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Juve e Napoli, gare in contemporanea nelle ultime due giornate

Si giocheranno in contemporanea le partite di Juventus e Napoli nelle ultime due giornate. Lo scrive l’edizione online della Gazzetta dello sport in relazione a una richiesta presentata in questo senso dalla società di De Laurentiis. Verranno poi programmati blocchi di gare allo stesso orario, in funzione dei diversi obiettivi di classifica: scudetto, volata europea, salvezza. Roma-Juventus e Sampdoria-Napoli, in programma nella 37a giornata di campionato, si giocheranno entrambe alle 20.45 di domenica 13 maggio. La Lega aspetta lo svolgimento delle partite del weekend per poter calendarizzare le ultime due giornate

Giugliano, due rapine in 15 minuti: in manette 25enne

Giugliano. I Carabinieri della Stazione di Varcaturo dopo indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di un 25enne di Pozzuoli (gia’ detenuto) gravemente indiziato di due rapine a mano armata commesse ai danni di un distributore di carburanti della fascia costiera giuglianese e di un supermercato di Quarto in cui il giovane bandito, insieme con un complice indagato si era impossessato di 1.800 euro. Le indagini avevano consentito di risalire nel giro di 48 ore al 25enne che era stato sottoposto a fermo per la prima rapina e rinchiuso nel carcere di Poggioreale. Le indagini hanno consentito di risalire all’altro rapinatore e di verificare che i due, a distanza di 15 minuti dalla commissione della rapina al distributore avevano commessa anche quella al supermercato. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza delle due attività li riprendono con gli stessi indumenti e caschi in entrambe le occasioni e utilizzano lo stesso scooter con targa smontata.

Mario Martone a proposito dei giovani al Bif&t di Bari: ‘vanno guidati non accoppati’

“Quando abbiamo girato non c’era un attore che avesse trent’anni. Posso dire solo questo.” – sono le parole del famoso regista Mario Martone al Bif&t di Bari a proposito di “Capri-Batterie”, il suo prossimo lungometraggio e della necessità che i maestri non debbano guidare i giovani senza avere un atteggiamento soffocante.
Precisazioni fatte dal regista durante una master class, a proposito del suo prossimo lavoro che sarà ambientato a Napoli all’inizio del Novecento. In uscita a ottobre, il film chiuderà una trilogia “del tutto casuale”, iniziata con Noi credevamo e proseguita con Il giovane favoloso. Un film, quest’ultimo, in cui “ho voluto ristabilire la verità su chi era Giacomo Leopardi – ha detto Martone – al di là dell’etichetta di poeta pessimista che gli viene da sempre attribuita: era un giovane che non accettava i conformismi e gli schemi.” – continua – “ho trovato diverse affinità con Pasolini: la disperata vitalità di cui parlava lui è la stessa che si ritrova nello Zibaldone di Leopardi”. A proposito di giovani, Martone ha rilevato l’esistenza di una “energia artistica sotterranea che si muove al lato dei canali ufficiali”. Sostiene che, molto spesso, ci si rivolge ai giovani senza comprendere il loro contesto né da dove vengono. “Quando con Noi credevamo scelsi di raccontare il Risorgimento, dell’800 non sapevo quasi nulla: non mi aveva mai attratto, mi sembrava impolverato”. Ma poi, approfondendo, il “mondo del passato mi è venuto incontro con la sua violenza: volevo fare cinema con la storia, non inventando”. Rendere vivo il passato è il must di Martone perché il passato parla al presente: “molti dei nostri disagi – ha sottolineato – derivano dalla rimozione del passato”. Anche per le ambientazioni dei film vale la stessa teoria: “autentiche e non ricostruzioni. Mi piace che i muri siano effettivamente muri e non cartapesta, che trasudino vera umidità: c’è un nesso tra dove giri e come si recita”. “La questione – ha continuato – non è estetica ma umana, e dunque cinematografica”. A giugno, al Museo Madre di Napoli , verrà inaugurata la mostra 1977-2018-Mario Martone, con materiali del suo archivio personale: sarà un ‘film-flusso’ su quattro schermi, in cui anche lo spettatore avrà un ruolo attivo perché, come spiega Martone, lo “spettatore deve partecipare attivamente al film”. Al Bif&st di Bari, è stato consegnato al regista il premio “Federico Fellini Platinum Award”.

