È venuto a mancare a Roma Stefano Virgili, 76 anni, figura nota della storia giudiziaria romana e soprannominato il “Mago delle vedove”, espressione con cui venivano indicati gli specialisti nei furti ai danni di cassette di sicurezza e cassaforti.
Virgili è deceduto al termine di una lunga malattia, che negli ultimi tempi aveva reso necessari ripetuti ricoveri.
Il suo nome è stato per anni associato ad alcuni dei più noti episodi criminali avvenuti nella Capitale, in particolare al furto al caveau del Tribunale di Roma, avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1999 all’interno della Cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio.
Il colpo al caveau del Tribunale
Secondo le ricostruzioni investigative, un gruppo riuscì a entrare nel complesso giudiziario a bordo di un furgone camuffato da mezzo delle forze dell’ordine. L’obiettivo era la filiale 91 della Banca di Roma, situata all’interno del palazzo di Giustizia.
Nel corso dell’azione vennero aperte e svuotate 147 cassette di sicurezza su 990 complessive. Le cassette appartenevano, secondo quanto emerso all’epoca, anche a professionisti e figure di rilievo del mondo giudiziario. La stima ufficiale del bottino parlò di circa 17 miliardi di lire, anche se negli anni sono circolate valutazioni più alte.
Accanto al denaro e agli oggetti di valore, al centro delle ipotesi investigative finirono anche alcuni documenti riservati. Proprio questo aspetto contribuì a rendere il caso uno dei più delicati e controversi della giudiziaria romana.
Un profilo rimasto a lungo al centro delle cronache
Virgili era descritto come un uomo dai modi formali e riservati, capace di muoversi con discrezione e di mantenere un basso profilo pubblico. Nel tempo era diventato una figura riconoscibile anche per il suo stile di vita ricercato e per una reputazione costruita attorno alla sua presunta abilità tecnica nell’apertura di casseforti e cassette di sicurezza.
Negli anni Duemila aveva tentato anche un percorso imprenditoriale. Insieme alla moglie aveva dato vita alla società “Union Park”, che ottenne la gestione delle strisce blu nel quartiere Eur durante l’amministrazione Veltroni. L’esperienza, però, si concluse tra contestazioni e verifiche che portarono alla revoca della concessione.
Gli altri guai giudiziari
Negli anni successivi il nome di Virgili è riemerso in altri procedimenti legati a furti o tentati furti di ingente valore. Tra gli episodi citati nelle cronache, anche il coinvolgimento in un’inchiesta del 2012 relativa a un colpo al caveau del Banco di Napoli di Foggia, dove furono prese di mira numerose cassette di sicurezza, e a un tentato furto ai danni di una gioielleria all’interno di un centro commerciale.
Resta inoltre tra gli episodi più discussi quello dell’incendio della sua Bentley, avvenuto negli anni del procedimento sul furto al caveau di Roma. L’episodio venne interpretato dagli investigatori come un possibile segnale intimidatorio, ma sul caso non è mai emersa una verità definitiva.
Una figura simbolo di una stagione della cronaca romana
Con la morte di Stefano Virgili si chiude una pagina che richiama una stagione complessa della nera e giudiziaria romana, fatta di grandi furti, ambienti opachi e intrecci rimasti in parte senza una lettura univoca.
Il suo nome resta legato soprattutto al clamoroso colpo di Piazzale Clodio, un episodio che ancora oggi rappresenta uno dei casi più emblematici della storia criminale della Capitale. I funerali, secondo quanto riferito, si terranno domani.




Ho letto,l’articolo su Virgili e mi pare una storia molto complessa e mista con tanti puntidi domanda. Il colpo al caveu del Tribunale paressere stato grandissimo e con documenti riservati, e le cifre sarrano stimate male, la vicenda rimane ancora poc’ chiaar e incerta.
Mi sorprende la lunga cariera e le tante vicende, ma credo sia importante che le notizie sian raccontate con piu fonti e verifiche: troppe volte si scrivono versioni veloci e poi restano dubbi, e la memoria pubblica rimane sfuocata e mal interpretata.
Notizia che leggo con interesse, ma non mie sento sicura nel giudica, perche molte parti del racconto son mancanti. Le imputazion non semprerono provate, e le relazioni tra imprenditoria e furti restano confuse, pare ci sia piu ombre che certezze.