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Preti gay, il gigolò in Curia a Napoli per firmare i verbali del dossier che sarà smistato alle diocesi

Napoli. Dossier sui preti gay: Francesco Mangiacapra, il gigolò autore dello scritto consegnato la settimana scorsa alla Curia di Napoli è stato ricevuto da Padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile. “Ho firmato i verbali – ha affermato Mangiacapra al termine dell’incontro – da oggi parte lo smistamento ai vari vescovi che, ad ora, non hanno ancora ricevuto nulla, tant’è che le persone di cui parlo nel dossier svolgono ancora le loro mansioni. Sono comportamenti reiterati nel tempo, non legati a un singolo episodio magari accaduto anni fa”. Dopo la formalità, la Curia di Napoli farà partire il dossier di 1200 pagine verso le diocesi di appartenenza dei preti gay indicati da Mangiacapra e i rispettivi vescovi prenderanno le decisioni del caso. Tra le diocesi più coinvolte, secondo quanto raccontato dall’avvocato-gigolò, quella di Tursi-Lagonegro. In Curia, spiega ancora Mangiacapra, “ho collaborato all’identificazione e allo smistamento del materiale da me fornito a supporto delle informazioni che ho fornito”. “Non si tratta di accuse – dice – perchè non ci sono reati penali e non si tratta di trattare l’omosessualità di qualcuno alla stregua di un crimine. Si tratta di sollecitare queste persone a fare un mea culpa relativo alla compatibilità tra il colletto bianco che si indossa e la condotta che si incarna”. Mangiacapra poi aggiunge: “L’eventuale riduzione allo stato laicale delle persone coinvolte non va visto come una punizione, ma come la possibilità di riflettere” sull’incoerenza tra “quanto si dice in pubblico e ciò che si fa nel privato”. “Non c’e’ nulla di inventato nella documentazione – tiene a precisare – sono fatti circostanziati”. Mangiacapra spiega, rispondendo alle affermazioni del cardinale Crescenzio Sepe il quale aveva parlato di “Diocesi di Napoli usata come ufficio postale”, di non aver avuto questo intento consegnando il dossier alla Cancelleria arcivescovile partenopea, ma di aver individuato in padre Ortaglio un interlocutore, anche alla luce delle precedenti documentazioni a lui consegnate relative a Luca Morini, conosciuto come ‘don Euro’. “Sepe dovrebbe parlare di Chiesa in generale, lesa proprio in quanto Chiesa, senza dire che si sono solo due preti coinvolti a Napoli – evidenzia – Lo scaricabarile è un discorso politico, la mia vuole essere una riflessione”. “Padre Ortaglio si è sentito leso per il peso di queste cose che ho documentato, che gli fanno male – aggiunge – questa è l’indole che dovrebbe avere un uomo di Chiesa in generale. Mi sono sentito accolto, ascoltato, non giudicato”.
“Mi batto per l’autodeterminazione e la liberta’ sessuale come base dei diritti civili e le mele marce all’interno della Chiesa sono un ostacolo al progresso civile – prosegue Mangiacapra – La mia e’ una causa ideologica, non ne traggo vantaggi personali, non ricevo ne’ ho mai chiesto soldi per interviste, spazi in tv o per fornire materiale”. E la visibilita’ che ne deriva “e’ relativa non a me in quanto persona, ma proprio alla causa ideologica che porto avanti. Perche’, da persona che ha fatto una scelta (quella di gigolo’ ndr.) devo subire uno stigma da parte di chi in pubblico dice una cosa e in privato ne fa un’altra?”. E, fa sapere, che sta circolando su WhatsApp, una lista, “a mia firma” che conterrebbe i nomi dei preti coinvolti: “Sono preti che non conosco e che, senza prove, si imputano come gay. Qualche sciacallo vuole usare il mio coraggio per infangare qualcuno. Il mio dossier, con prove circostanziate e nomi certi, e’ indirizzato alla persona da cui mi sono recato in Curia, che e’ una persona di fiducia, e non vuole innescare nessuna macchina del fango”. “Dannoso e inutile fare il ‘totopreti’ – conduce – Quello che conta e’ riflettere. E per questo non servono i nomi”.

Napoli, con 1 euro vince 62mila euro al Lotto

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Gioco del lotto che distribuisce migliaia di euro a un fortunato vincitore a Napoli. Un giocatore infatti ha indovinato ben quattro terni e una quaterna sulla ruota Nazionale. Il giocatore puntando un solo euro sui numeri 51, 52, 80, 84, ha vinto ben 62.250 euro.

