Parrucchiere dei Vip muore in ospedale: aperta un’inchiesta. Si è spento all’età di 45anni Umberto Schettino, un parrucchiere molto famoso in Campania. Il suo salone a Pompei era meta di personaggi dello spettacolo, oltre alle persone comuni. Era molto amato dai suoi clienti e dagli abitanti della città degli scavi. Sulla sua morte la moglie ha presentato una denuncia penale per capire cosa sia realmente accaduto al marito. Le indagini sono state affidate al sostituto procuratore Roberto Penna che nelle prossime ore ascolterà come persona informata dei fatti il medico curante che consigliò al 45enne l’immediato ricovero presso l’ospedale salernitano. Con molta probabilità sarà disposta l’autopsia sul corpo in modo da chiarire le cause del decesso e la sussistenza di eventuali responsabilità. Nel verbale di denuncia la moglie ha raccontato, nei dettagli, cosa è avvenuto dallo scorso mese di novembre quando il marito si rivolse al Ruggi per una presunta malattia cardiaca fino al giorno del decesso. Umberto Schettino durante un primo accesso al pronto soccorso è stato sottoposto ad accertamenti, così come riferito dalla moglie, e dopo avergli prescritto la cura da fare a casa è stato dimesso. Durante la cura l’uomo sentiva peggiorate le sue condizioni di salute, tanto da recarsi in una clinica privata a Pompei dove avrebbe svolto ulteriori esami. Ritornato poi al pronto soccorso del Ruggi Umberto Schettino fu trasferito in Cardiologia e fu ricoverato per sette giorno. Una volta dimesso, il 45enne sarebbe dovuto ritornare in ospedale per un controllo pochi giorni dopo. Tra il sabato e la domenica il parrucchiere si è aggravato e il medico gli consigliò un immediato ricovero al Ruggi. Dopo una prima cura antibiotica, fu sottoposto all’aspirazione del liquido dai polmoni ma nella notte si aggravò e fu disposa una tac al torace con esame batteriologico che riscontrò un’infezione tubercolare. Fu così trasferito nel reparto di malattie infettive per le dovute cure. Questo fino al 10 gennaio quando poi fu riscontrata la presenza di liquidi ai lati dei due polmoni. Così il giorno dopo fu effettuato l’aspirazione del liquido ma dopo circa 20 minuti Umberto Schettino non ce l’ha fatta ed è morto.
Minorenni schiavi: chiesti 36 anni di carcere per la gang dei rumeni
Minorenni costretti a chiedere l’elemosina nei comuni dell’Agro nocerino: chieste pesanti condanne per il gruppo di rumeni che gestiva il business dei giovani “schiavi” ma anche l’immigrazione clandestina. la scoperta era stata lo scorso anno quando i carabinieri di Nocera arrestarono cinque cittadini della Romania in due diverse operazioni. Dalle indagini era emerso che il gruppo aveva fatto giungere clandestinamente in Italia oltre 30 persone. La banda operava in un campo abbandonato, alle spalle dello stadio di Nocera Inferiore. Il pubblico ministero Rocco Alfano, nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise a Salerno ha chiesto otto anni di carcere ciascuno per Zoltan Kozak, Mihaly Matyas (i due promotori del traffico di persone) e 6 anni ciascuno per Cornel Coaniciu e due donne. Dalle indagini condotte dai carabinieri era venuto fuori uno scenario inquietante: ragazzini minorenni “schiavi” costretti a chiedere l’elemosina in tutti i comuni dell’Agro. Come ai vecchi tempi venivano accompagnati ovunque: vicino ai semafori, supermercati, chiese, ospedali strutture pubbliche, banche.Chi tra i ragazzini osava ribellarsi o tornava a casa a mani vuote, veniva picchiato o peggio, non gli si concedeva neanche di mangiare.
Gli schiavi dovevano versare ai capi dell’organizzazione dai 10 ai 15 euro al giorno per estinguere il debito di viaggio e alloggio offerto dalla gang. I tre in concorso con altri tre connazionali, tra i quali anche il figlio minore di Kozak – secondo l’accusa – erano un gruppo criminale che reclutavano connazionali in Romania per portarli in Italia e indurli a mendicare. Quando le povere vittime provavano a ribellarsi venivano picchiate e costrette a ritornare in strada per fornire ai capi la paga quotidiana. A occuparsi del trasporto in Italia dei connazionali Cornel Comaniciu che prendeva dai paesini più poveri del paese, diseredati ai quali paventava la possibilità di una vita migliore. Ma giunti in Italia, i rumeni – donne e uomini – venivano assegnati a una zona nella quale dovevano chiedere l’elemosina per pagare il viaggio in Italia e fornire al gruppo criminale lauti guadagni.Le vittime venivano ospitate in un campo nei pressi dello Stadio San Francesco, costretti all’accattonaggio e a vivere in una situazione di degrado e povertà. L’ospitalità e il viaggio in Italia dovevano essere pagati con turni estenuanti dinanzi ai semafori, o davanti ai luoghi di culto e negozi qualsiasi fossero le condizioni meteorologiche. Il debito non si estingueva mai e i ragazzini schiavi erano costretti per anni a sottostare alle richieste del gruppo criminale. Fino a febbraio scorso, quando i carabinieri arrestarono i tre.
Camorra, conflitto a fuoco con i carabinieri: arrestato il boss latitante Filippo Ronga
Camorra: sparatoria con carabinieri a Formia, ferito e catturato il boss latitante. E’ finita a Formia con un conflitto a fuoco con i carabinieri la latitanza di un 43enne napoletano, Filippo Ronga, ritenuto elemento di spicco del clan Ranucci di Sant’Antimo e ricercato dal 2013. L’uomo e’ rimasto ferito a una spalla, ed ora e’ ricoverato all’ospedale di Formia. A intercettare in piazza Sant’Erasmo, in localita’ Castellone, l’auto blindata su cui il latitante viaggiava con altre due persone – a quanto pare un uomo e una donna – sono stati i militari in borghese del Nucleo operativo della Compagnia di Giugliano in Campania che lo avevano localizzato e lo tenevano d’occhio per cogliere il momento opportuno per bloccarlo. Il 43enne – a suo carico due ordinanze di custodia cautelare – si e’ reso conto della trappola che stava scattando ed ha tentato la fuga, ne e’ scaturita anche una sparatoria e il latitante e’ stato colpito e quindi la sua fuga e’ finita li’. Sul posto e’ stata fatta arrivare un’ambulanza, sono state prestate le prime cure a Ronga e quindi il trasferimento all’ospedale ‘Dono Svizzero’. Le condizioni del ferito non sono gravi. I due che erano con lui sarebbero stati fermati.
