Napoli – Tutto comincia nel luglio del 2013. Al centro del procedimento c’è un intervento effettuato a Napoli da una pattuglia della sezione Falchi della Polizia di Stato. Secondo la ricostruzione processuale, il controllo, partito nella zona di piazza Carità, sarebbe poi proseguito lungo le strade del centro fino a Calata San Marco.
Quello che per gli agenti era un controllo di polizia si trasformò successivamente in un procedimento giudiziario nel quale vennero contestate condotte particolarmente delicate: lesioni, sequestro di persona e falso ideologico. Due persone fermate durante l’intervento si costituirono infatti come parti offese, dando origine a una lunga controversia giudiziaria anche sul piano risarcitorio.
Le accuse e la richiesta di risarcimento
Uno dei nodi della vicenda è stato rappresentato proprio dalla ricostruzione di quanto accaduto durante il fermo. Alle persone offese venivano riferite, secondo l’impostazione accusatoria, lesioni giudicate guaribili in circa dieci giorni e un’aggressione fisica che, nella ricostruzione difensiva, sarebbe stata ricondotta anche a uno schiaffo.
Sul piano civile era stata avanzata una richiesta di risarcimento particolarmente consistente, indicata negli atti in circa 700mila euro.
Il tema del risarcimento ha accompagnato il procedimento parallelamente alla vicenda penale. Una prima decisione aveva riconosciuto il diritto al risarcimento, con una pronuncia poi interessata dall’ulteriore sviluppo processuale della vicenda.
Il passaggio in Cassazione
Il procedimento, nel corso degli anni, è passato attraverso diversi uffici giudiziari e differenti fasi processuali. La Corte di Cassazione era intervenuta annullando la precedente decisione e disponendo il rinvio degli atti a Napoli per un nuovo esame.
È proprio da quel passaggio che ha preso avvio l’ultima fase del procedimento, culminata ora nella decisione della Seconda sezione penale della Corte d’Appello di Napoli, presieduta dal giudice Cappello.
I giudici, dopo avere riesaminato il materiale processuale, hanno assolto tutti e quattro gli imputati.
Assolti Di Maio, Russo, Marino e Lepre
La sentenza riguarda Paolo Di Maio, Salvatore Russo e Dario Marino, assistiti dall’avvocato Paolo Abenante, e l’ispettore Ernesto Lepre, difeso dagli avvocati Alfredo Sorge e Mauro Valentino.
Per tutti è arrivata l’assoluzione dalle contestazioni che avevano sostenuto per anni il procedimento.
La decisione della Corte d’Appello rappresenta dunque l’ultimo approdo di una vicenda giudiziaria iniziata tredici anni fa e sviluppatasi attraverso differenti valutazioni degli elementi acquisiti nel corso del procedimento.
Una vicenda giudiziaria durata tredici anni
Il tempo trascorso tra i fatti e la sentenza restituisce la dimensione di un processo particolarmente lungo. Dal controllo del luglio 2013 sono passati tredici anni durante i quali le accuse sono state esaminate nei diversi gradi di giudizio, fino al nuovo pronunciamento della Corte d’Appello.
La difesa ha insistito sulla necessità di una nuova lettura complessiva degli elementi raccolti nel procedimento, sostenendo che una diversa valutazione degli atti avrebbe consentito di ricostruire in maniera differente la vicenda.
Ed è proprio sulla rivalutazione del quadro processuale che si è concentrata l’ultima fase del giudizio.
La parola fine dopo un lungo percorso processuale
Con la sentenza della Seconda sezione penale della Corte d’Appello di Napoli si chiude, almeno sul piano del giudizio di merito, una vicenda che aveva coinvolto quattro appartenenti alla Polizia di Stato e che per oltre un decennio ha attraversato le aule giudiziarie.
Un procedimento nato da un controllo in strada, trasformato in un’accusa penale e accompagnato da una controversia risarcitoria, arriva così a un esito di assoluzione per tutti gli imputati.
La sentenza restituisce ora agli atti processuali una ricostruzione diversa da quella che aveva sostenuto le precedenti contestazioni, al termine di un iter giudiziario segnato anche dall’intervento della Corte di Cassazione e dal successivo rinvio a Napoli.



