Il pentito racconta la faida di Pianura: «I Calone non mandavano i soldi in carcere al boss Vitale Perfetto e scoppiò la guerra…»

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Giuseppe Del Gaudio

C’è un’area a Pianura dove la droga non è solo un commercio clandestino, ma una vera e propria macchina aziendale, militarizzata e spietata. L’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Napoli (sotto la firma del GIP dr. Luca Della Ragione e su richiesta dei Sostituti Procuratori della DDA dr.ssa Stefania Di Dona e dr. Salvatore Frisco, squarcia definitivamente il velo sulla piazza di spaccio di via E. Torricelli 30D.

Al centro di questo network criminale si staglia la figura di Salvatore D’Anna, soprannominato “o’ visionario”, promotore e mente indiscussa di un sodalizio capace di fatturare migliaia di euro al giorno vendendo cocaina, crack, hashish e marijuana a pochissimi metri dalle scuole del quartiere.

Il fortino di Via Torricelli: la piazza di spaccio “h24” vicino alle scuole

La piazza di spaccio fissa era collocata all’interno di un manufatto edilizio abusivo situato nel cortile della casa di Salvatore D’Anna. Con lui il fratello Salvatore, detto “Oino”prima di essere assassinato in un agguato di camorra il 2 marzo 2025.  Questa base logistica sorgeva in drammatica prossimità di due istituti scolastici: l’Istituto Comprensivo Statale “Don Giustino Russolillo – Plesso Palma Scamardella” e la scuola materna “Vittorio Da Feltre”. Per questo motivo, ai membri dell’organizzazione è stata contestata la pesante aggravante di aver spacciato nei pressi di luoghi di istruzione frequentati da minori. Inoltre, per ottimizzare i guadagni e la forza della piazza, “o’ visionario” si serviva anche di minorenni per il confezionamento e la distribuzione della droga, cercando così di eludere i controlli delle forze dell’ordine.

A fare luce sull’ingente traffico di droga dei Pianura ci hanno pensato anche i collaboratori di giustizia che hanno raccontato il contesto criminale. I nomi che emergono sono soprattutto Giuseppe Contino, Pasquale Pesce, Luigi Pesce, Salvatore Romano, Raffaele Dello Iacolo e  Yussef Aboumouslim, richiamati nel racconto storico delle dinamiche di Pianura e nelle ricostruzioni dei rapporti tra gruppi camorristici.

Le loro dichiarazioni sono servite a spiegare la storia criminale del quartiere, le alleanze spezzate e la nascita di nuovi gruppi dopo arresti e fratture interne. In particolare, il collaboratore Yussef Aboumouslim viene richiamato per la ricostruzione del conflitto nato attorno alla gestione della piazza di spaccio e ai rapporti tra il gruppo di Vitale Perfetto e quello di Carlo Esposito.

Le rivelazioni del pentito Aboumouslim: la scissione e la cassa per i detenuti

A svelare i retroscena della faida di Pianura è il collaboratore di giustizia Yussef Aboumouslim (nel verbale del 27 aprile 2021), che racconta come l’origine della guerra sia legata alla rottura dei patti sulla cassa comune tra i boss Carlo Esposito (“Carlucciello”) e Vitale Perfetto (“petto d’acciaio”), all’epoca detenuto:
“…Maurizio Legnante faceva queste stese sulla piazza dei Calone, in quanto molto legato a Vitale Perfetto, all’epoca detenuto, il quale si lamentava del fatto che i Calone non mandassero in carcere i soldi per mantenerlo. I rapporti si ruppero in quanto Carlo Esposito litigò con il figlio di Vitale Perfetto poiché quest’ultimo voleva una quota della piazza e Carlo Esposito gli voleva corrispondere solo una mesata. Rompendosi i rapporti, Carlo Esposito iniziò a gestire la piazza in via esclusiva… Essendosi interrotti i pagamenti, ci fu la scissione tra Carlo Esposito e Vitale Perfetto…”
Questo strappo ha dato il via a una scia di sangue senza fine, con il rione popolare di via Torricelli trasformato nel teatro di una faida feroce per il monopolio delle piazze di spaccio e delle estorsioni nel quartiere.

Tutti gli uomini della piazza del “Visionario“

Tra i partecipi alla piazza del “Vionario” indicati nell’ordinanza figurano pusher addetti al “bilancino” come  Alfredo Pace , Vincenzo Ambrosio, Franco Granito e Mario Guida, ai quali veniva attribuita la vendita al dettaglio di cocaina, hashish e marijuana all’interno della piazza di spaccio. Un secondo gruppo avrebbe svolto il servizio di “home delivery”, cioè la consegna a domicilio delle dosi ordinata per telefono tramite l’utenza chiamata in gergo “citofono”. In questa fascia rientrano Luigi Agnino,  Giuseppe Pisa, Carmine Iacuaniello e Marco Ricciardi, descritti come addetti al trasporto delle dosi su motoveicoli e alla distribuzione presso le abitazioni degli acquirenti.

Pusher e “Home Delivery”: l’organizzazione aziendale dello spaccio

Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Napoli Bagnoli hanno svelato una precisa divisione dei ruoli all’interno del gruppo, paragonabile a una catena di montaggio aziendale:

I Promotori e Capi

Salvatore D’Anna (cl. ’65 – “o’ visionario”): Capo indiscusso. Organizzava l’approvvigionamento, gestiva i turni dei pusher all’interno del manufatto edilizio, controllava la contabilità dei proventi illeciti e imponeva l’ordine nel rione.
Pasquale D’Anna (cl. ’90, deceduto): Co-promotore dell’organizzazione a fianco del fratello Salvatore, prima di essere assassinato in un agguato di camorra il 2 marzo 2025.

I Pusher “al Bilancino” (Spaccio Fisso)

Alfredo Pace (cl. ’91), Vincenzo Ambrosio (cl. ’92), Franco Granito (cl. ’90) e Mario Guida (cl. ’79 – “Maritiello”): Erano gli addetti alla pesatura, al confezionamento e alla vendita al dettaglio di dosi di cocaina, crack e hashish direttamente nel fortino di via Torricelli.

I Rider della Droga (“Home Delivery”)

Luigi Agnino (cl. ’67 – “Giggino”), Giuseppe Pisa (cl. ’96), Carmine Iacuaniello (cl. ’97), Marco Ricciardi (cl. ’86) e Francesco Ricchiuti (cl. ’99): Costituivano la rete mobile dello spaccio. Ricevevano le ordinazioni dei clienti sul telefono “citofono” del clan  e partivano in sella di scooter comuni per consegnare le dosi direttamente a domicilio in tutta la zona occidentale.

Il Supporto Tecnico

Giorgio Mele (cl. ’92): Pur non essendo inserito stabilmente nel clan, si adoperava per scovare microspie, GPS e dispositivi di captazione posizionati dagli inquirenti sulla Fiat 500X utilizzata da Salvatore D’Anna, effettuando delle vere e proprie operazioni di “bonifica” elettronica.

Il gip contesta al gruppo l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con importazione, detenzione e cessione di cocaina, crack, hashish e marijuana. Il provvedimento richiama anche l’aggravante delle cessioni di droga nei pressi di scuole e scuole materne della zona, elemento che aumenta il peso dell’impianto accusatorio. La ricostruzione giudiziaria parla di una struttura con oltre dieci persone, un apparato organizzato e una continuità operativa protratta da giugno a dicembre 2024.

(nella foto da sinistra il pentito Yussef Aboumouslim, Antonio Calone, Carlo Esposito, Vitale Perfetto e Maurizio Legnante)

 

 

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