L'AGGUATO DI POGGIOREALE

Napoli, «Se parlate, pagherete»: pistola alla tempia dei testimoni dell’omicidio di Raffaele Cinque

Le intercettazioni e le indagini che hanno portato all'arresto dei dei killer di Raffaele Cinque, il 51enne ras noto come “Sasà ’a ranf”
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Napoli– Una partita a carte tra amici, l’alba che fatica a schiarire il quartiere Poggioreale e l’improvviso odore della polvere da sparo. Quello che doveva essere un tranquillo rientro a casa si è trasformato, in pochi istanti, in una spietata “macelleria messicana”.

È una scena da brividi quella ricostruita nelle 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere i presunti esecutori dell’omicidio di Raffaele Cinque, il 51enne ras noto come “Sasà ’a ranf”, crivellato di colpi il 21 gennaio 2024 in via dello Scirocco.

Il terrore e l’arma fumante

«Stavamo per andare via quando hanno bussato alla porta. Eravamo tutti in camera da letto e in rapida successione ci sono stati quattro o cinque colpi di pistola». A parlare è uno dei tre sopravvissuti, gli amici che la vittima aveva invitato a casa per giocare a carte.

Il loro racconto, cristallizzato nei verbali della Squadra Mobile e della Procura di Napoli, descrive un vero e proprio incubo. «Ho sentito Raffaele che gridava “oh oh oh” e ci siamo riparati sotto ai comodini. Non mi sono mosso fino a che non è finito tutto».

Ma prima di dileguarsi nel nulla, i sicari hanno voluto lasciare un messaggio chiaro a chi era sopravvissuto a quell’inferno di piombo. Per assicurarsi l’omertà, uno dei killer ha avvicinato la canna della sua calibro 7,65, ancora rovente per i colpi appena esplosi, alla tempia di uno dei testimoni, ustionandolo. Poi, la minaccia raggelante: «Se parlate ne pagherete le conseguenze».

L’inutile volo dal balcone

Per Raffaele Cinque, nipote di Domenico Cimminiello (il boss “Mimì ’o mericano” ucciso anni fa in un agguato), non c’è stata via di scampo. Quando il commando di morte ha fatto irruzione, il 51enne ha tentato disperatamente di sottrarsi al fuoco. Nove i colpi esplosi in totale, due quelli fatali che lo hanno raggiunto alla testa e all’addome. In un ultimo, estremo tentativo di salvarsi, la vittima si è lanciata dal balcone di casa. Un volo inutile. I testimoni, fuggiti terrorizzati subito dopo l’agguato, hanno ritrovato il corpo del padrone di casa riverso sul selciato del cortile, immobile, proprio accanto allo scooter con cui sono poi scappati.

La scissione e la scia di sangue

L’omicidio non è stato un fulmine a ciel sereno, ma l’apice di un’escalation di violenza brutale nata da una spaccatura interna al cosiddetto “gruppo della Stadera”, contiguo al potente clan Contini. Sul piatto c’era la gestione degli affari illeciti: dal traffico di droga ai “cavalli di ritorno” per i furti d’auto. Cinque, secondo gli inquirenti, voleva allargare i propri spazi criminali, entrando in rotta di collisione con la famiglia Bove, i famigerati “Polpetta”.

Una guerra fatta di botta e risposta. Il giorno di Santo Stefano del 2023, Cinque era scampato a un agguato dal sapore cinematografico: prima investito da un’auto mentre era in sella al suo scooter, poi accoltellato alla schiena. La risposta del ras non si era fatta attendere, concretizzandosi nel tentato omicidio della sorella di Giuseppe Bove, esponente di spicco dei “Polpetta”. Una spirale di vendette culminata nell’esecuzione di via dello Scirocco.

Gli arresti

A chiudere il cerchio, grazie a un fitto lavoro di intercettazioni telefoniche e ambientali e all’incrocio delle testimonianze, sono stati gli uomini della Squadra Mobile. Dietro le sbarre, con le accuse di omicidio pluriaggravato e detenzione di armi, sono finiti in tre: Giuseppe Bove, 26 anni; Salvatore Bove, 34 anni; e Gennaro Ziccardi, 23 anni, accusati a vario titolo di aver partecipato alle fasi esecutive del delitto. Risulta invece indagato a piede libero Costantino Bove, 33enne cugino di Giuseppe, per il quale il Gip Daniela De Nicola ha respinto la richiesta di misura cautelare.

(nella foto una immagine presa dalle telecamere di video sorveglianza mentre si vedono i quattro assassini arrivare a casa della vittima: il primo a sinistra Raffaele Cinque e poi a seguire Giuseppe Bove, Salvatore Bove e Gennaro Ziccardi)

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