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Napoli, chiusi tre locali della movida ai Decumani

Napoli – Il silenzio che segue il fragore delle serrande che si abbassano bruscamente non è quello della solita movida che sfuma all’alba. È il segno tangibile di una stretta senza precedenti che sta interessando Napoli e la sua provincia. L’obiettivo è chiaro: ristabilire l’ordine laddove il divertimento notturno rischia di scivolare nell’illegalità diffusa.

L’Assedio ai Decumani

L’ultimo atto di questa strategia di controllo si è consumato tra le pietre millenarie dei Decumani. Non è stato un normale pattugliamento, ma un’operazione chirurgica coordinata dalla Questura. Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizia Locale e ispettori dell’ASL NA1 si sono mossi all’unisono, trasformando il centro storico in un reticolo di posti di blocco e ispezioni a tappeto.

Il bilancio parla di un’attività frenetica: decine di persone identificate e attività commerciali passate al setaccio sotto la luce delle torce e dei verbali.

Le irregolarità

Al termine delle verifiche, tre locali sono stati costretti alla chiusura immediata. Le serrande abbassate raccontano una cronaca di inadempienze gravi e stratificate. Non si è trattato solo di semplici sviste burocratiche, ma di un campionario di irregolarità che minano la sicurezza di avventori e lavoratori:

Sicurezza e Lavoro: Trovati lavoratori “in nero”, totale assenza di estintori e mancanza di segnaletica d’emergenza.

Igiene e Salute: Scarse condizioni igienico-sanitarie e assenza della SCIA alimentare, requisiti minimi per la somministrazione di cibi e bevande.

Regole della Notte: Violazioni sull’impatto acustico e vendita di alcolici oltre l’orario consentito, sfida diretta alle ordinanze comunali.

Tolleranza Zero e Multe Salate

Il conto presentato ai titolari è salatissimo: oltre 15.000 euro di sanzioni amministrative. Ma il messaggio che arriva dai vertici delle forze dell’ordine va oltre la cifra economica. Quello dei Decumani è solo un tassello di un mosaico più ampio che vede Napoli e la provincia sotto una lente d’ingrandimento costante.

La “stretta” non è un episodio isolato, ma una risposta strutturata alla richiesta di sicurezza dei residenti e alla necessità di tutelare quegli imprenditori che operano nel rispetto delle regole. La movida partenopea resta accesa, ma da oggi è decisamente più sorvegliata.

Ci sono tre campani tra i 31 cavalieri al merito della Repubblica

Sono 31 i nuovi Cavalieri dell’Ordine “Al merito della Repubblica italiana” nominati motu proprio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Donne e uomini distintisi per impegno civile, solidarietà, inclusione, coraggio ed esempio di cittadinanza attiva. Tra loro anche tre campani: Teresa Giordano, Giovanni Giugliano e Rodolfo Matto, simboli di resilienza, altruismo ed etica del prendersi cura degli altri.

I 31 nuovi “eroi civili” scelti dal Quirinale

Trentuno storie, trentuno percorsi umani e professionali diversi, accomunati da un unico filo conduttore: il servizio alla comunità. Le onorificenze sono state conferite a donne e uomini che si sono distinti per l’uso etico dei social network, l’impegno nel volontariato, l’assistenza ai detenuti, l’arte come strumento di integrazione, l’attività sportiva come mezzo di inclusione, la tutela della salute anche oltre i confini nazionali, il coraggio dimostrato oltre i doveri professionali e la costruzione di modelli di imprenditoria etica.

Figure simbolo dell’Italia solidale e silenziosa, scelte – come sottolinea il Quirinale – tra i «numerosissimi esempi presenti nel nostro Paese di impegno civile, dedizione al bene comune e testimonianza dei valori repubblicani».

Tra i 31 nuovi Cavalieri figurano, tra gli altri, il primo medico volontario italiano a Gaza, una suora impegnata da anni nel carcere di Rebibbia, due pazienti oncologiche protagoniste di un docufilm sulla resilienza, il giovane studente diventato tetraplegico dopo un grave incidente ai Murazzi di Torino e il cantautore Diodato, premiato per l’impegno civile e sociale raccontato attraverso la musica.

La cerimonia ufficiale di consegna delle onorificenze è fissata per il 3 marzo, al Quirinale.

I tre campani premiati da Mattarella

Resilienza, eroismo e cura: tre storie dalla Campania

La Campania è rappresentata da tre figure simboliche: una donna che ha trasformato la malattia in forza comunicativa, un carabiniere che ha salvato una bambina rischiando la vita e un medico che cura anche con il sorriso.

Schede dei tre campani
Teresa Giordano
La resilienza che diventa forza collettiva

Profilo
38 anni, salernitana. Paziente oncologica, comunicatrice e protagonista del docufilm Due di noi.

Motivazione dell’onorificenza
«Ha fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità».

Storia
Teresa Giordano scopre di avere un tumore al seno a 31 anni. Una diagnosi che segna uno spartiacque nella sua vita, trasformando la fragilità in energia nuova. Da quell’esperienza nasce un percorso di condivisione e impegno sociale.

Insieme a Chiara Ruaro diventa protagonista del docufilm Due di noi, un racconto intimo e pubblico della malattia, considerato dagli stessi medici «una preziosa forma di comunicazione e condivisione per chi affronta lo stesso percorso».

Attraverso i social media, Teresa è diventata una voce di riferimento per tante donne che vivono la stessa esperienza, costruendo una comunità fondata su ascolto, sostegno e consapevolezza.

Onorificenza
Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Giovanni Giugliano
Il carabiniere eroe

Profilo
44 anni, originario di Pomigliano d’Arco. Carabiniere.

Motivazione dell’onorificenza
«Per il coraggio dimostrato nel prestare soccorso, andando oltre il proprio dovere».

