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Marijuana e 3400 euro in contanti in casa, arrestato 32enne a Torre Annunziata

I Carabinieri di Torre Annunziata e del nucleo cinofili di Sarno (SA) hanno sorpreso F.C. 32enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine detenere in casa 23 grammi di marijuana, 3.400 euro in contante, un bilancino, forbici e buste di plastica per confezionare le dosi.l L’ uomo è stato arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio e condotto ai domiciliari, ove attende il giudizio direttissimo.

Nasconde droga nel distributore, denunciato benzinaio-pusher

Gestiva a Sessa Aurunca, nel Casertano, un distributore di benzina, che era diventato anche la base operativa della sua seconda attivita’, quella illecita di spacciatore di droga, che gli permetteva di arrotondare a fine mese. E’ stato per questo denunciato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere un uomo di 27 anni, con precedenti per reati relativi agli stupefacenti. Gli agenti della Polizia di Stato in servizio al commissariato di Sessa Aurunca lo tenevano da tempo sotto osservazione; sapevano ovviamente che era un consumatore di droga, ma sospettavano che avesse iniziato nuovamente a vendere con una certa costanza. Cosi’ si sono presentati alla pompa di benzina Ip, ubicata nella frazione Carano di Sessa, con i cani poliziotto dell’unita’ della Questura di Napoli. Nel box di riparo del distributore i cani hanno fiutato subita la droga, che era custodita in bustine di cellophane termosaldate e sottovuoto: sono stati rinvenuti e sequestrati in particolare 5 grammi di cocaina pura, 2 grammi di marijuana e un grammo di hashish. E’ stata poi perquisita anche l’abitazione del 27enne, residente nel vicino comune di Mondragone, dove sono stati trovati altri grammi di marijuana e hashish.

Baby gang degli ‘Hermano’: denunciati due ragazzini di 15 e 16 anni

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Le Baby gang napoletane hanno anche un nome identificativo. Lo hanno scoperti i poliziotti durante i controlli effettuati nella serata di ieri nell’ambito del progetto “Sicurezza giovani”. Grazie a questi efficaci e serrati controlli sono stati stanati due componenti della baby gang degli “Hermano”  responsabili di una aggressione posta in essere alle 14.00 circa nei pressi della stazione metro “Colli Aminei” ai danni di un giovane del ’99, D.R.D., il quale veniva avvicinato da due giovani, S.S. e B.V., rispettivamente di 15 e 16 anni, che, in sella di un motociclo Honda, lo colpivano ripetutamente senza motivo con calci e pugni, tanto da costringerlo a ricorrere alle cure mediche presso il vicino nosocomio “Cardarelli”.
Le immediate indagini condotte dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale consentivano di appurare che i due giovani erano già stati controllati insieme e che uno dei due, S.S., era già stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e porto di coltello lo scorso dicembre dai poliziotti del Commissariato di P.S. Dante.Gli stessi poliziotti rinvenivano presso l’abitazione di B.V. il motociclo Honda indicato dalla vittima come quello in sella del quale viaggiavano i due giovani, e presso l’abitazione di S.S. due coltelli, debitamente sequestrati. I giovani sono stati condotti insieme ai rispettivi genitori presso gli uffici di Polizia per la completa identificazione. Nella circostanza la stessa vittima, presente in quegli uffici per formalizzare la relativa denuncia, li incrociava all’ingresso e li riconosceva quali autori dell’aggressione.In occasione del fotosegnalamento si aveva modo di accertare che entrambi i minori avessero tatuato sull’avambraccio sinistro la scritta “hermano”, che per loro stessa ammissione indicava la loro appartenenza all’omonima gang.