Pagani, incassava da 4 anni la pensione del padre morto: denunciata

La Compagnia della Guardia di Finanza di Nocera Inferiore ha denunciato una donna di Pagani per aver incassato fraudolentemente la pensione del padre morto da oltre 4 anni. La truffa ai danni dell’INPS ammonta a circa 50 mila euro. le pensioni venivano regolarmente accreditate su un conto corrente postale cointestato con il padre defunto. L’importo poi veniva sistematicamente prelevate in contanti tramite sportello e bancomat nel giro di due giorni in modo da non lasciare soldi sul conto. Le Fiamme Gialle nocerine hanno richiesto alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore il sequestro preventivo delle somme indebitamente incassate. I finanzieri hanno anche accertato che il prelievo bancomat avveniva attraverso una carta libretto intesta alla donna

Massa Lubrense, sbancamento in area paesaggistica: scatta il sequestro

Un’area di circa 800 metri quadrati è stata posta sotto sequestro dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli nel comune di Massa Lubrense. Vi erano stati avviati lavori non autorizzati di sbancamento del terreno e di abbattimento di grande quantità di ulivi secolari tipici del patrimonio paesaggistico e come tali soggetti a tutela. Il responsabile è stato denunciato all’autorità giudiziaria. L’intera area è sottoposta a specifica tutela naturalistica e ritenuta di notevole interesse paesaggistico. L’intento del proprietario era quello di realizzare un complesso alberghiero. 

Terra dei Fuochi, sequestrata ex fabbrica ridotta a discarica

I finanzieri della Compagnia di Marcianise  hanno posto sotto sequestro, nella locale zona industriale,(al km 20.700 della S.S. 87) una fabbrica dismessa e abbandonata quasi venti anni fa, e nel tempo trasformata in una discarica abusiva con tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici. L’area cui sono stati posti i sigilli ha un’ampiezza di 28mila metri quadrati. All’interno c’era di tutto: elettrodomestici, pneumatici fuori uso, materiale di risulta di demolizioni di strutture in cemento armato, vasche per lo sversamento dei reflui industriali, oltre che ingenti quantitativi di calce non lavorata, materiale pericoloso per la salute umana. Il proprietario del terreno e’ stato denunciato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per reati ambientali.L’illecito abbandono ed accumulo di rifiuti consente, a discapito dell’ambiente, di evitare gli elevati costi necessari per il regolare smaltimento all’interno delle discariche autorizzate. Una pratica illecita che oltre a deturpare gravemente il territorio, qualora svolta all’interno di aree densamente coltivate come quelle in prossimità del sito sequestrato, può provocare irreparabili contaminazioni del suolo. Nei prossimi giorni saranno interessati gli organi competenti per la bonifica dell’intera zona sottoposta a sequestro

Preparava un attentato a Napoli: arrestato cittadino del Gambia

Napoli. Un migrante del Gambia e’ stato arrestato a Napoli nel corso di un’operazione antiterrorismo condotta da polizia e carabinieri. A quanto si e’ appreso dalle indagini coordinate dalla Procura sarebbe emerso il progetto di un attentato. L’uomo aveva chiesto asilo politico ma la pratica per la concessione era ancora in valutazione.