Ergastolo evitato per “l’erede al trono” degli Amato-Pagano
Ergastolo evitato per il baby boss. E’ stato infatti condannato a 18 anni di carcere l’erede al trono degli Amato-Pagano. A.D. A. oggi 17enne, figlio della donna boss “zia” Rosaria Pagano. Ostentava ricchezza e ‘potenza’. A sedici anni aveva un Rolex d’oro e alle feste prenotava tavoli dove stappava bottiglie di champagne pregiato. Il Tribunale dei Minori lo ha condannato a 18 anni di reclusione, il pm ne aveva chiesti quasi il doppio, ma non l’ergastolo. Mimmo, cosi’ lo chiamano a casa, e’ per i giudici l’autore materiale del duplice omicidio di Alessandro Laperuta, 32 anni, e di Mohamed Nuvo, 30 anni, avvenuto il 20 giugno 2016 a Melito, in una casa al quarto piano di via Giulio Cesare. Il ragazzo, che a dicembre compira’ 18 anni, era uno dei reggenti della nuova cosca che a Melito dettava legge e cercava di ricompattare un clan in affanno dopo gli arresti e le guerre perse contro gli Abete-Abbinante e la Vanella Grassi. Difeso dagli avvocati Luigi Senese e Gandolfo Geraci, il baby boss ed “erede al trono” della potente famiglia degli Amato-Pagano ha evitato l’ergastolo.
Quanto accaduto all’ora di pranzo del 20 giugno del 2016 in un appartamento al quarto piano di una palazzina in via Giulio Cesare a Melito è stato ricostruito dagli investigatori con dovizia di particolari nelle 54 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Avallone. Ci sono le testimonianze, la ricostruzione degli investigatori, le intercettazioni, le dichiarazioni dei testi, le analisi dei profili facebook con foto degli indagati. Un lavoro puntuale e attento grazie al quale si è riusciti ad incastrare il baby boss degli Amato-Pagano. Ma ci sarebbero almeno altre due o tre persone da identificare che avrebbero partecipato alla sparatoria e che avrebbero accompagnato i tre identificati. Nonostante la dettagliata ricostruzione il rampollo della famiglia degli scissionisti è riuscito ad evitare l’ergastolo. Ecco la testimonianza fiume del testimone resa il giorno stesso del duplice omicidio e che ha permesso agli inquirenti di indirizzare le indagini nelle direzione giusta e poi chiudere il cerchio nei confronti del giovane “erede al trono” con le intercettazioni:
” …Nel corso della mattinata odierna sono rimasto prevalentemente all’interno della mia abitazione eccetto dalle ore 09:30 alle ore 12:00, orario in cui sono sceso nel garage dello stabile per lavare la macchina. Mentre mi trovavo nel garage ho potuto notare che verso le ore 10:00 sono arrivate due macchine e un motorino e più precisamente due Fiat Panda entrambe di colore blu ed entrambe di nuovo modello. Dalle macchine sono scese due persone, di sesso maschile, per autovettura; da un’autovettura sono scese due persone di corporatura snella ed entrambe vestivano una maglietta blu e un jeans chiaro. Dall’altra Fiat Panda sono scesi altre due uomini che indossavano rispettivamente, uno, una maglietta arancione e, l’altro, una maglietta rossa, ed entrambi avevano una carnagione chiara. Posso riferire che tutti e quattro i soggetti frequentano di solito l’abitazione ubicata al quarto piano. Tutti e quattro i soggetti che sono scesi dalle macchine avevano un’età apparente di 25-26 anni. Il motorino è un Yamaha del tipo T-MAX dal quale sono scesi due uomini, uno di corporatura robusta, capelli biondi, e l’altro di corporatura snella e capelli biondi. Quello di corporatura robusta indossava pantaloni e maglietta di colore scuro. Anche l’altro soggetto che è sceso dal T-MAX indossava indumenti di colore scuro. Il soggetto avente corporatura robusta ha una età apparente di 23-24 anni mentre l’altro ha un età apparente di 20-21 anni … ” ” … Delle quattro persone che sono scese dalle macchine non ne conosco nessuna, posso affermare che queste persone sono di Melito perché li vedo spesso in giro per la città … ” · …i due soggetti che sono scesi dal T-MAX li conosco bene e si chiamano, uno. Mimmo. quello di corporatura snella e di giovane età rispetto all’altro soggetto di corporatura robusta. che io conosco con il nome di Lello; quest’ultimo soggetto, in giro per Melito, lo chiamano con l’alias “lello o’ biond”. Dei due soggetti, posso riferire inoltre che, in giro, quello con il nome Lello. lo chiamano “o’ boss”. mentre di Mimmo si dice che è il fratello del “boss” degli AMATO- PAGANO. Per entrambi i soggetti si dice in giro che sono loro e “comandano la zona di Melito… “.
