Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.
I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.
Le indagini immediate hanno consentito ai Carabinieri di rintracciare poco dopo l’uomo indicato come responsabile, un 58enne che in passato aveva avuto una relazione con la vittima. Nei suoi confronti è scattato l’arresto in flagranza differita per atti persecutori, misura che consente di intervenire anche a distanza di tempo ravvicinato dall’episodio violento, quando sussistono elementi concreti e riscontri immediati.
L’intervento è stato condotto con particolare attenzione alla tutela della donna, che ha ricevuto assistenza sanitaria sul posto. Nonostante il supporto ricevuto, la 59enne ha scelto di non ricorrere a una struttura protetta. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, informata tempestivamente dell’accaduto dai Carabinieri della Compagnia sammaritana.
Santa Maria Capua Vetere– Una catena di omissioni, comunicazioni parziali e una sistematica sottovalutazione di quanto accaduto tra le mura del reparto “Nilo”. Nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti alla Corte d’Assise, è il giorno di Francesca Acerra. L’ex comandante del Nucleo Investigativo Regionale (Nir) della Polizia Penitenziaria, chiamata a rispondere…
Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.
Soldi e gioielli per truccare le sentenze: «I soldi fanno venire la vista ai ciechi»
Dopo le perquisizioni eseguite lo scorso maggio, il gip del Tribunale di Roma Angela Gerardi ha emesso una serie di misure cautelari, notificate nelle ultime ore.
Sono stati sospesi per un anno dall’esercizio delle funzioni pubbliche i giudici di pace:
Fonte REDAZIONE






Commenti (1)
Questo artico lo trovo molto interessante ma in effetti ci sono troppe violenze che accadono in giro, specie contro donne. Speriamo che le forze dell’ordine possano fare di piu per proteggere le vittime e prevenire questi episodi.