Misteri nel sottosuolo

Torre del Greco, un libro svela il giallo dei reperti trafugati e finiti nei grandi musei del mondo

Una ricerca d'archivio fa luce sugli scavi clandestini tra l'Ottocento e il Novecento e ritrova i tesori vesuviani esportati all'estero
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I segreti dell’archeologia vesuviana si tingono dei colori del poliziesco, svelando una fitta rete di scavi clandestini, speculazioni private e traffici internazionali che per secoli hanno spogliato il territorio dei suoi tesori più preziosi. Nel corso di una conferenza tenutasi martedì nove giugno nell’auditorium della Banca di Credito Popolare a Torre del Greco, è stato presentato il volume intitolato Archeologia e mercato antiquario, il caso delle ermette bifronti di Torre del Greco, scritto dagli storici dell’arte Giuseppe Maddaloni ed Ernesto Pinto. L’opera documenta una vera e propria indagine d’epoca che squarcia il velo sul fenomeno nefasto degli scavi privati avvenuti tra l’Ottocento e il Novecento nell’area compresa tra Ercolano e le storiche contrade torresi di Villa Sora e della Terma Ginnasio. In quegli anni, sfruttando l’assenza di una legislazione unitaria a tutela dei beni culturali, facoltosi imprenditori senza scrupoli eseguivano scavi senza cautele, mossi solo dal desiderio di rivendere i pezzi pregiati sul mercato antiquario parallelo.

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L’eccezionale valore scientifico e documentario della pubblicazione, che rintraccia le testimonianze delle scoperte a partire dal Seicento, ha ricevuto il plauso della comunità accademica. Ad analizzare l’opera è stata Grete Stefani, archeologa e funzionaria del ministero della Cultura, già direttrice dell’Ufficio Scavi del Parco archeologico di Pompei, che ha curato la prefazione del testo.

«Gli autori di questo studio, Giuseppe Maddaloni ed Ernesto Pinto, sono due storici dell’arte esperti in ricerche d’archivio e appassionati di archeologia, che si dedicano da vari anni alle indagini sul territorio di Torre del Greco e i suoi monumenti antichi. Quando ho cominciato a leggere il loro libro, oltre al dovere, ho ravvisato da subito il piacere di commentare questo volume che, nonostante le ridotte dimensioni, racchiude in sé molti dati archeologici e fonti documentarie di grande interesse».

Gli autori, muovendosi come investigatori vecchio stampo, sono riusciti a ricostruire i percorsi commerciali di opere straordinarie, come le ermette bifronti che ornavano la balaustra delle Terme Ginnasio, oggi inghiottite dal mare. Grazie allo studio di documenti inediti, i due ricercatori hanno rintracciato questi capolavori nelle loro attuali e prestigiose sedi espositive globali: il Lacma di Los Angeles, il Petit Palais di Parigi, il Museo Statale di Berlino, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Man di Napoli. Il saggista Carlo Avvisati, moderatore dell’incontro, ha definito lo studio un vero e proprio romanzo archeologico di assoluta fondatezza. I dettagli emersi aprono scenari clamorosi sul patrimonio disperso, confermando il ruolo centrale dell’area torrese nel mercato artistico mondiale, come spiegato direttamente dai due autori.

«Siamo partiti studiando le ermette bifronti e siamo finiti per “ritrovare” tutta una serie di reperti provenienti dalla Contrada Sora. Penso agli splendidi “Satirelli Cacciatori” al Labrum marmoreo con i proto-bacchiche, agli argenti finiti al Louvre e alla splendida aquila in lapislazzuli del museo di Baltimora. Ma il reperto che più mi ha affascinato resta l’affresco con scena di sacrificio di cui se ne erano perse le tracce. Grazie all’incrocio dei dati e delle fontes siamo riusciti a ritrovarlo nei depositi del Mann, ricostruendo il contesto di provenienza e restituendo una identità certa a questo frammento murario rinvenuto durante la costruzione della ferrovia nel 1843».

A fare eco a queste parole è il secondo autore, che evidenzia la complessità metodologica dell’operazione.

«Questo volume assomiglia più un intricato giallo d’altri tempi che a una ricerca tra storia e archeologia. Oggi a “chiusura delle indagini” più che presentare il volume sulla balaustra della Terma Ginnasio di Torre del Greco e le splendide ermette bifronti, consegniamo le conclusioni di una difficilissima indagine che fa luce sul traffico internazionale di opere d’arte tra XXIX e XX secolo. Gli indizi di questa indagine sono stati reperiti tra archivi, epistolari, mappe e fotografie, che ci hanno aiutato a far luce su questo intricatissimo caso. Più che uno storico dell’arte mi sono sentito un detective vecchio stampo. In ogni caso, l’indagine ci lascia ancora qualche spiraglio da esplorare».

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Commenti (1)

Illibro pareessre un intreccio ben documentato, ma ci sonno passaggi che mancano di chiarimenti e le fonti ancge ora sembrano disperse o malcollegate. Gli autori han fatto ricerche profonde ma a voltre la narrazione si perde e sembrerebbe mancàre un filo cronologicco certto; tuttavia il lavoro apre vie nuove per ricostruyer contesti e propòrre nuovi studii

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