Napoli – C’è una sedia che resta ostinatamente vuota nel mosaico giudiziario che sta smantellando la rete dei “trasfertisti” napoletani del lusso. È quella di Roberto Postiglione, ritenuto contiguo alla paranza di Forcella e, ad oggi, unico latitante dell’operazione che ha disarticolato una complessa organizzazione specializzata nel furto di orologi di altissima gamma nelle più esclusive località turistiche spagnole.
Mentre le forze dell’ordine italiane e iberiche stringono il cerchio per rintracciarlo, la partita principale si è spostata nelle aule di giustizia partenopee.
Le decisioni della Corte: cinque ai domiciliari, no all’estradizione
Nella giornata di oggi, dinanzi all’Ottava Sezione Misure di Prevenzione della Corte di Appello di Napoli, si sono tenute le udienze di convalida per gli undici fermati, finiti in manette nei giorni scorsi nell’ambito della maxi-operazione congiunta. Un passaggio cruciale che ha visto un parziale alleggerimento del quadro cautelare per quasi la metà degli indagati.
I giudici, valutando le istanze delle difese, hanno infatti concesso la misura provvisoria degli arresti domiciliari a cinque dei presunti componenti della banda. Nello specifico, hanno lasciato il carcere: Raffaele Bavero (difeso dall’avvocato Giuseppe Gallo, le cui doglianze sono state pienamente accolte dalla Corte), Umberto Ioio (assistito dall’avvocato Tiziana De Masi), Giuseppe Macor (le cui argomentazioni difensive sono state illustrate con successo dall’avvocato Carlo Ercolino), Alessandro Annunziata (difeso dall’avvocato Antonella Senatore) e Nunzio Vitulli (assistito dall’avvocato Taglione).
Per gli altri sei indagati, invece, le porte del carcere restano chiuse: i giudici hanno confermato la massima misura restrittiva.
Il fronte difensivo — di cui fanno parte anche gli avvocati Riccardo Ferone e Luigi Bonetti — ha registrato una linea comune e compatta: tutti gli indagati non hanno prestato il consenso all’estradizione. La palla, ora, passa al collegio della Corte di Appello, che tornerà a riunirsi il prossimo 26 maggio. In quella data si dovrà decidere se accogliere o meno la formale richiesta delle autorità di Madrid di consegnare gli indagati per sottoporli a processo in terra spagnola.
La fine dell’impunità all’estero
Le udienze odierne rappresentano il culmine di un’operazione chirurgica, coordinata da Europol, che ha visto lavorare fianco a fianco il Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, la Squadra Mobile di Napoli e la Policia Nacional spagnola. Dodici le misure cautelari emesse (undici eseguite, più il ricercato Postiglione), che si inseriscono in un bilancio ben più ampio: 33 arresti totali nell’arco di un biennio di indagini.
Partivano dal capoluogo campano con una missione chiara: colpire dove la ricchezza si ostenta. Da Marbella a Barcellona, passando per Malaga, Ibiza e Palma de Mallorca. L’inchiesta ha avuto il merito non solo di sgominare il gruppo, ma di infrangere un consolidato, quanto falso, “mito” criminale: la convinzione che agire all’estero garantisse una sorta di impunità di ritorno. La stretta rete logistica tra Italia e Spagna è stata smantellata grazie a un flusso costante di informazioni, veicolate dall’Unità dello SCO distaccata a Madrid e dall’Ufficiale di collegamento spagnolo a Roma.
L’anatomia del colpo: il modus operandi delle “paranze”
Gli investigatori hanno decriptato con esattezza le dinamiche operative di queste squadre, definite in gergo “paranze”. Unità compatte, composte da tre a cinque individui, che si muovevano come ingranaggi di un orologio.
Il palcoscenico era sempre il lusso: ristoranti stellati, beach club esclusivi, hall di alberghi a cinque stelle. Qui entrava in scena il “filatore”, il membro con l’occhio più clinico, incaricato di scannerizzare i polsi dei turisti e individuare i modelli più pregiati. Una volta agganciato il bersaglio, iniziava il pedinamento invisibile, mentre il resto del gruppo si posizionava in punti strategici.
L’azione finale durava pochissimi istanti: uno o due operativi avvicinavano la vittima, un rapido e preciso blitz per strappare l’orologio, e la fuga immediata in sella a uno scooter guidato da un complice.
Un’escalation criminale alimentata da una pura logica di mercato: le quotazioni vertiginose e la rarità di alcuni modelli nel mercato parallelo hanno trasformato questi cronografi in veri e propri assegni circolari.
I profili: il curriculum dei trasfertisti
Le indagini restituiscono uno spaccato di criminalità altamente specializzata, con indagati che vantano precedenti specifici per reati predatori in trasferta. Spicca, in questo contesto, il profilo del trentenne napoletano Giuseppe Macor (uno dei cinque oggi ai domiciliari), il cui curriculum giudiziario racconta di una lunga esperienza sul campo.
Oggi, per Macor e gli altri, si apre un nuovo, complesso capitolo giudiziario. Con lo sguardo rivolto al 26 maggio e le forze dell’ordine a caccia dell’ultimo uomo.
L’elenco degli indagati
Di Matteo Claudio, nato a Napoli il 19.01.1980.
Cappuccio Paolo, nato a Ischia (NA) il 17.07.1982.
Bavero Raffaele, nato a Napoli il 12.12.1991. ARRESTI DOMICILIARI
Rippa Giuseppe, nato a Napoli il 24.09.1967.
Annunziata Sergio Alessandro, nato a Napoli il 12.11.1999. ARRESTI DOMICILIARI
Macor Giuseppe, nato a Napoli il 01.03.1991. ARRESTI DOMICILIARI
Vitulli Nunzio, nato a Napoli il 18.07.1982. ARRESTI DOMICILIARI
Ioio Umberto, nato a Napoli il 12.10.2002. ARRESTI DOMICILIARI
Pinto Diego, nato a Napoli il 31.05.1991.
Silvestri Emanuele, nato a Napoli il 01.03.1993.
Barattolo Enzo, nato a Napoli il 24.01.1975.
Roberto Postiglione. LATITANTE
(nella foto da sinistra in alto Giuseppe Macor, Enzo Barattolo e Nunzio Vitulli; in basso sempre da sinistra Umberto Ioio, Emanuele Silvestri e Diego Pinto)
In breve
Napoli - C'è una sedia che resta ostinatamente vuota nel mosaico giudiziario che sta smantellando la rete dei "trasfertisti" napoletani del lusso.
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