Napoli, subito ai domiciliari il «rampollo» Kekko Matteo

Napoli – Il gip ha convalidato il fermo disponendo gli arresti domiciliari per Francesco “Kekko“ Matteo, incensurato e presentatosi spontaneamente in questura. Resta al centro dell’inchiesta il movente del ferimento del 29enne disabile, colpito alla gamba nella notte del 25 maggio nel quartiere San Carlo all’Arena.

A sorpresa, si chiude con la concessione degli arresti domiciliari l’udienza di convalida a carico di Francesco Matteo, il 21enne accusato di aver gambizzato E.M., 29 anni, nella notte del 25 maggio scorso a Napoli. Il giudice per le indagini preliminari Rosaria Dello Stritto ha accolto le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Saccomanno, ritenendo la misura domiciliare sufficiente a soddisfare le esigenze cautelari.

Secondo la ricostruzione investigativa, il giovane avrebbe affrontato la vittima in via Nicola Nicolini, nel quartiere San Carlo all’Arena, al culmine di tensioni riconducibili a motivi sentimentali. All’origine del contrasto ci sarebbe stato, in base a quanto emerso, un “like” ritenuto sgradito sul profilo social della ragazza con cui il 21enne aveva interrotto la relazione appena il giorno prima.

Il confronto sarebbe poi degenerato fino all’esplosione di un colpo di pistola che ha raggiunto il 29enne all’unica gamba sana; l’uomo, infatti, aveva già subito in passato l’amputazione dell’altro arto in seguito a un incidente stradale.

 Il giovane incensurato si era presentato spontaneamente in questura

Dopo alcuni giorni, il 21enne si è presentato spontaneamente in questura accompagnato dal suo difensore, prima ancora della notifica di una misura cautelare. Un elemento che, insieme allo stato di incensuratezza dell’indagato, ha inciso nella valutazione del giudice, che ha escluso il pericolo di fuga e disposto per lui i domiciliari.

Restano però aperti ulteriori fronti d’indagine. Il gip ha infatti sollecitato approfondimenti sia sul reale movente del ferimento sia sulla vicenda del Rolex che, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato rapinato e successivamente venduto dalla stessa vittima durante il ricovero. Un passaggio che potrebbe offrire nuovi elementi utili a chiarire il contesto dell’agguato e i rapporti tra i protagonisti della vicenda.

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Rosaria Federico

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