Perde 5-0 e la squadra anticlan scatena la rissa a fine partita

Scoppia la rissa in campo a pochi secondi dalla fine della partita. Coinvolta la squadra anti clan di Casal di Principe, Asd don Peppe Diana, e la squadra del San Marco. La partita valevole per il campionato regionale di Prima Categoria si è disputata sul prato verde comunale di San Marco Evangelista, nel Casertano. E’ successo ieri, l’arbitro sta per fischiare il termine del match che dà per vincitrice per 5 reti a 0 i padroni casa. Ma i ragazzi di Casal di Principe non ci stanno. Gli animi non si distendono neanche dopo che l’arbitro concede due minuti di recupero. I giocatori casalesi prendono di mira proprio il fischietto ed il portiere del San Marco iniziando ad insultarli. Il parapiglia inizia dopo il triplice fischio finale. I giocatori del San Marco reagiscono alle provocazioni degli ospiti: calci sputi minacce e pugni. L’arbitro chiama la polizia, sul campo arrivano 12 agenti che sedano gli animi ed identificano i due presidenti. “Su ogni campo i casalesi innescano nervosismo, litigano. Qui hanno perso e forse non ammettono la sconfitta”. Dice un tifoso. Infatti non è la prima volta che accade un episodio del genere. I calciatori tesserati sotto le insegne del prete ucciso dalla camorra sono giovani animati dalla passione per il calcio. Non tutti possono far parte del gruppo. I ragazzi che desiderano giocare nella squadra devono conosce la storia di don Peppe e a nessuno dei calciatori è consentito litigare o minacciare i calciatori avversari altrimenti si rischia l’espulsione dalla gara. Regole molto ferree ma, a quanto pare, poco applicate.

Castellammare. Grande successo per l’evento di informazione sull’8×1000. IL VIDEO

Castellammare di Stabia. Evento di informazione nella parrocchia dello Spirito Santo a Castellammare di Stabia. Alla presenza di un folto numero di fedeli, il parroco, Don Salvatore Abagnale, il dott.Giovanni Dentice responsabile del Sovvenire della regione Campania e dott. Gianni Parmendola economo della diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia hanno spiegato come è facile donare l’8 per mille alla chiesa cattolica. “Prima ancora che facile – dice Don Salvatore Abagnale – è un operazione che noi tutti facciamo al momento della dichiarazione dei redditi. Basta solo firmare nella casella destinata alla Chiesa Cattolica.” In effetti la donazione dell’8 per mille viene prelevata dal gettito fiscale, ed il contribuente deve solo decidere a quale associazione o ente destinarlo. “E’ stata una serata di informazione utilissima – dice una signora intervenuta all’evento – io in effetti ho capito, grazie alla spiegazione degli esperti, che il mio contributo già lo destino ad associazioni. Da oggi mi assicurerò di destinarlo alla Chiesa Cattolica

Incornato dal toro: allevatore salvo per miracolo

Postiglione. Era al lavoro nella sua stalla quando è stato incorato da un toro ed è stato costretto ad andare in ospedale per una grave emorragia. Quello che poteva sfociare in tragedia si è conclusa con un lieto fine e oltre 50 punti di sutura per un allevatore 60enne. La ferita lunga e profonda non ha colpito le arterie vitali e non ha danneggiato organi interni. I fatti risalgono a martedì scorso quando di pomeriggio il 60enne si è recato all’ospedale di Eboli con i vestiti sporchi di sangue ed una ferita enorme al basso ventre. L’uomo è stato subito trasferito in sala operatoria dove i medici hanno verificato se vi erano organi danneggiati e fortunatamente l’allevatore era miracolosamente illeso. L’intervento è stato abbastanza lungo e per la ricucitura della ferita sono stati impiegati oltre 50 punti di sutura. Non è un caso isolato, incidenti del genere nella Piana del Sele accadono spesso.

Fortunato Cerlino e il suo esordio letterario. Edito da Einaudi, ‘Se vuoi vivere felice’

