. I fratelli allora hanno aggredito e minacciato i carabinieri, ma sono stati arrestati per resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale, nonche’ per attivita’ di gestione di rifiuti non autorizzata. Giudicati con rito direttissimo, sono stati condannati a un anno di reclusione con sospensione della pena. Sotto sequestro l’autocarro e il terreno.

Scontri nel dopo derby Salernitana-Avellino: 11 Daspo ai tifosi irpini

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In seguito agli episodi di violenza in occasione dell’incontro di calcio Salernitana – Avellino, disputatosi in data 11 marzo 2018 presso lo stadio Arechi di Salerno, valevole
per il campionato di calcio di serie B, il Questore della Provincia di Salerno, Pasquale Errico, ha emesso, ai sensi dell’art. 6 Legge 401/89 e successive modifiche, undici provvedimenti DASPO (Divieto di Accesso alle manifestazioni SPOrtive) nei confronti di altrettanti tifosi della squadra di calcio “U.S. Avellino 1912” per aver preso parte attivamente a tali episodi, verificatisi al termine dell’incontro all’interno della curva nord – ospiti. In particolare, quattro provvedimenti per anni cinque nei confronti rispettivamente di: F. C. di anni 39; V. M., di anni 41; F. P., di anni 48 e M. R., di anni 36. Gli altri sette provvedimenti, per anni tre, nei confronti rispettivamente di: G. I., di anni 31; L. G. M., di anni 51; A. M., di anni 45; D. P., di anni 46; M. P., di anni 29; M. S., di anni 47 e G.V., di anni 43. Sono in corso le indagini volte all’identificazione di altri tifosi coinvolti negli incidenti

Camorra, il pentito in aula: ‘I fratelli Cesaro fecero un patto con il clan Polverino’

“I fratelli Cesaro fecero un patto con la camorra, risalente al periodo in cui si discuteva del Pip di Marano. Me lo rivelo’ in carcere il cognato del boss Giuseppe Polverino”. Lo ha dichiarato il collaboratore di giustizia del clan dei Casalesi, Tammaro Diana nel processo in corso ad Aversa , al Tribunale di Napoli Nord, in cui sono imputati per concorso esterno in camorra gli imprenditori Raffaele e Aniello Cesaro, entrambi detenuti, fratelli del neo-senatore di Forza Italia Luigi Cesaro. Il processo, in cui compaiono altri cinque imputati, e’ iniziato nel dicembre scorso ed ha subito conosciuto un primo “intoppo”, in quanto il presidente designato del collegio giudicante, Giuseppe Cioffi, si e’ astenuto nel febbraio scorso dopo che era stata diffusa dalla stampa, in piena campagna elettorale, una foto che lo ritraeva ad una convention di Forza Italia tenutasi ad Ischia nell’ottobre 2017Il giudice Cioffi ha sempre negato di aver preso parte al meeting politico, spiegando di aver solo preso un caffe’ nell’hotel dove si teneva l’evento in seguito all’invito di un amico commercialista, iscritto al partito azzurro; ha comunque dovuto fare marcia indietro dopo un paio di udienze del processo. Oggi e’ stata la volta dei collaboratori di giustizia; sono state acquisiste le dichiarazioni del boss dei Casalesi Antonio Iovine, mentre e’ stato sentito Diana, che ha confermato di aver saputo in carcere, dal cognato del boss di Marano Giuseppe Polverino, che il clan aveva stretto un patto con i fratelli Cesaro per occuparsi degli appalti relativi al piano di insediamento produttivo. Per la Procura Antimafia di Napoli, i Cesaro (difesi da Paolo Trofino, Vincenzo Maiello e Raffaele Quaranta) e il clan Polverino avrebbero creato una societa’ occulta che si sarebbe avvalsa del fiume di danaro proveniente dai traffici illeciti dell’organizzazione criminale per poter operare tranquillamente. I due imprenditori fratelli del deputato Luigi, nella prima udienza del dicembre scorso, presero la parola e fecero delle dichiarazioni spontanee, nelle quale affermarono di non aver “mai avuto rapporti con i Polverino”, “ne’ di aver accettato i loro finanziamenti. Le nostre societa’ erano solidissime e non avevamo certo bisogno di accordarci o ricevere somme dal boss Polverino”.