Storia
Era fuori servizio quando, nella notte del 20 luglio, durante i festeggiamenti della manifestazione “Madonna del Mare” al porto canale di Riccione, una bambina in sedia a rotelle cade accidentalmente in acqua.

Senza esitazione, Giovanni Giugliano si tuffa nel porto, la raggiunge, la libera dai sistemi di sicurezza della carrozzina e la riporta in superficie, evitando una tragedia. Un gesto istintivo, eroico, compiuto davanti a centinaia di persone.

Un intervento che ha trasformato un carabiniere in simbolo di altruismo civile.

Onorificenza
Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Rodolfo Matto
Il medico che cura con la risata

Profilo
64 anni, medico. Presidente dell’associazione “Teniamoci per mano Onlus”.

Motivazione dell’onorificenza
«Per l’impegno nella valorizzazione e nella tutela della salute psico-fisica».

Storia
Presidente della “Teniamoci per mano Onlus”, con sede principale a Gianturco (Napoli) e presenze in tutta Italia, dal 2010 porta sorrisi e conforto nei reparti di pediatria, oncologia, nelle strutture di lunga degenza e nei centri per disabili.

Il suo approccio unisce medicina e clownterapia, cura clinica e cura emotiva. Non a caso il titolo del suo libro del 2019, Rido dunque sono, è diventato una sintesi perfetta del suo percorso umano e professionale.

Ha operato in ambiti complessi: salute mentale, scuole, tossicodipendenza, carceri minorili, cooperazione internazionale, genitorialità e disagio sociale, portando la cultura del sorriso come strumento terapeutico.

Onorificenza
Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Un’Italia che resiste, cura e protegge

Le storie dei tre campani si inseriscono in un mosaico più ampio di eroismo quotidiano, fatto di gesti silenziosi, scelte etiche e impegno civile. Un’Italia che non fa rumore, ma costruisce comunità, protegge i fragili e trasforma il dolore in responsabilità collettiva.

Movida selvaggia a Frattamaggiore, Capasso chiede verifiche su sicurezza e controlli dei locali

Frattamaggiore – Movida selvaggia e requisiti di sicurezza dei locali: il consigliere comunale Tommaso Capasso interroga dirigenti, Polizia locale e il Sindaco Marco Antonio Del Prete.

In una nota inviata al dirigente del IV settore, Ing. Alessandro Cirillo, al Comandante della Polizia locale, al primo cittadino Del Prete e al Prefetto di Napoli Michele Di Bari, il consigliere ha richiesto l’acquisizione di una serie di pratiche riguardanti numerosi locali presenti sul territorio cittadino, conseguenza dell’aumento di attività commerciali per la ristorazione e per la somministrazione che avrebbe cambiato negli ultimi anni il volto della città di Frattamaggiore trasformandola, secondo Capasso, da centro commerciale naturale votato all’alta moda, in una città “foodification”, con una alta concentrazione in pochi metri di attività che attirano grandi folle, rendendo intere aree invivibili per i residenti.

“La presenza di un siffatto numero di attività commerciali impone – secondo il consigliere – una valutazione più generale e complessiva circa la conformità delle stesse ai requisiti di legge in materia di sicurezza, di caratteristiche igienico-sanitarie e di emissioni nell’ambiente, considerando anche l’ultimo caso di cronaca che vede protagonista proprio un locale commerciale “tragedia di Crans-Montana” e che ha posto in evidenza la potenziale criticità di queste attività ove non siano pienamente rispettate tutte le cautele e le prescrizioni di legge secondo quelle che sono le norme nazionali e regionali e i regolamenti locali vigenti con specifiche indicazioni e prescrizioni puntuali in merito agli aspetti innanzi citati”-

Alla luce di tanto, Tommaso Capasso ha chiesto di ottenere l’elenco delle pratiche commerciali per ristorazione e per somministrazione al pubblico, autorizzate nell’ultimo triennio con esplicito riferimento alla sicurezza antincendio indicando, per ciascuna di essa, se trattasi di attività che per tipologia o affollamento risultano essere comprese tra quelle per le quali è necessaria la richiesta del parere preventivo antincendio e, se detto parere o autorizzazione risultano essere stati acquisiti unitamente alla verifica di validità e conformità specifica alla destinazione d’uso attuale.

Richiedendo anche per le pratiche commerciali l’esplicitazione della riscontro del rispetto dei requisiti dimensionali in ordine all’abbattimento delle barriere architettoniche in rispondenza della L. n. 13/89 e del relativo D.M. 14.6.1989 n. 236, con l’acquisizione dell’elenco delle summenzionate attività commerciali esaminate e rilasciate a far data dall’approvazione del vigente RUEC in merito alla disciplina degli scarichi in atmosfera, con indicazione dei risultati delle verifiche sul rispetto delle stesse al dettato normativo nazionale (D.Lgs 152/2006 e s.m.i.) e regolamentare locale (artt. 83 e 97 RUEC).

Insomma, vi sarebbe uno scarso controllo del territorio specie nelle ore serali e dopo le 21 di sera, con il fine settimana che vede la città letteralmente “consegnata” agli avventori della movida selvaggia con motorini che marciano sui marciapiedi e caos totale che in caso di emergenza anche i mezzi di soccorso sarebbero in seria difficoltà a circolare.
P. B.

Napoli, scattano i sigilli al Parking Vittoria: un record di illegalità in via Cuoco

Fine della corsa per il Parking Vittoria. La Polizia Municipale di Napoli ha disposto la chiusura immediata dell’autorimessa di via Cuoco a seguito di un sopralluogo che ha accertato l’esecuzione di lavori edilizi del tutto privi di autorizzazione.

Il provvedimento mette un punto (per ora finale) a una vicenda che da mesi vedeva la struttura al centro di feroci polemiche e segnalazioni alle autorità.

