Crotone. Uno dei più potenti d’Italia inizia a collaborare con la giustizia: si è pentito e tremano politici e colletti bianchi.

A darne notizia stamane è stato il Quotidiano del sud. Una decisione che potrebbe segnare una svolta epocale nella lotta alla ‘ quella del detto ‘il professore’ o ‘mano di gomma’ che sta collaborando da circa un mese con i magistrati della Dda di Catanzaro guidati da Nicola Gratteri. Grande Aracri e’ il indiscusso dell’omonima cosca che da Cutro, un piccolo paese del Crotonese, ha assunto un ruolo di primo piano nel panorama della criminalita’ organizzata calabrese, estendendo i propri tentacoli al nord Italia ed in particolare in Emilia Romagna, come confermato dal processo Aemilia, nel Veneto e in Lombardia.

La sua ambizione lo ha anche portato a compiere un passo “rivoluzionario” nel contesto ‘ndranghetistico, quello di cercare di coinvolgere altri boss nel tentativo di abbandonare la dipendenza dal crimine di Reggio Calabria e formare una Provincia autonoma con base a Cutro. “Una famiglia di ‘ di serie A che ha interessenze in Emilia Romagna oltre che in tutto il crotonese, fino ad arrivare a Catanzaro” ha sempre definito i Grande Aracri il procuratore Gratteri. Arrivato al vertice criminale con la violenza – fece uccidere il boss di cui era luogotenente, Antonio Dragone, facendogli sparare con un bazooka – e per questo condannato a diversi ergastoli, la sua strategia e’ stata pero’ sempre improntata all’imprenditorialita’ e, soprattutto, come diceva lui stesso, avvicinare e legare a se “i cristiani buoni”, vale a dire colletti bianchi, rappresentanti istituzionali, politici, professionisti, imprenditori, meglio se con addentellati nella massoneria.

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Ed e’ proprio tra questi ambienti che certamente non mancheranno le fibrillazioni dopo la notizia del “pentimento” di Grande Aracri.

Il pentimento. Il boss, che era detenuto nel carcere di Milano Opera in regime di 41 bis, circa un mese fa, ha chiesto di poter parlare con i magistrati della Dda catanzarese e reggina per gli affari della cosca in Emilia-Romagna. La Procura osserva uno stretto riserbo su cosa sia successo poi, ma secondo quel che si e’ appreso, Grande Aracri avrebbe gia’ fatto alcune dichiarazioni, anche se, probabilmente, si tratta di quelle iniziali previste per l’inizio della collaborazione. Di certo cose da dire ne ha, e tante. Se veramente decidera’ di mettere a conoscenza i magistrati di tutto quello che e’ a sua conoscenza, la lotta alla ‘ avrebbe una accelerazione impressionante in tutta Italia e consentirebbe di svelare i torbidi intrecci che legano ‘ndranghetisti a politici, amministratori e colletti bianchi infedeli.

Luigi Li Gotti, l’avvocato di Buscetta. E’ stato definito anche il Tommaso Buscetta della ‘ndrangheta, ma a stigmatizzare la figura del boss è stato proprio Luigi Li Gotti, l’avvocato del mafioso siciliano. E dunque, Li Gotti, minimizza la figura di Grande Aracri definendolo boss “di periferia”, non la “gola profonda” della ‘ndrangheta né “il Messia dei pentiti”, dunque definirlo “il Buscetta della ‘ndrangheta è eccessivo”. E se con le sue rivelazioni sarà in grado di “assestare un colpo” alla ‘ndrangheta, lo farà con quella “locale che lui conosce”. Di certo, la prima cosa da fare è verificare se la sua collaborazione “è effettiva”, e usare il “metodo Falcone” ritenendo “in partenza che ciò che dice è falso”. Ha detto Li Gotti, commentando la collaborazione del boss di Cutro.

“Nicolino Grande Aracri – ha detto Li Gotti – aveva un’estensione territoriale periferica, poi si è esteso in altri luoghi, però viene da una realtà limitata. Sicuramente era a capo della ‘ndrangheta di Cutro, un grosso centro del crotonese, poi si è allargato, ha fatto affari con la sua famiglia, molto numerosa, estendendosi moltissimo in Emilia Romagna, come ha dimostrato il processo ‘Aemilia’. Anche nell’indagine che hanno fatto ieri in Toscana viene fuori Grande Aracri. Insomma, aveva le mani in pasta in molti affari e in diversi posti, ci guadagnava molto, però da questo a farlo assurgere a ‘gola profonda’ della ‘ndrangheta, no”. Per Li Gotti, infatti, “il boss di Cutro aveva una dimensione territoriale limitata, dire che è il Buscetta della ‘ndrangheta è eccessivo. Il cuore della ‘ndrangheta è nel reggino, con le famiglie della provincia di Reggio Calabria. Grande Aracri è un po’ periferia”.



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