Prete esorcista, don Michele Barone resterà in carcere. Confermati i domiciliari per Schettino

Caserta. Il Tribunale del Riesame conferma l’ordinanza di custodia cautelare per don Michele Barone, il prete – poi sospeso dalla Curia – accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di tre donne, tra le quali una minore di 14 anni dopo averle convinte che erano possedute dal demonio. I giudici del Tribunale del Riesame hanno rigettato la richiesta di scarcerazione del suo avvocato, CArlo Taormina, che aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere e in subordine la concessione degli arresti domiciliari. Rilevante nella decisione dei giudici il video prodotto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere in cui si vede un 40enne, non ancora identificato, che viene sottoposto in Chiesa ad un rito di esorcismo da parte di don Michele, che usa metodi violenti per tenerlo calmo.
Dal canto suo Taormina ha portato il Manuale degli Esorcismi di padre Gabriele Amorth (deceduto nel 2016), in cui si consiglia l’uso di metodi violenti, come legare il posseduto con una fune, ma solo per controllare le reazioni. Misura confermata anche per il funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino, che resterà agli arresti domiciliari; il vice-questore, ex dirigente del Commissariato di Maddaloni, è accusato di non aver impedito le violenze commesse da don Michele e di aver provato a convincere la sorella della 14enne, che per prima ha denunciato la cosa alla Polizia e poi a Le Iene, a ritirare la denuncia. Per la madre e il padre della 14enne, finiti ai domiciliari ma già rimessi in libertà dal Gip, resta il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla figlia e la sospensione della potestà genitoriale. Oggi intanto don Michele dovrebbe essere nuovamente interrogato dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per rispondere delle nuove accuse di lesioni gravissime contestate dalla Procura della Repubblica guidata da Maria Antonietta Troncone, secondo cui il sacerdote avrebbe provocato un sfregio permanente all’orecchio della 14enne durante le pratiche di esorcismo.

Verifica di impianti elettrici, il reverse charge non si applica

Il meccanismo di reverse charge non si applica per le attività di verifica degli impianti di messa a terra che vengono svolte da soggetti abilitati ad hoc dal Ministero delle attività produttive, sia che riguardino attività private, sia che riguardino attività pubbliche. A precisarlo è la risoluzione n. 111/E dell’Agenzia delle Entrate, che specifica che l’inversione contabile è relative alle prestazioni di servizi di demolizione, di completamento, di pulizia e di installazione di impianti: tra queste prestazioni, come si vede, non è inclusa la certificazione degli impianti.

Il reverse charge è entrato in vigore ormai più di 3 anni fa, a partire dal 1° gennaio del 2015. Si tratta di un meccanismo di applicazione dell’IVA, in funzione del quale il cliente – cioè chi riceve un bene o usufruisce della prestazione di un servizio – è tenuto ad assolvere l’imposta al posto di chi fornisce il bene o eroga il servizio nel caso in cui sia soggetto passivo nel territorio statale. Il prestatore o fornitore, a sua volta, emette la fattura ma non addebita l’imposta, segnalando l’applicazione del comma 5 dell’articolo 17 del DPR n. 633 del 1972, la norma che riguarda l’applicazione del regime di inversione contabile. La fattura deve essere integrata dal cliente con la segnalazione dell’aliquota relativa all’operazione in questione.

Il documento deve essere registrato nel registro delle fatture di acquisto e in quello delle fatture emesse, attraverso una duplice annotazione, in modo tale che l’effetto dell’imposta possa essere neutralizzato. In sostanza il meccanismo fa sì che chi cede un bene o presta un servizio riceva dal cliente solo l’importo imponibile relativo al bene venduto o al servizio erogato. Ciò implica che l’obbligo di versare l’IVA non spetti a lui. Il carico tributario IVA non è più appannaggio del venditore ma viene trasferito all’acquirente, che è tenuto a provvedere al pagamento dell’IVA: un rovesciamento dei ruoli rispetto a ciò che avviene di norma.  Il settore edile è quello che, più di tutti gli altri, è coinvolto dal reverse charge, in modo particolare per quanto riguarda i rapporti tra un appaltatore e un subappaltatore o quelli tra diversi subappaltatori.

