E’ di 25 arresti il bilancio di un’operazione che ha permesso di smantellare una rete di traffico di droga dall’Albania che aveva riguardato cinque tonnellate di marijuana. I militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, in collaborazione con il Servizio centrale investigazione criminalita’ organizzata (Scico) di Roma, hanno eseguito in tutta Italia l’arresto di 25 soggetti, fra cui tre presunti capi cosca. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma alle 9.45 nella caserma Soveria Mannelli sede del comando provinciale della GdF, dal procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, dal comandante provinciale e dal comandante dello Scico.
Da Mugnano alla Puglia per incassare un vaglia da 320mila euro con documenti falsi: arrestato
I Carabinieri di Ceglie Messapica in provincia di Brindisi hanno tratto in arresto in flagranza di reato Leopoldo Imperatore, classe 1965 di Mugnano di Napoli, pregiudicato, responsabile di riciclaggio e possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. L’uomo nella giornata di ieri si era presentato nell’ufficio postale di Ceglie Messapica per incassare un vaglia, dell’importo di 320.000 euro, emesso dall’agenzia di Cuneo di Poste Italiane intestato a un imprenditore di Cremona spacciandosi per quest’ultimo ed esibendo una carta di identità falsificata con i dati dell’imprenditore. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato associato alla casa circondariale di Brindisi. Ora i carabinieri continuano le indagini per risalire ad eventuali complici.
Condannato a 4 anni e sei mesi di carcere il piromane del Vesuvio
E’ stato condannato a 4 anni e sei mesi di carcere Leonardo Orsino, il 24enne di Torre del Greco, passato alle cronache come il presunto piromane del Vesuvio. Il giovane che , si è sempre professato innocente, è stato condannato ieri pomeriggio dal gup Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata nel processo che si è svolto con rito abbreviato. Il pm Antonella Lauri che rappresentava l’accusa aveva chiesto 5 anni e sei mesi di carcere in mattinata. Richiesta che aveva fatto scoppiare in lacrime il giovane macellaio da 7 mesi chiuso in carcere nel padiglione San Paolo del carcere di Poggioreale, dove si sta dedicando ai disabili.Si era professato innocente, e lo ha ripetuto ieri mattina in aula in una commovente dichiarazione spontanea riferendo dettagliatamente tutti i suoi spostamenti di quella giornata: “Non ho fatto nulla non avrei mai potuto fare una cosa del genere mettendo a rischio la vita mia e quella dei miei familiari”. Anche il suo avvocato ha parlato di errore di persona, Fu arrestato il 28 luglio scorso con l’accusa di aver incendiato circa 10mila metri quadrati del Parco del Vesuvio grazie ad una velocissima indagine dei carabinieri di Torre del Greco. Si arrivò alla sua identificazione grazie ad alcune intercettazioni telefoniche nelle quali le zie parlavano della sua responsabilità nell’incendio che a metà luglio divampò sul Vesuvio, rivelazioni involontarie seguite da alcuni tentativi di depistaggio quando i familiari furono interrogati dalle forze dell’ordine. Leonardo Orsino ha sempre negato ogni addebito sull’incendio che divampò la sera tra il 3 e il 14 luglio, ma secondo gli inquirenti quella sera fu proprio lui ad appiccare quel focolaio con un accendino. Tant’è che la mamma avvisò il marito, fuori per lavoro: “Enzo stiamo prendendo fuoco nella casa nostra è quello s… di tuo figlio”. A far chiudere definitivamente il cerchio, intorno al ragazzo, garzone di un macellaio, la testimonianza di un ex amministratore comunale di Torre del Greco, che nella sera tra il 13 e 14 luglio avrebbe avuto modo di vedere e sentire Orsino che, per depistare le indagini, avrebbe indicato ai vigili urbani di Torre del Greco di seguire un giovane in sella di un Liberty Piaggio, sostenendo fosse l’autore degli incendi. Solo il comune di Ottaviano si è costituito parte civile nel processo.
