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Sarno: bimba in arresto cardiaco salva grazie alla tenacia dei medici

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Una lotta contro il tempo quella compiuta dai medici del pronto soccorso dell’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno chiamati a soccorrere una bambina giunta al presidio in gravissimi condizioni. La piccola sette anni affetta dalla sindrome West ,una forma grave di epilessia che colpisce i bambini dai primi mesi di vita, era in arresto cardiocircolatorio. Un quadro clinico che lasciava poche speranze di salvezza ma i dottori

non si sono arresi. Hanno continuato minuto dopo minuto con le manovre di rianimazione fino a quando il cuore ha risposto ricominciando a battere: la bimba ricomincia a respirare. Stabilizzate le condizioni la paziente è stata trasferita all’ospedale “A. Gemelli” di Roma.

Gragnano. Un finanziamento per potenziare l’export del pastificio Di Martino

Gragnano. Un finanziamento per potenziare l’export dello storico pastificio Di Martino. Un’operazione finanziaria di 5milioni di euro, ad erogare il finanziamento è stata la Deutsche Bank, garantito da Sace una societè della Cassa Depositi e Prestiti che si occupa di servizi assicurativi e finanziari per export e internazionalizzazione. La cifra è destinata a sostenere i costi che consentiranno a Di Martino di potenziare e aumentare la quote export ampliando la commercializzazione dei prodotti verso nuovi mercati.
“Da Gragnano, città della pasta, all’Italia, patria della pasta fresca: affrontiamo questa nuova sfida con la passione di sempre dichiara Giuseppe Di Martino, amministratore delegato del Pastificio Di Martino una tradizione che continua, di pastaio in pastaio, e che porterà la nostra azienda a un fatturato di 250 milioni di euro in tre anni, diffondendo una delle più famose tradizioni gastronomiche del Belpaese anche all’estero. Abbiamo portato a sette il numero degli stabilimenti produttivi del Gruppo, dislocati in tre regioni: Campania, Emilia-Romagna e Lombardia. Così non solo possiamo aumentare la nostra capacità produttiva, ma anche differenziare l’offerta”.

Muore a 50 anni dopo un calvario in tre ospedali: c’è l’inchiesta

Un calvario tra un ospedale e l’altro. E’ la storia di una 50enne di Omigliano che dopo una corsa disperata tra più ospedali non c’è l’ha fatta, morendo mentre era in direzione Cardarelli. La donna martedì sera ha accusato un malore. Aveva la febbre alta. Quando i familiari hanno chiesto l’intervento dei medici del 118 la situazione era già grave. Arriva all’ospedale di Vallo della Lucania con un’emorragia celebrale. La tac è rotta e non può essere ricoverata. Viene quindi trasferita all’ospedale di Battipaglia. Da qui i medici ne dispongono il trasferimento al San Giovanni di Dio e Ruggi di Salerno. Da Salerno poi si decide di mandarla a Napoli, al Cardarelli. La donna non arriverà mai a Napoli perché muore durante il tragitto. Un calvario durato cinque ore per Barbara Di Matteo e la sua famiglia. La donna lascia marito ed un ragazzo di 17 anni. Tutto è partito dall’arrivo all’ospedale di Vallo della Lucania. I medici non hanno potuto praticare alla donna le cure necessarie perché impossibilitati ad effettuare una prima Tac. Infatti il macchinario in dotazione alla radiologia dell’ospedale vallese era fermo da giorni per un guasto. Da lì è iniziato il viaggio negli ospedali di provincia. La sua odissea è proseguita addirittura al di fuori del salernitano. A Battipaglia con la tac viene confermato l’aneurisma. Quindi viene disposto l’immediato trasferimento al Ruggi di Salerno, dove però non è più attiva durante le notte – per carenza di personale e in adeguamento alla nuova legge sugli orari di lavoro medici – la radiologia interventistica. Di qui la decisione di trasferire la donna a Napoli. Però non c’è stato nulla da fare: la 50enne è morta durante il tragitto.
Questa notizia ha suscitato rabbia e indignazione tra i cittadini. “Promuoviamo un territorio che esiste solo nelle favole – dicono – la realtà per chi quotidianamente vive il Cilento è ben diversa. A tratti è a dir poco drammatica. Il Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni non ha bisogno di stelle di latta, ma di servizi che funzionano in maniera efficiente, soprattutto quelli essenziali. Gli amministratori dovrebbero ricordarlo”.