” … Dopo dieci minuti ho visto i due soggetti Lello e Mimmo, che sono scesi in garage e subito dopo a bordo del T-MAX si sono allontanati da quel luogo. Rispetto a quando sono arrivati, quando sono ripartiti Lello e Mimmo sembravano che avessero molta fretta. Ho dedotto ciò perché il T-MAX si è allontanato a grande velocità dal garage. Dopo uno mezz’ora circa anche i quattro soggetti che erano arrivati a bordo delle due Fiat Panda, sono risaliti nelle predette autovetture e si sono allontanati. Anche per questi ultimi, ho potuto notare che si allontanavano dal garage o forte velocità … ” ” … Alle ore 13:20 circa, mentre mi trovavo dentro casa ho sentito un autoambulanza giungere sotto il mio palazzo e una volta uscito nell’androne dello stabile ho notato alcuni sanitari trasportare uno barella al quarto piano, e quindi io sono rientrato dentro casa. Dopo circa 15 minuti, è sopraggiunto un’altra autoambulanza dalla quale alcuni sanitari hanno trasportato un· altra barella sempre al quarto piano. Allora io sono riuscito nell’androne ed ho visto che i medici stavano trasportando sullo barella dal quarto piano verso l’autombulanza, una persona di sesso maschile, con carnagione scura e capelli rasati. Lo stesso non si muoveva …” ” … Mia moglie avevo paura della mia incolumità a causa dei trascorsi giudiziari di mio fratello…omissis…, il quale in questo momento è sottoposto al regime degli arresti domiciliari in Arzano, non conosco in che via. So che in passato ha lavorato per conto del clan AMATO-PAGANO come spacciatore di diversi tipi di droga. Per questi motivi, mio moglie pensava che quelli che frequentano il quarto piano prendessero di mira la mia persona per motivi legati al mondo della droga, invece di prendersela con mio fratello … ” • … La paura di ricevere degli atti contro la mia persona è nata da quando i due soggetti Lello e Mimmo hanno occupato l’abitazione del quarto piano. Voglio ora precisare che quell’abitazione ubicata al quarto piano e della quale stiamo parlando è un’abitazione nella disponibilità, quale assegnataria di casa popolare, di mia madre deceduta circa cinque anni fa. Dalla morte di mia madre, quella casa è rimasta chiusa fino a quando mio fratello Mario è uscito dal carcere, ovvero circa tre anni fa, e si è stabilito in quell’appartamento per circa sette mesi fino a quando non è stato di nuovo arrestato per spaccio di droga. Subito dopo il suo arresto, mio fratello Mario ha consegnato le chiavi dell’abitazione ai due soggetti di cui ho parlato poco fa, di nome Lello e Mimmo. Dopo un mese dal suo arresto mio fratello Mario uscì dal carcere si è trasferì ad Arzano per scontare la pena agli arresti domiciliari … “” … La persona che ho visto trasportare sulla barella non era tra quelle sei persone che ho notato giungere in garage questa mattina. Voglio aggiugere che questa persona non l’ho mai vista nel mio palazzo nè tantomeno l’ho notata frequentare gli inquilini di mio fratello, ovvero Lello e Mimmo, né tantomeno l’ho mai vista a Melito …” …Dalle ore 12:00 circa, e cioè da quando sono rientrato nella mia abitazione, non ho sentito alcun rumore strano ne tanto meno degli spari … “.
Ma nonostante la minuziosa e dettagliata ricostruzione dei fatti compiuta dalla dda grazie al lavoro investigativa e ai riscontri dei racconti dei pentiti il figlio di Rosaria pagano è riuscito ad evitare l’ergastolo.
Castellammare: ‘Sparalo, sparalo’, così i Fontana punirono il ragazzo che li aveva sfidati
Castellammare di Stabia. La cronaca filmata di un raid punitivo, un film stile Gomorra girato con le telecamere della video sorveglianza installate in città. Dal diverbio con ‘l’infame’ che ha osato picchiare l’aspirante baby boss alla gambizzazione, un’ora dopo davanti al bar. Quel film ha portato in cella sei persone, quasi tutti pregiudicati, e due minori (finiti in comunità) della famiglia Fasano. Un piccolo clan familiare che ha il predominio criminale nella zona dell’Acqua della Madonna e della villa Comunale stabiese. Quel film inizia poco dopo le 23 del 10 dicembre del 2016 quando G., figlio di Catello Fontana rientra nella zona dell’Acqua della Madonna a Castellammare, il quartier generale della sua famiglia, e incontra i suoi familiari: la zia Laura, i cugini Vincenzo, P. G. (l’altro minore finito in comunità) e Alfonso. E’ in questa fase che si prepara il raid contro Gaetano Cavallaro, un giovane con il quale G. ha avuto un diverbio pochi minuti prima. il piccolo conciliabolo è preparatorio a quella gambizzazione avvenuta poco prima di mezzanotte in Corso Alcide De Gasperi al bar 82.Da quel momento in poi, le telecamere riprendono gli spostamenti del gruppo nei pressi del distributore di benzina al’Acqua della Madonna, e poi la ricerca delle armi. Una fiocina da sub che diventa un bastone, recuperata dalla stiva di una barca ormeggiata ai pontili, e le due pistole consegnate dalle donne della famiglia ai giovani rampolli. Alle 23, 30, mezzora dopo l’arrivo di G. nel suo quartier generale è tutto pronto per poter far partire la spedizione punitiva. Ci sono gli scooter, le armi, gli uomini.
G. può partire per la sua ‘iniziazione’ – così è stata definita dagli esperti della Procura per i minori – da baby boss. La pistola che le donne della famiglia gli hanno dato è stata provata: deve sparare. Quando verso le 23,40 il commando di giovanissimi, padri e zii, arriva in Corso Alcide De Gasperi, Gaetano Cavallaro – il giovane che ha osato sfidare il baby guappo – è seduto al bar. Sorseggia un drink. G. parcheggia lo scooter – le targhe poi vengono rilevate dalle telecamere – si avvicina e gli punta la pistola al volto e al petto. Poi, l’esitazione. Ha paura. E allora il cugino Alfonso Fontana, 19 anni appena, lo incita: ‘sparalo, sparalo a questo infame’. G. preme il grilletto, mentre la vittima si gira offrendogli il fianco, pensando di non avere più scampo, non vuole guardare in faccia alla morte. Il colpo parte, Gaetano Cavallaro viene ferito ad entrambe le gambe. Ma è vivo. A quel punto, il fratello che è nel bar con lui lancia il suo casco contro gli aggressori per distogliere l’attenzione dall’obiettivo. Ma i Fontana non si intimoriscono e questa volta colpiscono con il bastone, inseguono il fratello di Gaetano Cavallaro, lo colpiscono con il bastone. E’ ferito ad una mano.
La spedizione è compiuta, l’iniziazione di G. alla vita criminale anche. Gaetano Cavallaro se la caverà con ferite lievi e dieci giorni di prognosi. Ma da quel momento per i Fontana non c’è più pace. Quattro giorni dopo gli agenti del Commissariato di Castellammare di Stabia hanno circoscritto il cerchio intorno alla famiglia di via Caio Duilio. Scattano le perquisizioni. E’ tutto sparito, vestito, armi. Del raid non c’è traccia nelle vite della famiglia Fontana, ma non in una casa dove Alfonso Fontana vive con la mamma, lontano dal quartiere generale. Lì ci sono i vestiti che il giovane indossava la sera del 10 dicembre: il casco, il giubbino. Sono le stesse cose che si vedono in quel film. Il resto arriverà fotogramma dopo fotogramma nei mesi successivi. Mesi di indagini e riscontri culminati nel blitz che ha portato in carcere e in comunità gli otto componenti della famiglia Fontana.
