Le mani della ‘ sulla Penisola.

Kossa, Metameria e Enclave: sono i nomi delle tre operazioni condotte oggi dalle forze dell’ordine contro esponenti della ‘ tra capi, gregari e alcuni professionisti che agivano da sostegno alle cosche e che ha portato al sequestro di beni per un totale di 16 milioni di euro.
Da Reggio Calabria a Venezia, passando per , Roma, Grosseto, Firenze, Livorno, Ferrara, Milano, Varese le forze dell’ordine hanno messo a segno 78 . Una longa manus che attraversa tutto lo Stivale, alleata con gli ‘zingari’ o con la mala del Brenta, infiltrata nel settore dei trasporti, della commercializzazione della frutta, nel turismo o nel traffico di droga, il fenomeno ‘ndranghetista non ha più confini delineati.

Operazione Kossa. Dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere e sette agli domiciliari: è il frutto dell’operazione denominata ‘Kossa’ eseguita dalla divisione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri nella Sibaritide, sull’alto Jonio cosentino. Ad eseguirle le squadre mobili di Cosenza, Catanzaro, e Forlì-Cesena, appoggiate dal Servizio centrale operativo e da volanti del Reparto prevenzione crimine. Destinatari dei provvedimenti cautelari soggetti appartenenti o comunque vicini al clan di ‘ Forastefano di Cassano allo Jonio (Cs), tra cui professionisti ‘consigliori’. Nei confronti di tutti le accuse sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in , estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, violenza privata, trasferimento fraudolento di valori, e truffa, ipotesi di reato, delitti anche aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Gli inquirenti hanno ricostruito l’attività della cosca, rigeneratasi dopo gli interventi giudiziari del 2008 infiltrando il tessuto economico del territorio, in particolare il settore agroalimentare, principale risorsa della zona. L’azione del sodalizio si è concretizzata a danno degli altri imprenditori che operano nel settore agroalimentare nell’area della Sibaritide tra le quali anche un’azienda di livello europeo, con sede in provincia di Ferrara, che commercializza prodotti ortofrutticoli. Le mire imprenditoriali si sono estese inoltre al settore degli autotrasporti, monopolizzato grazie a un ‘cartello’ di ditte riconducibili, direttamente o indirettamente, al clan e votato all’acquisizione, spesso forzosa, delle commesse di altri operatori del settore. Una penetrazione quasi totalizzante nel tessuto sociale ed economico della zona, resa possibile anche dalla pax mafiosa stipulata con gli storici rivali degli ‘zingari’ con i quali si sono in passato contrapposti per il controllo criminale. Assieme alle ordinanze eseguite stamani è stato disposto anche il sequestro preventivo di terreni, fabbricati, quote societarie, imprese individuali e autovetture riconducibili a membri della famiglia Forastefano o ai loro prestanome, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. Gli arrestati nel corso dell’operazione Kossa, eseguita oggi dalla polizia, sono: Pasquale Forastefano, detto “l’Animale”, 34 ann; Alessandro Forastefano, 30 anni; Domenico Massa, detto “Cicciotto”, 44 anni; Luca Talarico, 36 anni; Agostino Pignataro, 40 anni; Stefano Bevilacqua, 36 anni; Antonio Antolino, 36 anni; Leonardo Falbo, 41 anni; Gianfranco Arcidiacono, 34 anni; Nicola Abbruzzese, detto “Semiasse”; 42 anni, finiti in carcere. Agli domiciliari sono finiti Alessandro Arcidiacono, 52 anni; Saverio Lento, 62 anni; Damiano Elia, 49 anni; Francesca Intrieri, 29 anni; Andrea Elia, 36 anni; Vincenzo Pesce, commercialista, di 55 anni; Giuseppe Bisantis, avvocato, 54 anni.