Il progetto Sicurezza giovani” vede sinergicamente impegnati Polizia di Stato, Carabinieri e Finanza nella prevenzione e controllo del fenomeno della violenza giovanile, sono stati predisposti mirati servizi nelle principali aree di aggregazione dei giovani. Controllati 250 soggetti, di cui 102 minori. Controllati 50 veicoli, due dei quali sequestrati.Nel primo pomeriggio di ieri gli agenti del Commissariato di P.S. Dante hanno denunciato in stato di libertà un diciassettenne napoletano, C. G., perché responsabile del reato di porto d’armi ed oggetti atti ad offendere, in quanto sorpreso con indosso un coltello a serramanico della lama di 9. Poco più tardi gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, unitamente ad una pattuglia del Reparto Prevenzione Crimine, aggregata in occasione del progetto de quo, procedevano in Piazza Cavour, nei pressi della fermata della metro, al controllo di tre giovani, dei quali uno trovato in possesso di un coltello a serramanico della lunghezza di 15,5 cm. Il giovane, B.C., veniva deferito in stato di libertà all’A.G.

Da Napoli alla Costiera Amalfitana per truffare anziani: presi in due

Da Napoli alla costiera Amalfitana e alla provincia di Salerno per truffare anziani con la classica tecnica del maresciallo dei carabinieri e dell’avvocato: in manette due pregiuidcati. Operazione dei Carabinieri delle Compagnie di Battipaglia ed Amalfi, nella giornata di ieri, contro i reati commessi ai danni degli anziani. Arrestato a Bellizzi il 44enne Giuseppe Mosca, pregiudicato del quartiere Miano di Napoli, per concorso in tentata estorsione aggravata ai danni di un 93enne, mentre a Tramonti è stato arrestato il 27enne Ettore Navarra, pregiudicato sempre di Napoli, preso mentre tentava di allontanarsi da Maiori dopo essersi fatto consegnare 2.500 uuro da una 70enne.
I FATTI.
Alle 11:30 circa di ieri, è giunta alla Centrale Operativa della Compagnia di Battipaglia una richiesta di intervento da un 33enne di Bellizzi che denunciava una telefonata pervenuta al nonno 93enne, residente nel suo stesso condominio ad un piano inferiore, da parte di un anonimo interlocutore che, presentatosi come Maresciallo dei Carabinieri, richiedeva una somma di danaro, non quantificata e per la quale sarebbe stato delegato al ritiro un collega, al fine di scongiurare l’arresto del nipote coinvolto in un sinistro stradale. Nel corso del servizio effettuato nell’immediatezza dai Carabinieri della Compagnia di Battipaglia e della Stazione di Bellizzi è stato bloccato il 44enne Giuseppe Mosca, mentre tentava di allontanarsi dall’abitazione dell’anziano, dove di fatto era entrato per ritirare i soldi, dopo essersi avveduto della presenza del nipote.
Sempre nella giornata di ieri, i Carabinieri di Amalfi sono stati allertati da una 70enne di Maiori che richiedeva l’intervento dei militari una volta resasi conto di aver ceduto alla richiesta giunta da una persona presentatasi telefonicamente come un avvocato, che le intimava di consegnare un’ingente somma di danaro per evitare che il figlio, in stato di fermo da parte dei Carabinieri, venisse arrestato per aver investito una persona. L’anonimo interlocutore riferiva alla vittima che i soldi, 2.500 euro, sarebbero stati prelevati da un suo delegato, di fatto il 27enne napoletano presentatosi di lì a poco alla donna.
Le ricerche immediatamente diramate dalla Centrale Operativa della Compagnia di Amalfi hanno permesso ai militari della Stazione di Tramonti di bloccare il giovane, perfettamente corrispondente alla descrizione fornita dalla vittima ed identificato nel pregiudicato Ettore Navarra, a bordo della sua Fiat Punto mentre tentava di allontanarsi dalla costiera e di rinvenire i 2.500 euro sottratti alla 70enne ed alla stessa restituiti.
Espletate le formalità di rito, sia Giuseppe Mosca che Ettore Navarra sono stati condotti al carcere di Fuorni, in attesa della convalida da parte del GIP del Tribunale di Salerno.
Gli arresti rientrano in un programma di sensibilizzazione promosso dai Carabinieri a favore delle fasce deboli al fine di tutelarle dai reati commessi, con sempre maggiore frequenza, ai loro danni, e particolarmente sostenuto dalla Procura della Repubblica di Salerno attraverso un’attenta attività di coordinamento.