Rosaria Federico
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Napoli, 15enne pestato dal branco: lesioni alla milza
Branco selvaggio in azione ancora una volta a Napoli. Ennesimo episodio di violenza da parte di baby gang a Napoli: un ragazzo di 15 anni, residente a Melito, e’ stato aggredito e picchiato da un gruppo di una quindicina di giovanissimi. E’ accaduto in serata all’esterno della metropolitana di Chiaiano, alla periferia del capoluogo. La vittima era in compagnia di due cugini. Portato in ospedale dallo zio, il 15enne ha riportato lesioni alla milza e viene sottoposto a intervento chirurgico. Sull’episodio indaga il commissariato della polizia di Stato di Giugliano. Non sono ancora note le cause dell’aggressione. Quello di questa sera è solo l’ultimo di una serie di aggressioni e di violenze che ragazzini in branco o come si usa dire in forma di baby gang amano fare nei confronti di coetanei indifesi. la cronaca di napoli e provincia purtroppo negli ultimi mesi conta più di dieci episodi del genere. Alcuni gravi culminati con accoltellamenti come nel caso del giovane Arturo in via Foria a Napoli.
Molestie all’avvocatessa sua ex: chiesti 8 anni di carcere
Molestie ad avvocatessa nello studio, chiesti 8 anni carcere. E’ la pena richiesta dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Antonella Cantiello nel processo a carico del panettiere di 30 anni Francesco Iodice, accusato di violenza sessuale e stalking ai danni di un’avvocatessa di Macerata Campania, nel Casertano. Tra le circostanze contestate dall’accusa, vi sarebbero i palpeggiamenti di cui la giovane professionista sarebbe rimasta vittima nello studio legale in cui lavorava. Il dibattimento e’ in corso davanti alla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Maria Francica. Iodice, difeso dagli avvocati Antonio Veltre e Raffaele Crisileo. Il panettiere e’ attualmente detenuto. La vicenda emerse due anni fa, quando la giovane avvocatessa, accompagnata dai legali dove faceva pratica professionale, si reco’ alla Stazione dei Carabinieri di Macerata Campania per sporgere denuncia contro Iodice. La ragazza racconto’ di aver avuto una relazione sentimentale con il trentenne, ma di averla poi interrotta, subendo da quel momento le molestie a la persecuzione di Iodice, che non voleva rassegnarsi alla fine del rapporto. La pubblica accusa, in oltre due di requisitoria, ha descritto il comportamento di Iodice, che avrebbe piu’ volte inseguito l’ex mentre era in auto, presentandosi spesso allo studio legale dove lavorava; l’uomo avrebbe inoltre tempestato di telefonate e di molestie l’avvocatessa, fino a tentare di abusare di lei. Alla prossima udienza ci sara’ l’arringa dei difensori, quindi la sentenza.
Presidenza Figc: Lega A senza candidato e Lotito tenta la corsa
Presidenza Figc: caos Lega A senza candidato,Lotito tenta la corsa E non c’e’ convergenza dopo consultazioni con altre componenti. A due mesi dal disastro della Nazionale, la Lega Serie A e’ ancora spaccata sul nome a cui affidare la ricostruzione del calcio italiano. Mancano solo due giorni dal termine per presentare le candidature per le elezioni federali e nel caos politico si fa largo Claudio Lotito: ha annunciato avere il sostegno necessario di undici club (o 12 addirittura), senza pero’ mostrare il documento con le firme, nel corso di un’assemblea al termine della quale la Lega locomotiva del movimento non ha indicato un proprio candidato, ne’ ha dato l’endorsement a uno di quelli gia’ in corsa per le elezioni del 29 gennaio, il n.1 dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi, quello della Lega Pro, Gabriele Gravina, o Cosimo Sibilia, che domani a Roma ricevera’ l’investitura dalla sua Lega nazionale dilettanti. Anzi, i club che non sostengono il presidente della Lazio a questo punto non sarebbero cosi’ contrari all’arrivo di un commissario in Figc e lo lascia intendere anche il prossimo appuntamento, fissato solo il 22 gennaio, quando verranno aperte le offerte per i diritti tv. Fra questi risultano Inter, Juventus, Roma (assente in assemblea, con i dirigenti a Londra per il summit con Pallotta), Fiorentina, Bologna, Sassuolo, Torino, mentre al fianco di Lotito ci sarebbero Napoli, Milan, Genoa, Chievo, Verona, Udinese, Crotone, Atalanta, con una serie di societa’ la cui posizione non e’ chiara: Sampdoria, Spal, Cagliari, Benevento.
Il n.1 della Lazio ha tempo fino a domenica per depositare la candidatura, poi potra’ cominciare la ricerca di consensi fuori dalla Serie A (12% del peso elettorale). In Lega B difficilmente trovera’ l’appoggio di tutti i 22 club (5% dei voti), visti i duri scontri degli ultimi mesi, in cui da patron della Salernitana ha tentato la scalata al vertice di una categoria spaccata a meta’. Per assicurarsi un posto nel consiglio della Figc, ha giocato su due tavoli: in Lega B e in A, dove ha proposto vari candidati presidente (anche con un inedito asse con la Juve). E forse e’ sempre quello il traguardo dietro l’annuncio di correre per il vertice della Figc, lanciato in assemblea dopo aver partecipato (col commissario Carlo Tavecchio, il presidente del Torino Urbano Cairo, l’ad del Milan Marco Fassone, quello della Juve Beppe Marotta) alle consultazioni con le altre componenti. Ha iniziato il candidato con la base elettorale piu’ forte, il 34% della Lnd: “Il calcio di base e quello di vertice potrebbero ricostruire l’asse storico che c’e’ sempre stato”, ha detto Sibilia. Di asse forte ha parlato anche il presidente della Lega B, Mauro Balata. Renzo Ulivieri ha definito sconveniente puntare su uno dei vice di Tavecchio (come lo stesso Sibilia), e dopo aver proposto ieri Walter Veltroni ha tirato fuori la carta del giornalista Matteo Marani. Il presidente degli allenatori (10%) non ha accettato la candidatura al buio prospettata dalla Serie A, e cosi’ ha fatto Tommasi, che difficilmente andra’ oltre il 20% dell’Assocalciatori. La Serie A alla fine non ha indicato nessun nome, come invece invocava “per responsabilita’” Marcello Nicchi, il presidente degli arbitri (2%), che “non voteranno al primo turno se si arrivera’ con tre candidati”. “Emergono fratture nella Serie A”, ha raccontato Gravina e i fatti hanno confermato le impressioni del presidente della Lega Pro (17%). “L’assemblea non si e’ pronunciata su una candidatura ne’ su una candidatura di appoggio – ha preso atto Tavecchio -, dopo domenica si vedra’”. E non e’ detto che tutti i 3-4 candidati arrivino in fondo.