Sfruttamento della prostituzione: indagati 7 nigeriani

Dovranno rispondere di tratta di persone e riduzione in schiavitù aggravate dal fatto di essere diretti allo sfruttamento della prostituzione i sette nigeriani, quattro uomini e tre donne, arrestati dai carabinieri di Genova al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e denominata Epa dal nome dello stregone-santone a cui alcuni indagati commissionavano in patria riti e preghiere voodoo per assicurarsi che le loro ‘ragazze’ godessero sempre di ottima salute. L’inchiesta ha preso avvio nell’estate del 2016 a Genova con la ricerca di un nigeriano che doveva scontare 4 anni di carcere per lesioni personali aggravate commesse nel carcere genovese ai danni di un altro detenuto. Dal monitoraggio finalizzato alla localizzazione del nigeriano sono emersi contatti di questo con alcuni connazionali che hanno permesso agli investigatori di accertare l’attività di reclutamento, trasporto e riduzione in schiavitù di ragazze nigeriane costrette alla prostituzione. In particolare, i primi riscontri si sono concentrati su una coppia di nigeriani che obbligavano due connazionali maggiorenni a prostituirsi in strada in due comuni torinesi. Gli sviluppi dell’indagine hanno consentito di individuare un gruppo di appartenenti alla comunità nigeriana torinese che dopo aver acquistato per 16-20 mila euro giovani connazionali nel Paese di origine a attirandole con la promessa di un lavoro, le facevano giungere in Italia attraverso i flussi migratori nel Mar Mediterraneo in partenza dalle coste libiche.  Molte di loro, però, affrontando un lungo viaggio verso le coste libiche a bordo di camion per il trasporto di bestiame, venivano picchiate e violentate, oltre ad essere costrette ad assistere alle feroci esecuzioni di chi si ribellava. Giunte in Italia ed accolte presso i C.A.R.A, le donne venivano prelevate dai loro compratori o fatte prelevare, quindi, arrivate a Torino e nell’hinterland, venivano segregate nelle abitazioni dei loro sfruttatori che le avviavano alla prostituzione, obbligandole, dietro minaccia di riti voodoo, a consegnare i proventi dell’attività sia per riscattare i documenti d’identita’, sia per pagare l’affitto mensile della porzione di strada occupata per prostituirsi. Nel corso delle indagini, e’ emerso anche il ruolo di tre ‘madam’ nigeriane che gestivano a vario titolo le prostitute. Delle tre donne, di cui due arrestate in appartamenti torinesi, una è stata rintracciata a bordo di un treno sulla tratta Napoli – Venezia.

Pozzuoli, sacchetti di spazzatura contro De Luca

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Tensione a Pozzuoli, dove un gruppo di una ventina di manifestanti – che apparterrebbero a centri sociali della vicina Giugliano – ha fatto irruzione nell’ospedale S. Maria delle Grazie, interrompendo la cerimonia di inaugurazione del nuovo reparto di urologia. Due sacchetti della spazzatura sono stati lanciati contro il governatore Vincenzo De Luca e le altre autorita’ presenti sul palco, tra cui il sindaco Vincenzo Figliolia. Sul posto la Polizia di Stato.
La prima protesta si era verificata all’esterno dello Stir a Giugliano, dove alcuni attivisti di Potere al Popolo hanno protestato in occasione di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il presidente della Regione e il sindaco di Giugliano, Antonio Poziello, sui nuovi piani di smaltimento delle Ecoballe di Taverna del Re. Altra manifestazione all’ospedale S. Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stata interrotta la cerimonia di inaugurazione del nuovo reparto di urologia. Due sacchetti della spazzatura sono stati lanciati contro il governatore Vincenzo De Luca e le altre autorità presenti sul palco, tra cui il sindaco Vincenzo Figliolia.

Droga: ucciso Murillo,il braccio armato di El Chapo

Soldati e polizia messicana hanno ucciso il capo della sicurezza della famiglia del signore della droga Joaquin ‘El Chapo’ Guzman. Il ministero della Difesa di Città del Messico ha fatto sapere che una sparatoria è scoppiata quando le forze di sicurezza sono entrate in un edificio a Culiacan, capitale dello Stato di Sinaloa, dove il cartello di Guzman è basato. “Sono stati attaccati da un gruppo di persone che ha tentato di fuggire”, ha dichiarato il ministero in una nota congiunta con la procura federale. Due persone sono morte nello scontro a fuoco e altre tre sono state arrestate, di cui due che sono anche state ferite. Le autorità hanno identificato uno dei due morti come Luis Alfonso ‘N.’ e una fonte governativa, parlando a condizione di anonimato, ha spiegato che si tratta di Luis Alfonso Murillo Acosta, capo della sicurezza per la famiglia di ‘El Chapo’ e sicario del figlio del signore della droga, Archivaldo Ivan Guzman Salazar.

Cisterna, il carabiniere su facebook: ‘Tutto capita, anche quello che non immagini’

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Luigi Capasso il carabiniere napoletano che sta tenendo Cisterna di Latina col fiato sospeso, aveva scritto un messaggio criptico sulla sua pagina facebook appena due settimane fa. L’uomo, 44 anni, e che lavora a Velletri, questa mattina è andato a casa della moglie e dopo una violenta lite, finita in strada, l’ha ferita al petto e allo zigomo con la sua pistola d’ordinanza. Ora tiene in casa, in ostaggio, le due figlie. Sulla sua pagina Facebook il 10 febbraio l’uomo ha postato una frase del giorno che dice: “Non dire mai a me non accadrà, tutto capita anche quello che non avresti mai immaginato’. La palazzina in via Collina dei Pini, dove tiene in ostaggio le due figlie di 8 e 12 anni, é circondata da carabinieri e polizia con giubbotti antiproiettile. Poco fa é arrivata una squadra di specialisti per una eventuale incursione. Le trattative sono in corso con un mediatore per tentare di convincerlo a desistere e liberare le bambine. “Stiamo cercando di arrivare al miglior esito possibile”, ha spiegato il comandante provinciale, che, interpellato sulle condizioni delle figlie dell’uomo, ha spiegato: “Ci risulta che siano con lui, ma temiamo per il peggio. L’uomo è estremamente agitato, possiamo dire che non è in sé”.  La moglie, Antonietta Gargiulo, 38 anni, pure lei napoletana, è ricoverata nell’ospedale San Camillo di Roma. Il matrimonio si era incrinato e i due si erano lasciati sa alcuni mesi. Lei viveva nell’appartamento di parenti, dove adesso é barricato l’uomo con le due figlie. Antonietta  è operaia alla Findus e stava andando a lavorare quando il 43enne l’ha raggiunta in garage e, dopo una violenta discussione, le ha sparato con la pistola d’ordinanza.

