

Napoli – C’è una puzza di gas che non dovrebbe esserci, e Legambiente l’ha misurata con il suo “naso elettronico”. Nella terza tappa della campagna “C’è puzza di gas – Per il futuro del Pianeta non tapparti il naso”, l’associazione ha monitorato 10 infrastrutture del gas fossile tra Napoli e Caserta, scoprendo perdite rilevanti in 16 punti su 39 esaminati.
Numeri che raccontano un sistema fatto di flange che perdono, sfiati incontrollati e valvole malfunzionanti, con picchi di emissioni fino a 37.383 ppm*m (parti per milione per metro) registrati a Capodrise.
Il report presentato oggi all’Università Federico II di Napoli dipinge una Campania che “spranga” metano nell’aria, un gas 86 volte più climalterante della CO₂. Ecco i casi più eclatanti:
CASAVATORE (NA): In una stazione di valvola, picchi a 35.378 ppm*m, media di 4.857 ppm*m.
AVERSA (CE): Sfiati con punte di 28.098 ppm*m, flange tra 110 e 512 ppm*m.
TEVEROLA (CE): Flange con medie di 1.211 ppm*m, sfiati a 2.777 ppm*m.
CAPODRISE (CE): Record negativo a 37.383 ppm*m da uno sfiato.
MADDALONI (CE): Confermate perdite già segnalate nel 2023, con medie fino a 685 ppm*m.
“Queste dispersioni non dovrebbero esistere”, tuona Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente. “Sono frutto di manutenzioni carenti o rilasci volontari, e l’Italia è in ritardo sia sul regolamento Ue che sul Global Methane Pledge (-30% emissioni entro il 2030)”.
Legambiente punta il dito contro il Ministero dell’Ambiente: “Aspettiamo ancora risposta sulla nostra richiesta di partecipare al tavolo tecnico”, dice Eroe. Intanto, la direttrice campana Francesca Ferro attacca la dipendenza italiana dal gas: “Serve una sterzata verso le rinnovabili, non possiamo perdere tempo con infrastrutture che perdono metano e aumentano i costi in bolletta”.
Effetto serra: Nei primi 20 anni, il metano è 86 volte più dannoso della CO₂.
Salute: Genera ozono troposferico, legato a malattie respiratorie e 70.000 morti premature/anno in Ue.
Agricoltura: Danni stimati in 2 miliardi di euro alle coltivazioni.
Dopo Campania, Basilicata e Piemonte, la campagna proseguirà in 5 regioni, tra cui Veneto e Lombardia. L’obiettivo? Spingere l’Italia a rispettare le scadenze Ue e azzerare le perdite, come chiesto anche dall’Agenzia Internazionale per l’Energia: “Il 30% delle emissioni globali di metano si può evitare a costo zero”.
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