Il precedente: la fuga in scooter

Il parcheggio era già balzato agli onori della cronaca per un video diventato virale, girato durante un’ispezione del deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli. In quell’occasione, uno dei gestori — poi risultato essere sottoposto al regime degli arresti domiciliari — si era rifiutato con arroganza di fornire i documenti agli agenti, dileguandosi poi in sella a uno scooter a tutta velocità lungo il marciapiede, tra lo sconcerto dei presenti.

Un “campionario” di irregolarità

Oltre agli abusi edilizi che hanno fatto scattare i sigilli oggi, il dossier sull’attività è pesantissimo. Le denunce raccolte nel tempo spaziano dall’occupazione abusiva di suolo pubblico e delle strisce blu cittadine, all’impiego di manodopera minorile “al nero”.

A ciò si aggiungevano le sistematiche minacce ai residenti della zona, la mancata emissione di scontrini e la gestione di abbonamenti rigorosamente fuori dai canali fiscali ufficiali.

Borrelli: “Vittoria dei cittadini, ora sanzioni esemplari”

Soddisfatto il deputato Borrelli, che ha parlato di un vero e proprio “campionario di illegalità”:

“Ringrazio la Polizia Municipale: questa chiusura è la prova che denunciare serve e che la legalità può vincere contro chi si sente al di sopra delle regole. Parliamo di soggetti che hanno operato con un’arroganza pericolosa. Ora però non bisogna abbassare la guardia: servono controlli costanti per evitare riaperture-farsa e mandare un segnale chiaro a chi pensa di poter gestire attività in spregio a ogni norma.”

Salerno, lite tra minorenni: 16enne accoltellato alla schiena

Salerno – Nella notte tra sabato e domenica, un 16enne è stato accoltellato durante una lite scoppiata nel centro storico di Salerno. L’episodio è avvenuto in Largo Abate Conforti, dove il ragazzo è stato colpito al lato sinistro della schiena da un’arma da taglio.

Le ferite riportate sono risultate superficiali e, dopo le cure ricevute all’ospedale della città, il giovane è stato dimesso con una prognosi di trenta giorni.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile di Salerno, che stanno lavorando per risalire all’identità dell’aggressore.

Secondo le prime ricostruzioni, la lite sarebbe nata per futili motivi, senza alcun coinvolgimento di gruppi criminali. Le indagini proseguono per chiarire l’esatta dinamica dell’aggressione.

Carnevale a Sarno finisce in tragedia: personaggio precipita da un carro, tre feriti

Momenti di panico hanno funestato la tradizionale sfilata di Carnevale a Sarno, in provincia di Salerno. Questa mattina, un pesante personaggio allegorico è improvvisamente crollato da uno dei carri in transito lungo corso Vittorio Emanuele, precipitando sulla folla.

L’incidente ha causato il ferimento di tre persone: due uomini e una bambina. Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine, che hanno prestato i primi soccorsi e messo in sicurezza l’area per evitare ulteriori pericoli.

I tre feriti sono stati trasportati in ospedale. Se per i due uomini le condizioni non sembrano preoccupanti, più seria è la situazione della bambina, che, secondo fonti non ufficiali, avrebbe riportato la frattura di entrambe le gambe. La piccola è stata quindi trasferita d’urgenza all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli per le cure specialistiche del caso.

Di fronte alla gravità dell’episodio, il sindaco di Sarno, Francesco Squillante, ha disposto con immediato provvedimento la sospensione di tutti gli eventi carnevaleschi in programma per la giornata. “Una decisione doverosa – si legge in una nota – per consentire tutti gli accertamenti necessari sulla dinamica dell’accaduto”.

Le autorità competenti, tra cui i carabinieri, sono già al lavoro per ricostruire con precisione le cause del crollo e accertare eventuali responsabilità. Indagini che si concentreranno sia sulla struttura del carro allegorico che sulle modalità di allestimento e di fissaggio delle figure.

(N.M.)

Napoli, sospiro di sollievo per Di Lorenzo: stop di un mese

Il peggio è stato evitato. Giovanni Di Lorenzo non ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore, come inizialmente temuto dopo l’infortunio rimediato contro la Fiorentina.

Gli accertamenti strumentali hanno evidenziato un trauma distorsivo di secondo grado al ginocchio sinistro, che costringerà il difensore del Napoli a uno stop di circa un mese.

A comunicarlo è stato lo stesso club azzurro attraverso una nota ufficiale, diffusa al termine degli esami clinici svolti presso il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno. Il prossimo passo, fa sapere la società, sarà una consulenza specialistica per definire nel dettaglio il percorso riabilitativo.

L’infortunio risale alla gara disputata ieri allo stadio contro la Fiorentina: Di Lorenzo è stato costretto a lasciare il campo dopo circa trenta minuti di gioco, a seguito di una torsione innaturale del ginocchio che aveva subito fatto scattare l’allarme nello staff medico e tra i tifosi.

Un’assenza pesante per il Napoli, ma con una notizia rassicurante: il capitano potrà tornare in campo senza ricorrere a interventi chirurgici, evitando così una lunga e complessa degenza.

I tre allenatori più importanti della storia del Napoli

La storia Napoli calcio è costellata di personaggi che hanno segnato epoche, rivoluzionato il modo di giocare e portato il club ai massimi livelli nazionali e internazionali. Tra questi, alcuni allenatori Napoli si distinguono per l’impatto duraturo sulla squadra, i risultati ottenuti e il legame con la città e i tifosi. In questo articolo analizziamo in profondità i tre tecnici che più hanno contribuito a fare grande il Napoli: Ottavio Bianchi, Maurizio Sarri e Luciano Spalletti.

Ottavio Bianchi: il pioniere dei trionfi e dell’epopea Maradona

Quando si parla di allenatori Napoli fondamentali per la storia del club, impossibile non iniziare da Ottavio Bianchi. Arrivato a Napoli nella stagione 1985‑86, Bianchi fu il condottiero che portò gli azzurri ai primi grandi trionfi della loro storia.

