

Inquinamento a Casoria
La crisi ambientale nell’area a Nord di Napoli tocca vertici mai raggiunti prima, trasformando la quotidianità dei residenti in un’estenuante lotta per la salute. I dati ufficiali forniti dall’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) disegnano un quadro vertiginoso: la centralina posizionata presso la Scuola Palizzi di Casoria ha già registrato nel 2026 ben 67 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10.
La soglia tollerata dalla legge è fissata a 50 µg/m³, con un tetto massimo di 35 sforamenti consentiti nell’arco di un intero anno solare.
Casoria ha quasi raddoppiato quel limite quando l’anno non è ancora giunto al termine, evidenziando un crollo verticale della qualità dell’aria rispetto alle annate precedenti. Nel 2024 e nel 2025 le violazioni della soglia si erano infatti fermate rispettivamente a 34 e 36 giornate. A questo quadro di forte criticità si somma la costante presenza di particolato sottile PM2,5, la cui media annuale ha ampiamente scavalcato i 25 µg/m³ stabiliti dalle direttive di tutela ambientale.
Il confronto con i territori limitrofi evidenzia come la fascia metropolitana a nord del capoluogo sia il cuore pulsante dell’emergenza. Scorrendo i dati delle centraline campane, Casoria guida la classifica con i suoi 67 sforamenti, seguita a breve distanza da Acerra Zona Industriale con 63 giornate. Più staccate figurano Teverola a quota 44, Acerra Scuola Caporale a 40, San Vitaliano con 32, Aversa a 23 e Napoli Via Argine con 17 sforamenti.
Ad appesantire un’aria già satura di polveri sottili si aggiungono, nelle ultime settimane, le violente esalazioni provenienti dal distretto industriale e dalle aree di Caivano. I cittadini non parlano più di semplici odori molesti o miasmi passeggeri, ma di vere e proprie sostanze tossiche disperse nell’atmosfera che rendono l’aria del tutto irrespirabile, specialmente nelle ore serali.
Di fronte a cifre che smettono di essere fredde statistiche per diventare un fattore di rischio sanitario concreto, la comunità locale chiede a gran voce la fine dell’inerzia istituzionale. Servono controlli rigidi sulle emissioni industriali, un piano straordinario per la mobilità e interventi di prevenzione immediati prima che il conto pagato dai residenti diventi irreversibile.
Giuseppe Bianco
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