“Non volevo ucciderlo, il rinculo della pistola me lo ha fatto colpire in testa”. E’ quanto raccontato da Valerio Del Grosso, accusato dell’omicidio di Luca Sacchi, ad alcuni amici la sera dopo il delitto avvenuto fuori ad un pub di Roma il 23 ottobre scorso. Le parole di Del Grosso sono riportate da alcuni testimoni citati nell’ordinanza cautelare del gip. In particolare un teste ha confermato di “avere contattato Andrea Del Grosso (fratello dell’arrestato ndr) avendo saputo che a sparare a Sacchi era stato Valerio, il quale lo aveva personalmente confidato la sera precedente ad un’altra persona, proferendo le parole “ho fatto una cazzata” e aggiungendo di aver sparato ad una persona”. Il giudice aggiunge che “peraltro dopo l’incontro con Andrea Del Grosso, il testimone ha ricevuto una telefonata di Valerio il quale nel corso di un successivo appuntamento”, anche alla presenza di altre persone, “mimando il gesto con una mano ha riferito: ‘non volevo ucciderlo, il rinculo della pistola me lo ha fatto colpire in testa”. “La volontarietà dell’omicidio quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale, appare indiscutibile, tenuto conto dell’arma impiegata, della distanza ravvicinata, nonché della zona del corpo della vittima presa di mira nel corso di una rapina violenta”. Lo scrive il gip di Roma Corrado Cappiello nelle 8 pagine di ordinanza cautelare con le quali ha convalidato il fermo di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due 21enni indiziati dell’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto poco dopo.
Omicidio Sacchi, Del Grosso si confidò con gli amici: ‘Non volevo uccidere, colpito alla testa per il rinculo della pistola’
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