Napoli, il comune cede le quote dell’aeroporto alla Gesac e incassa 35milioni di euro
Comune di Napoli ha ceduto definitivamente la quota detenuta della sua ex partecipata Gesac, la società che gestisce l’Aeroporto internazionale di Napoli Capodichino, incassando 35.550.000 euro. “L’alienazione della quasi totalità della partecipazione di Gesac, 30mila azioni corrispondenti al 12% del capitale sociale – si legge in una nota del Comune di Napoli - è il risultato di un’operazione di razionalizzazione ed efficientamento delle partecipazioni societarie condotta dall’Amministrazione in questi ultimi mesi, un’azione che ha l’obiettivo di ridurre il numero di organismi, di cui possiede quote, che non sono ritenuti indispensabili per il perseguimento delle finalità istituzionali dell’Ente”. A seguito di una procedura ad evidenza pubblica, avviata lo scorso luglio, l’ex partecipata comunale è stata, quindi, aggiudicata a favore dell’unico offerente, Sistema Aeroportuale Campano spa, che proprio oggi ha stipulato il contratto di cessione. Il ricavato sarà interamente utilizzato per il ripiano del disavanzo del Comune.
Napoli, 17enne accoltellato: lunedì Arturo torna a scuola
Napoli, 17enne accoltellato dalla baby gang in via Foria: lunedì Arturo torna a scuola. La mamma: primo passo per tornare alla vita di tutti i giorni. Tornerà a scuola lunedì prossimo Arturo, il diciassettenne accoltellato alla gola una settimana prima di Natale, in via Foria, a Napoli, da una baby gang. All’inizio, sarà soltanto per qualche ora, anche perché, a causa delle conseguenze legate all’aggressione subita, Arturo non riesce ancora a vivere una vita normale. “Lunedì ci sarà il primo rientro in classe – dice Maria Luisa Iavarone, la mamma di Arturo – riprenderà un po’ alla volta”. Intanto, fa sapere, l’attenzione da parte delle istituzioni civili e religiose non cala. “Sono stata contattata dalla Curia – afferma -. In settimana saremo ricevuti, per noi e’ il segno che il dialogo serve e continua”. Arturo è tuttora a casa dei nonni, ma tornerà dai suoi genitori domenica sera. E domenica 28 gennaio, è in programma una manifestazione a sostegno del ragazzo, alla società sportiva Partenope, che Arturo ha frequentato per tanto tempo, praticando judo fino a diventare cintura mezza nera. In quella occasione sarà conferita la cintura nera ad honorem. A promuovere l’iniziativa, insieme con la società polisportiva, anche l’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Sono stati invitati il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore allo Sport, l’ assessore alle Politiche Sociali le Fiamme Oro e i rappresentanti del Coni.
Due giorni fa la mamma del ragazzo aveva fatto sapere che il ragazzo non sapeva se voleva restare a Napoli. Non ha intenzione di fermarsi ne’ di rinchiudersi in casa. Maria Luisa Iavarone aveva detto: “Voglio incontrare il ministro Minniti”, dice. Il suo obiettivo e’ uno soltanto: ridare a suo figlio la fiducia, prima di tutto nel suo futuro. Se da un lato il sostegno dei suoi compagni di classe, dei ragazzi del liceo Cuoco, e’ per lui “motivo di orgoglio”, dall’altro “sente degrado intorno a se'” per quello che ha vissuto. “Questo lo condiziona sul futuro – racconta la mamma – Era deciso a provare i test d’ingresso a Medicina, oggi mi ha detto che non sa piu’ se vuole farli, se vale la pena restare o andare fuori”. “Ho altri due figli, entrambi piu’ piccoli di Arturo – afferma – non posso ne’ intendo cedere al mio dovere supremo di genitore, devo garantire loro la garanzia del futuro, aiutarli a stare al mondo”. Per questo Maria Luisa ha accettato di buon grado la sovraesposizione mediatica di questi giorni. “Faccio ammujna (confusione, in dialetto napoletano ndr.) fino a quando non saranno presi i responsabili e non solo per Arturo, ma affinche’ ci sia una attenzione costante ai temi della legalita’ e della sicurezza a Napoli”. E aveva fatto sapere di aver ricevuto la telefonata di Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, Autorita’ nazionale anticorruzione.
Napoli, Ghoulam e Milik di corsa verso il rientro
Napoli, Ghoulam e Milik di corsa verso il rientro: domani la ripresa. Lunedi’ si aspetta risposta di Verdi. La corsa scudetto per il Napoli riparte domani, prima tra le big a tornare in campo dopo la sosta sindacale dei giocatori. Seduta a Castel Volturno e subito lavoro duro per preparare la sfida di Bergamo contro l’Atalanta, a cui non potranno assistere i residenti in Campania per decisione del prefetto. Domani al centro tecnico ci saranno anche Ghoulam e Milik che hanno goduto delle ferie ma con gli “attrezzi del mestiere” in valigia. I due sono partiti infatti con gli strumenti di allenamento e la tabella preparata dallo staff medico azzurro per proseguire la riabilitazione dopo l’intervento a legamenti crociati del ginocchio che hanno entrambi subito. Ghoulam e Milik non hanno voglia di riposare, ma di giocare e corrono verso il ritorno in campo: la prossima settimana, tra martedi’ e mercoledi’ e’ previsto il prossimo controllo a Roma dal professor Mariani, che li ha operati e che potrebbe ipotizzare una data per il rientro agli allenamenti in gruppo per i due. Ghoulam sta recuperando piu’ in fretta come ha spiegato anche De Laurentiis: “Ghoulam puo’ recuperare prima di Milik”, ha detto, prima che il capo dello staff medico Alfonso De Nicola spiegasse: “Faremo il punto della situazione con il professor Mariani su Ghoulam e Milik con alcuni test fisici e atletici che potranno dirci se tutto procede come previsto. Se il controllo avra’ l’esito sperato, i due calciatori potranno regolarmente tornare ad allenarsi con il resto della squadra e poi stara’ all’allenatore decidere quando e come impiegarli”. Milik e Ghoulam potrebbero quindi tornare presto a disposizione di Sarri che pero’ ci andra’ piano, soprattutto con l’attaccante, gia’ infortunatosi lo scorso anno. Intanto proseguono le trattative del ds Giuntoli sul mercato. Lunedi’ potrebbe arrivare la risposta definitiva di Simone Verdi alla proposta azzurra. In alternativa Giuntoli tiene calda la pista Deulofeu, anche se le richieste di ingaggio da 2,5 milioni del giocatore hanno raffreddato la trattativa. Il Napoli lavora ance nel mercato in uscita e potrebbe accontentare Maksimovic che chiede di giocare di piu’ e potrebbe andare in prestito fino a fine stagione al Sassuolo, rimasto orfano di Paolo Cannavaro.