Droga lungo l’asse Ponticelli-Quartieri Spagnoli: tutti assolti

Droga lungo l’asse Ponticelli-Quartieri Spagnoli: tutti assolti.Il traffico di droga lungo l’asse Ponticelli- Quartieri Spagnoli gestito dal gruppo che faceva capo, secondo la Dda, a Maria D’Amico, esponente della famiglia dei “fraulella” del rione Conocal di Ponticelli da anni trasferita nei vicoli a ridossi di via Toledo. Sono ben sei gli assolti quindi dell’inchiesta che aveva fatto luce su un traffico di droga per i consumatori della “Napoli bene” ma anche per i giovani della movida, soprattutto a Chiaia e al Vomero. Maria D’Amico (difesa dall’avvocato Domenico Dello Iacono) e per la quale il pm aveva chiesto 14 anni di carcere, è stata invece assolta. Stessa sorte per Mariorosario Dipino che dal 2016 è stato latitante. Il pm aveva chiesto 10 anni di carcere ma, come ricorda Il Roma, dopo la difesa dell’avvocato Luca Mottola, è arrivata l’assoluzione. Da latitante a possibile detenuto è arrivata invece la libertà senza essere stato in prigione. Assolti anche gli altri del gruppo D’Amico “Fraulella” ovvero Luigi Nocerino, (marito della D’Amico) per il quale erano stati chiesti dodici anni di carcere, (avvocato Dello Iacono). Assolti anche Carmela Ercolani, cognata della donna boss Nunzia D’Amico ‘a passilona uccisa nel 2015 fuori all’uscio della sua abitazione di ponticelli, e per la quale erano stati chiesti 14 anni (Dello Iacono), e Raffaele Esposito, chiesti 14 anni (Dello Iacono). E infine l’assoluzione è arrivata per Raffaele Di Napoli, (avvocato Polito), e anche Carmine Nocerino, sempre difeso dall’avvocato Dello Iacono. L’unico condannato è stato Maurizio Costanzo, per il quale era stata chiesta la condanna a venti anni. E’  stato assolto dall’aggravante di essere capo e pro-motore e assolto anche dall’accusa di essere parte di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Difeso dall’avvocato Luca Mottola, ha avuto “solo” dodici anni di pena. Per l’accusa questo gruppo, che si legava anche a livello familiare ai Ricci dei Quartieri Spagnoli.

(nella foto Maria D’Amico e il marito Luigi  NocerinoI

Napoli, aggressione del minorenne al Policlinico: due denunciati

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Napoli. Baby gang: due minori denunciati dalla polizia per l’aggressione al minorenne alla stazione della metro del Policlinico. Insulti e pugni in faccia a coetaneo a cui ruppero il naso.La Polizia di Stato di Napoli ha individuato e denunciato due minori che la sera di domenica scorsa, nei pressi della stazione Policlinico della metropolitana, senza motivo, hanno insultato, aggredito preso a pugni e rotto il naso a un loro coetaneo, Ciro, che insieme ad altri compagni stava tornando a casa dopo una partita di calcetto. Il sedicenne vittima dell’aggressione, scattata intorno alle 21,30, riferi’ alle forze dell’ordine di essere stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, di eta’ compresa tra i 16 e i 18 anni, che non conosceva, i quali, dopo averlo insultato, lo hanno colpito al volto con un pugno rompendogli il naso.
Novità in arrivo anche per il caso dell’accoltellamento del giovane Arturo avvenuto la sera del 18 dicembre in via Foria a Napoli. La Procura dei minori ha infatti notificato un invito a comparire nei confronti di un terzo minore, anche in questo caso ritenuto legato alla cerchia di amici di F.C (il ragazzino del rione Sanità detto ‘o nano in carcere da circa un mese). È indagato per concorso in tentato omicidio e sarà interrogato nelle prossime ore, nel tentativo di chiarire alcuni punti rimasti oscuri rispetto all’aggressione dello scorso 18 dicembre. Al momento sono tre indagati, quindi gli indagati di quella brutale aggressione, di cui uno in cella in un istituto minorile; uno a piede libero (il aspirante artigiano della bottega di pastori di Ferrigno, scagionato proprio da quest’ultimo) e un terzo soggetto sotto accusa: avrebbe fatto parte dello stesso gruppetto e probabilmente – secondo le ipotesi della Procura – era uno di quei ragazzini immortalati in un video ricavato dalle telecamere di alcuni negozi in via Foria.
La svolta nelle indagini è arrivato grazie al certosino lavoro degli  uomini della squadra mobile di Napoli che hanno studiato i profili facebook di tutti gli amici del “nano”. La pRocura per i minori ipotizza anche l’accusa di tentata rapina del cellulare di Arturo “al fine di sottrargli dei beni di dosso così da trarne ingiusto profitto”. Spulciando tra i profili facebook di questi ragazzi tra le varie foto pubblicate figura infatti quella di Ciro Esposito detto ‘o spagnuolo, il figlio del defunto boss Pietro, ammazzato al rione Sanità nel gennaio 2015 e che diede inizio alla faida tra i Lo Russo e i “Barbudos”. Ci sono anche due scatti  dedicati a Genny Cesarano, vittima innocente di quella faida.

Blitz della polizia contro la mafia cinese: decina di arresti in tutta Italia

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Blitz della polizia contro mafia cinese, decine di arresti.Operazione in corso in varie citta’ e in Francia e Spagna. Blitz della Polizia contro la mafia cinese: centinaia di agenti stanno eseguendo in varie citta’ italiane e di paesi Ue diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un’organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. L’inchiesta e’ coordinata dalla Dda di Firenze. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna, grazie alla collaborazione delle rispettive polizie. La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all’interno dell’organizzazione. Nel blitz che ha portato agli arresti di questa mattina sono stati impegnati gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco), delle squadre mobili di Prato, Roma, Firenze, Milano, Padova e Pisa, dei reparti prevenzione crimine oltre a quelli dei reparti volo e cinofili. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 in procura a Firenze alla quale parteciperanno il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho e il capo dello Sco Alessandro Giuliano.