Operazione Metameria. Associazione di tipo mafioso, , concorso esterno in , trasferimento fraudolento di beni e valori aggravato dall’agevolazione mafiosa: sono queste le accuse mosse, a vario titolo, a 28 persone arrestate (25 in carcere, 3 ai domiciliari) nell’ambito dell’operazione ‘Metameria’ condotta dai carabinieri a Reggio Calabria e nelle province di Cosenza, Milano, Varese, Como, Livorno, Firenze, Udine a conclusione di indagini coordinate dalla Procura-Dda di Reggio. Le indagini, avviate nel 2018, hanno avuto origine dalle evidenze investigative emerse all’indomani dalla modifica della condizione detentiva, dal carcere ai domiciliari, del capo e organizzatore storico della cosca di ‘ndrangheta Barreca, operante nel quartiere Pellaro, Bocale e aree limitrofe del quadrante sud di Reggio Calabria. Tornato sul proprio territorio, sottolineano gli inquirenti, “ribadiva il suo ruolo di vertice della consorteria mafiosa assumendo la responsabilita’ e di coordinamento del gruppo per la finalizzazione delle attivita’ illecite, curando anche i rapporti con gli imprenditori collusi, ordinando atti intimidatori e ritorsioni in danno di commercianti ed imprenditori inadempienti alle richieste estorsive, occupandosi del mantenimento degli appartenenti alla cosca in stato di detenzione, impartendo ordini e dando indicazioni operative agli altri associati sfruttando la solidale complicita’ ed il supporto logistico per eludere le prescrizioni connesse alla sua condizione di detenuto domiciliare, pianificando l’esecuzione, le esazioni e la distribuzione dei proventi estorsivi agli altri associati, personalmente o delegando i relativi compiti ai sodali”. Sono stati accertati rapporti di “cointeressenza criminale” della ‘ndrangheta di Pellaro con i rappresentati di vertice di tutte le maggiori articolazioni della ‘ndrangheta reggina quali i Labate e gli Arcoti Condello e De Stefano, oltre a quelle di Santa Caterina e dei Ficara-Latella di Croce Valanidi. Cruciali per le indagini anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. La cosca Condello di Archi aveva accresciuto i propri interessi economici grazie anche all’operato di alcuni imprenditori, che, secondo chi ha indagato, “hanno fornito un concreto ed essenziale contributo al rafforzamento ed accrescimento economico della cosca”. Acquisiti inoltre gravi indizi di colpevolezza comprovanti il reato di trasferimento fraudolento di valori, realizzato attraverso la fittizia intestazione di alcune aziende e/o rami d’azienda, governate in maniera occulta dalla cosca Condello. In particolare, e’ emersa la vicenda che riguarda l’alienazione del parco automezzi della Leonia S.p.A. in liquidazione, condizionato dagli interessi mafiosi della cosca Condello e De Stefano. E’ emerso inoltre il coinvolgimento di un altro imprenditore, operante nel settore turistico-alberghiero nel comune di Scalea e zone limitrofe, i cui approfondimenti investigativi hanno permesso di svelare “duraturi e costanti rapporti economici-criminali” con esponenti della cosca Condello. Poste sotto sequestro 8 imprese operanti nei settori dell’edilizia ed impianti elettrici, officine meccaniche per mezzi pesanti, pulizie, autospurgo, gestioni lidi e strutture ricettive, riparazione autoveicoli, per un valore di circa 6 milioni di euro.
I provvedimenti hanno riguardato: Filippo Barreca, 65 anni, di Reggio Calabria; Antonino Labate, reggino di 44 anni; Francesco Labate reggino di 41 anni; Luana Barreca reggina di 40 anni; Domenico Calabro’ reggino di 64 anni; Filippo Palumbo nato a Melito Porto Salvo (RC) di 70 anni; Pasquale Politi nato a Melito Porto Salvo di 51 anni, Antonino Monorchio nato a “Le Locle” (CH – Svizzera cantone francese) di 55 anni; Antonino Latella, detto “Nino”, reggino di 72 anni; Antonino Esposito, reggino di 62 anni; Giuseppe Leuzzo, reggino di 54 anni; Demetrio Gattuso reggino di 64 anni; Francesco Arico’ nato a Villa San Giovanni di 63 anni; Demetrio Condello, reggino di 42 anni; Giandomenico Condello, reggino di 41 anni; Luigi Germano’ , reggino di 47 anni; Santo Germano’, reggino di 50 anni; Francesco Giustra, reggino di 43 anni; Nicola Pizzimenti, nato a Belvedere Marittimo (CS) di 42 anni; Bruno Trapani, reggino di 64 anni; Giovanni Trapani, reggino di 63 anni; Giovanbattista Fracapane reggino di 34 anni; Giovanni Battista Foti nato a Melito Porto Salvo (RC) di 43 anni; Marcello Bellini nato a Agrigento di 45 anni; Salvatore Campolo Amato reggino di 34 anni; Carmine De Stefano reggino di 53 anni; Antonio Libri, detto “Toto'” reggino di 38 anni; Donatello Canzonieri, reggino di 46 anni.
Tra i destinatari di un’ordinanza ai domiciliari c’è anche un insospettabile geometra residente in provincia di Firenze.

Operazione Enclave. I carabinieri della compagnia di Roma hanno eseguito un’ordinanza a carico di 33 persone nelle province di Roma, Reggio Calabria, Venezia e Grosseto, indagate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di armi. L’organizzazione era complessa e ramificata ed e’ stata meticolosamente ricostruita dagli investigatori a partire dalle principali fonti di approvvigionamento Colombiane fino agli ultime estremita’ di spaccio di cocaina, marijuana e hashish che si estendevano in particolare nelle zone di Casal del Marmo, Prima Porta, Borghesiana e nei Comuni di Sacrofano, Riano, Capena, Morlupo e Cerveteri. Al vertice c’era Pasquale Vitalone 46 anni, pluripregiudicato facente parte della ‘ndrina Alvaro di Sinopoli (Rc), che da tempo si e’ stabilito a Sacrofano da dove, secondo gli investigatori, dirigeva le sue attivita’ illecite avvalendosi anche di propri familiari come persone di maggior fiducia. A loro, infatti, Vitalone affidava le operazioni piu’ delicate ovvero quali reperire canali di approvvigionamento, curare i rapporti con gli altri associati, trasferire il denaro contante, attuare azioni intimidatorie, garantire la riservatezza delle comunicazioni tra gli accoliti, cercando di eludere le indagini delle forze dell’ordine. Nel corso dell’inchiesta, oltre alle numerosissime cessioni, sono state ricostruite, svariate operazioni di narcotraffico tra le quali la negoziazione di una partita di 20 chili di cocaina proveniente dalla Colombia, operazione gestita mediante l’intermediazione di due broker italiani, una donna 65enne residente ad Orbetello (Gr) e un uomo della provincia di Venezia, contiguo all’ex “Mala del Brenta”; la compravendita di una partita di 12 chili di cocaina al prezzo di 312 mila euro, operazione gestita per conto di Vitalone da un uomo di origini bulgare, il quale, in piu’ occasioni e’ andato in Spagna per gestire le trattative con un gruppo di colombiani che avrebbero dovuto far arrivare lo stupefacente in direttamente dal Sudamerica; la vendita di una partita di marijuana di 10 chili, fornita in conto vendita da Antonio Pelle, nipote ed omonimo del noto Antonio Pelle, soprannominato “Ntoni Gambazza”, ritenuto il capo dell’omonima cosca di San Luca (Rc); la trattativa per l’acquisto di 1.500 chili di hashish da cedere ad acquirenti gia’ individuati e attivi nella zona nord di Roma.



Cronache Tv



Ti potrebbe interessare..