E’ ambientato negli anni Ottanta a Pianura, periferia di Napoli, il libro edito da Einaudi di Fortunato Cerlino. Dietro il volto feroce di don Pietro Savastano in “Gomorra – La serie” si nascondeva un fiorente e valido scrittore, come dimostra il suo primo lavoro letterario “Se vuoi vivere felice”.
Un romanzo di matrice autobiografica i cui il protagonista ha lo stesso nome dell’autore.
Chi ci abita lo chiama il Far West. Fortunato ha dieci anni, una fame incontenibile – di cibo, di storie e d’amore – e un’immaginazione sfrenata. In famiglia lo chiamano ‘o strologo, quello che sa le cose. Da grande vorrebbe fare il cantante neomelodico. Ma anche l’attore. Pure l’astronauta non sarebbe male. Oppure può raccogliere da terra la Smith & Wesson 357 Magnum di Patrizio, ‘o figlio do Bulldog, e mettersi a sparare come tanti altri. Vive in due stanze con i genitori, i tre fratelli e la nonna, arrivata all’improvviso dopo che un sasso enorme è precipitato sul tetto di casa sua – così dicono i grandi – minacciando di sfondarle il soffitto. Quello che pochi sanno è che Fortunato ha un sogno più grande di lui, qualcosa che lo tiene sveglio la notte. Andare lontano, schizzare via. Perché la vita corre, e va acchiappata.
La scrittura di Cerlino ha una sua propria e indiscutibile origi­nalità, come pure l’impianto della storia. Il suo romanzo di formazione, un esordio di tutto rispetto, è un tentativo ben riuscito di rimettere assieme i pezzi della propria infanzia e adolescenza, visti da una pro­spettiva adulta. Fortunato, oramai attore di fama, dialoga con il Fortunato bam­bino capace di nascondersi per ore in un bidone maleo­dorante dopo uno scontro fa­miliare.
Uno scivolamento in una dimensione sentimenta­le e intimista che appare un po’ slegata dai segmenti iniziali della storia raccontata. 

Contromano in Tangenziale, per i periti ‘Mormile era consapevole’

Oggi non ricorda, perché l’alcol gli ha creato un blackout nella memoria, ma al momento dell’inversione a U in Tangenziale e della guida contromano che si concluse con un incidente e due morti, Aniello Mormile, al momento di quella inversione ad U in Tangenziale mentre guidava contro mano causando un incidente e due morti, non avrebbe perso completamente lucidità, non era in uno stato di ubriachezza profonda, ma frastornato dalle birre e dai cicchetti che aveva bevuto. Conclusioni queste a cui sono giunti i consulenti nominati dai giudici della terza Corte di Appello che domani dovranno valutare la posizione di Mormile nel processo di Appello che lo vede imputato e condannato in primo grado a venti anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario per la morte della fidanzata Livia Barbato (studentessa e promettente fotografa con lui in auto) e di Aniello Miranda, il quarantottenne di Torre del Greco che come ogni giorno, all’alba, percorreva la Tangenziale per recarsi a lavoro.
I fatti risalgono al 25 luglio 2015 e a distanza di quasi tre anni c’è un nuovo processo, quello di secondo grado voluto dalla difesa di Mormile per sostenere la tesi dell’omicidio colposo, e c’è una nuova perizia disposta dai giudici per sciogliere il nodo su due punti centrali di questa storia: l’amnesia di Mormile, che dopo l’incidente, durante le indagini e il processo di primo grado, ha sempre sostenuto di non ricordare nulla di quei chilometri percorsi contromano, e il suo stato psicofisico al momento dei fatti. “Non vi è dubbio – si legge nella perizia – che all’atto dell’incidente il tasso alcolemico fosse di 2,15 g/l e quindi in un ambito che era tra il frastornamento e lo stato confusionale, per cui è possibile giustificare che non tutto quanto vissuto potesse essere ricordato da Mormile”.
I consulenti parlano di amnesia da blackout alcolico, affermando che “si potrebbe sostenere una compatibilità tra l’amnesia e le reazioni avute dallo stesso subito dopo l’incidente” quando ai primi soccorritori ammise di aver fatto una cazzata» e diede indicazioni sulla fidanzata che era sanguinante in auto.
Il vuoto nella memoria di Mormile, dunque, è possibile come conseguenza dell’intossicazione da alcol e dello choc per l’incidente. Quanto a ciò che accadde prima, i consulenti definiscono «regolari e rapidi», senza barcollamenti e lucidi, i passi con cui Aniello e Livia si diressero verso la macchina, ripresi dalle telecamere puntate sulla strada che percorsero dopo la serata in un locale. E a proposito dell’inversione a U come riporta Il Mattino, scrivono i periti: “Non è noto il motivo della manovra poiché è stata effettuata poco dopo l’immissione nella Tangenziale. Si può ipotizzare che Mormile abbia avuto dei momenti di esitazione e smarrimento per aver compreso di viaggiare in senso opposto a quello che aveva intenzione di percorrere e che abbia rallentato per cercare di capire come recuperare l’errore”. La sua auto aveva le luci posteriori di arresto accese, il freno azionato e rilasciato più volte e, senza mai arrestarsi, percorse circa 7 metri sulla banchina, per poi proseguire verso Pozzuoli. Ma casa di Livia era nella direzione opposta, a Fuorigrotta.
“In quei momenti – recita la perizia – Mormile potrebbe anche aver valutato la possibilità di invertire immediatamente il senso di marcia e aver poi deciso di continuare fino a una prossima uscita per immettersi nella giusta carreggiata, o ha ricordato che era vicino l’ampliamento della carreggiata nella zona dove vi sono i caselli di pedaggio nel piazzale degli Astroni e dove le auto rallentano”.
“Si potrebbe ipotizzare che Mormile, raggiunto il piazzale degli Astroni, abbia compreso che per uscire dalla Tangenziale e reimmettersi nell’altra carreggiata avrebbe dovuto oltrepassare i caselli, e irragionevolmente realizzò la scelta di ripercorrere la strada contromano”. Domani, in aula, ci sarà da stabilire quindi se l’omicidio di cui è accusato sia volontario o colposo. Intanto i familiari di Livia e i familiari di Aniello Miranda si sono costituiti parte civile.

