SEQUESTRATI 30 MILIONI

Fatture false e manodopera irregolare: indagate 29 persone, evasione da 166 milioni

Al centro dell’indagine un articolato sistema basato su fatture per operazioni inesistenti e somministrazione illecita di manodopera. Coinvolte società, consorzi e cooperative attive nell’area industriale di Aversa Nord.
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

Un sequestro preventivo di beni per un valore superiore a 30 milioni di euro è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura. Il provvedimento si inserisce in un’inchiesta che, allo stato, vede indagate 29 persone tra soggetti fisici e giuridici per reati legati all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, con il supporto dell’Agenzia delle Entrate, e riguardano il periodo d’imposta compreso tra il 2019 e il 2025.

Un sistema da oltre 166 milioni di euro

Gli accertamenti avrebbero fatto emergere una presunta frode fiscale strutturata nel settore della grande distribuzione organizzata, con un volume complessivo di fatture ritenute irregolari superiore a 166 milioni di euro.
Al centro del meccanismo vi sarebbe un articolato sistema di gestione della manodopera, formalmente inquadrato come appalto di servizi ma ritenuto, nella sostanza, una somministrazione illecita di lavoro.

Il ruolo di consorzi e cooperative

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società committente si sarebbe avvalsa di due consorzi per attività di logistica e movimentazione merci presso un centro distributivo nell’area industriale di Aversa Nord.
Tali consorzi, tuttavia, sarebbero risultati privi di un’adeguata struttura organizzativa e operativi quasi esclusivamente per la stessa committente. Per svolgere le attività si sarebbero appoggiati a 18 società cooperative, utilizzate come bacini di manodopera.

I lavoratori, formalmente assunti dalle cooperative, avrebbero prestato servizio direttamente presso la committente, operando sotto la sua direzione e il suo controllo.

Gestione diretta dei lavoratori

Un elemento ritenuto significativo riguarda le modalità operative: la forza lavoro sarebbe stata organizzata direttamente dalla società committente attraverso sistemi informatici avanzati, capaci di assegnare compiti e

monitorare in tempo reale le attività.
Un assetto che, secondo gli inquirenti, confermerebbe l’esercizio diretto dei poteri tipici del datore di lavoro.

Il meccanismo dell’IVA

Parte centrale del presunto sistema sarebbe stato il mancato versamento dell’IVA da parte delle cooperative. Le somme incassate sarebbero state destinate principalmente al pagamento dei salari e dei costi del personale.
In questo modo, l’imposta sarebbe stata utilizzata per finanziare il costo del lavoro, generando un risparmio fiscale illecito e un danno per l’Erario.

Società senza struttura e prestanome

Le cooperative coinvolte sarebbero risultate, in molti casi, prive di reale autonomia imprenditoriale: sedi inesistenti, assenza di utenze e beni strumentali, gestione affidata a prestanome.
Secondo gli accertamenti, i lavoratori venivano trasferiti da una cooperativa all’altra per garantire continuità operativa nonostante l’accumulo di debiti fiscali e la successiva sostituzione delle società.

Fatture ritenute inesistenti

La società committente avrebbe detratto l’IVA indicata nelle fatture emesse dai consorzi, conseguendo un vantaggio fiscale ritenuto indebito. Le fatture sono considerate inesistenti sia sotto il profilo soggettivo, sia sotto quello giuridico, in quanto riferite a contratti di appalto ritenuti simulati.

Una regia unitaria

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato una gestione accentrata delle società coinvolte, riconducibile a un’unica regia, con il supporto di professionisti per gli adempimenti contabili e fiscali.
Sarebbero emersi anche elementi relativi all’utilizzo di artifici contabili per rappresentare situazioni economiche non veritiere, attraverso ricavi fittizi e sottostima dei debiti.

Regolarizzazione parziale e sequestro ridotto

Nel corso delle indagini, la società committente ha regolarizzato la propria posizione fiscale per gli anni dal 2019 al 2024, presentando dichiarazioni integrative e versando oltre 14,4 milioni di euro, a cui si aggiungono interessi e sanzioni per circa 6,2 milioni.

Alla luce di tali versamenti, il sequestro preventivo è stato eseguito nei confronti degli altri soggetti coinvolti per un importo pari a circa 14,5 milioni di euro.

Responsabilità degli enti

A tutte le società è stata contestata anche la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del decreto legislativo 231/2001.

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva.

RIPRODUZIONE RISERVATA

PUBBLICITA

Primo piano

PUBBLICITA