Napoletani spariti: dal Messico arrivano segnali poco positivi
I segnali che arrivano dal Messico in merito ai tre napoletani scomparsi sono tutt’altro che positivi. Lo si è capito guardando la trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?”. L’inviato Ercole Rocchetti ha tracciato un quadro esatto della situazione, delle indagini e soprattutto del comportamento dei banditi del Cartel de Nueva Generation. Le lacrime negli occhi di tutti i familiari dei tre Russo collegati dalle Case Nuove a Napoli dove vivono e la poca voglia di parlare sono l’emblema di uno stato d’animo ricco di angosce e di paure. Francesco Russo uno dei figli di Raffaaele, tornato da pochi giorni dal Messico, ha ribadito due volte alle richieste di Federica Sciarelli che nessuna richiesta di riscatto è arrivata alla famiglia ne nelle immediatezze della scomparsa dei tre napoletani ne in questi giorni. E’ questo per la conduttrice televisiva ma anche dallo sguardo dell’inviato Rocchetti non è certo un segnale positivo. Entrambi ricordano l’usanza dei narcos sequestratori della zona di Jalisco di esporre un lenzuolo su un ponte e che quello rappresentava un segnale per i familiari dei sequestrati e per la polizia. Nel caso di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino questo lenzuolo non è stato esposto. Le autorità della Fiscalia di Jalisco continuano a ripetere ai giornalisti che stanno facendo di tutto per ritrovare gli italiani, con le forze speciali, con i cani molecolari ma che non hanno certezze ne che sono vivi ne che sono morti. Significa tutto e niente. Intanto in esclusiva l’inviato Rai ha mostrato la scoperta sui monti poco lontani dalla sparizione dei tre napoletani, ovvero da dove è stato rilevato l’ultimo segnale dei gps delle loro due auto, uno dei più grandi narco laboratori mai scoperti in Messico negli ultimi anni. Quando sono arrivate le forze speciali c’erano ancora dei fuochi accessi sotto dei grossi bollitori. Chi era li è fuggito in tempo lasciando una quantità industriale di cocaina.

(al centro della foto in alto uno dei generatori che alimentava la raffineria scoperta dalle forze speciali della polizia messicana che erano alla ricerca della possibile prigione dei russo)
Le immagini si sono soffermate sui generatori che alimentavano la narco centrale. Erano simili a quelli venduti dai tre Russo. E siccome tutti oramai sanno che sono di pessima qualità l’ipotesi é che i tre siano stati rapiti dalla polizia corrotta su ordine di Nemesio o Rubén Oseguera Cervantes detto El Mencho il leader locale del cartello criminale Jalisco nuova generazione perché probabilmente avevano venduto loro generatori scadenti appunto creando un danno economico alla banda di narcos. Che fine hanno fatto dunque i tre napoletani? La speranza è che siano ancora vivi. Intanto dal Messico arriva la conferma che il 2o febbraio scorso la polizia, quella vera però, ha arrestato nello stato di Guanajuato lungo la strada tra Irapuato e Pénjamo un altro napoletano Umberto Stefano di 24 anni che vendeva generatori elettrici come quelli dei Russo. In serata a Napoli prima del collegamento con Chi l’ha visto? i familiari dei tre napoletani scomparsi avevano partecipato a una fiaccolata per le strade del centro di Napoli. Una delegazione è stata ricevuta in prefettura e all’uscita un laconico commento: “Solo promesse”.
Coppa Italia: l’altra finalista è il Milan
Saranno i rossoneri di Gattuso a giocare la finalissima di Coppa Italia contro la Juve. Nella sfida con la Lazio di Inzaghi, zero a zero all’andata, stesso risultato anche al ritorno comprensivo di tempi supplementari. Decisiva la lotteria dei rigori, che alla fine ha premiato il Milan. Tiro alto di Luis Felipe dal dischetto, invece Romagnoli fa gol e sigilla il passaggio in finale. In precedenza dal dischetto: gol di Calhanoglu, Lulic, Bonucci, Felipe Anderson, Borini, Parolo, Bonaventura e Immobile mentre erano stato parati i rigori di Lucas Leivanto, Montolivo, Milinkovic e Rodriguez. Il totale fa 5-4 per il Milan.
Cisterna, storia di una strage annunciata: i due coniugi prima frequentavano un gruppo di preghiera
Luigi Capasso e Antonietta Gargiulo frequentavano il gruppo di preghiera ‘Gesu’ risorto’ nella chiesa di San Valentino a Cisterna. “Lo frequentavano entrambi da piu’ di 10 anni, sono stati a lungo molto felici – spiega Ascanio, un amico che frequentava con i coniugi il gruppo di preghiera – ma nell’ultimo anno qualcosa e’ cambiato. Lei aveva deciso di lasciarlo. E lui aveva reagito molto male, si era presentato circa cinque, sei mesi fa in fabbrica dove lei lavorava e l’ aveva picchiata. L’ultima volta che l’ho visto era molto giu’, diceva che non aveva piu’ una moglie. In realta’ Antonietta non voleva davvero lasciarlo, ma solo che lui si pentisse del suo comportamento e la smettesse con la sua gelosia”. Antonietta Gargiulo nel gruppo di preghiera suonava la chitarra. Negli ultimi mesi, sempre secondo Ascanio, ha deciso di non partecipare piu’ agli incontri perche’ si doveva occupare da sola delle sue figlie. “L’aveva gia’ aggredita fisicamente anche in pubblico e piu’ volte. La signora aveva fatto solo un esposto perche’ se avesse sporto denuncia temeva che lo avrebbero sospeso dal servizio e non avrebbe potuto contribuire al mantenimento delle figlie. E aveva piu’ volte parlato con il comandante del marito della situazione”. Cosi’ l’avvocata Maria Belli, che stava seguendo la separazione di Antonia Gargiulo dal marito. “Tuttavia – sottolinea l’avvocato- anche una sola denuncia non avrebbe potuto dare il via a un’azione giudiziaria nei confronti dell’uomo. Le bambine erano gia’ seguite dai servizi sociali, per aiutarle ad affrontare questa difficile separazione e recuperare il loro rapporto con il padre”.