 

Nella foto Giuseppe Mosca)

Droga nascosta tra i giocattoli dei figli: preso pusher di Arzano

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Droga nascosta tra i giocattoli dei figli: preso pusher di Arzano. L’uomo aveva anche un mini arsenale personale composto da una pistola Beretta calibro 40, completa di caricatore contenente 8 cartucce, corredata da ulteriori due caricatori, riforniti entrambi con altre 11 cartucce, una pistola Beretta modello 81 calibro 7,65, oltre a due scatole contenenti 61 cartucce di vario calibro, nonché una busta contenente marijuana, un panetto di hashish, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento della droga, è il resoconto di un’operazione eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli che ha portato all’arresto di un pluripregiudicato di 41 anni, Salvatore Campanile. I poliziotti, a conclusione di un’attività d’indagine pianificata, sono riusciti ad intercettare l’uomo, all’altezza della rotonda di Arzano, in direzione Secondigliano mentre si aggirava a bordo di un’autovettura Fiat Panda.All’interno della felpa che indossava, gli agenti hanno rinvenuto una dose di marijuana.Nel prosieguo dell’attività, i poliziotti si sono recati nell’abitazione dell’uomo, scoprendo le armi e le munizioni abilmente nascoste in un armadio, così come la somma di 10 mila euro, ripartita in banconote in vario taglio, occultata all’interno di una tasca di un giubbino mentre, all’interno della stanzetta dei bambini, in un bidone in plastica, è stata rinvenuta la droga utile al confezionamento di oltre 550 dosi.In un mobile in cucina, invece, rinvenuto e sequestrato il panetto di hashish, dal quale si sarebbero ricavate 150 dosi, nonché dei fogli in carta ove erano annotati nomi e cifre, attestanti, verosimilmente, i conteggi dell’illecita attività di spaccio avviata dall’uomo.Le armi sono state affidate agli accertamenti tecnico-balistici della Polizia Scientifica che accerterà se le stesse sono state utilizzate nei recenti episodi criminosi.Campanile, che ha un passato da libero vigilato, vanta a suo carico precedenti specifici per droga.I poliziotti hanno fatto irruzione nella sua abitazione, rinvenendo e sequestrando, all’internoL’uomo è stato arrestato dagli agenti, in quanto responsabile dei reati di ricettazione delle armi, detenzione di armi e munizionamento, detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.Dopo una notte trascorsa alle camere di sicurezza della Questura, stamane, il 41enne è stato condotto alla Casa Circondariale di Poggioreale.

Napoli, blitz antidroga al rione Traiano: presi tre pusher

Napoli, blitz antidroga al rione Traiano: presi tre pusher. Uno degli spacciatori è stato preso in un bunker videosorvegliato. Un 19enne gia’ noto alle forze dell’ordine, Enrico Pettino, e’ stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Bagnoli in un “bunker” in viale Traiano dopo aver spacciato droga a un assuntore. Il locale era videosorvegliato con microcamere montate sui muri perimetrali dell’edificio. All’interno sono stati rinvenuti 360 euro, una dose di cocaina e materiale per il confezionamento. Raffaele Pace, 23 anni, e’ stato arrestato proprio mentre nascondeva nella sua auto parcheggiata in via Tertulliano un involucro contenente 5,2 grammi di cocaina e altrettanti di crack. Arrestato infine un 40enne, Antonio Galdo, che ha provato a fuggire, avvertito da una vedetta, venendo comunque bloccato: era in possesso di 10 grammi di marijuana, 10 di hashish e 250 euro. I militari hanno rinvenuto in spazi condominiali delle palazzine di via Torricelli un fucile a canne mozze con matricola abrasa, un giubbotto antiproiettile e una quarantina di cartucce.