Il reverse charge, dunque, non è previsto per la verifica di un impianto di messa a terra di un’impresa. Vale la pena di ricordare che questa attività ha lo scopo di accertare che l’impianto sia conforme ai requisiti tecnici previsti: è indispensabile che gli organismi di ispezione siano indipendenti da qualsiasi vincolo con progettisti manutentori, installatori o consulenti di impiantistica.

Redditi dei Ministri: la più ricca la Fedeli, la Lorenzin la più ‘povera’

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Mantiene il primo posto nella classifica delle dichiarazioni dei redditi della squadra di governo la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che per il 2017 ha dichiarato 182.016, poco di piu’ dell’anno precedente, seguita dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha dichiarato 166.264 e che a differenza dell’anno scorso afferma di avere fondi comuni di investimento cointestati con il coniuge. Terza classificata la ministra dei Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che dichiara 151.672. In coda la ministra della Salute Beatrice Lorenzin con 91.888; vicino il ministro dell’Interno Marco Minniti che dichiara 92.260.Quarto classificato nella squadra di governo il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini con 145.044 euro, seguito dal titolare dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha un reddito imponibile pari a 122.457 e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rapporti con l’Ue Sandro Gozi che ha dichiarato un reddito pari a 115.914. Il premier Paolo Gentiloni ha dichiarato 107.401 euro, mentre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ne ha dichiarati 104.435 e il titolare del dicastero delle Infrastrutture 102.890, seguito da Gianluca Galletti (Ambiente) con 101.006 euro. Tutti gli altri componenti della squadra di governo si attestano poco sotto i centomila euro: e’ pari a 94.709 il reddito imponibile nella dichiarazione 2017 del ministro della Giustizia Andrea Orlando e a 95.971 quella della Sottosegretaria Maria Elena Boschi. Il ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti dichiara invece 97.607, seguito dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Paola De Micheli che dichiara 98.398 (e che dice di possedere titoli azionari del Banco di Napoli e di Mediolanum) dall’ex ministro dell’Agricoltura (dimessosi recentemente per diventare reggente del Pd) Maurizio Martina con 98.441 euro e dal ministro dello Sport Luca Lotti con 98.471; il ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano ha invece dichiarato 98.478, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ne ha dichiarati 96.458 mentre la collega Marianna Madia 99.519 e l’ex ministro degli Affari regionali Enrico Costa, che si e’ dimesso a luglio del 2017, 99.583.

Il Papa a Pietrelcina, il sindaco: ‘E’ un evento storico’

E’ tutto pronto a Pietrelcina per la prima visita storica di un Papa nella terra di San Pio. Alla vigilia della venuta di Papa Francesco, in programma per domani (ore 8,00) a Piana Romana, ecco il messaggio del sindaco di Pietrelcina, Domenico Masone, ai suoi concittadini e al popolo Sannita: “Domani e’ uno storico evento per la comunita’ pietrelcinese e sannita. Sua Santita’ Papa Francesco sara’ in visita ‘privata’ nella terra di Padre Pio. Non ci aspettiamo folle oceaniche, ma la ‘vastita” delle emozioni. Sara’ un intimo ed intellegibile colloquio col Vicario di Cristo, li’ dove c’e’ stato Gesu’ (sotto l’Olmo). Tutti noi faremo compagnia nella preghiera al Santo Padre. Portate le vostre speranze con l’augurio di riportare certezze”, conclude Masone.

