Camera e Senato si blindano, uno dopo l’altro, contro il coronavirus. Dopo le misure adottate a Palazzo Madama, oggi e’ la volta di Montecitorio che fa scattare fino al 15 marzo (data prorogabile a seconda delle esigenze) stringenti accorgimenti di sicurezza antivirali con disinfettanti per le mani e il controllo della febbre per chi entra. A Palazzo Madama la novita’ e’ cominciata da questa mattina, con infermieri e medici coperti da mascherine e armati di scanner elettronici per misurare la temperatura corporea. Vale per tutti e per ogni volta che si entra dai tre ingressi previsti, anche piu’ volte al giorno. E subito dopo, tocca lavarsi le mani usando il dispenser di amuchina piazzato li’ accanto. I palazzi della politica – con l’esclusione del Quirinale che non ha adottato alcuna misura straordinaria – corrono insomma ai ripari, limitando i rapporti con l’esterno e riducendo le attivita’ all’osso. “Chissa’ che non sia un bene per concentrarci sui decreti e sulle leggi”, ironizza qualche parlamentare. Chi sta dentro si adegua, non troppo lunghe le code ne’ si sentono lamentele. E chi viene dalle zone rosse o limitrofe, sceglie di auto-isolarsi come il deputato leghista Guido Guidesi rimasto a Codogno in quarantena e il senatore Luigi Augussori, anche lui della Lega, che abita a Lodi ma, per cautela, preferisce star lontano dalla Capitale tutta la settimana. A Montecitorio inoltre spunta un’altra mascherina in aula. Dopo quella di ieri di Maria Teresa Baldini (di Fdi), oggi e’ toccato a Matteo Dall’Osso, di Forza Italia, indossarla: “Sono un soggetto immuno-compromesso – spiega pero’ il deputato – Vengo dalle zone limitrofe al lodigiano dove c’e’ il contagio, quindi la mascherina la indosso a tutela di tutti, non mia”. Palazzo Madama ricorda in Aula le vittime del virus e sceglie la sicurezza e lo fa con un decalogo di regole. Sono state decise all’unanimita’ dai senatori questori e dalla Conferenza dei capigruppo e in sintonia con le disposizioni del governo e i protocolli dell’Oms. A precisarlo, in serata, e’ l’ufficio stampa del Senato che replica cosi’ al ministro della Salute: “Le misure contro il coronavirus le decidono gli scienziati, non la politica”, sottolinea Roberto Speranza che poi attacca esplicitamente la Camera alta: “Considero le misure al Senato, ovvero le mascherine in Parlamento, non fondate sul piano scientifico”. Nessuna mascherina avvisata in Aula ne’ in buvette o in cortile. Di sicuro il via vai di gente al Senato e’ calato. Il decalogo impone la sospensione delle visite di scuole e gruppi. Idem per convegni e le visite aperte al pubblico il primo sabato di ogni mese. Copione identico alla Camera e in entrambi i rami del Parlamento le conferenze stampa sono aperte solo ai giornalisti iscritti all’associazione della stampa parlamentare o altri accreditati ad hoc. Limiti anche alle audizioni nelle commissioni: se si puo’, meglio farle in videoconferenza. Il Parlamento diventa off limits pure agli ospiti dei parlamentari: non piu’ di 2 al Senato, massimo tre a Montecitorio. Parecchi apprezzano, sottolineando che non e’ male visto che “ogni giorno incontriamo tante persone e stringiamo le mani per salutarle”, fa notare qualcuno. Attenzione anche alla buvette e al ristorante di Palazzo Madama: oltre ai disinfettanti all’ingresso, frutta e verdura fresche sono ora sigillate per porzione e le posate distribuite direttamente dai camerieri. Alla Camera come promemoria per l’igiene, sono comparsi cartelli per lavarsi bene e spesso le mani. “Insomma ci stiamo americanizzando”, scherza qualche parlamentare pensando all’abitudine, che e’ quasi legge, diffusa negli Stati uniti.
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