Pep Guardiola ha rifiutato l’offerta della FIGC per diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale. Dopo alcuni giorni di riflessione, lo spagnolo ha comunicato la decisione a Paolo Maldini e Leonardo: «Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento».
A anticipare il no è la Gazzetta dello Sport. Alla base del rifiuto ci sarebbe soprattutto il desiderio di una pausa dopo dieci anni sulla panchina del Manchester City. Guardiola riterrebbe inoltre il ruolo di ct – con un’attività quotidiana meno intensa rispetto a un club – lontano dal suo modo di vivere il calcio.
Non avrebbe voluto legarsi a un progetto di lungo periodo, gli otto-dieci anni prospettati dal nuovo direttore tecnico azzurro, per restare libero di tornare presto ad allenare una squadra di club. Nei contatti non si sarebbe mai discusso l’aspetto economico.
Con il stop del catalano, la Federazione accelera sul piano B. Il nome principale diventa Andrea Pirlo, considerato da Maldini e Leonardo il profilo giusto per avviare un nuovo ciclo tecnico e culturale. La scelta dovrà arrivare in tempi stretti: la Nations League è a circa due mesi, l’Europeo 2028 il primo grande obiettivo del nuovo corso, in vista del Mondiale 2030.
Il futuro della Nazionale dopo il rifiuto di Guardiola
Con il rifiuto di Pep Guardiola, la FIGC si trova a dover ripensare la propria strategia per la Nazionale. Ecco alcuni aspetti da considerare.
- Prossimi obiettivi: La Nazionale ha come obiettivi imminenti la Nations League e l'Europeo 2028.
- Ruolo di Pirlo: Andrea Pirlo è visto come un candidato ideale per avviare un nuovo ciclo tecnico.
- Strategia a lungo termine: La FIGC punta a un progetto di lungo periodo, ma Guardiola ha rifiutato per non legarsi a un impegno così esteso.
- Stile di gioco: Guardiola ha espresso il desiderio di un approccio più intenso e quotidiano, tipico della gestione di un club.




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