Boscoreale, voleva vendere droga ai carabinieri: condannato

Boscoreale. Era il 25 settembre del 2016 quando Salvatore Russo, pluripregiudicato di Boscoreale, noto spacciatore venne colto in flagranza di reato a spacciare cocaina crack nel rione popolare Piano Napoli, la cosiddetta  Scampia del vesuviano.Con lui c’era un minore nonché rampollo di una famiglia di storici spacciatori che aveva da poco rifornito un acquirente con diversi pezzi di cocaina crack. Il Russo era stato rimesso da poco in libertà, dopo aver scontato una lunga carcerazione per una condanna ad anni 10 per associazione mafiosa dedita al narcotraffico, in quanto ritenuto figura apicale del clan Casillo- Padovani del Piano Napoli di Boscoreale via Passanti Scafati. Dopo pochi mesi era ricaduto nuovamente nel crimine sebbene fosse super controllato dalle forze dell’ordine.Quel giorno i carabinieri di pattuglia notarono un fuggi-fuggi di auto e si diedero all’inseguimento degli spacciatori e dell’acquirente che scapparono con le loro rispettive auto. In un primo momento, il Russo e il minore non avevano riconosciuto i Carabinieri e volevano rifornire addirittura di sostanza stupefacente gli agenti in borghese. All’avvicinarsi degli agenti capirono il clamoroso errore e soprattutto che si trattava di carabinieri con abiti civili e si diedero alla fuga in auto. In quella circostanza gli agenti riuscirono a fermare prontamente sia gli acquirenti che gli spacciatori. Questi ultimi furono riconosciuti in foto. Sebbene le contestazioni risultavano essere molto gravi, essendo il Russo soggetto gravato da plurimi precedenti per droga e soprattutto dovendo rispondere della contestata aggravante di essersi avvalso di un minore nel reato era arrivato al processo a piede libero.La posizione del minore era stata trasmessa al tribunale competente.In data odierna la dura requisitoria del PM che aveva chiesto 4 anni di carcere in abbreviato. La difesa del Russo rappresentata dall’avvocato Gennaro De Gennaro ha cercato di scardinare la fondatezza delle accuse sul presupposto che non ci fossero riscontri individualizzanti. Il giudice, accogliendo le criticità sollevate dalla difesa, ha applicato una pena leggera rispetto a quanto richiesto dall’accusa, condannando il Russo Salvatore ad anni 1 e mesi 4 di reclusione.

Pompei, dubbi sull’operato dei medici dall’autopsia del parrucchiere dei Vip

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Pompei. E’ stata eseguita ieri sera presso l’obitorio dell’ospedale “Ruggi” di Salerno l’autopsia sul corpo di Umberto Schettino, il parrucchiere di  Pompei morto nell’ospedale salernitano giovedì scorso dopo due mesi di calvario. Ad effettuare l’esame autoptico è stato il medico legale nominato dalla Procura salernitana, che sta coordinando le indagini dopo la denuncia della moglie della vittima, Giovanni Zotti e le operazioni sono proseguite fino a tarda ora. Il professionista salernitano ora avrà sessanta giorni di tempo per stilare la relazione da consegnare al pubblico ministero Roberto Penna titolare del fascicolo di inchiesta. Secondo le prime indiscrezioni filtrate a tarda sera in consulenti medici nominati dalla famiglia Schettino avanzerebbero forti dubbi sull’operato dei medici dell’ospedale Ruggi d’Aragona, Intanto la salma del parrucchiere dei Vip, originario di Castellammare, questa mattina sarà restituita alla famiglia per il rito funebre. Sotto inchiesta ci sono 25 indagati  tra medici e personale sanitario della struttura sanitaria salernitana. In pratica tutti quelli che hanno avuto contatti con il noto stilista durante la sua degenza, ma anche il suo medico curante. A presentare denuncia è stata la moglie Caterina Iezza che vuole capire cosa sia realmente accaduto al marito da novembre ai 10 gennaio, giorno della  morte. Sarà l’autopsia, disposta dal pm, e che sarà effettuata tra domani e martedì, a chiarire le cause dei decesso e individuare eventuali responsabilità. Nel verbale denuncia la don­na ha raccontato, nei dettagli, cosa è avvenuto dallo scorso mese di novembre quando il marito si rivolse all’ospedale di Salerno (su parere del medico curante) per una presunta malattia cardiaca fino al decesso. Umberto Schettino durante un primo accesso al Pronto Soccorso era stato sottoposto ad accertamenti, come riferito dalla moglie, e dopo avergli prescritto la cura fu dimesso.

Durante la cura però l’uomo sentiva peggiorate le sue condizioni di salute, tanto da recarsi in una clinica privata di Pompei dove avrebbe svolto ulteriori esami. Ritornato al Pronto soccorso del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, Schettino fu trasferito presso la Cardiologia dello stesso nosocomio e fu ricoverato per una settimana. Una volta dimesso, il parrucchiere stabiese sarebbe dovuto ritornare al Ruggi per un nuovo controllo pochi giorni dopo. Tra sabato e domenica scorsa le sue condizioni si sono aggravate e il sui medico curante gli avrebbe consigliato un nuovo ricovero a Salerno. Dopo una prima cura antibiotica, fu sottoposto all’aspirazione del liquido dai polmomi ma nella stessa notte si aggravò e fu disposta una Tac al torace con esame batteriologico. Fu poi trasferito nel reparto malattie infettive per ulteriori cure. Questo fino al 10 gennaio quando fu riscontrata la presenza di liquidi ai lati dei due polmoni. Cosi il giorno dopo, giovedì scorso, fu effettuato l’aspirazione del liquido ma dopo una ventina di minuti Umberto Schettino non ce l’ha fatta ed è morto.