Insulti sessisti e minacce ai dipendenti: sospeso il prefetto di Salerno

Salerno. “Era solito rivolgersi ai dipendenti con espressioni ingiuriose, a sfondo sessista, umilianti e denigratorie, utilizzando toni e atteggiamenti discriminatori e minacciandoli di morte”. Con queste accuse la procura di Vercelli ha sospeso per tre mesi Salvatore Malfi, attuale prefetto di Salerno ed ex prefetto di Vercelli. La misura cautelare nell’ambito di una inchiesta in cui Malfi, prefetto a Vercelli tra il 2011 e il maggio 2016, è accusato di abuso d’ufficio. Secondo l’indagine della Squadra Mobile della Questura di Vercelli e della guardia di finanza, coordinata dal pm Davide Pretti, il prefetto Malfi avrebbe ingenerato “un clima di costante terrore e di estrema tensione negli uffici prefettizi”. Responsabilità, secondo l’accusa, sono emerse anche in merito alla sussistenza di delitti contro l’assistenza familiare e contro la persona. Il provvedimento, sottolinea la Prefettura di Vercelli, rientra in una più ampia indagine con riferimento alla gestione del servizio per l’accoglienza dei richiedenti asilo nell’ambito del quale “sono emersi gravi indizi di reato in relazione a delitti (turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio) contro la pubblica amministrazione”.

Castellammare: i carabinieri passano al setaccio Moscarella: controllate 187 persone, recuperata droga

Castellammare. Perquisizioni per blocchi di edifici al Rione Moscarella: controlli stamane dei carabinieri della locale compagnia. Impegnati nelle operazioni oltre ai militari di Castellammare anche quelli del nucleo investigativo di Torre Annunziata, nucleo cinofili di Sarno, nucleo elicotteristi di Pontecagnano e reggimento “Campania”. Operazioni iniziate all’alba e proseguite per ore si sono concretizzate in 58 perquisizioni domiciliari e 77 personali; controllati 33 veicoli e 187 persone. Sono stati sequestrati 42 grammi di hashish e 52 di marijuana rinvenuti in aree condominiali di pertinenza comune.
Tutelata anche la sicurezza della circolazione stradale con la contestazione di 10 contravvenzioni al codice della strada per guida senza patente e guida senza casco.

Aggredito Nozzolino: è stato un assalto omofobo

Brutta avventura per Francesco Nozzolino, il simpatico protagonista del programma di Paolo Bonolis ‘Avanti un altro’, che sul suo canale youtube ha denunciato l’aggressione subita da parte di alcuni ragazzini a Napoli. Il video ha fatto il giro sui social network. Non è la prima volta che Nozzolino viene fatto oggetto di aggressioni. “Non ho intenzione di denunciare nessuno perché si tratta pur sempre di ragazzini – scrive – ma sono letteralmente schifato e vorrei che i giovani di oggi capissero una volta e per tutte che non c’è nulla di male ad essere gay, che l’amore non ha sesso ed è estremamente incivile emarginare o bullizzare qualcuno solo perché di orientamento sessuale diverso. Siamo nel 2018 caspita, non nel Medioevo!!! Ho deciso di pubblicare il filmato dopo che ha fatto il giro del web. Qui non si vede ma alcuni ragazzi mi hanno anche dato calci e schiaffi alle spalle. E’ inaccettabile, ma dove viviamo, nella giungla?

San Giorgio, spacciava hashish dalla finestra ai ragazzi: in manette 40enne

Gli Agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. San Giorgio a Cremano , hanno arrestato Santillo Ugo, 40 anni con pregiudizi di polizia, per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.In particolare i poliziotti, nel corso di un’operazione antidroga , hanno notato, poco prima delle 17.00 , in via Mario Zinno , un ragazzo avvicinarsi alla finestra di casa di Santillo, richiamando la sua attenzione.A questo punto , dopo un breve colloquio, gli agenti hanno visto lo spacciatore cedere delle droga in cambio di dieci euro al giovane acquirente che è stato fermato insieme al quarantenne.Lo spacciatore è stato arrestato e su disposizione dell’A.G. accompagnato nella casa circondariale di Poggioreale.Gli agenti hanno proceduto al sequestro di due stecche di hashish e della somma di 50 euro.

