Incastrati dalle telecamere

San Gennaro Vesuviano, in manette la «paranza» dei giovanissimi che rapinava i migranti

In manette due maggiorenni e due 17enni per otto violenti raid. Decisivi i filmati delle telecamere private dopo l'iniziale muro di paura delle vittime.
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Un finto distintivo da guardia giurata per disorientarli, una mazza da baseball in alluminio per colpirli e la certezza, quasi matematica, che non avrebbero mai denunciato. Era questo il modus operandi di una baby gang che per due mesi ha seminato il terrore a San Gennaro Vesuviano, prendendo di mira sistematicamente i cittadini di origini bengalesi.

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La scia di violenza si è interrotta all’alba del 29 maggio, quando i Carabinieri della Stazione locale e della Compagnia di Nola hanno stretto le manette ai polsi di quattro ragazzi: un 23enne e un 24enne (finiti tra carcere e domiciliari su ordine del Gip di Nola) e due complici di appena 17 anni, per i quali la Procura per i Minorenni di Napoli ha ottenuto una misura custodiale.

Il muro del silenzio e la svolta

Le indagini, coordinate dalle due Procure, si sono scontrate fin da subito con un ostacolo non indifferente: la profonda diffidenza e la paura della comunità bengalese, del tutto restia a rivolgersi alle forze dell’ordine per timore di ritorsioni.

A rompere il muro dell’omertà è stato però il coraggio di una delle vittime. Dopo l’ennesima aggressione, l’uomo ha avvicinato un residente della zona, chiedendogli il favore di poter visionare le immagini del suo circuito di videosorveglianza privato per identificare i propri aguzzini. Da quella richiesta è nata la segnalazione ai Carabinieri. I militari, con un paziente lavoro di mediazione sul territorio, sono riusciti a conquistare la fiducia degli altri residenti stranieri, raccogliendo le denunce blindate che hanno dato il via all’inchiesta.

Trappole in strada e finti controlli

I fatti contestati risalgono ai mesi di gennaio e febbraio di quest’anno. Otto gli episodi documentati dagli investigatori, di cui tre rimasti al livello di tentativo. La banda agiva sempre con lo stesso copione: intercettavano le vittime lungo la pubblica via, simulavano un controllo mostrando il falso tesserino e poi passavano alle vie di fatto. Chi accennava una reazione veniva brutalmente picchiato con la mazza da baseball pur di strappargli i pochi contanti che aveva in tasca.

Il blitz a Striano

La svolta investigativa fulminea è arrivata dall’incrocio dei filmati privati con le telecamere comunali. Nel giro di pochi giorni i Carabinieri sono risaliti ai veicoli utilizzati dal gruppo. Durante le perquisizioni scattate nelle abitazioni dei quattro indagati, tutti residenti nel comune di Striano, i nodi sono venuti al pettine. I militari hanno sequestrato gli indumenti perfettamente corrispondenti a quelli visibili nei video dei raid, la mazza d’alluminio e il finto distintivo.

L’operazione riaccende i riflettori sulla devianza giovanile nell’hinterland vesuviano. Dalla Procura per i Minorenni traspare viva preoccupazione: «Questa tipologia delittuosa evidenzia come la violenza emerga prepotentemente tra giovani e giovanissimi. Un contrasto capillare e deciso è doveroso per garantire la sicurezza del quieto vivere». Per i quattro arrestati il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e l’accusa dovrà ora reggere al vaglio del processo.

Approfondimento

San Gennaro Vesuviano, una baby gang che colpisce i più deboli con finti distintivi e mazze da baseball.
Ma il vero allarme non sono solo i colpi, è la società che li genera: ragazzi senza
futuro, cresciuti in un clima di paura e razzismo che nessuno vuole davvero affrontare.
Mentre i migranti diventano bersagli, i soldi pubblici finiscono tra lusso e truffe.

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