

Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, ha eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti di sette persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti metallici e riciclaggio di grandi quantitativi di rame.
L’operazione, frutto di una complessa indagine durata mesi, ha portato alla luce un sistema criminale ben organizzato, attivo tra la Campania e il Lazio, dedito alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento illegale di rifiuti metallici, in particolare rame e materiali ferrosi.
L’indagine, condotta dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Ferroviaria di Napoli, con il supporto dei Compartimenti Polfer del Lazio e dell’Emilia Romagna, ha rivelato un meccanismo articolato che coinvolgeva numerose aziende. Attraverso l’uso di prestanomi, documenti falsificati e trasporti simulati, i materiali metallici di origine illecita – provenienti da furti ai danni di Ferrovie dello Stato, gestori di telefonia e fornitori di energia elettrica – venivano “ripuliti” e reintrodotti nel mercato legale.
In particolare, il rame, spesso rubato dai cavi ferroviari, veniva riciclato e rivenduto a società metallurgiche del Nord Italia, garantendo profitti illeciti ai membri dell’organizzazione.
L’indagine ha evidenziato come i carichi di materiali illeciti venissero trasportati con documentazione falsa o incompleta, spesso omettendo la presenza di rame o indicando un peso inferiore a quello reale. In alcuni casi, i trasporti avvenivano senza alcuna documentazione, per poi essere “regolarizzati” attraverso il cosiddetto “giro di bolla”, una pratica che prevede la modifica successiva dei documenti di accompagnamento per oscurare l’origine illecita dei materiali.
Oltre alle sette misure cautelari personali, l’operazione ha portato al sequestro preventivo di diversi automezzi utilizzati per il trasporto illegale dei rifiuti e di una società, identificata come principale cedente dei materiali ferrosi di provenienza illecita. L’indagine ha inoltre evidenziato il coinvolgimento di aziende del basso Lazio, che avrebbero ceduto materiali rubati a soggetti campani ora sottoposti a restrizioni.
L’operazione si inserisce nel più ampio contesto della lotta alla criminalità organizzata e alla tutela dell’ambiente, contrastando fenomeni che minacciano non solo l’ordine pubblico ma anche la salute dei cittadini e l’economia legale. I furti di rame lungo le linee ferroviarie, oltre a causare ingenti danni economici, provocano gravi disagi alla circolazione dei treni e all’utenza.
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