“Ho paura, non lo voglio vederlo”. Antonietta Gargiulo aveva lanciato l’allarme, aveva messo a verbale al commissariato di Cisterna, ascoltata a gennaio per un contro esposto fatto dal marito Luigi, di temere quell’uomo col quale si era sposata nel 2001 e dal quale si stava separando. E di temere anche per le sue figlie. Lui si era impegnato a riconciliarsi “a fare di tutto per la famiglia” ma lei, racconta ora il suo l’avvocato Maria Belli “aveva sempre rifiutato di vederlo”. Voleva vivere solo con le sue figlie Antonietta. Di quel matrimonio con Luigi restava solo la gelosia di lui, le scenate, gli schiaffi anche “davanti alle figlie”, spiega l’avvocato. Antonietta, 39 anni, bella e sorridente sul suo profilo Fb con le sue bambine, “era stata aggredita con urla e schiaffi fuori dal suo luogo di lavoro, il 4 settembre scorso”, racconta ancora l’avvocato. Tre giorni dopo ha presentato un esposto alla polizia ma non una denuncia in quanto temeva che il suo gesto potesse far perdere il lavoro al marito”. Per questo negli esposti la donna non avrebbe mai fatto riferimenti specifici ad aggressioni subite ma avrebbe dato solo indicazioni generiche su determinati comportamenti del marito. “Luigi picchio’ la moglie perche’ lei la scorsa estate lo aveva cacciato di casa – ricorda un negoziante di Cisterna di Latina – Era geloso della moglie”. L’aggressione aveva segnato il limite dunque: tre giorni dopo, il 7 settembre, Antonietta Gargiulo e’ andata dalla polizia e ha presentato un esposto. E poi un altro lo ha presentato a gennaio al commissariato di Cisterna di Latina, sempre sullo stesso tenore di quello di quattro mesi prima. “Da quel momento pero’ era iniziato uno stalkeraggio serrato da parte del carabiniere che si faceva trovare sotto casa e che aveva insistito piu’ volte per incontrarla – continua l’avvocato – Ogni precauzione pero’ non e’ bastata”. A gennaio scorso Antonietta Gargiulo fu ascoltata al commissariato di Cisterna in seguito a un esposto che anche il marito aveva presentato contro di lei. In quella circostanza aveva raccontato di un rapporto da sempre molto conflittuale, con liti davanti alle figlie. Aveva detto di avere paura e di non volerlo incontrare. Il 29 marzo prossimo si sarebbe tenuta la prima udienza per la separazione giudiziale. Oggi la strage.
Napoletani scomparsi in Messico, la giornalista de ‘I fatti vostri’ denuncia minaccia di morte dopo il video su Fb
Pesanti commenti sui social e anche in via privata da persone sconosciute – “fino a minacce di morte” – ha indotto la giornalista Claudia Marra, della trasmissione Rai ‘I Fatti Vostri’, a presentare una denuncia alle autorita’ di polizia, assistita dall’avvocato Maurizio Zuccaro, dopo la pubblicazione di un video realizzato e postato da un familiare di uno dei tre napoletani scomparsi in Messico. La vicenda – in seguito alla quale e’ stata predisposta una protezione per la professionista da parte della polizia – e’ stata resa nota dal legale in una nota nella quale si afferma: “Quanto e’ accaduto e’ di una tale gravita’ che non puo’ lasciare indifferenti. Il video postato su fb da parte di chi doveva essere intervistato sta generando una ‘spirale’ pericolosa nella quale e’ stata avvolta la mia assistita che da sempre con grande professionalita’ e competenza svolge il delicato ruolo di chi fa informazione. Il clima di preoccupazione da parte di Claudia – che emerge dalla visione del file – si percepisce chiaramente. Quello che preoccupa sono le minacce contenute nei commenti al video che ci hanno obbligato a sporgere immediatamente denuncia alle competenti autorita’ di polizia”. “Confidiamo – dice l’avvocato Zuccaro – che nel giro di poche ore possano essere individuate e sentite tutte le persone che si sono rese responsabili delle gravi minacce, addirittura di morte, che prontamente sono state individuate ed allegate alla denuncia stessa. Ancora una volta una donna vittima di minacce indicibili, stavolta nell’atto di rendere un doveroso servizio di informazione”. Il video – che ha registrato numerosissime visualizzazioni – e’ stato realizzato, rileva l’avvocato, “dopo incomprensioni sull’impostazione e sui contenuti dell’intervista e sul clima di nervosismo che ne e’ scaturito”. “Le responsabilita’ di chi ha realizzato il video saranno accertate dalla magistratura”, conclude Maurizio Zuccaro.