San Gennaro Vesuviano: droga nascosta nel cesto dei giochi della figlia: arrestato 44enne

 

Aveva nascosto la droga nel cesto dei giochi della figlia di appena due anni. I carabinieri hanno cosi’ arrestato un uomo di 44 anni. I militari della stazione di San Gennaro Vesuviano, durante una perquisizione nell’abitazione di una persona gia’ nota alle forze dell’ordine hanno scoperto 9 dosi di cocaina nascoste in bagno e nella cesta dei giochi della figlia piccola dell’uomo. L’uomo e’ stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e posto agli arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo. Sono in corso ulteriori indagini da parte dei carabinieri per risalire ai fornitori della droga del papà-pusher

Champions: sorteggio da brividi per Juve e Roma

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Juventus-Real Madrid e Barcellona-Roma. Non è stato fortunato, il sorteggio per le squadre italiane. Anzi, è probabilmente andata come peggio non poteva. Andriy Shevchenko, che ha estratto le palline dall’urna di Nyon, ha pescato le due big spagnole per le nostre rappresentanti . Quindi replica della finale di Cardiff per la squadra bianconera, con prima gara a Torino e ritorno a Madrid, e sfida al Barcellona di Messi per i giallorossi di Di Francesco, che avranno almeno il ritorno in casa. E’ andata decisamente meglio al Bayern Monaco, che pesca il Siviglia di Montella, mentre il City di Guardiola troverà sulla sua strada il Liverpool di Klopp, l’allenatore che lo mette più in crisi (lo ha battuto anche in questa Premier).

Napoli, inseguiti puntano la pistola contro la polizia: uno preso, l’altro fugge

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Antonio Romeo, 19enne napoletano, è stato arrestato dagli agenti della VI sezione criminalità diffusa della squadra mobile partenopea per il reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. I poliziotti, poco dopo le 19.00, nel transitare in via Salvator Rosa, hanno incrociato uno scooter con due giovani in sella, che, alla vista della Polizia, tentavano di eludere il controllo, ma gli è stato prontamente intimato l’alt polizia. Il conducente dello scooter ha finto in un primo momento di rallentare per poi invertire la marcia e scappare, innescando così un inseguimento da parte della Polizia. I fuggitivi sono stati raggiunti e poco dopo bloccati.Pochi secondi prima il passeggero si era girato, estraendo una pistola dalla cintola e puntandola verso i poliziotti. Uno dei poliziotti ha bloccato e disarmato il passeggero armato, mentre il conducente, sempre alla guida dello scooter, ha iniziato a sferrare calci all’altro poliziotto che lo aveva preso per un braccio, riuscendo a divincolarsi ed a scappare fino a far perdere le proprie tracce.Il 19enne è stato trovato in possesso di due paia di guanti in lattice e di una pistola risultata giocattolo, riproduzione autentica della Pistola Modello LADY K Cal. 8 mm K ITALY, privata del tappo rosso. La pistola giocattolo ed i guanti in lattice sono stati sequestrati. Il giovane già con precedenti di polizia è stato arrestato. Il complice si cerca attivamente.