Camorra, un detenuto, accusa: ‘Piano dei Cesaro per calunniare il pm’
Camorra, un detenuto accusa: ‘Esisteva un piano dei fratelli Cesaro per calunniare il pm’. Secondo il testimone i due imprenditori ‘volevano alzare un polverone’. Gli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del deputato di Fi ed ex presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, che sono in carcere dal maggio dello scorso anno perche’ ritenuti in rapporti di affari con il clan della camorra dei Polverino, avevano progettato un piano per calunniare il sostituto della Dda Mariella Di Mauro, titolare dell’inchiesta, accusandola falsamente di condurre l’indagine a loro carico per motivi politici. E’ quanto afferma Elio Cafiero, detenuto per rapina nel carcere di Poggioreale e in particolare nello stesso padiglione dove sono reclusi i fratelli Cesaro. Il verbale di interrogatorio reso in qualita’ di testimone da Cafiero – le cui dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti – e’ stato depositato dai pm della Dda agli atti del Tribunale del Riesame di Napoli chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di revoca della ordinanza cautelare nei confronti di Cesaro. Dopo essersi soffermato sui rapporti intessuti a Poggioreale con i Cesaro – ai quali avrebbe estorto anche somme di denaro per garantire la loro incolumita’ in carcere – Cafiero ha raccontato che gli imprenditori gli promisero 30mila euro se avesse denunciato che la pm Di Mauro induceva gli indagati a rendere false dichiarazioni di accusa (”questa proposta di pagarmi per calunniare la pm me la fece Aniello che disse che la pm era fascista e che faceva questo processo perche’ erano prossime le elezioni e quindi vi erano anche motivi politici”). Il detenuto ha dichiarato che cio’ ”serviva a sollevare un polverone”, e che gli imprenditori gli promisero in cambio anche la messa a disposizione per i suoi familiari di un appartamento di loro proprieta’ a Milano. L’inchiesta su politica e camorra al comune di Marano e sugli insediamenti industriali nell’area pip aveva portato lo scorso anno all’emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare da parte della Dda di Napoli.
Calciomercato, l’Inter prende Lisandro Lopez e la Juve prenota Praet
Calciomercato: primo colpo in arrivo per l’Inter: Lisandro Lopez, 28enne centrale argentino, puo’ ormai considerarsi nerazzurro. C’e’ ormai l’accordo su tutto e il difensore del Benfica e’ atteso a Milano fra domenica e lunedi’ per le visite mediche di rito e la firma sul contratto. Lopez arrivera’ in prestito dal club portoghese per 500mila euro con diritto di riscatto fissato a 10 milioni di euro. Eccolo, dunque, il difensore che mancava a Luciano Spalletti per allungare una coperta cortissima. Ma non finisce qui. Anche se Suning ha indicato la linea dell’autofinanziamento totale, Walter Sabatini e Piero Ausilio provano ad accontentare il tecnico di Certaldo: Rafinha e Ramires dovrebbero essere i prossimi due colpi in questa finestra di calciomercato, ma il Barcellona non e’ convinto dell’offerta interista (prestito gratuito con diritto di riscatto a 18-20 milioni) per il figlio di Mazinho, mentre il nodo per Ramires e’ legato all’ingaggio. C’e’ comunque ottimismo. Poi, mentre si tenta di piazzare Joao Mario, negli ultimi giorni di mercato si valutera’ anche l’ipotesi Gerard Deulofeu. L’esterno blaugrana e’ il ‘piano B’ del Napoli qualora non si arrivasse a Simone Verdi: lunedi’ sara’ il giorno decisivo, Aurelio De Laurentiis punta sul jolly d’attacco per far contento Maurizio Sarri. A frenare l’arrivo al Napoli dell’ex Milan ci sarebbe pero’ anche la sua richiesta d’ingaggio: l’acquisto di Deulofeu costerebbe attorno ai 20 milioni di euro, cifra sulla quale ci sarebbe gia’ un’intesa di massima fra le due societa’, compresa la modalita’ di pagamento (due tranche). Ma Deulofeu guadagna 2,5 milioni di euro netti a stagione, un ingaggio che potrebbe creare qualche tensione all’interno della rosa di Sarri e al quale lo spagnolo non intende rinunciare. Da qui la decisione del Napoli di prendere tempo, sperando di trovare la soluzione economica giusta. Dalla Spagna: Cristiano Giuntoli segue Alvaro Garcia del Cadice. Nikola Maksimovic nel mirino del Sassuolo. Lunedi’ potrebbe essere anche il giorno della risposta definitiva di Stefan de Vrij sul rinnovo del contratto in scadenza il 30 giugno: la Lazio e’ tornata a sperarci, magari inserendo una clausola attorno ai 20-25 milioni nell’accordo fino al 2020. Su de Vrij ci sono da tempo l’Inter, diversi club di Premier League e il Barcellona, che oggi ha presentato Yerry Mina, sostituto di Javier Mascherano prossimo ad andare in Cina. La Juventus non ha particolari interessi alla sessione invernale del calciomercato e guarda gia’ alla prossima estate: sembra ormai fatta per Emre Can, che arriverebbe a parametro zero dal Liverpool, nei giorni scorsi Beppe Marotta ha incontrato i vertici della Sampdoria e, nell’occasione, ha ‘prenotato’ Dennis Praet, centrocampista belga di sicuro avvenire. Al contempo, il ds Fabio Paratici avrebbe incrociato il Cagliari per discutere del futuro di Nicolo’ Barella, protagonista di una grande stagione nonostante la giovanissima eta’. Nel mirino anche Lorenzo Pellegrini della Roma. Manuel Locatelli potrebbe finire al Genoa, in prestito secco fino a giugno: manca ancora l’ok del Milan. “Ci servono un centrocampista e un esterno, cercheremo di prenderli prima di andare a Verona”, dice il presidente del Crotone, Gianni Vrenna. Si ipotizza il ritorno di Lorenzo Crisetig, piacciono anche Federico Ricci e Ahmed Benali.
