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Vesuvio, boom di turismo slow tra trekking e percorsi del vino





Cresce la domanda di esperienze tra natura, cammini e degustazioni nel Vesuviano
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Non più solo visite lampo ai siti archeologici, ma esperienze lente, immersive e legate al territorio. Il Vesuvio cambia pelle e si propone come destinazione ideale per lo slow trekking e l’enogastronomia, intercettando una domanda turistica in forte crescita dopo la pandemia.

Il segnale arriva dalla quarta edizione di Open Outdoor Experiences, il salone dedicato alle attività all’aria aperta che si è svolto a Capaccio Paestum. Qui operatori italiani e internazionali hanno mostrato un interesse sempre più marcato per itinerari che uniscono natura, cultura e vino, con il Vesuviano tra le aree più osservate.

Il modello che prende forma è quello di un turismo integrato, capace di affiancare alle mete più celebri nuove esperienze. Accanto al richiamo intramontabile di Pompei, Ercolano e degli altri siti storici, cresce infatti l’attenzione per percorsi che partono da Ercolano, salgono verso il Gran Cono e si arricchiscono con tappe all’Osservatorio Vesuviano e nelle cantine locali, tra degustazioni e racconti del territorio.

«Agli operatori è piaciuta l’idea di visitare e vivere esperienze intorno al Vesuvio, con la possibilità di combinare escursioni e degustazioni», spiega Luca Coppola, presidente del Consorzio Costa del Vesuvio, sottolineando come il vino sia diventato un elemento centrale dell’offerta, non più un segmento di nicchia ma parte integrante dell’esperienza turistica.

Il cambiamento, però, va oltre il Vesuvio. L’obiettivo è distribuire i flussi e allungare la permanenza dei visitatori, puntando anche su aree meno battute come l’Irpinia e l’Alto Casertano. «C’è una grande richiesta di esperienze diverse dal solito, legate alla natura e ai cammini», aggiunge Coppola, indicando una trasformazione ormai strutturale del settore.

In questo scenario, il turismo lento diventa una risposta alla saturazione delle mete più affollate e un’opportunità per riscoprire territori meno conosciuti. Percorsi storici come la strada regia delle Calabrie, che richiama l’antico Grand Tour, stanno tornando al centro dell’attenzione anche di operatori internazionali.

Il Vesuvio, così, non è più soltanto un simbolo da fotografare, ma un luogo da vivere con ritmi diversi, tra paesaggi, sapori e cammini. Una sfida che punta a ridisegnare l’identità turistica dell’intera area.

In breve

Non più solo visite lampo ai siti archeologici, ma esperienze lente, immersive e legate al territorio.

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Commenti (1)

Interessante proposta per il turismo lento intornoalVesuvio ma io penso che i percorsi si presentano interessante piu sulla carta che nella realta, le info sono frammentate, le cantine sonopoco segnalate e i tempi di visita non combaciano; servirebbe piu coordinamento e una guida vera. Agl’operatori internazionali gli piacuto queste idee ma molti non capiscono come organizza le escursione e la comunicazione restano incerta

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