Napoli: il procuratore di Mario Rui dice che è tutto deciso…

“Mario Rui nei primi mesi in città è stato massacrato e tante volte si è arrivati al limite dell’offesa. Poi con l’infortunio di Ghoulam ha avuto modo di dimostrare il suo valore. Ma adesso non parlo di mercato”. L’agente del difensore del Napoli, Mario Giuffredi, non lascia trapelare le mosse del suo assistito per la prossima stagione, che rischia di tornare in panchina una volta recuperato l’algerino. “La parola sostituto dà fastidio, Mario Rui non è secondo a nessuno”, ha spiegato il procuratore a ‘Tuttonapoli.net. “È un titolare di una grande squadra e può essere in futuro titolare di altre grandi squadre. Poi non è detto che resterà, nella vita possono succedere tante cose. Ripeto: non è detto che resti”. “Se mi chiedete cosa faremo l’anno prossimo io vi dico che è già tutto deciso. E l’abbiamo deciso il primo novembre”, ha aggiunto Giuffredi.

 

Salerno, sorpresi con dosi di hashish sul lungomare: denunciati in quattro

I Baschi Verdi del Gruppo Guardia di Finanza di Salerno hanno intensificato le ordinarie operazioni di controllo del territorio nell’area  metropolitana del capoluogo provinciale. Il primo soggetto identificato dai Finanzieri, un cittadino nato in Egitto e residente a Polla , è stato trovato in possesso di 0,7 grammi di “marijuana” sul Lungomare Trieste. Altri due soggetti, entrambi salernitani, sono stati sorpresi in Via Limongelli in possesso rispettivamente di 1,2 e 3,7 grammi di “hashish”. Infine, nei pressi del “Parco Mercatello”, un ultimo soggetto salernitano è stato segnalato per il possesso di 4,7 grammi di “hashish”. La droga è stata sequestrata e i soggetti sono stati segnalati alla Prefettura di Salerno per
uso illecito di sostanze stupefacenti.

Afragola, senza patente prendono l’auto dei genitori: arrestato un 18enne, tre minori denunciati

Afragola. Prendono l’auto dei genitori e non si fermano all’alt dei carabinieri: arrestato un 18enne, denunciati tre minori. Avevano preso la Fiat Panda del genitore di uno di loro ed erano in giro per Afragola. Una pattuglia di carabinieri della stazione locale li ha notati e ha intimato loro l'”alt” per controllarli ma il conducente -V.I., un 18enne di Afragola, incensurato – ha accelerato la marcia tentando di scappare per le strade di Afragola, Acerra e Caivano. V.I. ha anche speronato l’autoradio dei carabinieri. Dopo qualche centinaio di metri i 4 hanno abbandonato il veicolo per provare a fuggire a piedi ma sono stati bloccati ad Afragola, dove erano tornati nel frattempo, con l’ausilio dei militari dell’aliquota radiomobile di Casoria e di Castello di Cisterna. Il 18enne, in possesso solo del “foglio rosa”, è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, poi tradotto ai domiciliari. I minorenni sono stati denunciati per gli stessi reati; sono tutti di Afragola e hanno 15, 16 e 17 anni.

Napoletani scomparsi in Messico, il Ministro Alfano chiede una soluzione urgente

Napoli. Scomparsi Messico: Alfano, chiede una soluzione urgente. Il Ministro ha parlato al telefono con collega per  ritrovare i 3 connazionali. “Ho manifestato al collega le nostre forti preoccupazioni riguardo alla scomparsa in Messico dei tre connazionali e l’ho personalmente sensibilizzato circa l’urgente soluzione del caso”. Così il ministro degli Esteri Angelino Alfano dopo una telefonata con Luis Videgaray Caso. “Ho sottolineato – ha aggiunto – la viva aspettativa che sia mantenuto uno stretto raccordo tra le autorità messicane che stanno conducendo indagini e la nostra Ambasciata ed ho espresso il forte auspicio che i tre italiani possano essere presto ritrovati e i responsabili del crimine assicurati alla giustizia”.
“A seguito degli interventi in precedenza effettuati tramite la nostra Ambasciata, ho avuto un approfondito colloquio telefonico con il mio omologo messicano, Luis Videgaray Caso, per manifestargli le forti preoccupazioni italiane riguardo alla scomparsa in Messico dei tre cittadini italiani e per sensibilizzarlo personalmente circa l’urgente soluzione del caso”, ha spiegato Alfano dopo il colloquio telefonico avuto ieri in tarda serata al rientro da Belgrado con il ministro degli Esteri messicano. “Videgaray mi ha garantito che le autorità messicane stanno profondendo il massimo impegno per fare piena luce sul caso”, ha sottolineato il titolare della Farnesina. “Mi ha anche assicurato che individuare i tre connazionali e assicurare ‘piena giustizia’ sono obiettivi prioritari del governo messicano, e che il caso è seguito in modo prioritario sia dal governo federale che da quello locale”. Alfano ha poi spiegato: “Quattro membri della polizia municipale messicana sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella scomparsa dei tre italiani ed è stato spiccato un mandato di arresto per il capo della polizia municipale che avrebbe dato l’ordine di agire ai quattro subordinati. La Procura della Repubblica messicana continua le indagini per individuare gli altri responsabili del delitto ed è pronta alla massima collaborazione con quella di Roma”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.

