

Adriano Cappellari
Vicenza – Una parabola personale e professionale devastata dalle stesse prove che avrebbero dovuto certificarne lo status di cronista di frontiera, minacciato per le sue inchieste e le sue posizioni sgradite. È una svolta clamorosa, e per certi versi sconcertante, quella maturata nelle indagini sulle intimidazioni denunciate negli ultimi mesi dal ventenne aspirante giornalista vicentino Adriano Cappellari.
Quello che per settimane è stato trattato come un grave atto ritorsivo legato al mondo della criminalità organizzata si è rivelato, secondo i magistrati della Procura della Repubblica di Vicenza, una minuziosa e autonoma messa in scena. Cappellari è stato infatti iscritto nel registro degli indagati con le accuse di incendio, calunnia e simulazione di reato: sarebbe stato lui stesso ad aver ideato, organizzato ed eseguito l’attentato incendiario avvenuto lo scorso 30 maggio davanti alla propria abitazione a Enego, sull’Altopiano di Asiago.
I fatti risalgono alla notte a cavallo tra il 29 e il 30 maggio. Poco prima di mezzanotte, un individuo incappucciato si era avvicinato alla casa di Cappellari, lasciando una lettera intimidatoria nella buca delle lettere ed innescando una serie di bottiglie incendiarie a ridosso di alcune bombolette di gas. Solo il pronto intervento dei Vigili del Fuoco aveva evitato conseguenze gravi.
L’episodio aveva suscitato profonda indignazione. Il giovane aveva collegato l’aggressione alla sua dichiarata vicinanza a don Maurizio Patriciello, il parroco anticamorra di Caivano. Prima della bomba di maggio, Cappellari aveva già denunciato tre presunte lettere minatorie (recapitate a novembre, dicembre e febbraio) contenenti minacce di morte indirizzate a lui, al sacerdote e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un quadro di tensioni tali da spingere le autorità a metterlo sotto tutela, con un dispositivo di vigilanza poi ulteriormente rafforzato.
A far crollare il castello di carte sono stati gli approfondimenti investigativi condotti dai Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa insieme ai specialisti del Ris. Sentito dagli inquirenti, l’aspirante cronista aveva inizialmente indirizzato i sospetti verso alcuni residenti di Enego, fornendo elementi che avevano portato l’attenzione su un soggetto locale compatibile con l’altezza dell’attentatore vista nei filmati (tra i 1,69 e i 1,75 metri).
Tuttavia, gli esami scientifici e informatici hanno tracciato una pista del tutto diversa. I rilievi del Ris sulle bombolette di gas e sull’alcol etilico usati per l’innesco hanno spinto i militari a verificare le vendite su una nota piattaforma di e-commerce. Il risultato degli accertamenti è stato inequivocabile: le uniche consegne di quel tipo di bombolette effettuate nel comune di Enego coincidevano con ordini personali effettuati dallo stesso Cappellari tra il 25 e il 29 aprile scorsi (quattro cartucce di gas e sei bottiglie di alcol etilico), recapitati a casa sua il 4 maggio.
A completare il quadro indiziario vi è la perfetta compatibilità fisica tra l’attentatore mascherato ripreso dalle telecamere alle 23.28 e lo stesso ventenne, che viene poi inquadrato pochi minuti prima e subito dopo (alle 23.35) mentre filma con lo smartphone le operazioni di spegnimento dei Vigili del Fuoco.
Nella giornata di oggi, su mandato del Procuratore Capo Lino Giorgio Bruno, i Carabinieri hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nell’abitazione del giovane. Cade così l’ipotesi della ritorsione contro la stampa, lasciando spazio all’ipotesi penale di una drammatica simulazione di reato.
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