Processo immediato per la baby gang che ridusse il 14enne in fin di vita alla stazione di Chiaiano

Compariranno il 15 maggio prossimo davanti al Tribunale per minori di Napoli i 9 componenti del branco che il 12 gennaio scorso picchiarono selvaggiamente Gaetano, il 14enne studente del liceo di Giugliano nativo di Melito, all’esterno della stazione della Metropolitana di Chiaiano. Il ragazzino subì l’asportazione della milza per le gravi ferite ed è tornato a scuola solo dopo oltre un mese. Il pubblico ministero Emilia Galante Sorrentino della Procura per i minori di Napoli ha ottenuto il giudizio immediato per tutti. Sono tutti ragazzini della zona che hanno tra i 13 e i 17 anni: in sette sono rinchiusi in una comunità e due invece hanno ricevuto il provvedimento di permanenza in casa, possono solo uscire per andare a scuola. L’aggressione è molto simile a quella avvenuta qualche mese prima in via Foria a Napoli ai danni di Arturo a cui fu tagliata la gola e quella mortale ai danni del vigilante Franco Della Corte nella vicina stazione Metro di Piscinola. Un’aggressione brutale e senza motivo solo per dimostrare la forza del gruppo nella zona. Con Gaetano c’erano anche due cugini che pure furono pestati ma riuscirono a fuggire e a trovare riparo in un bar. E’ stato grazie al pentimento di uno dei componenti della baby gang, un ragazzino si 15 anni, che si è arrivati alla risoluzione del caso in tempi rapidi. Accompagnato dalla mamma, ha raccontato tutto ai pm e alla polizia: “So chi e’ stato, so chi ha sferrato il calcio a Gaetano. Io ero con loro e loro sono miei amici”. Nell’ordinanza sono raccontate le scene immortalate in parte nelle immagini delle telecamere di sorveglianza della stazione metropolitana napoletana di Chiaiano. “Un’azione premeditata”, sostengono gli inquirenti. Questo perche’, cosi’ come spiegato nella misura cautelare, i passeggeri della metropolitana si vedono “cambiare percorso e direzione quando incrociano il gruppo di ragazzi che stava bloccando la porta d’ingresso della metro”, cercando una vittima predestinata. Lo ha raccontato anche il ragazzino ‘pentito’ che ha visto Gaetano quando lo hanno inseguito e poi picchiato. “Era a terra e gli hanno dato un calcio nello stomaco”, ha spiegato il 15enne. “Devono restare in comunità per la gravita’ dei reati commessi e per il pericolo che possano reiterarli”, scrive il magistrato del tribunale dei Minori nel provvedimento.