I ragazzi de ‘O Sistema, uno è il figlio di un commerciante legato al superboss Mattia Messina Denaro

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I 9 balordi de ‘ O sistema sono in attesa dell’interrogatorio di garanzia dopo che le loro scorribande notturne sono state scoperte dai carabinieri che ieri hanno fatto finire i ragazzi di san Marzano e Pagani agli arresti domiciliari. Tra i nove c’è anche Ciro Torino, detto l’aulivaro, 29 anni, uno dei più grandi del gruppo insieme con il 30enne paganese Antonio iaccarino. Ciro Torino è il figlio di Vincenzo finito in una inchiesta della Dda di Trapani perché gestore del famoso oleificio “Fontane d’oro sas” di Campobello di Mazara in provincia di Trapani e riconducibile addirittura al boss dei boss Matteo Messina Denaro. L’oleficidio del valore di 20 milioni di euro era stato sequestrato nel 20o8. Vincenzo Torino l”aulivaro”, venditore di frutta secca e lupini con la sua società individuale Torino Ciro si era intestato il bene e lo aveva avuto in gestione. Secondo il Tribunale di trapani quella era stata una intestazione fittizia di beni tant’è che Vincenzo Torino nel 2015 fu anche colpito da un’ordinanza cautelare ed è stato condannato in secondo grado a 4 anni di carcere in attesa nei prossimi mesi della sentenza definitiva della Cassazione. Ebbene Ciro Torino, figlio di Vincenzo “aulivaro” era uno dei capi promotori della banda de ‘o sistema. E infatti dai verbali contenuti nelle 22 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Zambrano del Tribunale di Salerno si evince il suo ruolo.

“Nu piccolo ricordo uì uagliù vaggio mannato oì.. per non dimenticare … l’altro ieri”. E’ giovedì 12 ottobre 2017, alle 15.30 Ciro Aulivar (alias di Ciro Torino) pubblica un selfie sorridente accanto ad un articolo di giornale che riporta la “bravata” della notte precedente. Peppe Marsic (uno dei ragazzi ascoltati come persone informate dei fatti) gli scrive: sei stupendo. E lui subito risponde: “mi dispiace questi tipi di complimenti non li accetto avresti detto sei un vandalo lo accetto volentieri ma questo no, mi dispiace (con tre faccine sorridenti)”.
La notte tra il 10 e l’11 ottobre del 2017 la banda de ‘o sistema mette  a segno una serie di vandalizzazioni a Salerno città con l’immagine del profilo con una foto di un kalashnikov AK47 seguito dalle icone di una pistola, una bomba, un coltello, spade, martello e una bara.
All’indomani del raid i ragazzi de ‘o sistema mettono nel gruppo i link dei siti internet che raccontano quanto accaduto e loro sembrano “infastidirsi” del fatto che vengono indicate soltanto venti auto vandalizzate. Antonio zukkulell (per l’anagrafe Antonio Marrazzo uno degli arrestati) riporta per primo la notizia. Dopo un po’ gli risponde con un messaggio vocale Ciro Aulivar: “dincell a sti sciem ca’ s’mparan a cuntà oì”. Gaetano Verde, uno dei gemelli, l’altro arrestato è il fratello Carlo, rincara la dose: “weweeee sono una 20. Mi prendo collera così erano molte di più (con faccina sorridente)”. Ciro Aulivar: “Ma chist c stann pigliann sul p’cul…mo’ doi song e cos… o senn scurdat cocc zero o cocc una annanz”. Poi manda un messaggio vocale: “chiù bell propri ..e belle e belle bell chella llà che appen se ne caret o vetr se arricciav u cofn… ma k rè..nu cofan e gomm”.
Il 12 ottobre Ciro Aulivar propone: “Putimm ii pur staser”. E quando Corrado gli risponde: “Ma tu e perz a capa da 70 a 650” lui gli fa eco: “perché hai paura. Ci aspettn a bracc apert”.
C’è anche chi si lamenta che è stato rotto il vetro dell’auto del proprio vicino, ma gli altri di dissociano da questa azione e così lui precisa: “no currà nun aggitt ca’ voglie ess pavat è che chill affianc a me e casa… comunque a Opel Corsa bianca, Panda nera e 500 bianc song e mej.. po’ sbizzarritv”. A questo punto un altro partecipante, Valentino Carraturo, invia un messaggio vocale: “ragazzi stasera vi offro 50 euro a chi rompe il vetro di una Fiat 500 targata Dk, il vetro di una Panda targata DD e il vetro di una Stilo. 50 euro”. E poi: “tutte posizionate in via Ciara difrotne a Cacciottello… chill che fa u ferrar… difront i palazz e facc’ …. mi raccomando fate un buon lavoro… già che vi trovata non solo vetro tutto intorno… grazie”. Carlo il gemello risponde: “80 euro. Te dong fuoc”. E lui risponde: “no vai piano… solo vetro perché se dai fuoco dopo io non guadagno niente…. se tu rompii vetri quelli vengono da me e io glieli vendo”.

