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Napoletani scomparsi in Messico, la famiglia chiede l’intervento del Governo

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Napoli. Sono trascorsi venti giorni dalla scomparsa dei tre napoletani in Messico e la vicenda non accenna a chiarirsi. Nessuna traccia di Raffaele Russo del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, spariti da Ciudad de Guzman, la città messicana, dopo una telefonata choc dei due giovani napoletani.
La sede consolare italiana a Città del Messico tiene sotto costante controllo la situazione, come fa sapere un funzionario della Farnesina, contattato telefonicamente da Il Mattino. “Le autorità diplomatiche restano in costante contatto con Francesco Russo (il figlio di Raffaele, che continua a risiedere in un albergo di Ciudad de Guzman); e che i familiari restano in condizione di sapere tutto quanto: sono informatissimi, continuamente aggiornati sulla situazione” spiegano da Città del Messico. Intanto si mobilitano i mezzi di informazione e nel quartiere ‘Case nuove’ a Napoli, dove risiedevano i tre, dopo la fiaccolata di sabato gli abitanti si raccolgono in preghiera. I familiari chiedono l’intervento del Governo: “Tutti, alla fine – dice un parente degli scomparsi – eravamo quasi arrivati ad accettare persino l’ipotesi del sequestro di persona. E ci stavamo mobilitando per racimolare una eventuale somma da pagare a chi ha privato della libertà i nostri cari. Ma adesso, in assenza di ogni contatto, non sappiamo più a che cosa pensare”.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine sulla sessantenne Raffaele Russo, di suo figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, rispettivamente di 25 e 29 anni. I tre si trovavano nella zona di Tecaltitlan, nello Stato di Jalisco – una delle aree più a rischio per la forte presenza di micro e macrocriminalità. Il primo a far perdere ogni traccia è stato Raffaele: uscito il 31 gennaio dall’hotel nel quale rsiedeva con altri quattro napoletani, tutti parenti, e mai rientrato alla base. Subito dopo sono svaniti nel nulla anche il figlio ed il nipote.

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