Clan Mallardo,la sentenza

L’ombra del clan su politica e appalti a Giugliano: ecco tutte le condanne del processo Mallardo

Al centro dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia il presunto sistema di infiltrazione del clan Mallardo negli appalti pubblici, nell'economia e nella politica locale.
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Il Gup di Napoli Leda Rossetti chiude il giudizio di primo grado celebrato con rito abbreviato.  Ridimensionate diverse richieste della Procura, tra cui quella nei confronti di Nicola Felaco. Assolto Stefano Cecere. Un processo che fotografa il potere del clan sul territorio.

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Si chiude con una raffica di condanne e un’assoluzione il processo di primo grado celebrato con rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Napoli, Leda Rossetti, nell’ambito della maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia sul clan Mallardo, storica articolazione dell’Alleanza di Secondigliano insieme ai clan Contini e Licciardi.

Secondo l’impianto accusatorio, il sodalizio criminale avrebbe esercitato un controllo capillare sul territorio di Giugliano e dell’area nord di Napoli, infiltrandosi nel tessuto economico e imprenditoriale e arrivando a influenzare settori dell’amministrazione pubblica attraverso una rete di rapporti con professionisti, imprenditori e referenti politici.

L’indagine ha ricostruito una struttura organizzata in diverse articolazioni territoriali, con compiti e funzioni specifiche, capace di gestire estorsioni, usura, appalti pubblici e investimenti economici attraverso prestanome e società riconducibili agli affiliati.

Dalle urne agli appalti: le accuse dei magistrati

Uno dei filoni più rilevanti dell’inchiesta riguarda il presunto intreccio tra politica e criminalità organizzata. Gli inquirenti hanno contestato episodi di scambio elettorale politico-mafioso e concorso esterno, ipotizzando che il sostegno elettorale del clan durante le consultazioni amministrative del 2015 e del 2020 fosse finalizzato a orientare le scelte dell’amministrazione comunale.

Nel mirino della DDA sono finiti anche numerosi appalti pubblici, tra cui quelli relativi alla raccolta dei rifiuti, ai servizi idrici, alla riscossione dei tributi, alla manutenzione degli alloggi popolari e alla gestione delle strisce blu. Secondo l’accusa, alcune procedure sarebbero state pilotate attraverso accordi corruttivi e alterazioni delle gare.

Il racket e il sistema economico del clan

L’attività investigativa ha inoltre documentato un vasto sistema estorsivo che avrebbe coinvolto imprese edili, commercianti, concessionarie d’auto e aziende impegnate negli allestimenti natalizi.
Accanto alle estorsioni, la Procura ha contestato reati di usura, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, sostenendo l’esistenza di un articolato meccanismo di reinvestimento dei capitali illeciti in attività commerciali, immobiliari e nel settore degli eventi.

Tra gli episodi contestati figura anche la presunta acquisizione della società Komodo Eventi Srl attraverso minacce e intimidazioni mafiose.

Il caso Felaco: pena ridotta rispetto alla richiesta della DDA

Particolare attenzione ha suscitato la posizione di Nicola Felaco, imputato per usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La Procura Antimafia aveva chiesto una condanna a 9 anni e 9 mesi di reclusione e 10mila euro di multa. Il Gup ha invece riconosciuto una serie di attenuanti, condannandolo a 6 anni e 8 mesi di carcere e a una multa di 2.200 euro.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Gili, ha ottenuto una significativa riduzione della pena rispetto alla richiesta formulata dall’accusa.

La sentenza: tutte le condanne

1. Domenico Pirozzi

Ruolo contestato: reggente pro tempore del clan Mallardo
Richiesta PM: 16 anni
Sentenza: 11 anni e 4 mesi
2. Angelo Pirozzi
Ruolo contestato: addetto alle attività estorsive
Richiesta PM: 11 anni e 10.000 euro di multa
Sentenza: 11 anni
3. Giuliano Amicone
Ruolo contestato: elemento di vertice dell’organizzazione
Richiesta PM: 14 anni
Sentenza: 10 anni e 20 giorni
4. Andrea Abbate
Ruolo contestato: reggente e intermediario politico-estorsivo
Richiesta PM: 16 anni
Sentenza: 10 anni
5. Francesco Abbate
Ruolo contestato: autista e uomo di fiducia del reggente
Richiesta PM: 13 anni e 10.000 euro di multa
Sentenza: 8 anni e 4 mesi
6. Vincenzo Legorano
Ruolo contestato: addetto al racket e intermediario con gruppi scissionisti
Richiesta PM: 11 anni e 10.000 euro di multa
Sentenza: 8 anni e 4 mesi
7. Vincenzo Strino
Ruolo contestato: addetto al racket delle estorsioni
Richiesta PM: 10 anni
Sentenza: 8 anni e 4 mesi
8. Domenico Fuso
Ruolo contestato: esattore dei proventi illeciti
Richiesta PM: 11 anni
Sentenza: 8 anni e 20 giorni
9. Domenico Micillo
Ruolo contestato: addetto alle attività estorsive
Richiesta PM: 10 anni
Sentenza: 8 anni
10. Nicola Felaco
Ruolo contestato: usura ed estorsione aggravata
Richiesta PM: 9 anni e 9 mesi e 10.000 euro di multa
Sentenza: 6 anni e 8 mesi e 2.200 euro di multa
11. Francesco Mallardo
Ruolo contestato: coinvolto nei reati collegati alla corruzione cimiteriale
Richiesta PM: 12 anni
Sentenza: 6 anni e 8 mesi
12. Gaetano Diana
Ruolo contestato: factotum del reggente
Richiesta PM: 8 anni
Sentenza: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni
13. Francesco Fusco
Ruolo contestato: reggente pro tempore del clan De Rosa di Qualiano
Richiesta PM: 12 anni e 10.000 euro di multa
Sentenza: 3 anni e 6 mesi
14. Nicola Napolano
Ruolo contestato: favoreggiamento della latitanza del boss
Richiesta PM: 2 anni
Sentenza: 2 anni con pena sospesa
15. Alberto Amicone
Ruolo contestato: usura ed estorsione
Richiesta PM: 8 anni e 8.000 euro di multa
Sentenza: 1 anno con pena sospesa
Assolto
Stefano Cecere, indicato dall’accusa come presunto reggente del clan e intermediario negli appalti pubblici, è stato assolto perché non ha commesso il fatto.

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Commenti (1)

Leggo l’articolo con attenzionema ho diversi dubbi e domande peró non voglio accusare nessuno solo constato che le carte e i dati sembra manca e non sono statieseguiti tutti gli esami necessari il bambino era tenuto in vita con l’Ecmo ma non è chiarissmo come si valutava il Berlin Heart e se il ritrapianto era realment possibile la documentazion pare incompleta e confusa

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