

La giovane vittima Antonio Nardi
Napoli – Erano circa le due della notte tra martedì e mercoledì quando la corsa dello scooter si è interrotta in via Nuova detta Casoria, nel Rione della Bussola, a San Pietro a Patierno. Una strada della periferia settentrionale di Napoli, a poca distanza da Capodichino, diventata teatro di un incidente mortale ancora tutto da ricostruire.
In sella al motociclo, secondo quanto ricostruito nelle prime ore dagli investigatori, viaggiavano tre persone, tutte con il casco. Alla vista di una pattuglia della Polizia Municipale il conducente avrebbe accelerato, dando origine a una fuga. Lo scooter avrebbe quindi imboccato la strada a velocità sostenuta fino a quando il conducente ha perso il controllo del mezzo.
La caduta è stata violenta. Antonio Nardi, che viaggiava come passeggero, è stato sbalzato sull’asfalto riportando politraumi e, in particolare, un gravissimo trauma toracico. Secondo i primi elementi raccolti, il giovane potrebbe avere anche urtato contro un palo dell’illuminazione che si trovava sul margine della carreggiata.
I soccorritori del 118 sono intervenuti rapidamente e hanno prestato al 26enne le prime cure, trasferendolo in codice rosso all’Ospedale del Mare. Le sue condizioni, però, erano disperate. Nonostante i tentativi dei sanitari, il quadro clinico è precipitato e Antonio Nardi è morto a causa delle gravissime lesioni riportate nell’impatto. La notizia è stata poi rilanciata dalle cronache locali, mentre sui social hanno iniziato a moltiplicarsi fotografie e messaggi di cordoglio.
È soprattutto quello che è successo nei minuti precedenti allo schianto a rappresentare il punto centrale dell’inchiesta. Gli agenti della sezione Infortunistica stradale della Polizia Locale di Napoli stanno cercando di ricostruire ogni passaggio della vicenda: da dove provenisse lo scooter, perché il conducente abbia deciso di accelerare alla vista della pattuglia e, soprattutto, che cosa avesse determinato la fuga.
Gli investigatori stanno cercando riscontri attraverso le testimonianze, gli eventuali filmati delle telecamere presenti nella zona e gli altri elementi raccolti durante i rilievi. al vaglio degli investigatori anche un tentativo di rapina.
Secondo le prime ricostruzioni, dopo la caduta gli altri due occupanti dello scooter si sarebbero allontanati facendo perdere le proprie tracce. Anche questo elemento viene esaminato dagli investigatori nel tentativo di ricostruire il quadro complessivo.
Restano dunque diverse domande aperte. La fuga è realmente iniziata dopo una tentata rapina? Oppure la presenza della pattuglia e la successiva accelerazione dello scooter hanno avuto un’altra origine? E ancora: quale ruolo abbiano avuto le altre due persone che viaggiavano sul motociclo e perché abbiano deciso di allontanarsi dopo l’incidente.
Sono interrogativi ai quali dovranno rispondere gli accertamenti della Polizia Locale.
La morte di Nardi assume un significato particolare anche alla luce della storia personale del giovane. Antonio aveva conosciuto da adolescente un percorso difficile, arrivando a trascorrere un periodo nell’istituto penale minorile di Nisida.
Poi era arrivata la possibilità di cambiare strada attraverso la formazione professionale e il lavoro. La sua storia era stata raccontata anche dalla stampa bergamasca nel 2020, quando Nardi, allora ventenne, lavorava come pizzaiolo a Bergamo dopo avere seguito un percorso formativo legato all’associazione “Scugnizzi”.
Il giovane aveva imparato il mestiere a Napoli e aveva poi maturato esperienze in diverse città italiane.
La pizza era diventata così non soltanto un lavoro, ma anche lo strumento attraverso il quale costruire un’esistenza diversa. Nel racconto pubblicato all’epoca emergeva il percorso di un ragazzo che aveva lasciato alle spalle i precedenti problemi con la giustizia e che guardava alla possibilità di tornare a Napoli e aprire una propria attività.
È anche questa la dimensione che oggi emerge dai messaggi degli amici: quella di un giovane che aveva cercato di costruirsi una seconda possibilità e che aveva trovato nella professione di pizzaiolo il proprio percorso di riscatto.
Gli investigatori stanno ora lavorando sulle tracce rimaste sul luogo dell’incidente e sulle eventuali immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti lungo il percorso.
Le telecamere potrebbero consentire di stabilire non soltanto la traiettoria dello scooter, ma anche la presenza di altri mezzi, il momento in cui sarebbe iniziata la fuga e la direzione presa dalle persone che si trovavano a bordo dopo la caduta.
Fondamentali potrebbero rivelarsi anche le testimonianze di eventuali persone presenti nella zona a quell’ora. La ricostruzione dovrà infatti separare ciò che è stato accertato da ciò che, in questa fase, rimane ancora nel campo delle ipotesi.
La tragedia di Antonio Nardi mette così insieme due storie apparentemente diverse: quella di un giovane che aveva provato a lasciarsi alle spalle un passato complicato e quella di una notte conclusasi con una fuga, uno scooter lanciato sull’asfalto e un incidente mortale.
Proprio per questo sarà importante che l’inchiesta ricostruisca i fatti senza sovrapporre il passato del 26enne alle circostanze della sua morte. Il percorso di vita di Nardi racconta infatti un tentativo di cambiamento documentato già diversi anni fa, mentre l’indagine sull’incidente deve ancora stabilire che cosa sia realmente accaduto quella notte.
La certezza, per ora, è la morte di un ragazzo di 26 anni. Tutto ciò che l’ha preceduta è ancora oggetto di accertamenti. E sarà proprio la ricostruzione di quei pochi minuti, prima dello schianto in via Nuova detta Casoria, a dover chiarire perché quella corsa sia cominciata e perché sia finita nel modo più drammatico.
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