Ladro inseguito in tangenziale dalla polizia stradale: arrestato un 27enne di San GIorgio a Cremano

Napoli. Inseguimento sulla Tangenziale e poi a piedi nella zona dei Camaldoli: la Polizia stradale arresta un 27enne di San Giorgio a Cremano che trasportava uno scooter rubato. Scappa il complice. Nell’ambito della consueta attività di vigilanza il personale della Sottosezione Polizia Stradale di Napoli – Fuorigrotta, operante sulla Tangenziale di Napoli, ha notato stanotte nei pressi dello svincolo “Vomero” in direzione Capodichino, un furgone che percorreva la tratta autostradale a velocità particolarmente sostenuta. Gli Agenti hanno intimato ‘alt’ al conducente del veicolo  che, fingendo di rallentare la marcia, ha accelerato bruscamente nel tentativo di eludere il controllo. E’ iniziato, così un concitato inseguimento sulla tangenziale terminato, dopo aver svincolato ai “Camaldoli”, in Via Iannelli. Gli occupanti hanno abbandonato il furgone tentando una disperata fuga a piedi. In quel frangente è intervenuta, in ausilio, la volante di zona che, unitamente al personale della Sottosezione di Fuorigrotta, hanno bloccato il conducente, E.M. di 27 anni residente a San Giorgio a Cremano. All’interno del furgone è stato rinvenuto un Piaggio Beverly asportato poco prima in Via Diocleziano.Sono tutt’ora in atto le ricerche finalizzate all’individuazione del complice.  Il ventisettenne è stato trasferito alla Casa Circondariale di Poggioreale e, nella mattinata odierna, sarà giudicato con rito direttissimo.

Clan Di Lauro- Vinella Grassi, arrestate 14 persone tra Secondigliano e Scampia

Napoli. Scacco ai clan Di Lauro e Vinella Grassi: la Polizia esegue un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone. All’alba di oggi, personale della Squadra Mobile della Questura di Napoli, del Servizio Centrale Operativo e militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali (di cui 13 in carcere e 1 agli arresti domiciliari) emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, dal Tribunale di Napoli – Sezione GIP – Ufficio 26°, nei confronti di altrettanti soggetti responsabili a, diverso titolo, di vari reati tra cui associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, favoreggiamento ed estorsioni, con condotte accertate nel periodo dal 2012 al 2014.
L’ordinanza in questione è stata emessa dal GIP all’esito della rivalutazione dell’intero materiale probatorio raccolto in fase di indagine e riproposto con nuova richiesta dalla Procura della Repubblica, dopo l’annullamento della precedente misura – Sezione Gip  Ufficio 18°, eseguita il 6 giugno 2017 – nei confronti di 27 soggetti, per i medesimi reati. L’attuale provvedimento scaturisce dalla confluenza in un unico procedimento penale di più filoni di indagine, condotti distintamente dai citati organismi di polizia giudiziaria sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, grazie ai quali è stato possibile accertare le responsabilità di capi, promotori e sodali delle associazioni camorristiche Di Lauro e Vinella Grassi, attive nei quartieri di Secondigliano e Scampia, delle quali sono stati ricostruiti gli interessi criminali, con particolare riferimento ad un vasto traffico di sostanze stupefacenti, per lo più hashish e cocaina, che vedeva coinvolte figure di vertice dei citati clan, in affari tra loro e con altre consorterie tra cui, in particolare, i Marfella-Pesce di Pianura. Tra gli elementi apicali delle richiamate consorterie attinti dalla misura cautelare eseguita, si segnala Salvatore Di Lauro, 30 anni, detto “terremoto”, uno dei figli del famoso boss Paolo (alias “Ciruzzo o milionario”). Oltre all’ingente business del traffico di stupefacenti descritto, è stato accertato anche un ampio giro di furti di auto e conseguenti estorsioni attraverso la tecnica cd del cavallo di ritorno. Le indagini hanno censito l’operatività dei clan a partire dal 2012, epoca in cui, dopo la definitiva scissione dai Di Lauro, avvenuta nel 2007, il gruppo della Vinella Grassi si era nel tempo affermato sempre più sugli scenari di Secondigliano e Scampia, stringendo alleanze con i Marino e Leonardi e dando vita allo scontro armato con gli Abete-Abbinante-Notturno, meglio noto come “terza faida di Scampia”.
Grazie a meticolose attività investigative, finalizzate altresì a riscontrare convergenti dichiarazioni collaborative rilasciate sull’accaduto, si è potuto accertare, nell’ambito della citata faida, il coinvolgimento in un tentativo di omicidio ai danni di Giovanni Esposito detto ‘o muort, anche di Claudio Auricchio, finanziere “infedele” con il grado di appuntato scelto, allora in forza al Gruppo Pronto Impiego di Napoli e attualmente sospeso dal servizio.
In tale contesto, oltre a figurare tra i soggetti più vicini ad Antonio Mennetta durante il suo periodo di latitanza, Mennetta è il boss reggente della Vinella Grassi, arrestato dalla Squadra Mobile il 4 gennaio 2013, è emerso il suo diretto coinvolgimento proprio nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’organizzazione della Vinella Grassi, intessendo, tra l’altro, diretti rapporti anche con figure apicali della consorteria Di Lauro.