 

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La Mecfond Aerospace di Caivano chiude: 52 dipendenti senza lavoro

I 52 dipendenti della “Mecfond Aerospace” di Caivano rischiano di trovarsi tra due settimane senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. La famiglia Nugnes infatti proprietaria della fabbrica con sede a Pascaraola di Caivano e facente parte del gruppo Mecfond spa ha fatto sapere ai dipendenti che dal primo febbraio si avvieranno le procedure di mobilità in modo tale che entro 70 giorni l’azienda potrà essere chiusa, I lavoratori non hanno percepito la tredicesima mensilità e vantano due stipendi dall’azienda. La fabbrica nata nel 2007 e  specializzata in meccanica di precisione del settore aeronautico è in crisi già da qualche anno nel quale e stato effettuato cassa integrazione in seguito contratto di solidarietà. Ai dipendenti è stato comunicato avvio di procedura di mobilità dal primo febbraio per tutti i dipendenti i quali oltre agli stipendi arretrati devono ricevere ancora emolumenti relativi a fondi pensionistici integrativi per circa altri 200mila euro.. Domattina ci sarà un incontro con i sindacati per decidere i passi da intraprendere anche perché la chiusura dello stabilimento rischia di avere  un impatto sociale di molto forte. Visto che intere famiglie, molte delle quali monoreddito, non sapranno più come andare avanti. Molti sono giovami operai specializzati, alcuni si sono spostati lo scorso anno con la prospettiva di un futuro migliore e invece è arrivata la mazzata della comunicazione di chiusura da parte dell’azienda. I lavoratori attendono una mano da parte della Regione Campania. E chiedono che l’assessorato regionale alle industrie trovi la soluzione per far andare avanti il lavoro magari riuscendo a trovare qualche imprenditore  che voglia investire e rilanciare l’azienda di Caivano.

Ponticelli, nuovo incendio nel cantiere sotto sequestro dove morì il 14enne

Ponticelli, Incendio in serata nel cantiere sotto sequestro di via Carlo Miranda  a Ponticelli dove nel 2005 morì il giovane Francesco Paolillo. Le fiamme, sicuramente non dovute alla tradizione dei fucarazzi di San Antonio diffusa in tutta Napoli hanno interessato una parte di rifiuti di ogni genere che negli ultimi giorni erano stati depositati all’interno de cantiere. L’area, dopo la morte del 14enne avvenuta nell’ottobre del 2005 era rimasta abbandonata. Lo scorso mese di agosto i vigili urbani dopo una serie di richieste da parte dei cittadini e in particolare del fratello di Francesco riuscirono a mettere sotto sequestro la zona apponendo i sigilli all’area che nei giorni prevedenti era stato oggetto di un violento incendio che aveva costretto gli abitanti a stare chiusi in casa per ore. analoga cosa è accaduto in serata. Non si sa se le fiamme si siano sviluppate per autocombustione dei rifiuti abbandonati o se qualcuno in maniera dolosa ha voluto far sparire le tracce di rifiuti pericolosi e tossici lasciati nell’area. O addirittura qualcosa altro. Fatto sta che il cantiere da giorni era diventato di nuovo terra di nessuno come dimostrano le foto allegate. C’è veramente di tutto: lastre di amianto, materiale da risulta dei cantieri edili, carcasse di motorini quasi certamente rubati e lasciati nell’area, pezzi di servizi igienici. Insomma quello che abitanti delle palazzine popolari di Ponticelli in via Carlo Miranda negli anni scorsi scorsi aveva etichettato come “il supermercato dei rifiuti” è tornato ad essere in funzione, I sigilli sia dall’ingresso principale sia da quello del retro sono stati strappati e i cancelli quasi divelti: per cui all’interno vi si può entrare di nuovo comodamente anche con auto e furgoncini per scaricare ogni tipo di rifiuto. E stasera qualcosa ha preso fuoco e per gli abitati della zona è scattata di nuovo l’allarme. Ma nonostante siano stati allertati i vigili del fuoco non sono arrivati.

 

Napoli: roghi di S.Antonio, sassi dai ragazzi contro le forze dell’ordine

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Napoli: roghi di S.Antonio, sassi dai ragazzi contro le forze dell’ordine. Contusi un agente di polizia e alcuni carabinieri. La Municipalità: sì alla tradizione, no alla guerriglia Sassi e bottiglie contro le forze dell’ordine stasera a Napoli, momenti di tensione in diverse aree della citta’ ed una poliziotta colpita ad un piede (ma regolarmente in servizio) per i falo’ legati alla ricorrenza di Sant’Antonio Abate in vista della quale si accumula legname che viene poi dato alle fiamme da bande di ragazzini spesso fuori controllo. In Piazza Sanita’ vi e’ stato l’intervento delle forze dell’ordine e si e’ registrato un lancio di sassi e di altri oggetti. Analoga situazione e’ stata segnalata in Piazza Mercato dove un carabiniere per rincorrere un ragazzino e’ scivolato e si e’ procurato contusioni (e’ stato medicato nel Loreto Mare). Sequestrati ingenti quantitativi di legname e altro materiale. ”E’ necessario regolamentare i ‘fuocarazzi’, dare spazio alla tradizione ma dire no alla guerriglia”, dice il presidente della II Municipalita’ Francesco Chirico mentre Gianfranco Wurzburger, presidente dell’Associazione gioventu’ cattolica sottolinea: ”Si potevano fare falo’ in sicurezza e rispettare le divise… C’e’ ancora molto da lavorare”.

Latitante per omicidio: arrestato all’eroporto di Fiumicino

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Latitante per omicidio arrestato a Fiumicino. Nel pomeriggio è stato arrestato a Fiumicino, Messina Paolo Junior, catturato il 23 novembre scorso dalla polizia croata unitamente agli uomini della Squadra Mobile, coordinati dal Servizio Centrale Operativo ed in collaborazione con il Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia. Accompagnato dal personale di quest’ultimo Ufficio, con volo proveniente dalla Croazia, il latitante è stato tratto in arresto dagli uomini della Mobile sannita e dalla Polizia di Frontiera, in esecuzione dell’ ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte di Assise di Benevento, su richiesta della Procura. L’uomo, accusato dell’omicidio  di Antonello Rosiello, è stato quindi accompagnato presso il carcere di Rebibbia.