‘Ultimo’ dice no alla nomina di Cavaliere della Repubblica: ‘Sono un mendicante’
“Sono un mendicante, non posso accettare i premi. Per questo ho rinunciato all’onorificenza, sempre con massimo rispetto”. Chi conosce il colonnello Sergio De Caprio – il Capitano Ultimo che arresto’ Toto’ Riina – spiega che la ‘notizia’, in realta’, sarebbe stata se quella onorificenza di Cavaliere l’avesse accettata: ma non per protesta contro le Istituzioni, quanto perche’ a cominciare dal suo nome di battaglia – ‘Ultimo’, appunto – la storia di questo ufficiale dei carabinieri ‘sui generis’ non prevede medaglie. “Mi e’ sembrato normale”, dice infatti De Caprio all’agenzia di stampa Ansa quasi stupito che la sua decisione possa aver suscitato sorpresa. I fatti, come si ricostruisce dal comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sono che con decreto del Capo dello Stato datato 2 giugno 2017, al “Col. Dott. Sergio De Caprio” e’ stata concessa l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: onorificenza che, con analogo decreto del 29 dicembre 2017 gli e’ stata revocata “per espressa rinuncia da parte dell’interessato”. Ultimo non vuole entrare nel merito dei motivi che lo hanno spinto alla rinuncia, limitandosi a sottolineare che e’ una decisione adottata nel “massimo rispetto” per le Istituzioni, ma in linea con il suo modo di pensare e di agire. Del resto, che non abbia mai sgomitato per fare carriera – molti dei suoi colleghi di corso sono ormai generali – e’ un dato sotto gli occhi di tutti. Nonostante questo, si tratta di uno degli investigatori piu’ famosi d’Italia. Da quel 15 giugno del 1993, quando mise le manette a Toto’ u curtu (“Riina Salvatore, lei e’ catturato per mano dei Carabinieri”, gli disse), la sua popolarita’ e’ cresciuta in maniera esponenziale, complici anche le fiction tv e le polemiche che seguirono quell’arresto, con i noti strascichi giudiziari per la ritardata perquisizione del covo del boss, finiti con la sua assoluzione. Un “quasi eroe nazionale”, come l’ha definito una volta l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, diventato nel tempo troppo ingombrante. La sua Crimor, la squadra di cacciatori di latitanti, e’ stata negli anni smembrata, lui e’ stato trasferito dal Ros al Noe, il Nucleo operativo ecologico. Ma anche qui, soprattutto in seguito alle inchieste coordinate dal pm di Napoli Henry John Woodcock, ha continuato a far parlare di se’: tante le inchieste eccellenti su mazzette ed appalti che hanno riportato questo ufficiale senza volto (minacciato di morte da Cosa nostra vive sotto tutela, perennemente coperto da un passamontagna) sulle prime pagine dei giornali. Transitato dal Noe ai Servizi, e poi ‘restituito’ all’Arma dopo l’ennesimo scandalo legato all’inchiesta Consip, adesso Ultimo si occupa “di orchidee”, scherza con l’ANSA, facendo riferimento al suo attuale incarico al Comando carabinieri forestali. E, contemporaneamente, porta avanti la sua battaglia “con gli ultimi e a favore degli ultimi”. Domenica scorsa, cosi’, nella casa famiglia alle porte di Roma, da lui fondata, che si occupa di minorenni in difficolta’, ha lanciato la sua campagna “per salvare il popolo tuareg: un popolo libero, senza uno Stato, la cui sopravvivenza e’ a rischio”.
Napoli, in migliaia alla manifestazione per i tre scomparsi in Messico. Slogan contro de Magistris.IL VIDEO
Alcune migliaia di persone stanno partecipando alla fiaccolata organizzata dai familiari dei tre napoletani scomparsi in Messico da circa un mese. Con la collaborazione del popolo del web e attraverso la pagina facebook “Liberate i napoletani in Messico” in tantissimi hanno risposto all’appello e si sono presentati alla fiaccolata di solidarietà che si è snodata attraverso le strade del centri cittadino per poi fermarsi in piazza Plebiscito. La vicenda dei tre napoletani, Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino ha colpito molto gli abitanti della città e sui social da giorni continuano gli appelli ma anche le invettive contro le istituzioni locali e nazionali affinchè facciano avere notizie certe sulla sorte dei tre. Slogan tipo: “De Magistris noi vogliamo la vertià” oppure “Liberi, liberi”.