A processo i 56 furbetti della Rc Auto. TUTTI I NOMI

Cinquantasei persone, quasi tutte del provincia di Napoli e in particolare della zona stabiese e dei Monti Lattari, sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Lagonegro con l’accusa di truffa ai danni di una nota compagnia assicurativa. In pratica intestavano le loro auto, attraverso una serie di documenti falsi, a persone inesistenti e in qualche caso addirittura decedute, pur di risparmiare sulla polizza assicurativa. Con la complicità di undipendente-talpa all’interno della compagnia assicurati­va gli automobilisti-furbetti sarebbero riusciti a far risultare di essere resi­denti in provincia di Potenza, abbattendo di oltre il 50% la quota assicurativa per l’auto da versare. Ma, in realtà, vivevano e cir­colavano tra Napoli e la provincia.
Secondo gli inqui­renti il gruppo avrebbe “falsi­ficato e alterato il contratto e il contrassegno assicurativo dell’auto in modo da riprodurre dei clo­ni”.
Oltre alla dipendente “infe­dele” al centro dell’inchiesta c’è anche un uomo della zona dei Lattari che avrebbe svolto il ruolo di procacciatore di clienti. In pratica il “mediatore” che avrebbe inoltrato i documenti contraf­fatti alla compagnia assocurativa.

 

  • Enza Santarsiere 38 anni di Polla
    Catello Lauro 44 anni di Casola di Napoli
    Maria Grazia D’Avenia 75 anni di Tursi (Matera)
    Daniela De Simone 37 anni di San Giorgio a Cremano
    Francesco Cesarano 59 anni di Gragnano
    Fiorella Avino 48 anni di Palma Campania
    Carmela D’Apice 44 anni di Castellammare
    Marco Converso 33 anni di Sorrento
    Carmine Marra 68 anni di Napoli
    Emanuela Mihaj 33 anni di Sant’Antonio Abate
    Savio Marra 38 anni di Napoli
    Anna Russo 71anni di Afragola
    Carmela Mancuso 33 anni di Castellammare
    Marino Carbone 33 anni di Avellino
    Luigi Persico 46 anni di Casola di Napoli
    Sabato Schettino 65 anni di Castellammare
    Salvatore Miccio 48 anni di Napoli
    Assunta Perino 61 anni di Gragnano
    Pina Guadagno 46 anni di Napoli
    Uddin Alla 38 anni di Palma Campania
    Salvatore Smimmo 58 anni di Pollena Trocchia
    Teresa Manzo 84 anni di Ercolano
    Rosa Cobucci 36 anni di Portici
    Sukhwinder Singh 39 anni di Nola
    Carmela Bottino 29 anni di Napoli
    Massimiliano Sorgente 42 anni di Napoli
    Carmela Di Rienzo 53 anni di Castellammare
    Margherita De Martino 34 anni di Gragnano
    Yifan Zhang 32 anni di Caserta
    Catello De Martino 66 anni di Gragnano
    Assunta Altamura 61 anni di Napoli
    Giuseppe Cerchia 40 anni di Casola di Napoli
    Antonietta Vigna 57 anni di Napoli
    Lucia Somma 31 anni di Gragnano
    Violeta Abalasei 38 anni di Palma Campania
    Volodymyr Zhabunya 59 anni di Somma Vesuviana
    Marco Chierchia 56 anni di Torre Annunziat
    Antonio Carrino 64 anni di Palma Campania
    Emiliana Granato 29 anni di Avellino
    Gaetano Amodio 53 anni di Gragnano
    Gennaro Cesareo 37 anni di Napoli
    Liliana Amato 29 anni di Ercolano
    Franco Savarese 49 anni di Napoli
    Giorgio Faggio 41 anni di Cercola
    Wenkai Chi 31anni diNapoli
    Ciro Piccirillo 51 anni di Casola di Napoli
    Gennaro Calvanese 46 anni di Melito
    Sabato Sorrentino 70 anni di Casola di Napoli
    Giuseppe Cella 54 anni di Portici
    Giuseppe Corelli 37 anni di Gragnano
    Salvatore D’Amora 56 anni di Battipaglia
    Giuseppe Veneruso 66 anni di Napoli
    Wei Yang 47 anni di Aversa
    Carmela Castellacelo 82 anni di Napoli
    Pasquale Piccolo 38 anni di Ercolano
    Beniamino Amitrano 61 anni di Torre Annunziata

Nazionale: la meglio gioventù a lavoro con Di Biagio

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Prosegue a Coverciano il raduno dedicato ai talenti più interessanti del campionato, il primo del 2018 e il quinto del biennio in corso dopo quelli svolti a novembre 2016, febbraio, aprile e maggio 2017.
Un raduno pieno di giovani e sono proprio loro al centro delle interviste rilasciate oggi dal coordinatore delle nazionali giovanili Maurizio Viscidi e dal responsabile dell’area scouting del Club Italia Mauro Sandreani.