Torre del Greco, 17enne morto: assolto l’autista del camion

Torre del Greco, diciassettenne  morto nello schianto contro un camion della Nu,dopo cinque anni e mezzo dalla tragedia di viale Europa, il giudice monocratico del Tribunale d Torre Annunziata, Federica De Maio ha scagionato l’imputato, pure lui torrese, R.S. dall’accusa di omicidio colposo: “assolto perché il fatto non sussiste”. Una sentenza che fa discutere quella con cui si è chiuso il processo di primo grado a carico de conducente dell’autoarticolato contro cui si schiantò lo scooter di Torre del Greco Ciro Giannini, studente diciassettenne morto dopo ventiquattro ore di agonia.
A incidere sul verdetto finale del giudice, i dubbi sollevati dalle perizie prodotte dalla difesa dell’autista, pron­te a dimostrare la completa estraneità dell’autoarticolato contro cui si schiantò lo scooter guidato dal ragazzo, studente dell’Istituto tecnico e per ragionieri Eugenio Pantaleo: conclusioni diametralmente opposte rispetto agli accertamenti della parte civile, secondo cui “anziché discutere della velocità dello scooter su cui viag­giava  il giovane Ciro Giannini, i consulenti tecnici avrebbero dovuto accertare se l’autista diede o meno la precedenza al diciasset­tenne”. Un dato mai emerso in cinque anni e mezzo: non a caso, in base alle contrastanti ricostruzioni dell’incidente, il pubblico ministero Barbara Aprea aveva chiesto per due volte l’archiviazione del procedimen­to giudiziario a carico del dipendente della ditta Fratelli Balsamo.
Nel giorno della sentenza, proprio il pm Barbara Aprea è comparsa in aula per difendere l’accuratezza delle indagini e delle perizie condotte dai consulenti tecnici indicati dalla procura di Torre Annunziata: in ogni caso, al termine della propria requisitoria, il titolare dell’inchiesta aveva chiesto una condan­na a un anno di reclusione per il conducente dell’autoarticolato. Una richiesta non accolta dalla sentenza del giudice monocratico Federica De Maio, le cui motivazioni saranno rese note entro novanta giorni dopodiché i fa­miliari della giovane vittima potranno decidere se presentare o meno ricorso in appello.

Sport Agency, accordo triennale con l’Università Telematica Pegaso

Una crescita costante, che tradotto vuol dire un vero punto di riferimento per il territorio della regione Campania. Sempre di più, ancora di più. Tutto merito della professionalità e del lavoro svolto dal 2015 ad oggi. La conferma di tutto ciò arriva dalla collaborazione triennale che l’Università Telematica Pegaso ha voluto stringere con la Sport Agency, la prima agenzia di consulenza sportiva nata nella provincia di Salerno. Con tale accordo tutti gli iscritti alla Pegaso potranno fare richiesta di tirocinio presso l’agenzia del duo Calabrese-Noschese che, in vista dei progetti futuri, potrà a sua volta richiedere ulteriori tirocinanti.
Ma il lavoro della Sport Agency prosegue a ritmo serrato su più fronti. Da qualche giorno è già partita la macchina organizzatrice per la 4° edizione del progetto “Tieniti in Forma” che anche nel 2018 si svolgerà presso il centro sportivo Terzo Tempo di San Mango Piemonte. L’evento, in programma da giugno a luglio, ha come obiettivo quello di dare supporto ai calciatori durante la lunga pausa estiva mettendo loro a disposizione uno staff altamente qualificato (Allenatori Uefa B, Preparatori Atletici, Preparatori dei Portieri e Massaggiatori). Ma c’è una novità, una grande novità. In abbinato al “Tieniti in Forma” ci sarà anche il convegno “Calcio & Finanza” che vedrà la partecipazione di relatori del calibro nazionale.