Paolo Messina junior, 35 anni di Benevento che il 25 novembre 2013 aveva ucciso a colpi d’arma da fuoco Antonio Rosiello, 41 anni, un imprenditore sannita per ragioni economiche. Lo scorso 31 ottobre, nell’approssimarsi della sentenza di condanna di primo grado a ventiquattro anni di reclusione per omicidio volontario, emessa su richiesta della locale procura della Repubblica, dalla Corte di assise di Benevento, aveva fatto perdere le proprie tracce. Messina aveva ucciso Rosiello 41 anni, industriale che operava nel settore dei pastifici, ucciso nel novembre del 2013, per un debito che aveva nei confronti di Messina. Quarantamila euro, secondo quanto ricostruito dall’accusa rappresentata in aula da Miriam Lapalorcia. Secondo l’accusa, Paolo Messina aveva prelevato Antonello Rosiello a casa e lo aveva condotto in via Pisacane a Benevento, dove lo aveva ucciso con tre colpi di pistola. Messina era poi fuggito bruciando abiti ed altri oggetti che potevano far risalire alle sue responsabilità, poi dopo alcune ore si era costituito. Era rimasto in carcere fino al gennaio 2015 quando era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Proprio al termine della vicenda processuale, l’uomo si era reso irreperibile, con l’intento di sfuggire definitivamente alla giustizia italiana. I poliziotti della squadra mobile di Benevento, coordinati dal Servizio centrale operativo, della Direzione anticrimine della Polizia di Stato, che ha loro fornito il supporto operativo e tecnico necessario, attraverso articolate attività tecniche, avevano individuato l’uomo, che, in sella di una moto e con documenti falsi, si era nascosto in territorio croato.
Attraverso l’intervento del Servizio cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della polizia criminale, è stato attivato l’organo collaterale della polizia croata che ha proceduto alla localizzazione del latitante e, in costante contatto con gli investigatori della Questura di Benevento, presenti in territorio straniero nonché dell’Ufficiale di collegamento del Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano, ha proceduto alla cattura, al termine di un’incursione all’interno di una struttura ricettiva dove si nascondeva.
All’interno dell’abitazione sono stati trovati 18.500 euro, schede telefoniche dedicate e documenti falsi, recuperata anche la moto utilizzata per la fuga. Il latitante è stato quindi arrestato, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalla Corte di Assise di Benevento.

Minacciò i carabinieri per farsi arrestare, condannata a 4 mesi

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Minacciò i carabinieri per farsi arrestare, condannata a 4 mesi. Una ventenne che si era presentata al comando provinciale dei carabinieri agitando un coltello e’ stato oggi condannata dal Tribunale di Verbania a 4 mesi. La donna, Maria Carmela Scognamiglio, aveva deciso di commettere un reato pur di farsi arrestare e non stare a casa con la madre. Di origini napoletane, era nel Verbano a scontare a casa della madre un cumulo di pene inflitte del tribunale di Napoli. Ma con la madre non ci voleva proprio stare. Quel giorno venne arrestata. I carabinieri avevano gia’ avuto a che fare con lei in precedenza per evasione dai domiciliari: preferiva infatti una cella all’appartamento della madre. Il giudice l’ha condannata ma scarcerata.

Capri:referendum su via Krupp, presentata diffida al sindaco

Il comitato “Via Krupp aperta e libera”, che ha promosso il referendum per la riapertura di via Krupp, la storica strada a tornanti di Capri chiusa dal 2014, ha depositato in Comune una diffida nei confronti del sindaco di Capri Gianni De Martino ad adempiere, nei tempi previsti dallo statuto comunale, la consultazione referendaria. “Vuoi che l’Amministrazione comunale di Capri si obblighi a provvedere alla riapertura di via Krupp mediante tutti gli interventi necessari per il risanamento, monitoraggio e manutenzione del costone roccioso, escludendo ogni e qualsiasi forma di affidamento e concessione a terzi della gestione della strada e dei Giardini di Augusto?”: questo il testo del quesito referendario. Sono trascorsi oltre due mesi e la data del referendum ancora non e’ stata fissata, di qui la diffida al sindaco presentata dal comitato.