E’ cosi’ che parenti e amici, a Napoli, hanno, ancora una volta, chiesto l’attenzione “delle istituzioni e di quanti possano aiutarci a riportare a casa i nostri fratelli”. C’e’ preoccupazione sui volti della famiglia degli scomparsi. Ma c’e’ anche rabbia “perche’ solo in queste ore vediamo che qualcuno si sta muovendo”. Dopo l’intervento, oggi, del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, “siamo piu’ fiduciosi e certi che qualcuno si sta interessando”, dice Gino Bergame’, portavoce della famiglia Russo. In tanti, stasera, davanti alla sede del Comune di Napoli, hanno urlato il nome del sindaco Luigi de Magistris, “fai qualcosa” e soprattutto hanno urlato “liberi, liberi” mostrando i volti dei tre italiani sulle loro magliette e sugli striscioni. “Noi siamo persone perbene, potevamo bloccare la citta’ ed invece siamo venuti qui in una manifestazione pacifica – dice Francesco Russo, fratello di uno dei sequestrati – L’intervento del ministro Alfano? Aspetteremo i fatti e dopo ringrazieremo, li ringrazieremo quando ci porteranno qui i nostri fratelli liberi. Personalmente non abbiamo sentito il ministro. Ci chiedete il perche’ di tutto questo disinteresse? Forse perche’ siamo italiani. Gli americani dopo sei giorni sono stati rilasciati, noi dal 31 gennaio non abbiamo notizie”. Annunciano altre iniziative affinche’ “qualcuno ci metta la faccia e si prenda la responsabilita'”. In piazza c’e’ anche la moglie, la mamma, dei sequestrati. E poi amici, parenti. “Speriamo di vederli vivi e liberi – dice uno zio di Francesco Russo – vogliamo sapere cosa e’ successo, vogliamo giustizia. E se non sono piu’ vivi, vogliamo almeno i loro corpi”. Al momento una delegazione e’ stata ricevuta in Prefettura mentre in piazza Plebiscito i manifestanti hanno iniziato a cantare l’inno d’Italia.
Giorgio Montanini in ‘Eloquio di un perdente’ al Teatro Nuovo di Napoli
Con il nuovo spettacolo “Eloquio di un perdente”, arriverà sul palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli,domenica 4 marzo 2018 alle ore 21.00, Giorgio Montanini, il comedian più irriverente del panorama italiano, l’unico che ha portato la sua dissacrante comicità senza censure in televisione.
Niente orpelli scenici, nessuno specchio per le allodole. Sul palco, il Nemico Pubblico nazionale Giorgio Montanini, rispetta rigorosamente le caratteristiche della satira e le celebra una per una.
Un mix di riflessioni dalla comicità tagliente per smontare tutti i luoghi comuni e le certezze che accomunano il nostro benpensante Paese. Montanini, con la sua stand up comedy, spara sul buonismo degli italiani e lo distrugge. Una satira feroce, politicamente scorretta che caratterizza tutti gli spettacoli del comico più sagace e sferzante della nuova scena comica.
In Eloquio di un perdente Montanini parla del centro. Cos’è il centro? Connotazione geografica a parte, il centro rappresenta, nell’immaginario comune, il fulcro, il cuore, l’equilibrio, la stabilità, la sicurezza, il giusto.
Quando l’immaginario si concretizza e cresce attraverso convenzioni, luoghi comuni e sovrastrutture sociali, chi ci assicura che quello sia veramente il centro? E non solo. Ci siamo mai chiesti se ciò che diamo per assodato essere giusto, sia giusto veramente per tutti e non solo per pochi? Ci siamo mai chiesti se, i parametri utilizzati per definire il “giusto”, non siano redatti, definiti e diffusi proprio da quei pochi? Sappiamo cosa sia la pazzia, di cosa aver paura, cosa sia l’estremismo perché ne siamo consapevoli o perché l’hanno detto? Se siamo consapevoli, allora, la nostra specie è fottuta, già estinta. Se l’hanno detto e scopriamo che non è vero, come accade in Matrix, iniziamo la rivoluzione.
Nel film “Matrix”, infatti, gli uomini vivevano una vita apparentemente reale, credevano fermamente in quello che vedevano. In realtà erano addormentati e vegetavano in uno stato comatoso indotto. Indotto dalle macchine che li sfruttavano e se ne servivano come fonte di energia e sostentamento.
Così, Montanini schernisce il potere moderno, mai così spietato ma allo stesso tempo quasi infantile, autolesionista-goffo-bulimico. Contemporaneamente non si esime dall’assumersi le responsabilità individuali e non risparmia nulla al pubblico. Lo ammonisce e lo esorta a prendere coscienza che, per quanto paradossale, il potere, e quindi il destinatario delle invettive, siamo noi.
