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«Non è normale, è un mostro»: choc a Ischia, insulti a bimba disabile cacciata dal Carnevale

Un pomeriggio di festa si è trasformato in un momento di grande dolore per una famiglia.

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Doveva essere un pomeriggio di coriandoli e sorrisi, si è trasformato in uno dei ricordi più dolorosi per una famiglia. È accaduto a Ischia, durante la festa di Carnevale organizzata dal Comune in piazzetta San Girolamo, dove una bambina affetta da una grave disabilità cognitiva, epilessia severa e ritardo importante è stata insultata da un’altra madre davanti a decine di persone.

Secondo quanto raccontato dalla mamma della piccola, la bambina, che non parla ed esprime le emozioni in modo coerente con la propria condizione, stava vivendo la festa con entusiasmo. Quando è felice alza la voce, ride forte, accarezza chi le è vicino. Un modo di comunicare che sarebbe stato interpretato come una minaccia per il figlio di un’altra donna presente all’evento.

«Lei non può stare qua, lei non è normale, può fare male a mio figlio», avrebbe detto la donna, arrivando a definirla «un mostro». Parole che hanno colpito come uno schiaffo, non solo per la violenza dell’espressione ma per il contesto in cui sono state pronunciate: una festa per bambini.

La madre della piccola, Romina, ha affidato ai social il racconto dell’episodio. In poche ore il post ha fatto il giro dell’isola, suscitando indignazione e decine di messaggi di solidarietà. «Ieri è stato terribile, abbiamo vissuto la peggiore giornata da quando è nata mia figlia», ha dichiarato. «Dopo aver capito di essere stata rifiutata, mia figlia non ha smesso di piangere».

A ferire ulteriormente è stato il vuoto intorno. Nessuno dei bambini presenti si sarebbe avvicinato alla piccola, rimasta sola mentre percepiva, a modo suo, l’esclusione. Poco dopo avrebbe iniziato a chiedere di andare via. La madre, insieme a un’amica, ha deciso di lasciare la piazza, ma non di tornare subito a casa. Per non permettere che quell’episodio cancellasse del tutto la giornata, ha scelto di portarla a visitare alcune attrazioni, tra cui un piccolo zoo.

Nel suo racconto, la donna lancia un messaggio che va oltre il singolo episodio. «Credo che per molte persone inclusione sia una parola vuota, in realtà la nostra non è una società inclusiva». E ancora: «Posso dire che solo a scuola mia figlia è davvero accettata, i suoi compagni e le altre mamme non la guardano con occhi diversi. Altrove non è così. La diversità non è mostruosità».

Parole che interrogano una comunità intera e aprono una riflessione sul significato concreto dell’inclusione, al di là degli slogan. «Mi chiedo che genere di valori la mamma che ieri ha inveito contro mia figlia trasmetterà ai suoi figli», conclude. «Cosa c’è di educativo nella sua reazione?».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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