Cinema sociale e caporalato

Scafati, dalle baraccopoli ai campi di pomodoro: l’epopea neo-western che svela la schiavitù moderna

Lanciata su Produzioni dal Basso la raccolta fondi per "ARMS", il cortometraggio di Francesco Luciani ambientato a Scafati. Superata la soglia del 50% nei primi giorni: resta un mese per sostenere un’opera di denuncia civile interrotta per cinque anni.

Scafati – Un paesaggio arso dal sole di mezza estate, spazi sconfinati che inghiottono la dignità umana e una tensione morale costante. Non ci troviamo nel vecchio West americano, ma nelle campagne del Mezzogiorno italiano, dove l’oro rosso — il pomodoro — viene raccolto a prezzo del sangue e dello sfruttamento. È questo il palcoscenico di “ARMS”, il nuovo cortometraggio ideato, scritto e directed dal regista Francesco Luciani, che sceglie i codici stilistici del neo-western per portare sul grande schermo la tragedia del caporalato.

Il progetto ha avviato in questi giorni una campagna di crowdfunding sulla piattaforma di innovazione sociale Produzioni dal Basso. La risposta del pubblico si è rivelata immediata: in pochissimo tempo la raccolta ha già travalicato la soglia del 50% dell’obiettivo economico. I sostenitori avranno ancora un mese di tempo per contribuire al completamento della produzione e supportare la successiva fase di distribuzione nei circuiti festivalieri nazionali e internazionali.

Ispirazione sul campo e drammatici dati di realtà

La genesi di ARMS non nasce a tavolino, ma affonda le radici in un’esperienza diretta vissuta dal regista nell’enclave del lavoro nero: una visita esplorativa tra i moduli abitativi di fortuna della baraccopoli di Borgo Mezzanone e nei campi dell’area di Candela, nel Foggiano. Lì, migliaia di braccianti invisibili vivono in condizioni prive di qualsivoglia tutela igienica e contrattuale.

Da quella visione drammatica è scaturita un’opera di finzione rigorosa, pensata per trasformare la cronaca quotidiana in narrazione cinematografica universale.

Il contesto in cui s’inserisce l’opera è quello di un’emergenza nazionale mai sopita. Nonostante l’adozione della Legge 199 del 2016 — traguardo normativo fondamentale per il contrasto all’intermediazione illecita e allo sfruttamento — le piaghe del lavoro sommerso continuano a trafiggere l’agricoltura italiana. Secondo il VII Rapporto Agromafie e Caporalato (Osservatorio Placido Rizzotto-Flai CGIL), sono infatti oltre 200.000 i lavoratori agricoli irregolari in Italia, circa il 30% del totale del settore.

Un panorama gravato da un tragico conto di vite umane: le stime Inail registrano circa 150 decessi nei campi nel 2024 (+10% rispetto all’anno precedente), dato purtroppo sottostimato proprio a causa dell’alta incidenza del lavoro sommerso.

La trama: una catena di equivoci e ribellione

La vicenda narrativa di ARMS vede protagonisti Brahim, Ali e Falilou, tre giovani braccianti giunti dall’Africa subsahariana che condividono una fatiscente baracca ai margini dei campi del Salernitano. Le loro giornate sono scandite dall’immobilità di turni massacranti e da compensi irrisori.

Il punto di svolta drammatico arriva quando un improvviso malore di uno dei tre viene scambiato dal caporale per un tentativo di fuga. Questo equivoco innesca un’escalation di tensione, trascinando i protagonisti in una spirale di resistenza e ribellione di cui il regista deliberatamente non svela il finale.

Cinque anni di attesa: la rinascita dopo l’incidente

La realizzazione di ARMS rappresenta anche una vittoria personale e artistica. Nel 2021, la pellicola era pronta al debutto: la troupe stava girando il primo giorno di riprese su un terreno confiscato alle mafie e gestito da Libera e Flai CGIL. Poi, il dramma: un grave incidente stradale provocò a Luciani la frattura di due vertebre, costringendo la produzione a fermare le macchine.

Oggi, dopo cinque anni di stop e grazie al sostegno continuo della comunità artistica, il regista molisano — diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia e da non confondere con l’omonimo interprete di Mare Fuori — ha ripreso in mano la macchina da presa.
«ARMS vuole raccontare il caporalato attraverso il linguaggio del cinema neo-western, mettendo al centro la dignità delle persone e trasformando una realtà spesso invisibile in una storia capace di coinvolgere e far riflettere».
— Francesco Luciani, Regista e sceneggiatore
I fondi raccolti tramite il crowdfunding permetteranno di saldare i compensi artistici e tecnici, coprire i costi logistici, la post-produzione audio-video e la promozione nei principali festival internazionali. Per i sostenitori sono previste ricompense esclusive, dai poster autografati ai crediti nei titoli di coda

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