Napoli, guardia giurata uccisa a Piscinola: è caccia all’assassino

Le ferite erano troppo profonde e dopo diversi interventi chirurgici e’ morto alle 3,30 di questa mattina. Non ce l’ha fatta Franco Della Corte, la guardia giurata che la notte del 3 marzo scorso e’ stato aggredito alla stazione della metro di Piscinola, periferia Nord di Napoli. Due giorni fa, proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla drammatica aggressione, fu organizzata una fiaccolata per le vie del quartiere. Al momento le indagini sono ferme perche’ non ci sono testimonianze utili per cercare di dare un volto all’aggressore o agli aggressori. Ora l’inchiesta è per omicidio. Cio’ che e’ certo e’ che, durante il turno di vigilanza notturno, Franco Della Corte e’ stato colpito violentemente alla testa con una mazza, forse di ferro. Il colpo gli ha fratturato il cranio ed e’ stato trovato agonizzante da alcuni passanti solo diverse ore dopo. La corsa disperata all’ospedale e gli interventi chirurgici. Dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona non sono arrivati elementi utili per poter dare un volto a chi lo ha ferito. Dubbi anche sul movente. Potrebbe essere stata una rapina finita male, anche se Della Corte aveva sia il portafogli che la pistola ancora nello zaino che indossava. Un’altra pista porta invece a una vendetta organizzata da una banda di criminali che qualche giorno prima erano stati allontanati dalla guardia girata che li aveva visti mentre scassinavano una tabaccheria. Infine, l’ombra delle baby gang. Poco distante dalla stazione di Piscinola, ovvero a Chiaiano, il 14 gennaio fu massacrato a calci e pugni Gaetano, un ragazzo di 17 anni, da un branco di dieci ragazzini. Lo fecero senza alcun motivo ma con estrema violenza tanto che alla vittima fu asportata la milza. “Muore la guardia giurata aggredita nella stazione metro di Piscinola, vittima innocente di una violenza fine a se stessa che colpisce spesso senza motivo. Vicinanza ai familiari e ai lavoratori della vigilanza”. E’ quanto si legge in un tweet della Camera del lavoro metropolitana di Napoli.”La citta’ di Napoli piange per l’ennesima volta la morte di una vittima innocente, una guardia giurata aggredita mentre lavorava alla stazione della metropolitana di Piscinola. Dopo le tante violenze compiute da bande di delinquenti a danno di giovani ragazzi anche un lavoratore della sicurezza viene fatto oggetto di violenza nella metropolitana, un fatto questo che rende sempre piu’ insicuro e pericoloso viaggiare da Piscinola al Vomero”. Lo dice il consigliere regionale Francesco Moxedano. “Denuciai a suo tempo e mi opposi alla chiusura del posto di polizia istituito nella stazione di Piscinola, ma rimasero inascoltate anche le interrogazioni presentate in Consiglio comunale. Inascoltata e’ stata anche la presentazione di una petizione da parte dei cittadini di Piscinola , inviata al sindaco e al questore, per il ripristino del drappello di polizia, presso la stazione di Piscinola Scampia. Mi appello dunque al presidente della regione, al sindaco di Napoli, al presidente dell’Eav , al presidente dell’ANM, affinche’ venga riaperto il posto di polizia presso la stazione di Piscinola. Esprimo la mia vicinanza ai familiari del vigilante e a tutti i lavoratori per questo assurdo crimine e auspico che i responsabili vengano al piu’ presto assicurati alla giustizia”, conclude Moxedano.Il vicesindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice, è andato al Policlinico per portare il cordoglio del sindaco de Magistris e dell’amministrazione ai familiari del vigilante Francesco Della Corte.
“L’ Amministrazione comunale e’ vicina con affetto alla moglie ed ai familiari di Francesco Della Corte, la guardia giurata della Security service, ai quali esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa. Auspichiamo che le indagini proseguano in modo serrato per far luce su questo episodio di inaccettabile e brutale violenza affinche’ vengano individuati al piu’ presto i responsabili di questo efferato omicidio”. E’ il messaggio di cordoglio del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

Arrestati a Milano quattro napoletani rapina Rolex in trasferta

Arrestati dalla Squadra Mobile di Milano 4 rapinatori di Rolex. Sono napoletani attivi a Milano come responsabili di un episodio, ma presunti responsabili di una decina di casi su cui sono in corso accertamenti. Si tratta di Roberto S., di 33 anni, di Giuseppe P. di 42 e di suo cugino di 51, d di Antonio M. di 36 anni. A seguito di servizi di osservazione dopo un episodio che aveva permesso di rilevare alcune targhe che si sono presentate nell’area cittadina, la squadra mobile ha individuato l’auto usata per gli spostamenti da Napoli il 5 marzo raggiungendo Loreto dove la banda nascondeva gli scooter usati per le rapine e i furti. Il 6 marzo si è intensificata l’attività della banda che continua anche nei giorni seguenti, tutto è stato registrato dalle telecamere nelle zone di Buenos Aires, piazzale Loreto, corso Sempione e corso Vercelli. L’episodio per cui sono stati arrestati è ai danni del conducente di una Maserati Levante. I rapinatori lo hanno seguito colpendo lo specchietto in zona piazza Tricolore e gli hanno rubato il Rolex Daytona. Gli accertamenti sui telefonini utilizzati dalla banda permetteranno di ricostruire altri episodi di cui i 4 sono sospettati. Da agosto a settembre ad oggi ce ne sono una decina ma l’arresto in flagranza è per un unico episodio, i 4 sono nel Carcere di San Vittore. Gli scooter sono risultati non rubati ma intestati a persone pulite parcheggiati bene per non essere sequestrati. Tutti gli arrestati hanno numerosi precedenti specifici e sono soggetti noti alla questura di Milano.

