Giugliano – Antimo Di Matteo, indicato dagli investigatori come capo, promotore e organizzatore della presunta “Banda del Buco”, lascia il carcere e va agli arresti domiciliari senza l’applicazione del braccialetto elettronico.
Il provvedimento è stato adottato oggi dal Gip del Tribunale di Napoli Nord, che ha accolto l’istanza presentata dal difensore di fiducia dell’indagato, l’avvocato Antonio Peluso.
L’inchiesta trae origine dal blitz eseguito dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, con il supporto anche di un elicottero, nei confronti di 17 persone ritenute coinvolte, a vario titolo, in una serie di rapine ai danni di istituti di credito e uffici postali. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe agito ricorrendo alla tecnica del buco, attraverso lo scavo di cunicoli e l’accesso ai locali presi di mira da punti adiacenti o sotterranei.
Nel quadro accusatorio, ancora da verificare nelle sedi giudiziarie, Di Matteo rivestirebbe un ruolo di primo piano nell’organizzazione. Gli viene contestata, in particolare, la funzione di capo e promotore del sodalizio, oltre alla gestione delle fasi preparatorie dei colpi.
Secondo gli atti dell’indagine, Di Matteo avrebbe collaborato strettamente con Hachroun nello scavo di un tunnel a Villaricca, in piazzetta Vittorio Emanuele. Gli investigatori gli attribuiscono inoltre un ruolo nella gestione finanziaria della cosiddetta “cassa comune”, destinata a sostenere le spese necessarie per organizzare le rapine.
La concessione dei domiciliari non incide sul merito delle contestazioni: il procedimento è in corso e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate in sede processuale.






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