La faida del Gargano continua: 25enne ucciso sotto casa a Vieste

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Continua la faida del Gargano. Un giovane di 25 anni, Antonio Fabbiano, di Vieste, é stato infatti ucciso ieri sera a tarda ora con alcuni colpi di arma da fuoco da persone non ancora identificate. L’agguato é avvenuto sotto la sua abitazione, in via Tripoli intorno alle 23. Fabbiano, che, secondo gli investigatori, era legato al clan di Marco Raduano, é stato ferito con alcuni colpi d’arma da fuoco all’addome mentre era sotto la sua abitazione a Vieste. Il giovane é stato trasportato presso la Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove è morto poche ore dopo. L’agguato – secondo gli investigatori – sarebbe avvenuto nell’ambito della sanguinosa faida del Gargano che da anni si sta consumando tra due clan il lotta per il controllo del traffico di droga. Sull’omicidio indagano i carabinieri del Comando provinciale di Foggia.

Nuovo Governo: Fico alle prese col secondo round di consultazioni

Il presidente della Camera Roberto Fico oggi salirà al Quirinale non prima, però, di aver visto di nuovo il Pd, alle 11, e M5S, alle 13.

Un nuovo round per capire se i due partiti confermano l’apertura del dialogo prima di andare a chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella più tempo per tentare la stretta.

Ma, se Luigi Di Maio spera, nel Pd convivono due visioni contrapposte: da un lato Maurizio Martina e l’ala ‘governista’, convinti che un accordo vada cercato fino in fondo, dall’altro i renziani contrarissimi.

Resta in silenzio Matteo Renzi che oggi, a piazza della Signoria, ha però improvvisato un ‘sondaggio’ tra la gente, rispondendo con un “ricevuto” ai molti no all’accordo per il governo con i grillini arrivati dai simpatizzanti.

Sul fattore tempo, che Mattarella deciderà se concedere, giocano tutti i partiti: il Pd in attesa della conta in direzione e M5S sperando di incassare l’accordo. Ma anche Matteo Salvini che guarda alle regionali in Friuli come ad una nuova prova di forza della Lega e Silvio Berlusconi, che, dopo il Molise, è ancora più convinto dell’ineluttabilità della coalizione di centrodestra. E, contemporaneamente, della rottura con i pentastellati.

Bush padre sta meglio: esce dalla terapia intensiva

George H. Bush sta meglio e non è più in terapia intensiva. Lo rende noto il portavoce della famiglia Bush, spiegando che l’ex presidente americano è anche in vena di scherzare: “Sono più preoccupato per gli Houston Rockets che dovranno giocare con i Minnesota Timberwolves”, ha detto Bush che vive a Houston ed è un appassionato di basket.
L’ex presidente, 93 anni, era stato ricoverato d’urgenza domenica scorsa per una infezione al sistema sanguigno, il giorno dopo i funerali della moglie Barbara, morta a 92 anni.
Dovrà comunque rimanere in ospedale ancora per parecchi giorni, spiega comunque il portavoce.

Molise: controlli alla diga dopo la scossa

In questa ore osservata speciale è la diga del Liscione, nella zona di Guardialfiera (Campobasso), dove questa il terremoto di magnitudo 4.2 delle 11.48 è stato avvertito distintamente dalla popolazione. Sulla tenuta dell’opera rassicura il commissario straordinario dell’ Azienda speciale regionale ‘Molise Acque’, ing. Massimo Pillarella. “Sono state fatte ispezioni visuali, tutte con esito negativo, poi quelle nei condotti sotterranei dove ci sono dei rilevatori di deformazione e non è emerso nulla di particolare.
Da Roma sta arrivando il nostro responsabile diga, ing. Giovanni Sportelli, per ulteriori verifiche e controlli anche strumentali”. La struttura, che raccoglie le acque del fiume Biferno, è stata realizzata tra il 1967 e il 1973, L’altezza dello sbarramento è di 60 metri, la superficie massima dello specchio d’acqua è di 7,45 km2, il livello di massimo invaso assoluto 129 metri sul livello del mare, la capacità totale 173 milioni di m3, quella utilizzabile 137 milioni di m3.