Coppa Italia: Juventus prima finalista
Alla vittoria dell’andata in formato esterno, i bianconeri di Allegri aggiungono il successo casalingo al ritorno e centrano la qualificazione alla finale di Coppa Italia. Supremazia territoriale marcata per la Juve ma gol-partita arrivato solamente al 75′, grazie al rigore concesso per un tocco in area di Mancini ai danni di Matuidi. Dal dischetto Pjanica ha siglato l’1-0. In precedenza, un legno per parte. Al 65′ errore clamoroso di Benatia, Buffon è fuori dai pali ed il Papu Gomez, dalla trequarti, calcia di sinistro un semi pallonetto: il pallone si stampa sul palo alla sinistra di Buffon. Risposta di Douglas Costa al 70′: il brasiliano, sul lato destro del campo, da fuori area lascia partire un sinistro terrificante che centra il legno.
Napoli-Roma: si va verso il pienone
La doppia sfida del week end Napoli-Roma e Lazio-Juventus puo’ essere infatti uno snodo fondamentale per i sogni azzurri di raggiungere il terzo titolo. Il Napoli spera che la squadra di Inzaghi rallenti i bianconeri per trasformare la sua virtuale fuga di +4 punti (con una gara in piu’ sulla Juve, pero’) fino a un +7 che saprebbe gia’ di festa tricolore. Una speranza che coltiveranno gli oltre 40.000 del San Paolo che sono pronti ad affrontare il gelo di inizio marzo per spingere Hamsik e compagni. Il sole ha sciolto la neve sul terreno di gioco di Fuorigrotta e il campo dovrebbe aver retto bene la gelata di questi giorni, ma le incognite restano per questo Maurizio Sarri chiedera’ ancora maggiore fisicita’ e determinazione nella sfida ai giallorossi a cui il Napoli arriva con un vantaggio inatteso a inizio stagione: +19 i punti di distacco in classifica sulla squadra di Di Francesco, che il Napoli ha gia’ regolato all’andata con un gol, di Insigne, un successo che porta il Napoli a +5 sulla Juventus dopo otto giornate di campionato. Al San Paolo non ci saranno invece i tifosi della Roma, con la trasferta ancora vietata per gli strascichi dell’omicidio di Ciro Esposito. Un tema, quello delle trasferte vietate, che e’ caldissimo in riva al Golfo, tanto che se ne e’ discusso nella commissione sport del Comune di Napoli. “E’ un’ingiustizia – ha spiegato poi l’assessore allo Sport, Ciro Borriello – non mandare i tifosi del Napoli in giro per l’Italia a seguire la propria squadra, e’ un peccato ridurre uno degli spettacoli piu’ belli a dei confini ristretti. Le tifoserie sono maturate molto negli ultimi anni, quella azzurra ha tanta voglia di sostenere la squadra senza creare nessun tipo di problema. Si sta valutando un percorso istituzionale per provare a risolvere questo problema, facendo un percorso con le societa’ e i tifosi”. La riunione ha portato poi a un botta e risposta tra il presidente della Commissione, Carmine Sgambati, che ha accusato il Napoli di non aver partecipato alla discussione, e il capo delle operazioni del club azzurro Alessandro Formisano che ha spiegato: “Si presenzia a queste riunioni quando si e’ invitati, ma noi non siamo mai stati invitati. Il Napoli ha fatto sempre l’impossibile affinche’ i tifosi potessero essere al fianco della propria squadra”. Accanto alla squadra sabato sera potrebbe esserci anche Arek Milik che oggi ha compiuto 24 anni. Sulla candelina potrebbe aver espresso il desiderio di tornare in campo, ma la decisione di essere convocato per sabato spetta alle sue sensazioni fisiche.
Teatro: Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone, al Teatro Bellini di Napoli
Dal 6 al 18 marzo al Teatro Bellini di Napoli, “Il sindaco del Rione Sanità” per la regia di Mario Martone che ha ripensato il classico di Eduardo de Filippo in chiave contemporanea. A intepretare Antonio Barracano, Francesco Di Leva: una figura che rimanda ai giovani boss sotto i trent’anni, della periferia napoletana; con lui un gruppo di attori coetanei quali Giovanni Ludeno, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, con la partecipazione di Massimiliano Gallo. Lo spettacolo, che ha raccolto consensi in tutta Italia, è nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Elledieffe, la compagnia di Luca De Filippo diretta da Carolina Rosi e il Nest-Napoli Est Teatro, la compagnia fondata da un gruppo di giovani attori, registi, scenografi e drammaturghi a San Giovanni a Teduccio. Un sindaco calato nella realtà contemporanea quindi dei giorni nostri, Martone abbassa infatti notevolmente l’età degli interpreti, rendendo i personaggi scuri di De Filippo, ancora al centro del sistema criminale. A completare il cast Daniela Ioia, Gianni Spezzano, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice. Con le scene sono di Carmine Guarino, i costumi sono di Giovanna Napolitano, le luci di Cesare Accetta e le musiche originali di Ralph.
