Attentato a Ranucci: restano in carcere i presunti esecutori. Il giudice: «Sapevano quanto potesse far male quell’esplosivo»

Roma – Nessuna misura alternativa, nessuna attenuazione cautelare: restano dietro le sbarre della casa circondandaria i due uomini considerati dalla Procura di Roma gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo perpetrato ai danni di Sigfrido Ranucci.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, Livio Sabatini, ha rigettato con un’ordinanza netta l’istanza di scarcerazione e la concessione degli arresti domiciliari avanzata dai legali dei due indagati al termine delle ultime sessioni d’interrogatorio. Una decisione motivata dalla persistenza dell’esigenza cautelare e, soprattutto, da una condotta processuale ritenuta non collaborativa.

Le omissioni nei verbali e il nodo intercettazioni

Al centro del provvedimento del magistrato figurano le posizioni di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro soggetti finiti nel registro degli indagati per l’esplosione della bomba carta fatta deflagrare all’esterno della proprietà dell’ex volto di Report.

Nonostante i tentativi della difesa di ridimensionare il quadro accusatorio a seguito dei recenti interrogatori, il gip Sabatini ha evidenziato come le ricostruzioni rese da D’Avino siano risultate «in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa dei fatti e apertamente contraddette dalle risultanze delle intercettazioni ambientali e telefoniche» in possesso degli inquirenti. L’uomo è infatti ritenuto il soggetto che si è occupato concretamente di reperire il materiale esplosivo utilizzato per la spedizione punitiva.

La consapevolezza sulla forza dell’esplosivo

Analoga la valutazione sulla posizione di Antonio Passariello. Il giudice ha annotato nell’ordinanza che, pur essendosi sottoposto a un lungo esame dinanzi agli inquirenti, l’indagato ha fornito una versione dei fatti palesemente monca e costellata da rilevanti omissioni.

Dalle intercettazioni agli atti dell’inchiesta emerge, secondo la valutazione della Magistratura, un elemento chiave: Passariello era perfettamente a conoscenza della natura e della reale potenziale micidialità dell’ordigno. Assunti che hanno portato il Gip a concludere come non sia stato offerto dalla difesa alcun elemento idoneo a scalzare la «presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere». L’inchiesta prosegue ora per ricostruire l’intera catena di comando che ha portato all’intimidazione.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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