Cadavere nel Casertano: è un rapinatore ucciso dal complice

Cadavere nel Casertano: é un rapinatore ucciso dal complice. La vittima aveva reagito,il ladro perde controllo e spara all’impazzata.Aveva rapinato con un complice albanese una coppietta di italiani che si era appartata in un’area isolata di campagna, ma alla reazione della vittima ha perso la testa e ha iniziato a sparare all’impazzata, ferendo a colpi di pistola il fidanzato e uccidendo lo stesso suo complice che lottava con la vittima. Dopo 24 ore di indagini, la Procura della Repubblica di Napoli Nord e i carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa hanno risolto, con il fermo del bulgaro di 37 anni Ivanov Tsvectomir Hristov e dell’italiano Clemente Cipresso di 28 anni, il giallo del cadavere con colpi d’arma da fuoco rinvenuto nella notte tra giovedi’ e venerdi’ nelle campagne di Teverola, nel Casertano. Un giallo reso piu’ fitto dalla circostanza che proprio nelle vicinanze del luogo in cui era stato rinvenuto il corpo, era stata denunciata una rapina da parte di un ragazzo e una ragazza italiani; il giovane aveva reagito ed era rimasto ferito alla gamba destra. C’era dunque un cadavere, identificato nell’albanese Aurel Hxili, e una rapina. Al termine delle indagini lampo, Cipresso risponde solo della rapina, avendo accompagnato Hristov e Hxili sul posto dove erano appartati i fidanzati. E’stato lo stesso Cipresso che ha raccontato tutto ai carabinieri che lo hanno identificato dopo poche ore dal fatto. Il giovane casertano ha svelatao agli investigatori quello che era accaduto: ha parlato dei due stranieri, due sue conoscenze, con i quali si era incontrato verso la mezzanotte di venerdi’, consapevole che avrebbero dovuto rapinare una coppietta che si era appartata. Ha fatto i loro nomi. E il racconto ricco di particolari ha consentito agli investigatori di risolvere in breve tempo il caso del cadavere trovato nelle campagne di Teverola. Nel frattempo il ragazzo ferito durante la rapina e’ stato poi ricoverato d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli e operato.

Droga a prostituzione: gli italiani spendono 19 miliardi di euro in attività illegali

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Da droga a prostituzione, italiani spendono 19 mld in attività illegali. Una cifra spaventosa: 19 miliardi di euro all’anno. A tanto ammonta, secondo l’Ufficio studi della Cgia, la spesa degli italiani in attivita’ illegali. In particolar modo per l’uso di sostanze stupefacenti (14,3 miliardi), per i servizi di prostituzione (4 miliardi) e per il contrabbando di sigarette (600 milioni di euro). Un’economia, quella ascrivibile alle attivita’ illegali, che non conosce crisi: l’ultimo dato disponibile (2015) ci segnala che il valore aggiunto di queste attivita’ fuorilegge (17,1 miliardi di euro) e’ aumentato negli ultimi 4 anni di oltre 4 punti percentuali. “Lungi dall’esprimere alcun giudizio etico – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CgiaPaolo Zabeo – e’ comunque deplorevole che gli italiani spendano per beni e servizi illegali piu’ di un punto di Pil all’anno. L’ingente giro d’affari che questa economia produce, costringe tutta la comunita’ a farsi carico di un costo sociale altrettanto elevato. Senza contare che il degrado urbano, l’insicurezza, il disagio sociale e i problemi di ordine pubblico provocati da queste attivita’ hanno effetti molto negativi sulla qualita’ della vita dei cittadini e degli operatori economici che vivono e operano nelle zone interessate dalla presenza di queste manifestazioni criminali”. Va altresi’ ricordato che dal settembre del 2014 il valore aggiunto “prodotto” dalle attivita’ illecite e’ stato addirittura inserito nel calcolo del Pil in molti paesi europei, tra cui l’Italia.

