Nuovi elementi emergono dall’incidente probatorio disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso dopo il fallito trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli.
Nel corso dell’ultima sessione di accertamenti, svoltasi presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, sono stati analizzati i preparati istologici e i vetrini relativi al cuore trapiantato. Secondo il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia Caliendo, gli esami avrebbero confermato la presenza di lesioni compatibili con i danni provocati dal trasporto dell’organo mediante ghiaccio secco.
Le conclusioni del consulente della famiglia
«L’analisi dei campioni istologici del cuore trapiantato ha evidenziato tutti gli elementi di prova riconducibili a una necrosi dei tessuti dovuta all’esposizione dell’organo al ghiaccio secco», ha dichiarato Scognamiglio al termine delle attività peritali.
Secondo il consulente, l’esame microscopico avrebbe confermato quanto già emerso nelle precedenti valutazioni: il cuore impiantato sarebbe giunto a Napoli in condizioni compromesse a causa dell’esposizione a temperature estremamente basse durante il trasporto.
«Sono state riscontrate tutte quelle lesioni che ci si aspettava di trovare dopo un trasporto effettuato con ghiaccio secco», ha spiegato il medico legale, parlando di danni assimilabili a vere e proprie “ustioni da freddo” e di alterazioni tissutali compatibili con l’esposizione a temperature molto inferiori a quelle previste per la corretta conservazione dell’organo.
Il trapianto e la vicenda giudiziaria
La vicenda risale al 23 dicembre scorso, quando Domenico avrebbe dovuto ricevere un nuovo cuore attraverso un trapianto. L’organo era stato prelevato a Bolzano e trasportato fino a Napoli.
Secondo quanto emerso dalle indagini, una volta giunto al Monaldi il cuore sarebbe risultato compromesso. Nel frattempo, però, il cuore nativo del bambino, affetto da una grave patologia, era già stato espiantato.
Da quel momento si è aperta una complessa vicenda clinica e giudiziaria culminata nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, che mira a chiarire eventuali responsabilità nella gestione del trasporto e della conservazione dell’organo destinato al trapianto.
Gli effetti del lungo utilizzo dell’Ecmo
Gli approfondimenti eseguiti a Bari non si sono concentrati esclusivamente sul cuore trapiantato. I consulenti hanno infatti esaminato anche gli effetti derivanti dal lungo periodo di assistenza extracorporea mediante Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana), cui il piccolo è stato sottoposto.
Secondo Scognamiglio, sui campioni analizzati sarebbero stati individuati anche «gli effetti dannosi causati da un collegamento prolungato all’Ecmo», una circostanza che potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione clinica dell’intera vicenda.
Attesa per la relazione definitiva
L’attività peritale non è ancora conclusa. Il collegio di esperti nominato dal gip di Napoli, Mariano Sorrentino, avrebbe infatti annunciato la richiesta di una proroga dell’incarico per acquisire ulteriore documentazione ritenuta necessaria ai fini delle valutazioni finali.
Gli esami proseguiranno dunque nelle prossime settimane, mentre si attende la relazione conclusiva che dovrà fornire al giudice un quadro definitivo sulle cause del decesso del piccolo Domenico e sul ruolo che potrebbero aver avuto il trasporto dell’organo e le successive procedure cliniche.





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