Morto il prof condannato per abusi: mix di farmaci

Il giorno dopo la condanna per abusi sessuali ai danni di sei studenti universitari, sempre negati con forza, ha assunto un mix di farmaci. Soccorso in fin di vita, inutile è stato il trasporto all’ospedale di Camerino. E’ morto così il professor Francesco Parillo, docente di Anatomia presso la Facoltà di Veterinaria dell’Ateneo camerinese, residente a Perugia. Lunedì pomeriggio il Tribunale di Macerata lo aveva condannato a tre anni di carcere per violenza sessuale, per palpeggiamenti e carezze hard agli studenti dei suoi corsi, tre dei quali si erano costituiti parte civile. Da ieri non rispondeva al telefono. Vigili del fuoco e carabinieri lo hanno trovato seduto su una poltrona in stato d’incoscienza. Poi il trasporto in ospedale dove i medici hanno rilevato l’assunzione di diversi farmaci (in prevalenza oppiacei) e hanno tentato inutilmente di rianimarlo. L’uomo aveva sempre negato le accuse.

Anziano reagisce ai rapinatori: muore in ospedale per le botte ricevute

E’ morto ieri pomeriggio all’ospedale Rummo di Benevento dove era ricoverato da 15 giorni, Giovanni Andrea Parente, l’82enne, che lo scorso 10 aprile fu aggredito e rapinato in casa insieme con la sorella Angela. Si era ritrovato i banditi in casa al borgo Latonuovo di Montesarchio e nonostante l’età avanzata aveva reagito e ingaggiato una colluttazione con i banditi. naturalmente aveva avuto la peggio. Picchiato selvaggiamente aveva riportato la frattura del femore e aveva ferite al volto e in varie parti del corpo. Ieri pomeriggio il suo cuore ha cessato di battere. I banditi, armati di pistola e con il volto coperto da passamontagna erano entrati in casa forzando una finestra al piano terra dell’abitazione. alla reazione di Giovanni non esitarono a picchiarlo costringendo la donna a consegnargli il denaro che avevano in casa. Bottino magro: solo 350 euro, poi la fuga. da quel giorno i carabinieri stanno indagando per risalire ai responsabili.

Napoli, nuova stesa a San Giovanni sotto casa del cognato del boss D’Amico

Napoli. Il botta e risposta a suon di stese e agguati tra i clan Rinaldi-Reale da una parte e i Mazzarella-D’Amico dall’altro è continuato anche nella serata di ieri nonostante la giornata festiva. Nel mirino di nuovo Giovanni Salomone, cognato dei fratelli D’Amico di San Giovanni a Teduccio. Pistoleri in sella a due moto hanno effettuato l’ennesima scorribande nella serata di ieri al corso Protopisani dove abitano sia Salomone sia altri pregiudicati legati ai D’Amico di vi nuova Villa. Sette colpi esplosi in aria in rapida successsione e poi la fuga. Quando la polizia, arrivata sul posto, avvertita dai cittadini ormai abituati a convivere con la paura, hanno trovato i sette bossoli calibro 9 per terra. Fortunatamente questa volta non ci sono feriti. I colpi però hanno danneggiato due auto parcheggiate e scalfendo il portone di ingresso dell’abitazione, situata nel parco Colombo. Ma solo due settimane fa in quella zona Salomone sfuggì miracolosamente a un agguato. Rimase ferito a una spalla grazie alla sua prontezza di riflessi e alla velocità nell’accorgersi dell’arrivo dei killer e nella fuga. Era lo stesso giorno in cui era uscito dal carcere il boss Ciro Rinaldi detto may way, arrestato due settimane prime perché ritenuto il mandante del duplice omicidio di Raffaele Ultimo Cepparulo e dell’innocente Ciro Colonna. da quel giorno nella zona di san Giovanni a Teduccio ci sono state altre due stese sempre sotto casa del boss al rione Villa. Ieri è arrivata la risposta. E le stese continuano…