Tragedia della strada a Melfi: morti 2 meccanici campani e un imprenditore
Tre persone sono morte stamani in un incidente stradale avvenuto – per cause in fase di accertamento – sulla strada statale “Bradanica”, nei pressi di Melfi in provincia di Potenza. Secondo quanto si e’ appreso, nell’incidente sono rimasti coinvolti un furgone e un’automobile: due delle tre vittime sono morte carbonizzate. Sul posto sono giunti forze dell’ordine, vigili del fuoco, operatori sanitari del 118 e tecnici dell’Anas.Sono stati identificati i tre uomini che hanno perso la vita questa mattina in un incidente stradale sulla strada statale 655 ”Bradanica” Potenza-Candela (Foggia), in territorio di Melfi, nei pressi della zona industriale di San Nicola e dello stabilimento Fiat Chrysler. In uno scontro frontale sono state coinvolte una Jaguar ed un furgone Fiat Ducato. Le vittime sono un imprenditore di 49 anni di Matera che era a bordo della Jaguar mentre i due uomini che hanno perso la vita nel furgone sono meccanici, un 31enne residente a Casalbore in provincia di Avellino ed un 37enne di Castelvetere in Valfortore in provincia di Benevento. Procedono i carabinieri della Compagnia di Melfi. Sul posto sono intervenuti anche il 118 ma i soccorritori non hanno potuto soccorrere alcuno dei tre uomini mentre i vigili del fuoco del locale distaccamento sono stati impegnati a lungo per spegnere le fiamme ed estrarre le vittime incastrate tra le lamiere. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio, una delle vittime è morta sul colpo mentre le altre due hanno perso la vita per un incendio che si è sviluppato dopo il tremendo impatto. Al momento dell’incidente l’asfalto era viscido per la pioggia ma una causa presunta della tragedia sarebbe l’alta velocità. Impressionante lo scenario che si è presentato ai soccorritori con il furgone in fiamme e la Jaguar distrutta in due parti. La strada è stata chiusa al traffico per tutta la mattinata ed è stata riaperta dall’Anas nel primo pomeriggio.
Rimborsi ai consiglieri regionali della Campania: chiesta archiviazione per sei
Rimborsi consiglieri Campania: chiesta archiviazione per sei Pm ipotizzava peculato ma non emersi usi impropri somme. Una richiesta di archiviazione nei confronti di sei tra consiglieri ed ex consiglieri regionali e’ stata avanzata dal pm Giancarlo Novelli nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarita’ nell’uso dei rimborsi erogati per le spese istituzionali. La richiesta, trasmessa all’ufficio gip, riguarda il senatore Domenico De Siano, coordinatore regionale di Forza Italia, Paolo Romano, ex presidente del consiglio regionale della Campania, Luciano Schifone, Biagio Iacolare, Antonio Ruggiero e Massimo Grimaldi, unico dei sei ancora titolare di un seggio in Consiglio. Il pm aveva ipotizzato il reato di peculato ma dalle indagini non sarebbe emerso da parte degli esponenti politici un uso improprio delle somme. Diversa la posizione di una ventina di consiglieri o ex consiglieri accusati di peculato: una parte sono tuttora sotto inchiesta e nei loro confronti potrebbe essere avanzata una richiesta di rinvio a giudizio, mentre a carico di altri sono in corso tre processi di primo grado davanti a tre diverse sezioni del Tribunale di Napoli.
Gragnano, muore a 40 anni, l’erede dell’inventore del panuozzo
Gragnano piange uno dei suoi figli. Il giovane imprenditore dell’arte del panuozzo Ciro Mascolo, 40 anni, è morto nella tarda mattina di oggi al Policlinico di Napoli dove era ricoverato da due giorni a causa di un’aneurisma cerebrale. Era stato anche operato in un disperato tentativo di bloccare la furiosa emorrogia. I medici del primo policlinico di Napoli hanno fatto di tutto per salvargli la vita ma nella tarda mattinata di oggi il suo cuore ha cessato di battere anche a causa di un edema polmonare che ne aveva minato ulteriormente il suo stato di salute. Ciro Mascolo, era il figlio di Pietro Mascolo, uno dei due fratelli ideatori dell’ormai famoso in tutto il mondo panuozzo di Gragnano. Lascia la moglie e due figli piccoli. Ciro Mascolo, che aveva la sua pizzeria e panozzeria all’interno della Galleria Garofalo in piazza San Leone, era diventato negli ultimi anni un apprezzato imprenditore nell’arte della pizza e del panuozzo. Sempre alla ricerca di prodotti di qualità. Era stato tra quelli che aveva cucinato le pizze e i panuozzi per papa Francesco lo scorso anno.
Torre Annunziata, rubavano nel centro commerciale: due denunciati
Incessanti i controlli della Polizia di Stato nella cittadina oplontina, recente teatro di scorribande di giovani. Nella giornata di ieri, gli agenti del Commissariato di P.S. Torre Annunziata, collaborati dalle pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine Campania, hanno effettuato vari posti di blocco, soprattutto in quelle aree, tristemente conosciute perché “piazze di spaccio”, spesso frequentate da giovani acquirenti.
I poliziotti, infatti, hanno concentrato i controlli nei pressi della Villa Comunale e del quartiere “Penniniello” elevando contravvenzioni al Codice della Strada, a vario titolo, per oltre 2.500€. Nell’ambito dei servizi, inoltre, gli agenti sono intervenuti al Centro Commerciale, proprio per bloccare 4 giovani, due dei quali si erano resi responsabili del reato di furto, all’interno di due megastore. A.A. di 19 anni e C.G. di 24 anni, entrambi denunciati in stato di libertà, sono stati bloccati dalla Polizia prima che riuscissero a raggiungere l’uscita del Centro Commerciale.