“I giovani – sostiene Viscidi – devono giocare perché sono bravi, il posto sicuro non va garantito a nessuno ed è giusto che ci sia concorrenza tra loro. Il nostro obiettivo primario è quello di portare giocatori dalle giovanili ad esordire in Nazionale, molti hanno compiuto questo percorso: Tanti, come ad esempio Donnarumma e Cutrone, hanno iniziato con l’Under 15 e sono arrivati in nazionale maggiore, questo vuol dire che abbiamo individuato il talento; altri come Pinamonti e Bastoni sono qui ma poi torneranno con l’Under 19 che a fine marzo sarà impegnata con la fase Elite delle qualificazioni europee che si svolgerà in Italia”.

Dello stesso avvisto Sandreani: “Il talento va scoperto quando è ancora giovane e, una volta identificato, va accompagnato attraverso un percorso. Abbiamo notato che negli ultimi dieci-venti anni sta crescendo il numero dei difensori con attitudini alla regia e meno alla marcatura, mentre si sta perdendo il ruolo classico del bomber. Stiamo comunque lavorando a livello giovanile su standard ottimi, i giovani oggi sono molto cresciuti fisicamente già a partire dell’Under 15. Caldara? E’ senza dubbio un ottimo esempio della nuova generazione”.

L’elenco dei convocati

Portieri: Simone Scuffet (Udinese), Alex Meret (Spal);

Difensori: Mattia Bani (Chievo Verona), Alessandro Bastoni (Atalanta), Cristiano Biraghi (Fiorentina), Antonio Barreca (Torino), Davide Biraschi (Genoa), Federico Ceccherini (Crotone), Gian Marco Ferrari (Sampdoria), Lorenzo Venuti (Benevento), Francesco Zampano (Udinese);

Centrocampisti: Daniele Baselli (Torino), Marco Benassi (Fiorentina), Danilo Cataldi (Benevento), Alberto Grassi (Spal), Rolando Mandragora (Crotone);

Attaccanti: Domenico Berardi (Sassuolo), Gianluca Caprari (Sampdoria), Federico Chiesa (Fiorentina), Federico Di Francesco (Bologna), Andrea Pinamonti (Inter), Matteo Politano (Sassuolo).

Staff – Commissario Tecnico: Luigi Di Biagio; Team Manager: Gabriele Oriali; Tecnici: Massimo Mutarelli e Antonio Chimenti; Segretario: Mauro Vladovich; Preparatori atletici: Vito Azzone e Giovanni Brignardello; Match Analyst: Antonio Gagliardi e Filippo Lorenzon; Medici: Angelo De Carli e Carmine Costabile; Massofisioterapisti: Alfonso Casano, Maurizio Fagorzi, Walter Martinelli; Nutrizionista: Matteo Pincelli.

Prety gay a Napoli, l’accusa del ‘gigolò’: ‘Basta falsi moralismi della Chiesa, insabbiando non risolve niente’

“Meglio vendere a buon prezzo il proprio corpo piuttosto che svendere l’intelletto”, sostiene Francesco Mangiacapra, trent’anni, laureato in Giurisprudenza. Prima dell’Università ha frequentato le scuole cattoliche dei padri Scolopi, ora con il suo dossier dal contenuto pornografico sta diffondendo un clima di panico tra i vertici delle curie di mezza Italia a cominciare da quella di largo Donnaregina, dove questa mattina si sta celebrando l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico della Campania. Un dossier che scotta quello del giovane escort napoletano, in cui sono riportati una cinquantina tra sacerdoti e seminaristi coinvolti in un giro di incontri a luci rosse con alcuni gigolò omosessuali. Mangiacapra, testimone chiave e principale accusatore nel processo ecclesiastico contro don Euro, Luca Morini, già indagato dalla Procura di Massa Carrara, e protagonista dello scandalo che vede il sacerdote al centro di orge e vacanze di lusso a base di sesso e droga con il denaro sottratto ai fedeli, va avanti come un treno in quella che definisce “una battaglia di pulizia e trasparenza all’interno della chiesa cattolica”. In una intervista pubblicata su Il Mattino, Mangiacapra non le manda a dire:
“Non ne potevo più di vederli sul pulpito a predicare come se niente fosse quando poco prima, magari in canonica, avevano ricevuto il ragazzo di turno con cui si erano concessi ogni tipo di perversione approfittando spesso anche del loro stato di necessità. C’è un limite a tutto. È vero, sono un marchettaro, ma ho una dignità da rispettare: nella vita si può fare qualunque cosa ma un po’ di coerenza è necessaria. Chi si prostituisce conserva l’onore e l’onestà di essere se stesso fino in fondo e, quando è necessario, la capacità di indignarsi. L’atteggiamento di alcuni sacerdoti, e di chi ai vertici li protegge, ha disgustato anche me. Molti vescovi a cui è stato inviato il dossier sapevano da tempo quello che facevano i loro preti e non sono mai intervenuti”.
Mangiacapra è stato convocato da padre Luigi Ortaglio, presumibilmente per ricevere ulteriori dettagli sul dossier. Si dichiara pronto a rispondere a ogni domanda, visto che il contenuto del fascicolo è documentato.
“Il mio obiettivo è far capire ai vescovi che non è insabbiando o tollerando che risolvono il problema. Perdonare sperando in un cambiamento dei singoli sacerdoti è sbagliato e lo dimostra il fatto che sono tutti recidivi: se ne fregano, sanno che non succede niente. In questi casi l’intervento di un vescovo serio sarebbe determinante”.