Napoli, crollo al monastero, il drammatico racconto dei vigili: ‘Minuti interminabili, abbiamo scavato a mani nude’

Napoli. E’ stata sequestrata l’area del monastero San Paolo interessata stamane dal crollo e che non era abitata visto che c’erano in corso dei lavori di ristrutturazione. Accertamenti e rilievi dei Vigili del fuoco sono in corso per fare in modo che la parte confinante, dove vivono religiosi e dove alcune stanze vengono anche affittate agli studenti, continui ad essere utilizzata. Cinque operai sono stati complessivamente coinvolti nel crollo dell’ex monastero nella zona dei Tribunali, a Napoli. Due di loro restano in ospedale, uno al Cardarelli, in prognosi riservata, l’altro all’Ascalesi. E’ il bilancio fornito dalla Polizia.Al Cardarelli sono stati ricoverati Antimo Verde, 45 anni, di Castellammare di Stabia, con una prognosi di 30 giorni per un politrauma, e Giuseppe Pensaveccia, 33 anni, di Arzano, che ha riportato un trauma cranico ed è in prognosi riservata ma non risulta in pericolo di vita. L’area è stata posta sotto sequestro e un’indagine è stata aperta per capire i motivi del crollo e se gli operai stessero lavorando in condizioni di sicurezza. I vigili del fuoco e i periti sono al lavoro per verificare le condizioni dell’area circostante.. Sempre secondo la Polizia erano regolarmente inquadrati nell’azienda di Napoli per la quale stavano effettuando i lavori. Hanno scavato con le mani, con il pericolo di ulteriori crolli, in quelli che vengono definiti “momenti interminabili”. Domenico Caputo, vice dirigente dei Vigili del fuoco, racconta le operazioni di soccorso dell’operaio che e’ rimasto sotto le macerie. “Abbiamo trovato l’operaio sepolto e altri due che erano stati sbalzati fuori – racconta – abbiamo scavato con le mani perche’ c’erano situazioni pericolanti e utilizzare mezzi meccanici avrebbe comportato delle vibrazioni e quindi il rischio di altri distacchi”. Secondo Caputo, quello che e’ successo “e’ stato il crollo di due pilastri con le rispettive volte nel chiostro del convento”. Da qui a individuare le cause, al momento, e’ complicato: “bisogna ricostruire il progetto di cantiere, adesso non si puo’ dire nulla”. A chi gli chiede se gli operai erano in condizioni di sicurezza, con caschi indossati e tute specifiche, Caputo risponde: “abbiamo estratto l’operaio tirandolo attraverso gli abiti, aveva bisogno di ossigeno, di acqua”.

In trasferta a Gragnano per rubare motorini: preso pregiudicato legato al clan Gionta

Gragnano, pregiudicato  27enne vicino al clan Gionta preso dai carabinieri: dopo aver rubato uno scooter si fa spingere dal complice. Si tratta di  Luigi Guarro, un 27enne di Torre Annunziata ritenuto vicino al clan camorristico dei “Gionta”, è stato notato su via Castellammare da carabinieri della stazione di Gragnano liberi dal servizio mentre era in sella a uno scooter spinto da un complice su un secondo motorino in sella del quale erano arrivati insieme per mettere a segno il furto. Inseguiti, mentre il complice è riuscito a far perdere le sue tracce –ma è in via di identificazione- i militari hanno bloccato Guarro. Le prime veloci verifiche hanno portato ad accertare che lo scooter era stato rubato poco prima in piazza Marconi e che Guarro nascondeva addosso un coltello: è stato dunque arrestato per furto aggravato e ulteriormente segnalato per porto abusivo di arma da taglio. Lo scooter è stato restituito al legittimo proprietario; l’arrestato portato ai domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.