Il primo Scudetto

Nel campionato 1986‑87, Bianchi guidò una squadra che aveva tra le sue stelle indiscusse il fuoriclasse Diego Armando Maradona. Quell’anno il Napoli vinse il primo Scudetto della sua storia, un’impresa che segnò per sempre la relazione tra la città e il proprio club.

Coppa Italia e Coppa UEFA

La stessa stagione vide anche la vittoria della Coppa Italia, coronando un’annata storica per la società partenopea. Due anni dopo, nella stagione 1988‑89, Bianchi guidò il Napoli alla conquista della Coppa UEFA, primo successo europeo del club.

Il valore storico

La gestione di Bianchi non fu fatta solo di risultati, ma anche di equilibrio tattico e gestione di un gruppo di campioni, in un’epoca in cui poche squadre del Sud Italia sfidavano realmente le grandi del Nord. È per questo che il suo nome è un punto di riferimento nei capitoli epici della storia Napoli calcio.

Maurizio Sarri: l’estetica del gioco e il record di punti

Nel calcio moderno, un altro nome legato indissolubilmente all’identità del Napoli è Maurizio Sarri. Arrivato nel 2015, Sarri portò con sé un modello di gioco innovativo e aggressivo, fatto di possesso palla, costruzione dal basso e intensità.

Il Napoli più spettacolare

Durante il suo percorso (2015‑2018), Sarri trasformò il Napoli in una delle squadre più belle da vedere in Europa. Nella stagione 2017‑18, gli azzurri raggiunsero 91 punti in campionato, risultato record per il club fino ad allora e uno dei migliori nella storia della Serie A moderna, pur non vincendo lo Scudetto.

Tattica e impatto culturale

Il “Sarri‑ball” non fu solo un concetto tattico ma un simbolo di appartenenza per i tifosi: un calcio aggressivo, votato alla costruzione e al pressing, capace di offrire spettacolo e risultati. Questo stile ha influenzato la cultura tattica del club, rendendo Sarri una figura centrale nella storia Napoli calcio contemporanea.

Luciano Spalletti: il ritorno al trono dopo trent’anni

Nella storia recente del Napoli, Luciano Spalletti ha un ruolo speciale. Assunto come allenatore nel 2021, Spalletti ha riportato il club al vertice della Serie A dopo un’attesa lunga 33 anni.

Lo Scudetto del 2022‑23

Nel maggio 2023, Spalletti guidò il Napoli alla conquista del terzo Scudetto della sua storia, il primo dal celebre titolo del 1986‑87. La sua squadra mostrò equilibrio tra attacco e difesa, determinazione e continuità di risultati, confermandosi protagonista sia a livello nazionale che in competizioni europee.

Identità tattica e leadership

Spalletti non solo ha vinto, ma ha anche creato una mentalità vincente, con una squadra capace di adattarsi a diversi momenti della stagione e di imporsi contro avversari di alto livello. Per i tifosi partenopei, il suo nome è ormai sinonimo di successo recente e rinascita sportiva nel XXI secolo.

Caianello, carabinieri bloccano un furgone rubato: 43enne denunciato per ricettazione

Un controllo di routine nelle prime ore del mattino si è trasformato in un intervento decisivo. Poco dopo le 4:00 di oggi, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Capua hanno intercettato un uomo alla guida di un Fiat Iveco Daily, parcheggiato in un’area commerciale di Caianello, in via Ceraselle.

Il comportamento sospetto dell’autista, un 43enne residente in provincia di Caserta, ha immediatamente allertato i militari.

Il comportamento sospetto dell’autista

Dinanzi alle domande dei Carabinieri, l’uomo ha fornito risposte elusive sulla proprietà del furgone. Le immediate verifiche sui database delle forze dell’ordine hanno fatto emergere la verità: il mezzo risultava denunciato come rubato solo pochi giorni prima, presso la Stazione Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere. Un riscontro lampante che ha portato all’azione successiva.

Alla luce degli accertamenti, il 43enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per il reato di ricettazione. Il furgone è stato sequestrato e affidato in custodia giudiziale a una ditta autorizzata, in attesa di essere

L’Autorità Giudiziaria è stata informata dell’operazione. I Carabinieri continuano ora le indagini per ricostruire tutte le circostanze che hanno portato al furto del veicolo e al suo successivo utilizzo, approfondendo la pista della ricettazione. L’episodio dimostra l’efficacia del costante servizio di controllo del territorio, anche nelle ore più silenziose della notte.

Tir carico di arance si ribalta a Contursi Terme: traffico in tilt

Contursi Terme – Mattinata difficile per la viabilità lungo la A2 Autostrada del Mediterraneo. All’altezza dello svincolo di Contursi Terme, un autoarticolato carico di arance si è ribaltato per cause ancora in corso di accertamento, disperdendo parte del contenuto o occupando comunque la carreggiata.

Fortunatamente, l’incidente non ha registrato conseguenze drammatiche: il conducente del mezzo pesante ha riportato solo lievi ferite e non si segnalano altri veicoli coinvolti.

Soccorsi e ripristino

Sul posto sono intervenuti i soccorsi meccanici e le squadre dell’Anas per la gestione della viabilità. Per rimuovere il tir è stato necessario l’intervento di un’azienda specializzata nella movimentazione di mezzi pesanti, operazione che ha richiesto diverse ore.

La situazione del traffico

L’episodio ha generato gravi ritardi e lunghi incolonnamenti su tutta la rete autostradale limitrofa. La circolazione ha subito forti rallentamenti per permettere la messa in sicurezza del tratto stradale e la rimozione dei detriti, con il traffico che è tornato alla normalità solo nel primo pomeriggio.

Incendio su bus turistico sull’A16: panico tra 37 passeggeri, ma tutti salvi

Napoli – Momenti di terrore questa mattina sull’autostrada A16 Napoli-Canosa, nel tratto tra i caselli di Avellino e Benevento. Un pullman turistico con 37 persone a bordo è andato improvvisamente in fiamme nel vano motore, scatenando il panico tra i passeggeri diretti a Matera.