Ricatto per non diffondere foto ose’ su web:denunciato 26enne
Fingendosi donna si era fatto inviare foto intime da un giovane tarantino, che aveva ricattato minacciato di diffonderle sul web: gli agenti della sezione di Polizia Giudiziaria della sezione Volanti di Taranto lo hanno scoperto e denunciato per estorsione. Si tratta di un 26enne della provincia di Caserta. Le indagini sono partite lo scorso novembre dopo la denuncia di un 21enne di Taranto. Il ragazzo qualche giorno prima era stato contattato sul web da una fantomatica donna, che con la promessa di mostrarsi senza veli attraverso “skype”, era riuscita a carpire alcune foto intime del giovane per poi iniziare a chiedergli somme di denaro dietro la minaccia di pubblicare su internet e di inviare ai parenti le foto “rubate”. Il 21enne, impaurito delle eventuali conseguenze provocate dalla divulgazione delle sue immagini, aveva sin da subito provveduto a inviare denaro a chi lo ricattava ricaricando una “post pay”. Solo dopo qualche giorno, dopo le incalzanti e continue richieste di denaro, il ragazzo ha chiesto aiuto ai suoi congiunti che hanno poi deciso di rivolgersi alla Polizia per presentare denuncia dell’accaduto. Le indagini hanno permesso cosi’ di individuare e denunciare l’intestatario della carta, residente in provincia di Caserta. Il presunto ricattatore ha precedenti sempre per lo stesso reato.
Paolo Giulierini è il nuovo direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei
Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico di Napoli è nominato anche direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei: “Siamo pronti, non ci fermiamo. Il Parco archeologico dei Campi Flegrei è una sfida allettante e impegnativa. Siamo qui per continuare un percorso e non perdere questa opportunità data al territorio”- commenta il neo direttore. Succede ad Adele Campanelli, e assicura “continuità delle azioni già intraprese, che hanno consentito all’ente di attingere ai finanziamenti da investire sull’intero patrimonio”. “Lanceremo un bando per la creazione del logo – spiega – primo elemento per lavorare alla riconoscibilità del Parco stesso”. Interventi immediati per percorsi sostenibili, accessibili e fruibili sono tra le priorità della nuova dirigenza: “siamo già al lavoro ed entro il 31 marzo sarà delineata una nuova offerta. Per decollare però c’è bisogno dell’impegno anche di enti locali, associazioni, territorio. Invito tutti a proporre suggerimenti per una crescita sana e proficua. La pluridisciplinarità del Parco è fondamentale. Lavoriamo per una strategia sul lungo periodo, che potremmo presentare a giugno in occasione del ritorno al Castello di Baia della statua di Zeus, attualmente al Museo archeologico di Napoli”. Tra i siti da riaprire, la Città bassa di Cuma. Annunciati tra gli appuntamenti, oltre al ritorno della statua di Zeus a Baia, anche la mostra di Talas nel 2019, che si occuperà di archeologia marina nel Tirreno e dei Campi Flegrei, per mettere in luce il rapporto uomo-mare del mondo antico. Quattro i Comuni nel cui territorio ricade il Parco: Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Giugliano. “La sfida e’ ambiziosa e sono contento che si continui sulle linee già tracciate – commenta il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia – c’è da lavorare e dobbiamo fare in fretta, tutti dalla stessa parte. Ora è tempo di portare avanti il progetto Parco e dare risposte ad un territorio che aspetta”. Giuseppe Pugliese, sindaco di Monte di Procida: “da una collaborazione costante potranno soltanto nascere buoni frutti”.
Auto del Comune per fini privati, assolto ex sindaco Caserta
Era accusato di aver usato per motivi personali un’auto consegnata al Comune di Caserta da parte dell’azienda che nel capoluogo della Reggia gestisce il servizio di igiene ambientale. Ma per il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Pio Del Gaudio, ex primo cittadino della citta’ nonche’ candidato alla Camera dei Deputati a Caserta per Forza Italia, e’ innocente e non avrebbe commesso nessuno dei fatti denunciati qualche anno fa dal consigliere comunale Luigi Cobianchi. Il collegio, presieduto da Meccariello, ha assolto Del Gaudio – difeso dall’avvocato Dezio Ferraro – con formula piena, “perche’ il fatto non sussiste”; le accuse contestate dalla sostituto della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Mannu, erano di abuso d’ufficio e peculato; il pm, in sede di requisitoria, aveva chiesto una pena di un anno e sei mesi. E’ la seconda volta in poco piu’ di un anno che l’ex primo cittadino viene riconosciuto “non colpevole” al termine di un processo penale. Era accaduto il 26 gennaio di un anno fa, quando il Gip Di Napoli Egle Pilla prosciolse Del Gaudio dalle piu’ gravi accuse di corruzione e finanziamento illecito ai partiti con l’aggravante mafiosa, nell’ambito della indagine della Dda di Napoli sulle infiltrazioni e i condizionamenti del clan Zagaria negli appalti concessi da amministrazioni pubbliche; per questa inchiesta Del Gaudio fu anche arrestato nel luglio del 2015, ma poi fu la stessa Procura antimafia a chiederne il proscioglimento. Questa volta, invece, la decisione del giudice e’ arrivata al termine del dibattimento. Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere Del Gaudio avrebbe commesso il reato di abuso d’ufficio in relazione alla consegna al Comune da parte dell’azienda Ecocar, che a Caserta gestisce il servizio di igiene ambientale, di una Lancia Delta; consegna prevista dal contratto di servizio firmato dalle due parti dopo che l’azienda si aggiudico’ nel 2013 l’appalto quinquennale per la raccolta dei rifiuti. Il veicolo peraltro fa ancora parte del parco auto dell’ente comunale. Altra accusa era quella di peculato per l’uso dell’auto, ritenuto dagli inquirenti non istituzionale; per il pm Del Gaudio l’avrebbe utilizzata per fini propri, in particolare per andare a Roma.
