La vittima è stata accoltellata da uno degli indagati mentre gli altri lo tenevano fermo: sono tutti accusati di omicidio volontario i quattro arrestati per la morte di Maurizio Cerrato.

La volontà di uccidere, la premeditazione, il concorso in un omicidio efferato e brutale: i quattro uomini arrestati stanotte per l’omicidio di sono tutti egualmente colpevoli. Questo scrive il pm Giuliana Moccia nel decreto di fermo nei confronti dei fratelli Giorgio e Domenico Scaramella, del cugino dei due Antonio Cirillo e di Antonio Venditto. Non importa chi abbia sferrato la coltellata mortale al 61enne che stava aiutando la figlia, chi ha colpito per primo e quale era il loro intento.

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Lo spiega il pubblico ministero nel decreto di fermo  eseguito stanotte: “Gli attuali indagati sono sopraggiunti insieme sul posto, chiamati ed accompagnati da Giorgio Scaramella, ed hanno immediatamente aggredito fisicamente il Cerrato, sebbene questi avesse chiesto a di chiarire i fatti. Tutti gli indagati hanno percosso Cerrato”. La ricostruzione dell’episodio fatta attraverso le testimonianze della figlia, Maria Adriana Cerrato, e degli altri presenti è sconvolgente, narra di una ferocia e una freddezza inaudita. Quella di quattro uomini che per una banale lite di parcheggio di un sopruso decidono che l’uomo che li ha sfidati debba morire.

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“Tutti gli indagati hanno percosso il Cerrato” scrive il pm. “La vittima è stata accoltellata da uno degli indagati mentre gli altri complici lo tenevano fermo in piedi proprio per consentire ad uno di loro di accoltellarlo”.

 

E’ quindi evidente che “tutti gli indagati hanno concordemente e consapevolmente agito al fine di cagionare la morte del Cerrato, di tal che va escluso che si sia in presenza di un evento morte, cagionato da uno solo dei correi, diverso e più grave rispetto a quello voluto e previsto dagli altri suoi complici”.

Poi il pubblico ministero si sofferma sulla figura di Antonio Venditto, al suo gesto di ‘pietà’ al fatto che dopo l’accoltellamento ha aiutato la figlia a mettere nell’ il padre ferito per trasportarlo di corsa all’ospedale. Quello per il pm è semplicemente un ‘post factum’ che nulla toglie alla volontà di uccidere.

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Ed è proprio la figura di Venditto quella più controversa di tutta la vicenda. Giorgio Scaramella, secondo quando ricostruito e dichiarato dagli stessi indagati, nelle ore successive al delitto quando si sono recati spontaneamente dai carabinieri, ha cercato riparo proprio a casa di Venditto dopo l’omicidio. I due sono ‘amici’, più che amici. Tanto che gli inquirenti hanno ricostruito rapporti di frequentazione antecedenti all’omicidio.

La sua presenza nel delitto di e la brutalità vendicativa per un episodio all’apparenza banale degli altri tre arrestati sono sintomatici di una prossimità con l’atteggiamento criminale e camorristico nel quale è maturato l’omicidio.

Da lunedì scorso, quando Maurizio Cerrato è stato prima colpito con un crick da Giorgio Scaramella, poi è andato via ritornando poco dopo con i suoi tre fedelissimi per concludere la contesa con la morte, gli indagati hanno provato in tutti i modi a tirarsi fuori dalle accuse. Prima Giorgio e si sono presentati spontaneamente ai carabinieri per ‘chiarire’ la loro posizione e facendo il nome di una persona, Antonio Cirillo, che Maria Adriana Cerrato non aveva identificato ancora. Poi Giorgio Scaramella ha provato a costruirsi e a costruire un alibi per Antonio Venditto. A chiarire ulteriormente gli aspetti di un omicidio efferato, nato per una banale contesa di un posto macchina che gli Scaramella avevano occupato senza titolo con una sedia e un masso e che Maria Adriana Cerrato ha rimosso provocando l’ira dei prepotenti, saranno gli inquirenti nel corso delle indagini. Negli interrogatori per la convalida del fermo, se cadrà il velo di omertà che l’avvolge, e il tentativo di coprirsi l’un con l’altro, gli indagati potranno provare a chiarire alcuni dei punti oscuri di questa vicenda.

Rosaria Federico



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