Il mezzo, partito da Napoli intorno alle 9:00, ha cominciato a manifestare problemi meccanici con evidenti scintille provenienti dalla marmitta.

L’autista, con prontezza, ha immediatamente accostato sulla piazzola di emergenza e ha fatto scendere tutti i viaggiatori prima che le fiamme si propagassero ulteriormente.Sul posto sono intervenuti rapidamente la Polizia Stradale, i Vigili del Fuoco e le squadre antincendio di Autostrade per l’Italia, che hanno spento l’incendio e messo in sicurezza l’area.

Fortunatamente nessuno dei 37 occupanti – tra cui presumibilmente turisti italiani e stranieri – ha riportato ferite.L’episodio ha provocato inevitabilmente code e rallentamenti nel tratto irpino dell’autostrada, ma la situazione è tornata gradualmente sotto controllo nel corso della mattinata.

Le cause esatte dell’incendio sono al vaglio degli inquirenti, ma le prime ricostruzioni puntano a un guasto tecnico al sistema di scarico. L’autobus è andato completamente distrutto dalle fiamme.

Auto precipita in un burrone nel Sannio: un morto e un ferito

Benevento – Un drammatico incidente stradale si è verificato all’alba di oggi lungo la strada provinciale 213, nel tratto compreso tra Limatola e Castel Morrone. Una Fiat Panda, con a bordo due persone, è uscita di strada finendo in un burrone dopo un volo di circa venti metri. Il bilancio è di una vittima e di un ferito in gravi condizioni.

La vittima

A perdere la vita è stato Mario Marotta, 38 anni, originario di Maddaloni e residente a Caiazzo, che viaggiava sul sedile del passeggero. L’uomo è deceduto sul colpo a causa delle gravi ferite riportate nell’impatto.

Il ferito

Grave il conducente dell’auto, Paolo Iannucci, 37 anni, originario di Caserta ma residente a Dugenta, nel Beneventano. L’uomo è stato soccorso dai sanitari del 118 e trasportato d’urgenza all’ospedale “San Pio” di Benevento, dove è attualmente ricoverato.

I soccorsi e le indagini

Particolarmente complesse le operazioni di recupero dei due occupanti del veicolo, rese difficili dalla profondità del burrone. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, i sanitari del 118 e i carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e accertarne le cause.

Napoli, migrante ruba un cellulare al Corso Garibaldi e poi chiede 400 euro per la restituzione: arrestato

Napoli – Nel pomeriggio di ieri, presso il Commissariato Viacaria-Mercato, un uomo ha sporto denuncia per il furto del proprio telefono cellulare. Secondo la sua testimonianza, il malvivente aveva chiesto la somma di 400 euro per la restituzione del maltolto: una classica estorsione nota come “cavallo di ritorno”.

L’inganno e l’appuntamento

Durante la denuncia, la vittima è riuscita a contattare telefonicamente il presunto autore del furto, concordando un incontro per la consegna del denaro. Con la supervisione della Polizia, ha mantenuto un atteggiamento neutro per non insospettire il malvivente.

L’arresto in flagranza

Gli agenti hanno organizzato un appostamento nel luogo dell’appuntamento. Pochi minuti dopo l’arrivo dell’indagato, quest’ultimo ha ricevuto la somma pattuita e restituito il cellulare, ma è stato immediatamente bloccato dagli operatori di Polizia.

Si tratta di un 31enne originario della Guinea, già noto alle forze dell’ordine e irregolare sul territorio nazionale. È stato arrestato per estorsione e portato in questura per gli accertamenti di rito.

 

Terra dei Fuochi, diplomati gli specialisti della Polizia Provinciale

Un fronte comune contro l’illegalità, nuova linfa per il contrasto ai reati ambientali. La prestigiosa Sala Cinese della Reggia di Portici ha ospitato ieri un momento cruciale per la sicurezza ambientale in Campania. Si è conclusa ufficialmente la cerimonia di consegna degli attestati per il corso in “Misure di contrasto in Terra dei Fuochi”, un percorso di alta formazione voluto dalla Prefettura di Napoli in stretta sinergia con la Città Metropolitana.

L’iniziativa ha visto protagonisti non solo gli agenti della Polizia Provinciale di Caserta, ma anche i colleghi delle Polizie Locali di Napoli e Benevento, affiancati dai militari dell’Esercito Italiano, a conferma di un approccio integrato e multidisciplinare nella lotta agli sversamenti illeciti.

Il vertice istituzionale

L’importanza dell’evento è stata sottolineata dalla presenza delle massime cariche dello Stato sul territorio. A fare gli onori di casa il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, insieme alle colleghe di Caserta e Benevento, Lucia Volpe e Raffaela Moscarella.

Al tavolo delle autorità sedevano anche il Sindaco Metropolitano Gaetano Manfredi e i Presidenti delle Province di Caserta e Benevento, Anacleto Colombiano e Nino Lombardi. La componente operativa è stata rappresentata dai comandanti Lucia Rea (Napoli) e Biagio Chiariello (Caserta), figure chiave nel coordinamento delle pattuglie che ogni giorno presidiano le zone a rischio.

Professionalità e risultati sul campo

Per la Polizia Provinciale di Caserta, guidata dal neo Comandante Chiariello, questo traguardo non è solo formale. Rappresenta un salto di qualità verso una professionalizzazione estrema necessaria per affrontare organizzazioni criminali e reati ambientali complessi.

I numeri, d’altronde, parlano chiaro: l’attività costante sul territorio ha già portato a decine di sequestri e denunce, segnando un cambio di passo nella repressione degli illeciti. La formazione ricevuta permetterà ora agli operatori di agire con strumenti normativi e tecnici ancora più affilati.