Tappa al Santuario di Madonna dell’Arco per Sgarbi
Tappa al Santuario della Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia (NAPOLI) per il critico d’arte Vittorio Sgarbi, impegnato in campagna elettorale per il collegio Acerra-Pomigliano. Sgarbi ieri sera, di ritorno da un appuntamento elettorale, ha deciso di fermarsi al Santuario, contattando il priore Alessio Romano che lo ha invitato a presenziare all’inaugurazione del nuovo museo degli ex voto, che dovrebbe avvenire subito dopo Pasqua. Il critico d’arte ha trascorso quasi un’ora ad ammirare tavolette votive e tutto il complesso mariano, dal chiostro all’antica farmacia dai soffitti affrescati. Il priore gli ha anche donato i volumi che parlano della storia del santuario. “Vittorio Sgarbi – ha fatto sapere il priore – ha accolto con entusiasmo l’invito di inaugurare personalmente il nostro nuovo museo ex voto cosi’ potra’ ammirare tutti i tesori che al momento non abbiamo potuto mostrargli a causa della chiusura dello stesso. Vorremmo organizzare in contemporanea la presentazione del suo nuovo libro ‘Dal mito alla favola bella. Da Canova a Boldini’ in cui c’e’ un ben delineato percorso tra esperienze artistiche poco note eppure straordinarie, in un itinerario che da Venezia ci porta fino a NAPOLI”.
Foto: Il Mattino
Prevista altra neve su Napoli, domani scuole chiuse in città
A Napoli scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, chiuse nella giornata di domani, primo marzo, a causa della nuova ondata di maltempo prevista nelle prossime ore. A disporlo un’ordinanza del sindaco Luigi de Magistris. Il documento è stato emesso a seguito di una nuova allerta meteo per un'”anomalia termica negativa” diramata dalla Protezione civile regionale. Dalle 20 di oggi alle 10 di domani – si legge nell’allerta – si attendono “precipitazioni prevalentemente nevose, localmente anche a quote di pianura, quota neve in innalzamento nel corso della mattinata”.
Messico, sparatoria tra polizia e bande criminali: 7 morti
Dal Messico arriva la notizia di sette morti in una sparatoria tra polizia e una banda criminale. Tra le vittime della sparatoria, avvenuta a Tinguindin, nello stato occidentale di Michoacan , figura anche un agente. Altri 4 agenti e un appartenente alla banda criminale sono invece rimasti feriti. La polizia ha arrestato sette persone e sequestrato armi, quantitativi di droga e vari veicoli. Lo scorso anno in Messico sono morte oltre 29mila persone in episodi legati alla criminalità e al narcotraffico, il numero più altro degli ultimi 20 anni.
“Il Ministero degli Esteri messicano, in stretto contatto con la Farnesina, sta seguendo con la massima attenzione il caso della scomparsa dei nostri connazionali originari di Napoli. Tra le priorità dei Governi c’è la ricerca dei napoletani. Anche la Prefettura, con cui ho dialogato poco fa, sta svolgendo un grande lavoro di cerniera tra Farnesina e i familiari degli scomparsi. La filiera di informazioni e le indagini per l’accertamento delle responsabilità sono attive e funzionanti ai massimi livelli”. Lo rene noto Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa. Il ministro degli Esteri messicano, Luis Videgaray, ha concordato con il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano di “rafforzare la cooperazione giudiziaria tra Italia e Messico e di condurre tutti gli sforzi perché si facciano le indagini necessarie al fine di garantire l’assolvimento di tutte le procedure giudiziarie, il giusto processo e l’accesso alla giustizia” nel caso dei tre italiani scomparsi da quasi un mese in Messico. E’ quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri messicano, diffusa dopo quella della Farnesina sul colloquio telefonico tra i due ministri.



