Arzano – Pizzo al clan Di Lauro: fissata l’udienza preliminare per 6 imputati. Le indagini dopo la denuncia dell’imprenditore V.F. che nel 2022 aveva fatto arrestare 4 esponenti del clan della 167 per una tentata estorsione al bar Bellagio di cui è titolare.
Si terrà il prossimo 29 settembre l’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Napoli per sei persone, nell’ambito dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia su una serie di estorsioni ad Arzano. I sei imputati rischiano il rinvio a giudizio.
I due filoni delle richieste estorsive
Le indagini della Procura si concentrano su due filoni principali di presunta estorsione, entrambe aggravate dal metodo e dalla finalità mafiosa: Il primo filone (100 mila euro): coinvolge Vincenzo Di Lauro, Umberto Lamonica e Salvatore Roselli. Secondo l’accusa, tra il 2018 e il 2019 avrebbero estorto 100.000 euro all’imprenditore del settore sale slot di Arzano, sfruttando la forza intimidatrice del clan Di Lauro.
Il secondo filone (pizzo mensile e cambiali): Riguarda Gennaro Bizzarro, Giovanni Cortese e Mario Cortese. Gli indagati avrebbero prima tentato di farsi cedere l’attività commerciale dell’imprenditore, per poi imporgli un pagamento di 1.000 euro al mese e la firma di diverse cambiali per lasciarlo lavorare.
I reati contestati dalla Procura fanno riferimento oltre al concorso e ad una serie di reati specifici, al reato di 416-bis.1 del Codice Penale (estorsione aggravata dal metodo mafioso). Gli imputati sono assistiti dai seguenti legali: Avvocati Antonio Abet e Antonio Liguori, Gennaro Pecoraro e Francesco Iovine, Patrizia Sebastianelli, Luigi Poziello e Gian Paolo Schettino, Claudio Davino e Leopoldo Perone.
La scarcerazione al Riesame e l’attesa del Gup
L’udienza del 29 settembre arriva dopo una svolta importante nella fase cautelare: nei mesi scorsi, il Tribunale del Riesame di Napoli ha accolto i ricorsi della difesa e scarcerato tutti gli imputati, annullando o modificando le misure restrittive iniziali. A fine settembre, dunque, il Gup deciderà se disporre il processo. Tutte le accuse rappresentano la tesi della Procura: la colpevolezza degli imputati potrà essere sancita solo da una eventuale sentenza definitiva di condanna.
La trappola del pizzo e delle cambiali-garanzia
La manette scattarono nell’ambito di indagine diretta e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli i Carabinieri del ROS di Napoli e della Compagnia di Casoria, nella mattinata del 29 gennaio 2023. In particolare, l’imprenditore, dopo aver rifiutato di cedere ai Di Lauro il suo bar, era stato costretto dagli stessi a pagare 70.000 euro in rate mensili da 1.000 euro ciascuna, garantite da altrettante cambiali che la vittima ha dovuto sottoscrivere e consegnare ai rei.
Ogni qualvolta la vittima pagava una rata si vedeva restituita una cambiale che quindi fungeva da garanzia per il pagamento stesso. Tali corresponsioni – secondo le indagini – si sarebbero protratte fino al mese di luglio 2022 allorquando l’uomo ha deciso di cedere l’attività presente presso la cosiddetta rotonda di Arzano, pensando che potesse cessare l’imposizione.
Le nuove minacce e il ruolo dei collaboratori di giustizia
But ciò non avveniva. Infatti, nel mese di gennaio 2023, quando lo stesso ha aperto un altro bar in un’altra zona di Arzano, i suoi estorsori tornarono alla carica, chiedendogli nuovamente la quota e minacciandolo di morte al suo rifiuto. Quanto denunciato presso la Tenenza Carabinieri di Arzano risulterebbe solo una parte della storia.
In effetti, la vittima, sentita dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia partenopea, avrebbe successivamente affermato che il clan Di Lauro gli aveva imposto di pagare delle somme a titolo di estorsione già a partire dal 2018 in quanto tale famiglia camorristica si riteneva proprietaria della sua attività. A sostegno delle accuse alcune dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Roselli (alias “Frizione”, elemento apicale del clan Amato– Pagano).
P.B.
(nella foto da sinistra Vincenzo Di Lauro, Umberto Lamonica, Salvatore Roselli, Giovanni Cortese e Gennaro Bizzarro)





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