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Camorra, il clan Amato Pagano imponeva il pizzo anche agli imbianchini

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Giuseppe Del Gaudio
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Napoli.Gli appartenenti al clan camorristico Amato-Pagano addestravano i minorenni a compiere estorsioni, coinvolgendoli non solo come spettatori ma anche come partecipanti attivi nelle operazioni. Questo dettaglio è emerso dalle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli, che hanno portato oggi all’arresto di 53 presunti affiliati al cosiddetto clan degli “scissionisti”, inclusi membri di vertice.

Tra i destinatari  dell’ordinanza cautelare c’è anche la famosa “zia Rosaria Pagano” considerata la reggente della cosca e detenuta al 41bis.

L’impiego di minorenni da parte del clan, definito un “vero e proprio corso di addestramento”, è stato particolarmente stigmatizzato dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha espresso indignazione durante una conferenza stampa.

E tra quelli che subivano le estorsioni vi erano addirittura “gli imbianchini, che rappresenta come il clan Amato-Pagano volesse controllare il respiro dei cittadini”. Lo ha detto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri nel corso di una conferenza stampa.

 Estorsioni anche agli imbianchini

“I soldi sono il risultato – ha spiegato Gratteri – ma l’obiettivo degli Amato-Pagano è l’esternazione del potere”. Le indagini sulle estorsioni, è stato spiegato ai giornalisti, hanno fatto registrare una novità: il “pizzo” veniva imposto tenendo conto della capacità reddituale delle vittime. Il core-business del clan però, rimane il narcotraffico: “Avevano affiliati anche in Spagna e a Dubai”, è stato spiegato dal capo centro della Dia di Napoli Claudio De Salvo e dal direttore della Dia Michele Carbone. ”

Il vezzo degli orologi di lusso

L’inchiesta – ha affermato con De Salvo – ha colpito in particolare i vertici della famiglia Amato-Pagano, in particolare i discendenti dei boss storici ancora liberi, coloro che hanno ereditato lo scettro della famiglia malavitosa”. Durante le perquisizioni, inoltre, sono stati sequestrati parecchi contanti e orologi di lusso.

I flussi finanziari venivano impiegati anche in attività lecite, come la compravendita di autovetture e i proventi usati per pagare le “mesate” (gli stipendi) agli affiliati. Altro business del clan Amato-Pagano era il “pizzo” alle imprese edili impegnate in lavori anche grazie ai cosiddetti “bonus”. Gli accertamenti degli inquirenti hanno anche consentito di scoprire che l’organizzazione malavitosa si appropriava abusivamente delle case sfitte, senza avere alcuna concessione.

L’uso di TikTok e Instagram  per “promuovere” l’immagine della cosca

Un altro aspetto rilevante emerso dalle indagini riguarda l’uso “sistematico e costante” dei social network, come TikTok e Instagram, da parte del clan per promuovere la propria immagine tra i giovani, emulando le strategie di marketing aziendale. Gli affiliati pubblicavano contenuti in cui ostentavano ricchezza, mostrando orologi d’oro, auto di lusso e uno stile di vita apparentemente vincente, con l’obiettivo di attirare giovani disperati alla ricerca di potere e denaro facile.

“È un elemento nuovo – ha spiegato il procuratore Gratteri – perché in Italia la camorra è stata la prima organizzazione mafiosa a utilizzare i social per autopromuoversi. Nel mondo i primi sono stati i cartelli messicani, mentre le mafie italiane, dopo aver abbandonato Facebook, ormai frequentato da un pubblico più anziano, si sono trasferite su TikTok per raggiungere i giovani”.

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Giuseppe Del Gaudio

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