COLPO ALLA CAMORRA

Scacco al clan Licciardi: finisce in Spagna la latitanza del boss «Pierino il pompiere»

Catturato all'alba ad Alicante Pietro Izzo, 60 anni, considerato l'attuale reggente del clan Licciardi. Era ricercato da quasi un anno per estorsione aggravata: aveva preteso 5mila euro da un imprenditore edile.



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Alicante– Game over per uno dei profili di maggior spessore della criminalità organizzata partenopea. Pietro Izzo, noto negli ambienti criminali di Secondigliano come “Pierino il pompiere”, è stato arrestato ad Alicante, in Spagna. Ritenuto dagli inquirenti dell’Antimafia l’attuale reggente del potente clan Licciardi, la sua latitanza è stata interrotta alle prime luci di ieri grazie a una complessa operazione internazionale che ha visto in prima linea i poliziotti della Squadra Mobile di Napoli, supportati dallo Sco (Servizio Centrale Operativo) e dallo Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia), con il fondamentale affiancamento della Policia Nacional spagnola.

La latitanza dorata

Izzo, sessant’anni, era diventato un “fantasma” dalla fine del mese di giugno dello scorso anno, riuscendo a sottrarsi all’esecuzione di un decreto di fermo per tentata estorsione aggravata ai danni di un cantiere edile. Le indagini, condotte con caparbietà dalla sezione investigativa del commissariato di Secondigliano, avevano già portato all’arresto dei suoi due complici materiali, Luca Gelsomino e Giovanni Napoli (entrambi recentemente condannati a cinque anni di reclusione in primo grado). Il boss, invece, aveva scelto la via dell’estero, potendo contare su una solida rete di appoggio che gli ha garantito una “latitanza dorata” nella penisola iberica, terminata solo col blitz di ieri.

Il pizzo e la “buona educazione”

Al centro dell’inchiesta c’è il pugno di ferro imposto dal clan sui lavori di ristrutturazione nei rioni Gescal e nella roccaforte della Masseria Cardone. Emblematica e spietata la retorica criminale utilizzata dal boss per piegare le vittime. «Lo sai che sei proprio scostumato? Ma come, vieni a fare lavori nella Gescal e non ti sei nemmeno venuto a presentare? Lo sai che è buona educazione chiedere il permesso?». Sono queste le parole che “Pierino il pompiere” avrebbe rivolto a un imprenditore edile, reo di aver aperto dei cantieri senza il placet preventivo della camorra.

Le minacce nel cantiere

L’intimidazione verbale del reggente si era poi trasformata in una richiesta estorsiva vera e propria, delegata ai suoi sottoposti: un “pizzo” da 5.000 euro da saldare rigorosamente in due rate. Il picco della pressione criminale si registrò in un arco di soli tre giorni, all’inizio di giugno, quando Giovanni Napoli fece irruzione direttamente nell’ufficio dell’imprenditore con minacce esplicite: «Pierino ha detto che questa cosa me la devo vedere io. Hai aperto due cantieri, stai intascando 40mila e 70mila euro e da noi non sei proprio venuto. Ci devi fare un regalo perché io da poco sono uscito di galera e stiamo senza soldi».
Oggi, con l’arresto del ras ad Alicante, il cerchio delle indagini si chiude definitivamente. Decapitato il vertice di uno dei clan più temibili di Napoli.

La storia criminale di Pietro Izzo

L’ascesa nel clan: Alias “Pierino ‘o pompiere”, Izzo ha scalato gradualmente le gerarchie del clan Licciardi, sodalizio criminale egemone nella Masseria Cardone e pilastro fondativo della famigerata Alleanza di Secondigliano (insieme ai Contini e ai Mallardo).

Il ruolo di reggente: In seguito all’arresto e alle condanne dei capi storici della famiglia (come i boss fondatori e i vertici successivi), Izzo è stato “incoronato” dagli inquirenti come l’attuale reggente del clan. Spettava a lui, dunque, il compito di tenere le fila dell’organizzazione sul territorio e gestire le entrate delle casse del clan.

Gli affari e le alleanze: Le indagini che hanno portato al suo ordine di cattura rivelano la sua capacità di coordinare il lucroso affare del racket (le estorsioni alle imprese), talvolta in accordo strategico e dividendo i proventi del pizzo con altre consorterie limitrofe, come il gruppo della Vanella Grassi.

Il passo falso: La sua rovinosa caduta e la successiva fuga all’estero sono state innescate dalla ribellione di un “imprenditore coraggio” che, invece di sottostare al pagamento dei 5.000 euro per il restauro degli edifici nella Gescal, ha scelto di denunciare tutto alla polizia, permettendo alla Procura Antimafia di sgominare i vertici del gruppo.

In breve

Alicante– Game over per uno dei profili di maggior spessore della criminalità organizzata partenopea.

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