Napoli, il giovane boss e il ‘bacio in bocca’ ai sequestratori del giovane operaio

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E’ caccia ai due latitanti del ‘cartello’ di clan (i reduci dei Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi) che era temporaneo e nato per affrontare con urgenza un problema comune di mancanza di ‘liquidita’ di cassa’ che impediva di pagare mensilita’ a famiglie di detenuti e ad affiliati.

Ieri in  13 sono stati arrestati tra Scampia e dintorni per aver sequestrato e chiesto un riscatto da 40mila euro alla famiglia di un giovane operaio. Il bersaglio scelto per il rapimento era componete di una famiglia del quartiere di Marianella, estranea a logiche di criminalita’ organizzata, lavoratori che in passato avevano avuto occasione di accumulare denaro grazie a una attivita’ di parcheggiatore abusivo. Per mettere insieme pero’ i 40mila euro, fu necessaria una colletta tra parenti. Il sequestro di persona avvenne con il ‘permesso’ del clan Amato-Pagano, il cui referente di zona, Salvatore Roselli,  tra i destinatari della misura restrittiva, per rendere pubblico l’assenso del gruppo all’azione, bacio’ sulla bocca due dei sequestratori.

“Ora ti taglio tre dita e gliele porto a tua madre. Poi se tua madre ha chiamato le guardie, con queste pistole prendiamo e ti spariamo”. Così il ras Costantino Raia aveva minacciato il giovane operaio usando frasi come scritte per la sceneggiatura di una puntata di Gomorra La Serie. La descrizione dell’accaduto, esposta ai militari , e’ contenuta delle cento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Napoli Fabrizio Finamore ha disposto la custodia cautelare in carcere per quindici persone ritenute affiliate ai clan Lo Russo, Amato Pagano e Vanella Grassi, alleatisi per autofinanziarsi con il rapimento dell’operaio che guadagna appena 1100 euro al mese ma la cui famiglia , secondo le informazioni in possesso dei clan, ha una certa disponibilita’ finanziaria.

La vittima, dopo essere stata circondata da due scooter e tre moto mentre era a bordo della sua Fiat Panda, e’ stata sequestrata e condotta in una sorta di garage. Li’ si trova seduta e legata con una corda quando i due sequestratori, preoccupati dal fatto che la madre potesse denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine, iniziano a minacciarla.



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    Qualche minuto prima uno dei rapitori aveva tentato di ustionargli il palmo della mano con un accendino: “…lo vedi, a me piace di accendere la gente e se tua madre ha chiamato le guardie tu muori appicciato (“dato alle fiamme”, ndr)”, gli dice e poi, ancora, “se tua madre ha chiamato le guardie, gli ultimi 5-6mila euro li usera’ per atterrarti”. Alla fine, dopo una trattativa con la famiglia, i sequestratori, dall’iniziale richiesta di 50mila euro si “accontentano” di 40mila euro: 30mila versati subito e i restanti 10mila dopo la liberazione dell’operaio, che avviene al termine di diverse ore di terrore che alla vittima saranno sembrate una eternita’.

    Dalle indagini è emerso che Nunzio Pecorelli, Antonio Ronga, Gennaro Caldore, Pasquale Pandolfo, Pasquale Concilio e Salvatore Roselli sarebbero i responsabili dell’iniziale prelievo del 30enne. Costantino Raia, Gennaro Rianna, Giuseppe Calemma, Pietro Gemito, Ciro Montagna, Emanuele Mincione e Giovanni Strazzulli avrebbero avuto il ruolo nella fase centrale del sequestro con le minacce; mentre Ronga e Nico Grimaldi avrebbero infine materialmente ricevuto i 40mila euro, suddivisi in quattro buste da 10mila euro, dalle mani dei genitori di Pettirosso.

    (nella foto Scampia e nei riquadri i due boss: da sinistra Nicola Roselli e Costantino Raia)







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