Orrore ad Afragola

Martina Carbonaro uccisa a 14 anni, la consulente: «Colpita quattro volte, morì dopo circa un’ora»

Al processo per l’omicidio della ragazza ricostruite le fasi dell’aggressione nel casolare abbandonato, la madre scoppia in lacrime durante la deposizione
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NAPOLI – Quattro colpi inferti con una pietra, il tentativo disperato di difendersi e una morte sopraggiunta entro circa un’ora dalla fine della violenta aggressione. È la drammatica ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola nel maggio del 2025, emersa durante il processo davanti alla seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli.

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A deporre in aula è stata Raffaella Salvarezza, consulente tecnico del pubblico ministero della Procura di Napoli Nord. L’imputato Alessio Tucci, ex fidanzato della vittima e reo confesso del delitto, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere. In aula erano presenti i genitori di Martina. La madre, durante la testimonianza, è scoppiata più volte in lacrime.

Secondo quanto ricostruito dalla consulente, furono quattro i colpi inferti alla ragazza. Nessuno, preso singolarmente, sarebbe stato la causa esclusiva della condizione che portò alla morte, anche se il quarto avrebbe provocato i danni più gravi.

Il decesso di Martina non fu immediato. La 14enne sarebbe morta entro circa un’ora dal termine dell’aggressione. Sul suo corpo furono inoltre riscontrate lesioni ed ecchimosi compatibili con un tentativo di difendersi dalla violenza dell’ex fidanzato. Durante la deposizione è stata ricostruita anche la sequenza dell’aggressione avvenuta nel casolare abbandonato nei pressi dell’ex stadio Moccia di Afragola.

Il primo colpo sarebbe stato inferto nel corridoio, provocando la caduta della ragazza. Subito dopo ne sarebbero arrivati altri due in rapida successione. In quei drammatici momenti, Tucci avrebbe anche impedito alla 14enne di urlare, premendole con forza una mano sulla bocca.

Dopo i primi tre colpi, Martina sarebbe stata ormai incapace di muoversi. Secondo la ricostruzione illustrata in aula, la ragazza sarebbe stata quindi portata nella stanza dove successivamente fu ritrovato il corpo e lì sarebbe stato inferto il quarto e ultimo colpo, quello che avrebbe provocato le conseguenze più gravi.

Rispondendo alle domande di un avvocato di parte civile, la consulente ha spiegato che l’imputato potrebbe avere posizionato la ragazza in modo da agevolare la prosecuzione dell’azione omicidiaria. Le ferite riportate da Martina erano comunque di estrema gravità. Secondo quanto emerso dalla testimonianza, sarebbe stato quantomeno improbabile che anche un eventuale intervento dei sanitari potesse riuscire a evitarne la morte.

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche un altro consulente tecnico della Procura, incaricato di analizzare i dispositivi informatici sequestrati dai carabinieri durante le indagini, tra telefoni e tablet.

Il processo prosegue per fare piena luce sull’omicidio della 14enne, mentre davanti ai giudici la ricostruzione tecnica dell’aggressione ha riportato in aula gli ultimi, terribili momenti della vita di Martina.

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Commenti (1)

La vicenda e` stata ricostruitta con tropp approssimazion, i periti hanno parlato ma pare che non s’abbia mai tutta la v3rita. I genitori era presenti,ma nessuna risposta schiarente,laprocedura procede lenta,mi pare che molte cose restano oscura e confusa, speremo che i giudici chiariscan.

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