Napoli – Nel tempio della lirica, dove la bellezza è di casa e la passione si fa melodia, Massimiliano Allegri ha inaugurato ufficialmente la sua sinfonia azzurra. Sul palco del Teatro San Carlo, davanti a una platea gremita e vibrante, il tecnico livornese ha mostrato subito la sua cifra stilistica: pragmatismo, lucidità e quel pizzico di ironia toscana che promette di sposarsi alla perfezione con l’anima della città. Sarà un anno speciale, quello del centenario del Napoli, e Allegri non si nasconde di certo dietro ai clichés della vigilia.
Il centenario e la ricetta della ‘cazzimma’
“Una sana cazzimma e una sana follia servono moltissimo, nel calcio come nella vita in generale”, ha esordito il nuovo allenatore, strappando il primo applauso convinto della platea. Una citazione dialettale non casuale, che dimostra la volontà di sintonizzarsi immediatamente con l’umore profondo della piazza. L’obiettivo, del resto, è altissimo: “Credo che quest’anno sia cruciale per molti motivi. Il primo è il centenario della fondazione del club: tutti noi dobbiamo avvertire una responsabilità supplementare per onorare questa ricorrenza e cercare di raggiungere i traguardi a cui partecipiamo”.
L’eredità di Conte: un precedente che fa sperare
Non è la prima volta che il destino di Allegri si incrocia con quello di Antonio Conte. Accadde già a Torino, sponda Juventus, e la storia che ne seguì fu ricca di trionfi. “Eredito una squadra abituata a lavorare duramente, la carriera di Conte parla chiaro”, ha ricordato Allegri con profondo rispetto per il predecessore.
“È la seconda volta che mi capita di raccogliere il suo testimone e spero vivamente che questo sia di buon auspicio. Negli ultimi diciassette anni, sotto questa presidenza, il Napoli è rimasto fuori dall’Europa solo una volta, vincendo scudetto e Supercoppa nelle ultime due stagioni. La base è straordinaria”.
Per l’ex tecnico bianconero il piano di marcia è chiarissimo: lavorare con massima serietà e professionalità da subito, ponendosi come stella polare la continuità su ogni fronte. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di arrivare al mese di marzo essendo ancora pienamente in corsa per tutto: campionato, Champions League e Coppa Italia.
Il mercato, il rebus modulo e l’elogio a De Bruyne
Sulle strategie di mercato e sulle questioni strettamente tattiche, Allegri ha mantenuto la consueta flemma strategica, blindando il gruppo attuale ma lasciando aperte tutte le porte. “Al mercato ci pensa la società, lavoreremo a stretto contatto. Prima di chiedere innesti voglio valutare l’intero gruppo sul campo: la squadra è già forte così. Sono felicissimo di allenare Hojlund: l’anno scorso l’ho ‘scansato’ da avversario, quest’anno finalmente ce l’ho con me”.
Sollecitato sul posizionamento e sul rendimento di Kevin De Bruyne – al centro delle cronache per l’utilizzo tattico sotto la precedente gestione – Allegri ha smorzato ogni polemica con realismo: “De Bruyne? Fatemelo prima vedere e allenare. Parliamo di un giocatore straordinario che sa giocare discretamente bene al calcio, e questo è già un enorme vantaggio. Conte lo ha sfruttato al meglio delle sue caratteristiche congeniali, vedendolo da fuori. Ora toccherà a me valutarlo dall’interno”.
E sul modulo? Nessun dogma prestabilito: “Si gioca in base alle caratteristiche degli uomini a disposizione. Se avrò molti esterni, giocheremo con le ali. Fino a quando non inizieremo a lavorare in ritiro non posso dare indicazioni fisse”.
“Aziendalista? Un complimento. Mai cercato dalla FIGC”
In chiusura, Allegri ha affrontato a viso aperto un tema a lui caro, rispondendo con orgoglio alle storiche etichette della critica: “Sono anni che vengo definito aziendalista. Per qualcuno è un’offesa, per me è il più grande dei complimenti. L’allenatore deve gestire e valorizzare il patrimonio della società, che è rappresentato dai calciatori, portando a casa i risultati. Nel calcio moderno, come ricorda spesso il presidente De Laurentiis, la vera sfida italiana è essere competitivi rimanendo finanziariamente sostenibili. Lavorare in totale simbiosi con il club e comprenderne le dinamiche economiche mi fa solo piacere”.
Nessuna distrazione, dunque, e nessuna sirena azzurra di stampo federale a turbare il suo nuovo percorso all’ombra del Vesuvio: “Contatti con la Nazionale per il dopo-Conte? Smentisco categoricamente, non ho mai avuto alcun contatto con la Figc. La mia unica priorità è il Napoli, e il lavoro sul campo che inizierà domani mattina”.





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