I due giovani, infatti, erano riusciti ad impossessarsi di capi di abbigliamento, successivamente restituiti dai poliziotti ai legittimi proprietari, all’interno di due noti negozi, ubicati nella galleria del Centro Commerciale.
Va in Tribunale per divorziare, ma aveva un coltello: denunciato
Quando un pregiudicato 58enne di Saviano, stamane, si è presentato al Tribunale di Napoli, al Varco Porzio, agli agenti del Commissariato di Palazzo di Giustizia, preposti al controllo, ha riferito che, per le sue condizioni di salute, non poteva passare attraverso l’arcata fissa del metal detector.
L’uomo, che stamane doveva presenziare alla sua causa di divorzio, essendo un portatore di pacemaker, per avallare quanto dichiarato, ha mostrato agli agenti il tesserino sanitario che attestava quanto diceva. I poliziotti, così come è prassi, lo hanno fatto entrare per il varco libero, controllandolo manualmente.
E’ stato così che si sono accorti che era in possesso di un coltello a scatto, del tipo a molletta, con lama lunga 8 centimetri. Alla luce dei fatti, gli agenti hanno denunciato, in stato di libertà il 58enne.
Mugnano, comunicato stampa del sindaco Luigi Sarnataro. Finanziamenti imprenditoria giovanile, martedì il seminario sulla misura “Resto al Sud”
MUGNANO – Finanziamenti per l’imprenditoria giovanile, martedì il seminario formativo sulla misura “Resto al Sud”. Il convegno, organizzato dall’Assessorato alle Politiche per l’Imprenditoria Giovanile e Femminile., si terrà alle ore 15 e 30 nell’aula consiliare del Comune. L’obiettivo è quello di informare i cittadini, soprattutto gli under 35, sull’importante incentivo varato dal Governo a sostegno della nascita di nuove attività nel Mezzogiorno. “E’ fondamentale dare massima diffusione a queste misure di finanziamento a favore dei nostri giovani che sognano di aprire un’attività nel loro territorio – spiega il vicesindaco e assessore al ramo Franca Russo – Siamo lieti di invitare la cittadinanza al seminario divulgativo, così da non perdere un’importante occasione per il futuro”. A presentare nel dettaglio la misura d’incentivo sarà il Capo Ufficio Staff del sindaco dott. Carlo Albanese, la dottoressa Domenico Pinto dell’Ordine dei Commercialisti Napoli Nord e Gianluca Sannino responsabile di Amesci. “Come Amministrazione abbiamo deciso di affiancare tutti quei giovani che vorranno presentare domanda tramite l’apertura di un apposito sportello al Comune – dichiara il sindaco Luigi Sarnataro – Ogni giovedì pomeriggio, dalle 15 e 30 in poi, chi lo vorrà potrà venire al municipio per informazioni e una consulenza più specifica. Il decreto del Governo dà ai nostri ragazzi una grande opportunità: costruirsi un futuro senza dover abbandonare la propria terra. Come rappresentanti delle istituzioni è quindi nostro dovere sostenerli e dare a chi lo vorrà tutto l’aiuto possibile”.
Marano, da casa boss a centro svantaggiati: nasce ‘Il calore dell’accoglienza’
Marano. C’era anche una vasca idromassaggio con tanto di display a cristalli liquidi nell’immobile di via Quasimodo a Marano di Napoli, confiscato alla criminalità organizzata nel quale, da oggi, potranno trovare assistenza anziani e disabili, tossicodipendenti, ragazze madri e donne vittime di violenza, famiglie indigenti e soggetti svantaggiati. È stata, infatti, inaugurata oggi dal Consigliere della Città Metropolitana di Napoli Delegato alla Polizia Metropolitana e al Consorzio S.O.L.E., Carmine Sgambati, l’attività che l’associazione ‘Luce delle Nazioni’ svolgerà nella villetta a due piani (sei vani ed accessori per una superficie coperta di circa 250 mq con uno spazio esterno di circa 200 mq), sita in località Salice, un tempo appartenente ai boss locali.Il progetto dell’associazione – denominato ‘Il calore dell’accoglienza’ – prevede, tra l’altro, la realizzazione di un centro diurno semiresidenziale di attività per anziani e disabili lievi, di uno sportello di ascolto intergenerazionale, di uno sportello di prossimità, l’avviamento di un banco alimentare, una mensa sociale e un servizio di distribuzione di indumenti. Saranno poi attivati laboratori teatrali e artistici, orti sociali, corsi di ginnastica dolce e saranno coinvolti operatori socio-sanitari, psicologi, sociologi, esperti di musicoterapia e consulenti in materia giuridica e fiscale. Il Progetto non si rivolgerà solo ai cittadini di Marano, che già da solo conta 60mila abitanti, ma anche ai residenti dell’area nord di Napoli e dell’area giuglianese, coinvolgendo anche altre realtà associative che operano sul territorio.L’associazione ‘Luce delle Nazioni’ si è aggiudicata il bene in concessione d’uso gratuito al termine di una selezione pubblica effettuata dal Consorzio S.O.L.E. cui il Comune di Marano aveva provveduto a conferirlo.“Queste sono le cose belle – ha affermato il consigliere delegato Sgambati – quelle che contraddistinguono la nostra azione amministrativa, democratica e partecipata, che viene dal basso e che si ispira ai valori dell’amore, della fratellanza e dell’accoglienza verso i meno abbienti”. “Dove prima si tenevano i summit di Camorra – ha continuato Sgambati – ora ci sono i bambini che giocano, dove prima ci si riuniva per delinquere oggi lo si fa per dare sostegno alle persone bisognose. Per questo motivo, tutti coloro che hanno responsabilità per un rapido riutilizzo dei beni confiscati devono operare al meglio. Altrimenti non fanno bene il loro lavoro e se ne assumeranno la responsabilità”.“È un grande progetto – ha sottolineato invece il Presidente dell’associazione ‘Luce delle Nazioni’, Saverio Bianchi – che siamo felici di realizzare qui a Marano, in un’area difficile, creando una struttura in cui le persone che vivono condizioni di disagio possano sentirsi accolte