Una nota di speranza

A fare da cornice alla solennità dell’evento, le note del quartetto di studenti dell’indirizzo musicale del liceo “Severi” di Castellammare di Stabia, che hanno ricordato come la battaglia per la legalità sia, prima di tutto, un impegno verso le future generazioni.

P.B.

Tufino, bimba di 4 anni morta dopo mesi di maltrattamenti: arrestati gli zii per omicidio aggravato

Tufino – Ieri i Carabinieri della Compagnia di Nola hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura, nei confronti di due indagati ritenuti responsabili di omicidio aggravato.

Il provvedimento è legato alla morte della piccola Alessandra una bambina di quattro anni, avvenuta a Tufino, in provincia di Napoli, nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 2024. Gli arrestati sono gli zii della piccola: un cugino di primo grado del padre e la moglie ai quali il genitore l’aveva affidata senza alcuna autorizzazione da parte del Tribunale per i minorenni.

Il decesso e l’allarme lanciato dal medico

Le indagini hanno preso avvio immediatamente dopo il decesso della minore, avvenuto all’interno dell’abitazione della coppia affidataria. A far scattare l’allarme fu il medico del servizio di pronto intervento, intervenuto sul posto e rimasto colpito dalle condizioni del corpo, giudicate fin da subito incompatibili con una morte naturale.

Un’indagine complessa e articolata

Sin dal dicembre 2024, la Procura della Repubblica di Nola ha coordinato una complessa attività investigativa, affidata ai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Nola, con il supporto della Stazione di Tufino.

Fondamentale anche il contributo del personale specializzato della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Roma – Sezione Biologia.

Consulenze tecniche e prove scientifiche

L’inchiesta si è avvalsa di una pluralità di strumenti investigativi, sia di natura tecnica che dichiarativa. Di particolare rilievo gli esiti di una consulenza medico-legale collegiale,
una consulenza informatica el’acquisizione di documentazione e dati digitali.

A questi si sono aggiunti i risultati degli esami autoptici e degli accertamenti scientifici svolti sui reperti.

La ricostruzione della vicenda: dall’affido alla morte

Le indagini hanno consentito di ricostruire in maniera dettagliata e cronologica l’intera vicenda, a partire dall’estate del 2024, quando la bambina venne affidata alla coppia, a seguito della sospensione della responsabilità genitoriale dei genitori naturali.

Secondo gli inquirenti, proprio nel periodo dell’affido si sarebbero progressivamente manifestate condotte gravemente lesive nei confronti della minore.

Maltrattamenti e “child neglect”

L’analisi incrociata dei dati investigativi, dei messaggi scambiati dagli indagati con terzi, delle dichiarazioni rese nel corso del procedimento e dei riscontri scientifici ha portato a ipotizzare condotte sistematiche di grave trascuratezza, tecnicamente qualificate come child neglect.

Tali condotte avrebbero determinato una progressiva e severa denutrizione della bambina.

Violenza fisica e decadimento irreversibile

Oltre alla trascuratezza, sono state accertate anche condotte violente. La combinazione di malnutrizione e violenze avrebbe condotto la minore a un profondo decadimento fisico, fino a uno stato definito dagli specialisti come cachettico.

La bambina presentava, tra l’altro, gravi ustioni, piaghe da decubito e una frattura, elementi che avrebbero contribuito, insieme alla denutrizione, all’insorgenza di una grave patologia polmonare, risultata fatale.

Le accuse e il quadro indiziario

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura ritiene sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico dei due indagati, per un quadro accusatorio che configura l’omicidio aggravato di una minore affidata alle loro cure.

«Ma­rescià, voglio cambiare vita»: si presenta in caserma con cocaina e bilancino e si fa arrestare

San Giorgio a Cremano – “Non voglio farla franca”: la porta della stazione dei carabinieri si apre e si richiude con un colpo secco, di quelli che fanno alzare gli occhi per un istante. Un uomo resta fermo sulla soglia, come se dovesse convincersi a fare l’ultimo passo.

Ha 27 anni, è di San Giorgio a Cremano, e quel posto lo conosce già: non ci entra da estraneo, ci entra da uno che in paese lo hanno visto sbagliare.

Avanza piano, lo sguardo basso e poi dritto, come a prendere la mira su una frase sola. “Marescià…”, dice, e la voce gli esce ruvida, impastata di notte e vergogna. “Voglio cambiare vita.”

“I miei genitori non si meritano tutto questo”

Il carabiniere davanti a lui lo squadra con l’istinto di chi ha imparato a leggere gli ingressi: quando uno entra arrabbiato, quando entra per difendersi, quando entra per mentire. Stavolta non è nessuna di queste cose.

Il ragazzo inspira, si passa una mano sulle tasche della giacca come se cercasse un appiglio. “Voglio pagare per quello che ho fatto,” aggiunge, e la frase cade pesante, senza retorica. Poi arriva l’altra, quella che gli trema appena sulle labbra: “I miei genitori non si meritano tutto questo.”

Non chiede pietà. Chiede un freno.

L’involucro sul tavolo. Si avvicina alla scrivania. Non si siede. Prima mette le mani in tasca, lentamente, come per non spaventare nessuno. Tira fuori un involucro e lo poggia sul piano con un gesto preciso, quasi cerimoniale. Poi tira fuori un bilancino di precisione e lo lascia accanto, come si lascia una prova, come si lascia un pezzo di vita.

Il carabiniere abbassa lo sguardo: nell’involucro ci sono 11 grammi di cocaina. La stanza cambia temperatura. C’è un attimo di silenzio netto, un silenzio da caserma quando succede qualcosa che non rientra nelle abitudini: non una perquisizione, non un inseguimento, non una denuncia. Una consegna.

“È questa,” dice il 27enne, e sembra quasi sollevato che finalmente le cose abbiano un nome. “È questa la mia vita. E io… io non la voglio più.”