Napoli: Deulofeu scende, Politano sale. Maksimovic la chiave

In principio c’era Verdi. Era lui la prima scelta: lo voleva Maurizio Sarri, lo voleva il presidente De Laurentiis e lo voleva il ds Giuntoli, persino volato a Bologna nella giornata di lunedì per convincere il ragazzo. Tutto inutile. E ora che il suo rifiuto in mondovisione ha cambiato le carte in tavola al Napoli non resta che virare su altri obiettivi, intavolare altri colloqui, sondare altre scelte e sperare che tutti i pezzi del puzzle si incastrino prima del 31 gennaio, data di chiusura del calciomercato invernale.FRENATA DEULOFEU – Nel borsino odierno delle trattative perde sempre più quota l’opzione Deulofeu. Lo spagnolo non è in cima alla lista di Maurizio Sarri, che lo ritiene troppo anarchico per il suo sistema di gioco, ragion per cui Giuntoli vorrebbe impostare la trattativa sulla base di un prestito oneroso con diritto di riscatto, così da poter valutare il giocatore da vicino e rimandare ogni discorso sull’eventuale acquisto a giugno. Ma il Barcellona non molla e vuole cedere il ragazzo solo a titolo definitivo, ragion per cui le parti sembrano ogni giorno più lontane, mentre l’Inter è sempre pronta ad inserirsi nella trattativa, con il ds Ausilio che sogna persino il doppio colpo Rafinha-Deulofeu entro fine mese.ASSE CON IL SASSUOLO – Guardando gli altri nomi che circolano, Lucas Moura sembra più una suggestione che realtà, così come Sturridge del Liverpool (costi elevati), mentre il tedesco Younes, già bloccato dal Napoli per giugno, non sembra intenzionato a muoversi a gennaio a causa del muro eretto dall’Ajax. A questo punto la pista più concreta porta a Matteo Politano del Sassuolo, profilo ideale per i parametri del Napoli: è giovane (24 anni), è italiano, è duttile (può giocare sia a destra che a sinistra), è già pronto e soprattutto è abituato agli schemi offensivi di Eusebio Di Francesco con tagli e giocate in verticale, simili a quelli adottati da Maurizio Sarri nel suo 4-3-3.LA CARTA MAKSIMOVIC – A differenza di quanto accaduto con Verdi, Politano sembra aver dato il suo assenso di massima al Napoli, consapevole del salto di qualità importante per la sua carriera. Anche l’ingaggio non è un ostacolo (attualmente guadagna circa 1 milione), ma il vero scoglio da superare è la resistenza del Sassuolo, che non vorrebbe lasciar andare il suo gioiello già a gennaio, in piena corsa salvezza. Il Napoli ha però un jolly da poter lanciare sul tavolo: il difensore serbo Maksimovic, già richiesto dai neroverdi alcuni giorni fa e indicato dal tecnico Iachini come il perfetto sostituto di Paolo Cannavaro, volato in Cina dal fratello Fabio. L’offerta da recapitare in Emilia è già pronta: 20 milioni cash più il prestito secco di Maksimovic, che col Sassuolo ritroverebbe titolarità e minuti nelle gambe. Basteranno per convincere il presidente Squinzi a capitolare? Una cosa è certa: tutto sarà deciso entro la prossima settimana.

Napoli, i vigili controllano i pulmini scolastici: multe e denunce

Gli agenti del Nucleo Mobilità Turistica della Polizia Municipale, hanno effettuato regolari controlli nel quartiere San Carlo all’Arena, San Lorenzo e Poggioreale. In particolare sono stati sottoposti a controllo 17 pulmini adibiti per il trasporto di scolari in prossimità degli istituti scolastici ubicati in piazza Carlo III, via Casanova, Corso Garibaldi e via Nuova Poggioreale. Dall’attività effettuata si è riscontrata la circolazione di tre pulmini con bambini a bordo che svolgevano l’attività in maniera completamente abusiva regolarmente sanzionati e sottoposti a fermo. Inoltre a carico di tre pulmini autorizzati è stata riscontrata la presenza di sedili in sovrannumero rispetto a quanto previsto dalla carta di circolazione dei veicoli sottoposti a verifica e ne è derivata la verbalizzazione per alterazione delle caratteristiche costruttive del veicolo ed il ritiro della stessa carta di circolazione. Tre pulmini sono stati sorpresi a circolare senza revisione, due senza assicurazione ed uno con passeggeri in eccedenza ed infine un pulmino è stato sorpreso a circolare seppure già sottoposto a sequestro. In totale sono state contestate 19 sanzioni corrispondenti ad un ammontare complessivo pari a 5422 euro. Tali controlli seguono analoghe attività effettuate in altri quartieri e continueranno a tutela dei giovani trasportati.

Il violento sfogo di Lucioni: ‘… vi devono trasportare nella casse di mogano…’

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Rischia una nuova squalifica Fabio Lucioni, capitano del Benevento a cui il tribunale nazionale antidoping ieri ha comminato la sanzione di un anno di stop dall’attività agonistica. Il calciatore non si è ripreso dalla choc e ieri sera prima di andare a letto ha scritto un messaggio al veleno contro i vertici del Tribunale Federale attraverso le Stories di Instagram: “Con la speranza che domani mattina vi svegliate…congelati e per trasportavi servono delle casse di mogano….#buona notteALORO. A buon intenditore poche parole…”. Un messaggio che sicuramente non mancherà di alimentare nuove polemiche. Il calciatore umbro, da quattro anni a Benevento ha voluto ringraziare il presidente Vigorito, i dirigenti, i suoi compagni e tutto lo staff della squadra sannita per come gli sono stati vicino in questa vicenda: “Ho sentito le dichiarazioni a caldo del presidente e non posso che sposarle appieno e oltre al danno societario, anche quello personale è veramente grande”, ha detto il calciatore ai microfoni di Sky. Si penserà ora ad un ricorso: l’avvocato Saverio Sticchi Damiani è pronto ad invocare l’assoluta mancanza di responsabilità del suo assistito. Il calciatore poi in giornata, quando ha capito che probabilmente l’aveva fatta grossa ha scritto una nuova Storie e un post su Instagram che recita: “Solo nella tarda mattinata sono venuto a conoscenza di frasi apparse sul mio profilo istagram, immediatamente rimosse. Mi scuso personalmente e ci tengo a precisare che il profilo in esame è gestito da terzi, i quali sono stati tempestivamente allontanati. Quelle frasi non sono ne il mio pensiero ne il mio modo di essere. Scusandomi ancora per quanto accaduto, auguro a tutti una buona serata. Fabio Lucioni”. Ma la frittata oramai era già fatta. Le scuse del capitano del Benevento possono essere considerate tardive e di circostanza. Ora non resta che attendere le decisioni dei vertici federali.

