Napoli, minacce alla madre di Gelsomina Verde: condannato il padre del killer

Napoli  – Un nuovo capitolo giudiziario si chiude nella lunga e dolorosa vicenda legata alla memoria di Gelsomina Verde, vittima innocente della camorra durante gli anni più bui della faida di Scampia. Nelle scorse ore, il tribunale ha emesso una sentenza di condanna per le minacce di morte subite da Anna Lucarelli, la madre della giovane.

La condanna per le intimidazioni

Il giudice ha inflitto una pena di un anno, un mese e un giorno di reclusione al padre di Luigi De Lucia. Quest’ultimo, secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sarebbe uno degli esecutori materiali dell’omicidio della ventiduenne. Le accuse che hanno portato alla recente condanna riguardano le pesanti intimidazioni subite dalla signora Lucarelli, alla quale, in un drammatico tentativo di farla tacere, era stato prospettato lo stesso tragico destino della figlia.

L’istanza di archiviazione per il fratello

Parallelamente a questo filone processuale, si registra un ulteriore sviluppo. La Procura di Napoli ha infatti presentato un’istanza di archiviazione in merito a un’altra vicenda correlata: una denuncia per presunta aggressione presentata dalla suocera di Luigi De Lucia nei confronti di Francesco Verde, fratello di Gelsomina. Secondo i magistrati, non sussisterebbero gli elementi necessari per procedere oltre.

Il ricordo di una vittima innocente

Il nome di Gelsomina Verde resta una delle ferite più profonde nella storia recente della città. Il 21 novembre 2004, la giovane fu sequestrata e uccisa dal clan Di Lauro. L’obiettivo dei criminali era estorcerle informazioni su Gennaro Notturno, un esponente della fazione degli “scissionisti” che la ragazza aveva frequentato in passato, ma con il quale non aveva ormai più alcun legame.

Secondo l’impianto accusatorio, il commando responsabile di quel crimine, che tentò di cancellare le tracce dando alle fiamme l’auto con all’interno la vittima, vedeva tra i suoi componenti proprio Luigi De Lucia, insieme a Pasquale Rinaldi. Una ferita che la città non ha mai dimenticato e che oggi, con questa nuova pronuncia, compie un ulteriore passo verso la verità e la tutela dei familiari delle vittime.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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