“Non voglio farla franca”

Il carabiniere non alza la voce. Non serve. Le domande sono poche, le risposte stanno già lì, sul tavolo. “Perché sei venuto qui?” gli chiede, più per capire la crepa che per il verbale.

Il ragazzo deglutisce. Si sforza di restare dritto, ma gli occhi tradiscono la fatica. “Perché non ce la faccio più,” dice. “Perché a casa è guerra ogni giorno. Perché… io lo so che sto rovinando tutto.”

Fa una pausa, come se cercasse il coraggio nella punta delle scarpe. “Non voglio farla franca,” scandisce. “Se devo smettere, devo smettere davvero. Devo pagare.”

La dipendenza, la paura di tornare indietro

Non parla da eroe. Parla da uno che ha paura di sé stesso. Nel modo in cui stringe le dita, nel modo in cui guarda per un secondo il pavimento, c’è la consapevolezza di quanto sia facile ricadere. La dipendenza, racconta, gli sta addosso come una fame che non si spegne: il corpo che chiede, la testa che inventa scuse, la strada che chiama.

E in mezzo ci sono i genitori, che non accettano quella scelta e che, forse, non riconoscono più il figlio quando torna a casa. “Loro non si meritano questo,” ripete, come se fosse l’unica frase capace di tenerlo in piedi.

L’arresto e il gesto che resta

Per i carabinieri, a quel punto, non è una storia da ascoltare e basta. Quello che ha portato è sostanza stupefacente, e il bilancino parla il linguaggio dello spaccio. La legge non lascia spazio alle intenzioni, anche quando arrivano vestite di pentimento. Scattano gli atti, scattano le procedure, e il 27enne viene arrestato.

Resta però l’immagine che difficilmente si cancella: un ragazzo che entra in caserma non per chiedere aiuto “a parole”, ma per consegnare la prova del proprio fallimento. Come se, per la prima volta, avesse scelto di farsi fermare prima di distruggere tutto.

Movida sicura, blitz in discoteca a Somma Vesuviana: dentro in 650 ma la capienza è di 300

Somma Vesuviana – Non si ferma l’offensiva sulla sicurezza nei luoghi del divertimento notturno tra Napoli e provincia. Sulla scia delle attività di monitoraggio avviate già la scorsa settimana per scongiurare nuove tragedie, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno messo a segno un nuovo intervento mirato.

Dopo il blitz effettuato ieri a Sant’Antimo, nella notte i riflettori si sono accesi su Somma Vesuviana, dove i militari della compagnia di Castello di Cisterna, supportati dai Vigili del Fuoco, hanno ispezionato un noto locale notturno in via Pomigliano.

Oltre il doppio del consentito

Lo scenario che si è presentato agli occhi delle forze dell’ordine ha confermato l’urgenza dei controlli: all’interno della discoteca erano presenti 650 ragazzi. Un numero esorbitante, più del doppio rispetto alla capienza massima autorizzata, fissata a 300 persone.

Una situazione di potenziale pericolo che ha fatto scattare l’immediato provvedimento di sgombero: le operazioni di deflusso dei giovani si sono svolte con calma e senza alcuna problematica di ordine pubblico, garantendo l’incolumità dei presenti.

Sicurezza ignorata: mancano gli estintori

L’ispezione congiunta con i Vigili del Fuoco ha portato alla luce criticità strutturali preoccupanti. Oltre al sovraffollamento, è stata riscontrata l’assenza di adeguati dispositivi antincendio e un numero di estintori assolutamente insufficiente per coprire la superficie del locale.

Alla luce delle violazioni, il presidente dell’associazione che gestisce la struttura è stato denunciato all’autorità giudiziaria. L’obiettivo dell’Arma resta chiaro: imporre il rispetto delle norme per evitare che una serata di festa possa trasformarsi in dramma. Mentre i vigilid el fuoco hanno notificato al proprietario la sospensione dell’attività.

Posti di blocco e sequestri

L’operazione non si è limitata all’interno del locale. I Carabinieri hanno cinturato l’area esterna e le zone limitrofe alla discoteca, effettuando posti di controllo a tappeto. Il bilancio della notte parla di 27 persone identificate e 22 veicoli controllati. Il rigore nelle verifiche al Codice della Strada ha portato al sequestro di 5 autovetture, risultate prive dei requisiti per la circolazione.

Portico di Caserta, furto in casa durante la sfilata dei carri

Portico di Caserta – Il fragore dei carri di Sant’Antuono e il fermento della festa patronale non hanno fermato l’azione di una banda di malviventi, ma la prontezza dei Carabinieri e la collaborazione dei cittadini hanno trasformato quello che doveva essere un colpo riuscito in un arresto lampo.

Un uomo di 31 anni, residente nel napoletano e già noto alle forze dell’ordine, è finito in manette con l’accusa di furto in abitazione.

La fuga con le portiere aperte

L’episodio si è consumato intorno alle 19:00 di ieri nel pieno centro cittadino. Mentre la comunità era raccolta per la sfilata dei carri, una pattuglia della Stazione di Macerata Campania, impegnata nel servizio di ordine pubblico, è stata allertata da un passante.

L’uomo ha segnalato una scena insolita in via Pola: quattro individui erano stati visti fuggire da un’abitazione a bordo di un’Audi A4 nera, ripartita a tutta velocità nonostante le portiere posteriori fossero ancora spalancate.

L’auto bloccata dalla folla

Paradossalmente, è stata proprio la festa a tradire i fuggitivi. L’Audi è rimasta intrappolata nel traffico causato dalla calca dei festeggiamenti poche centinaia di metri dopo il colpo. Intercettati dai militari, i quattro occupanti hanno abbandonato il veicolo tentando la fuga a piedi tra le stradine limitrofe.

Dopo un concitato inseguimento, i Carabinieri sono riusciti a bloccare il 31enne, mentre gli altri tre complici sono riusciti a far perdere le proprie tracce sfruttando la confusione.