Avellino, Novellino: “Tutto meritato”

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“Non abbiamo rubato niente – ha spiegato Walter Novellino dopo il pari colto a Empoli– siamo stati bravi a chiuderli quando venivano dentro le linee, abbiamo concesso qualcosa esternamente ma nel secondo tempo ci siamo messi meglio”. Con il passaggio al 3-5-2, l’Avellino ha provato ad alzare il ritmo trovando il pari quando oramai l’avversario credeva di aver condotto in porto il successo.

“La squadra ha saputo adattarsi ma soprattutto ha giocato – ha sottolineato il tecnico di Montemarano – sono convinto che con questo carattere raggiungeremo la salvezza al più presto. I ragazzi hanno giocato tutti da sette, non è facile venire qua e giocare contro questa squadra che andrà in Serie A direttamente. Abbiamo creduto in questa impresa fino alla fine.

E’ napoletano il carabiniere che ha sparato alla moglie e si è barricato in casa con le figlie

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E’ napoletano il carabiniere che stamattina a Cisterna di Latina ha fatto fuoco due volte contro la moglie dalla quale si stava separando e poi si è barricato in casa con le sue due figlie. Luigi Capasso, 48 anni, appuntato di in servizio alla Stazione di Velletri si e’ portato presso l’abitazione della moglie, Antonietta Gargiulo di 39 anni dalla quale e’ in fase di separazione, a Cisterna di Latina, e nel corso di un violento litigio, ha sparato alla donna con la sua pistola d’ordinanza. La donna e’ stata trasportata in gravissime condizioni al S. Camillo di Roma. L’appuntato e’ attualmente barricato in casa dove tiene in ostaggio le sue due figlie di 13 e 8 anni. Ne ha dato notizia il Comando provinciale dei carabinieri di Latina. Sono due i colpi di pistola che hanno raggiunto la 39enne di Cisterna di Latina. La donna, un’operaia dello stabilimento Findus di Cisterna, e’ stata colpita allo zigomo e al petto. Sul posto e’ arrivato il magistrato Gregorio Capasso. Secondo quanto finora ricostruito dai carabinieri di Latina, i due si stavano separando. L’uomo, si è presentato a casa della moglie e hanno iniziato a litigare. Poi la lite è continuata per strada. A quanto emerso la coppia si stava separando, ma lui non ha accettato la decisione della moglie. Per questo litigavano da mesi. La casa è al momento circondata dai militari che stanno tentando di convincere l’uomo a uscire da casa liberando le figlie tenute in ostaggio.

Camorra, omicidio del vigile urbano Diana: chiesto l’ergastolo per il boss Sandokan

Un nuovo ergastolo potrebbe colpire presto il boss dei Casalesi, Francesco Schiavone detto Sandokan. E’ stato chiesto dalla pubblica accusa nel processo in Corte di Assise per l’omicidio del vigile urbano di Casal di Principe, Antonio Diana avvenuto nel lontano 1989. Mentre per Giovanni Diana, detto giannino o’ pazzo la pubblica accusa ha chiesto 27 anni di carcere. Il suo difensore, l’avvocato Paolo Gallina, ha fatto emergere nel corso del dibattimento le numerose contraddizioni tra il racconto dei vari pentiti. Non ultime le discordanze emerse tra il racconto fatto dal boss pentito Antonio Iovine o’ ninno che si è accusato dell’omicidio e quella degli altri collaboratori di giustizia tra cui Cipriano D’Alessandro, Luigi Diana, Giuseppe Quadrano e  Carmine Schiavone (morto nel 2015). “L’ultimo omicidio a cui ho partecipato personalmente come esecutore e’ quello del vigile urbano di San Cipriano d’Aversa”. Cosi’ l’ex boss del clan dei Casalesi, Antonio Iovine, detto o’Ninno, collaboratore di giustizia, si autoaccusa il 9 maggio 2014 davanti ai pm, contribuendo a far luce sull’omicidio del vigile urbano Antonio Diana di San Cipriano d’Aversa avvenuto nel 1989 e maturato nell’ambito di una guerra interna tra i Bardellino e gli Schiavone. Il caso era rimasto irrisolto. Iovine ha raccontato di aver commesso personalmente l’omicidio con Raffaele Diana e Giuseppe Caterino, e le sue dichiarazioni fanno parte integrante del processo. Il pentito ha spiegato di aver chiesto al fratello Giuseppe, anch’egli vigile urbano, i turni di servizio e di aver così saputo che Diana il giorno scelto per l’agguato era a lavoro. “Siamo usciti con una Fiat Uno di colore scuro, Giuseppe Caterino (altro elemento di spicco del clan, ndr) guidava la macchina, io stavo a fianco e Raffaele Diana stava dietro”, ricorda Iovine, indicando gli esecutori materiali del delitto. “Io ricordo sono sceso per primo  quindi ho sparato un solo colpo calibro 12, lui è caduto a terra; poi è sceso dietro di me Raffaele Diana e ha sparato anche lui; se non vado errando l’ha sparato nelle parti basse.Poi andammo al cimitero di San Cipriano dove consegnammo la macchina per farla incendiare, ma non ricordo chi se ne occupo’. Le armi le consegnammo a Giovanni Diana”.