De Magistris: tema baby gang resti fuori da campagna elettorale

Il tema delle cosiddette baby gang “resti fuori” dalla campagna elettorale. A ribadirlo è il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parlando con i giornalisti all’indomani del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal ministro dell’Interno Marco Minniti e convocato in maniera straordinaria per affrontare la recrudescenza del fenomeno che ha contato 11 feriti in due mesi. “Il momento è complicato, c’è bisogno di senso di responsabilità da parte di tutti e mi auguro che – ha detto l’ex pm – le forze politiche impegnate nella campagna elettorale mettano al centro programmi seri e non propaganda o misere polemiche”. “L’auspicio è che questi temi si tengano fuori – ha aggiunto – perché altrimenti corriamo il rischio di dover sopportare una competizione elettorale nel Nord sul pericolo di inquinamento della ‘razza bianca’ e al Sud su argomentazioni misere sulla pelle dei nostri figli. Da adulti e da persone che ricoprono incarichi istituzionali, dobbiamo invece dimostrare che – ha concluso de Magistris – ci sono ragazzi straordinari come quelli che anche oggi stanno manifestando nella nostra città” contro la violenza.

Il vento flagella l’Italia, un uomo muore cadendo dal tetto

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Il vento flagella l’Italia e unuomo muore cadendo dal tetto: è accaduto a Crotone. Burrasca e mareggiate, tanti disagi per i traghetti.Italia flagellata dal vento con mareggiate e onde fino a 6 metri, che hanno provocato disagi per i traghetti con interruzione a Livorno e Napoli dei collegamenti con le isole minori, pali e tanti alberi divelti: le raffiche hanno causato tanti incidenti, tra i quali, la morte di un uomo a Crotone, salito sul tetto di una casa per verificare i danni, e alcuni feriti, in particolare una giovane studentessa del liceo romano Virgilio, colpita da una tegola caduta dal tetto. E’ il bilancio di una giornata di burrasca – con raffiche ben oltre i 100 km/h e punte di 200 km/h in montagna come registrato dall’Arpa Piemonte – che oggi ha soffiato su gran parte dell’Italia, dove e’ arrivata una perturbazione che sta attraversando il Paese. E se domani gli effetti di questa fase di maltempo si esauriranno, ne e’ prevista un’altra per il weekend. L’incidente piu’ grave si e’ verificato in Calabria: un uomo e’ morto cadendo dal tetto di un edificio sul quale era salito per verificare i danni provocati dal vento che aveva scoperchiato l’abitazione del fratello. Giuseppe Talarico e’ caduto nel vuoto: le sue condizioni sono apparse subito gravissime ed e’ stato deciso di trasferirlo nell’ospedale di Catanzaro, ma e’ morto poco prima dell’arrivo. Il fratello e’ rimasto ferito in maniera non grave. Altre persone sono rimaste ferite in varie localita’: oltre alla studentessa 17enne del liceo Virgilio, ricoverata in codice giallo, sempre a Roma un uomo di 53 anni dello Sri Lanka e’ stato ferito dalla caduta di un ramo sulla sua auto. Analogo incidente all’isola d’Elba: ferita una 28enne. Tanti i disagi per i traghetti: a Livorno sono stati interrotti i collegamenti con le isole minori a causa del forte vento di Libeccio che da ieri sera sferza la costa Livornese. Nel porto questa notte c’e’ stato un incidente: la nave Star Kinn, battente bandiera norvegese, un cargo di 200 metri di lunghezza, ha rotto gli ormeggi ed e’ andata a sbattere sul molo, su cui si e’ aperta una voragine di alcuni metri. Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco in citta’ e all’isola D’Elba. Forte vento e mare molto mosso hanno bloccato quasi del tutto i collegamenti marittimi nel golfo di Napoli. Da Capri l’ultima partenza per Napoli e’ stata quella del traghetto delle 6.40. Ferme anche tutte le linee che collegano le isole di Ischia e Procida con il capoluogo. Ritardi per i traghetti in Sardegna a Olbia, Golfo Aranci e Santa Teresa di Gallura. Sempre in Sardegna le forti raffiche di maestrale hanno strappato la copertura di allumino del tetto di una scuola di Uta (Cagliari). Una mareggiata e’ stata registrata sul litorale romano: da Ostia fino a Fregene, passando per Fiumicino e Focene, la situazione appare critica sulla costa per l’erosione. Forti raffiche di vento e pioggia a tratti intensa stanno creando numerosi disagi a Catanzaro e in provincia. Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco per alberi abbattuti e finiti su auto in sosta, rimozione di ostacoli, cartelloni e pannelli pubblicitari divelti. In Toscana i vigili del fuoco sono intervenuti per rami, alberi e tegole pericolanti, e a causa del forte vento e’ stata sospesa la circolazione dalle 8 alle 9.40 sulla ferrovia Tirrenica tra Rosignano e Campiglia. Le raffiche hanno fatto volare diversi materiali sulla linea elettrica tra Bolgheri e San Vincenzo danneggiandola. Problemi sono stati segnalati anche per gli impianti di risalita in montagna, molti chiusi, in particolare in Valle d’Aosta. In Lombardia, la funivia per la risalita da Barzio (Lecco) della stazione sciistica dei Piani di Bobbio e’ stata bloccata: nessuno era nelle cabine.