Un arsenale nel bagagliaio

La perquisizione del veicolo ha rivelato una logistica criminale accurata: l’auto montava targhe rubate pochi giorni prima nel napoletano. All’interno, i militari hanno rinvenuto un vero e proprio “kit del perfetto scassinatore”: pali in ferro, cesoie, un’ascia, una radio ricetrasmittente e persino un lampeggiante simile a quelli in dotazione alle forze di polizia.

Oltre agli attrezzi, il bottino era ancora a bordo: contenitori colmi di monili in oro, argenteria e gioielli. Addosso al fermato sono stati trovati oltre 2.000 euro in contanti, considerati provento diretto del furto appena consumato.

Il riconoscimento della refurtiva

Mentre l’uomo veniva condotto in caserma, una donna si è presentata per sporgere denuncia: rientrando in casa, aveva trovato il portone forzato e le stanze a soqquadro. La descrizione degli oggetti sottratti e del denaro ha trovato pieno riscontro con quanto sequestrato poco prima dai Carabinieri.

Su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, il 31enne è stato trasferito presso la locale casa circondariale. Le indagini proseguono ora per identificare i tre complici scampati alla cattura.

Sono di Sorrento le due vittime dell’incidente stradale sulla A16 Napoli-Canosa

Sono originarie di Sorrento le due persone decedute nell’incidente stradale avvenuto ieri sera lungo l’autostrada A16 Napoli–Canosa, alle porte di Nola. Si tratta di Antonio Cianciullo, 65 anni, e della moglie Teresa Di Lanno, 61 anni, (originaria di Marano) dirigente della mensa scolastica del Comune di Sorrento.

La notizia ha scosso la comunità sorrentina e anche il sindacato Flaica Cub. Il dirigente Rosario Fiorentino, in un post sui social, ha espresso dolore per l’accaduto e ha annunciato le bandiere a lutto, partecipando al cordoglio dei figli e dei familiari.

Lo schianto sull’A16 in direzione Napoli

L’incidente si è verificato nella serata di ieri sull’A16, carreggiata in direzione Napoli, nel territorio del Comune di Nola, in prossimità dello svincolo per l’A30. Il violento scontro tra due autovetture è stato fatale per due occupanti: i soccorsi si sono rivelati inutili.

I rilievi della Polizia Stradale

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale (competente per il tratto), che hanno eseguito i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’impatto e avviare gli accertamenti sulle eventuali responsabilità.

Le cause del sinistro restano al vaglio degli investigatori: al momento non viene esclusa alcuna ipotesi e le verifiche proseguono per chiarire cosa abbia provocato la collisione in un tratto particolarmente trafficato.

Traffico deviato per i soccorsi

Per consentire le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza della carreggiata, la circolazione è stata temporaneamente deviata all’uscita dell’A30, al casello di Nola. Secondo quanto riferito, in direzione del capoluogo non si sarebbero registrate ripercussioni significative grazie alla gestione della viabilità da parte delle forze dell’ordine presenti sul posto.

Il dolore del sindacato

“La notizia mi ha sconvolto e mi rattrista tantissimo!, scrive sui social Rosario Fiorentino responsabile del sindacato”. E poi aggiunge: “Una famiglia distrutta . Sono profondamente addolorato. Non doveva succedere Il sindacato Flaica Cub avvolge le proprie bandiere a lutto e partecipa con commozione e tristezza al dolore dei figli e dei familiari tutti. Una vita dedicata alla famiglia, al lavoro ed ai diritti. Alla dignità di chi lavora. Esempi di vit . Non vi dimenticheremo mai”.

Femminicidi a Napoli, numeri in aumento: raddoppiati in un anno

La violenza di genere resta una delle emergenze più gravi nel distretto giudiziario di Napoli. A lanciare l’allarme è il procuratore generale Aldo Policastro, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che ha parlato di una situazione “allarmante non solo sul piano quantitativo, ma anche per l’abbassamento dell’età delle vittime e degli autori”.

I numeri: oltre 9 mila procedimenti e 10 femminicidi

dati dell’ultimo anno confermano la gravità del fenomeno: nel distretto di Napoli sono stati iscritti 9.109 procedimenti per reati di violenza di genere — tra maltrattamenti, atti persecutori e violenza sessuale — un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. A preoccupare è soprattutto il numero dei femminicidi: dieci in totale, il doppio rispetto all’anno precedente.

Napoli Nord sotto pressione, carico elevato anche nel capoluogo

Particolarmente critica la situazione della Procura di Napoli Nord, che registra 2.169 procedimenti. Nel capoluogo, la Procura di Napoli — la più grande del distretto — tra settembre 2024 e agosto 2025 ha iscritto 5.765 procedimenti con autore noto e vittima donna.

Nello stesso periodo ne sono stati definiti oltre 5.400 e sono state richieste più di 414 misure cautelari, circa 300 delle quali di custodia.

Minorenni coinvolti: il dato più inquietante

Un ulteriore elemento di allarme arriva dalla Procura per i minorenni, che ha registrato 187 procedimenti per reati di violenza di genere, 51 dei quali per violenza sessuale. “Il pensiero — ha sottolineato Policastro — non può che andare alla tragica fine di Martina Carbonaro, appena quattordicenne”, simbolo di un fenomeno che coinvolge fasce d’età sempre più giovani.

L’aumento nel primo semestre 2025

A confermare il trend è anche la relazione della presidente della Corte d’appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli. Nel primo semestre del 2025 i nuovi procedimenti per violenza di genere sono stati 1.314, mentre quelli definiti 2.176, con un aumento rispettivamente del 48,81% e del 28,53% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Il lavoro della magistratura

“Questi numeri — ha concluso Policastro — raccontano l’enorme lavoro svolto da pubblici ministeri e giudici, chiamati a operare con tempi sempre più stringenti e con grande sacrificio, per ridurre al minimo il prezzo pagato dalle donne vittime di violenza”.

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