Antonio Iovine nelle sue dichiarazioni ha ricordato che dell’omicidio del vigile nel gruppo se ne parlava gia’ da tempo per vendicare l’omicidio di Maurizio Russo nel quale l’agente della municipale aveva fatto da specchiettista secondo Sandokan. Sul caso dei documenti del vigile urbano ritrovati in un incidente aereo qualche giorno prima dell’omicidio, il boss pentito dice di non sapere nulla. Il volo parti’ da Orio al Serio e doveva arrivare a Santo Domingo, ma precipito’ alle Azzorre. “Non ne ho mai sentito parlare ma ricordo che a Santo Domingo c’era la compagna di Antonio Bardellino, Rita De Vita, con la quale aveva avuto tre figli”. A questo proposito, il collaboratore in un interrogatorio questo anno ha raccontato di essersi ricordato di quell’episodio e che Antonio Diana si decise di ucciderlo proprio quando cadde l’aereo per Santo Domingo e furono ritrovati i suoi documenti. Dell’agguato avvenuto in via Roma alle 18.45 dell’11 febbraio 1989, Iovine ricorda anche le armi utilizzate: un fucile Safari a pompa calibro 12, un fucile da caccia e una Beretta 9X21 che non esplose colpi. “Avevo il volto coperto da passamontagna in quanto avvenne in pieno giorno la Fiat Uno che utilizzammo era stata rubata in precedenza”. Su un particolare, ‘o Ninno non ha saputo dare delle spiegazioni. Secondo Iovine, infatti, all’omicidio non partecipo’ Cipriano D’Alessandro, e non ha saputo spiegare per quale motivo questi si sia autoaccusato che “non aveva funzioni di killer bensi’ attivita’ imprenditoriali”.  Ma come ha fatto notare alla corte l’avvocato Paolo Gallina, (difensore di Giovanni Diana arrestato nel 2016) il pentito Cipriano D’Alessandro non solo rispetto a Iovine dice di aver partecipato in prima persona a quell’agguato ma ha fornito indicazioni diverse anche rispetto all’auto utilizzata dal commando di morte e al luogo in cui fu bruciata l’autovettura.

Arriva l’interdittiva antimafia per la società sportiva dei fratelli Cesaro

Interdittiva antimafia per il Centro Sportivo Sant’Antimo, quello che viene definito il fiore all’occhiello del Gruppo Cesaro Sport. Un altro problema da risolvere per la famiglia Cesaro che negli ultimi mesi ha visto l’arresto di Aniello e Raffaele Cesaro e il sequesto di beni per 70 milioni, entrambi fratelli del deputato di Forza Italia Luigi Cesaro. Sono accusati di aver stretto un patto con il clan Polverino per la realizzazione del “piano di insediamento produttivo” del comune di Marano, in provincia di Napoli. Qualche giorno fa la Prefettura di Napoli, come ricorda Il Mattino, ha disposto l’interdittiva antimafia per la “sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata e tendenti a condizionarne le scelte”. Un duro colpo per la Polisportiva Sant’Antimo Srl, utilizzata dalla privamera del Napoli Calcio, la Ad Partenope Basket , con sede a Napoli, che disputa il campionato di basket di serie C Silver, l’Associazione Dilettantistica Nuotatori Campani, del gruppo Cesaro Sport, che annovera tra le sue fila diversi atleti, normo dotati e paralimpici, che si sono affermati anche a livello internazionale. Il provvedimento emesso dalla Prefettura non comporta la chiusura della megastruttura, quindi le società che utilizzano gli impianti possono tranquillamente procedere con le attività. Intanto il rappresentante legale della Polisportiva Sant’Antimo Srl, tramite i suoi legali, gli avvocati Benedetta e Giovanni Leone ha impugnato davanti al Tar di Napoli il provvedimento, chiedendo l’annullamento dell’interdittiva antimafia. La prossima udienza è stata fissata per il 7 marzo.

Carabiniere uccide la moglie: barricato in casa con le figlie

Un appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri al termine del lavoro è rientrato a casa e ha ucciso la moglie sparando alcuni colpi dalla sua pistola di ordinanza. Teatro della tragedia un appartamento che si trova al residence Collina dei pini.

Dopo aver sparato alla moglie, l’uomo si è barricato in casa con le figlie, dove si trova ancora in questo momento, tenendole in ostaggio. La situazione è seguita dal comando provinciale dei carabinieri di Latina. Sul posto anche il comandante Gabriele Vitagliano.