Tra le attivita’ illegali – asserisce il segretario della Cgia Renato Mason – l’Istat include solo le transazioni illecite in cui c’e’ un accordo volontario tra le parti, come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e non, ad esempio, i proventi da furti, rapine, estorsioni, usura, etc. Una metodologia, quest’ultima, molto discutibile che e’ stata suggerita dall’agenzia statistica della Comunita’ europea che, infatti, ha scatenato durissime contestazioni da parte di molti economisti che, giustamente, ritengono sia stato inopportuno aumentare il reddito nazionale attraverso l’inclusione del giro di affari delle organizzazioni criminali”. L’elevata dimensione economica generata dalle attivita’ controllate dalle organizzazioni criminali trova una conferma indiretta anche dal numero di segnalazioni pervenute in questi ultimi anni all’Unita’ di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Stiamo parlando di operazioni sospette “denunciate” a questa struttura di via Nazionale da parte di intermediari finanziari (per circa l’80 per cento banche e uffici postali, ma anche liberi professionisti, societa’ finanziarie o assicurazioni).

La Cgia segnala che una volta ricevuti questi “avvisi”, la Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni ritenute piu’ a rischio e le trasmette, arricchite da una accurata analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia. Tra il 2009 e il 2016 (ultimo dato annuale disponibile), le segnalazioni sono aumentate di quasi il 380 per cento. Se nel 2009 erano poco piu’ di 21 mila, nel 2016 hanno raggiunto la quota record di 101.065. La tipologia piu’ segnalata e’ stata quella del riciclaggio di denaro che per l’anno 2016 ha inciso per il 78,5 per cento del totale delle segnalazioni. Sempre secondo la Uif, nel 2016 la totalita’ delle operazioni sospette ammontava a 88 miliardi di euro, a fronte dei 97 miliardi di euro circa registrati nel 2015.

“I gruppi criminali – conclude Zabeo – hanno la necessita’ di reinvestire i proventi delle loro attivita’ nell’economia legale, anche per consolidare il proprio consenso sociale. E il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2016 costituisce un segnale molto preoccupante. Tra l’altro, dal momento che negli ultimi 2 anni si registra una diminuzione delle segnalazioni archiviate, abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle denunce registrato negli ultimi tempi evidenzi come questa parte dell’economia sia forse l’unica a non aver risentito della crisi”. A livello regionale la Lombardia (253,5), la Liguria (185,3) e la Campania (167) sono le realta’ che nel 2016 hanno fatto pervenire il piu’ elevato numero di segnalazioni (ogni 100 mila abitanti). Su base provinciale, infine, le situazioni piu’ a rischio (oltre 200 segnalazioni ogni 100.000 abitanti) si registrano nelle province di confine di Como, Varese, Imperia e Verbano-Cusio-Ossola. Altrettanto critica la situazione a Rimini, Milano, Napoli e Prato. Piu’ sotto (range tra 170 e 199 segnalazioni ogni 100 mila abitanti) scorgiamo le province di Treviso, Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia, Novara, Genova, Parma, Firenze, Macerata, Roma, Caserta e Crotone.

Accoltella il cognato durante una lite: arrestato per tentato omicidio

Durante una lite accoltella il cognato: arrestato dai carabinieri per tentato omicidio. I carabinieri di Somma Vesuviana hanno arrestato per tentato omicidio un 33enne di Marigliano, Michele Panico, che durante una lite con il cognato lo ha colpito più volte con un coltello.I militari, allertati da una chiamata al 112, sono giunti sul posto e lo hanno bloccato, disarmato e tratto in arresto.La vittima ha riportato una ferita da taglio a una mano ed è stata dimessa dall’ospedale di Ottaviano con 3 giorni di prognosi.L’arrestato è invece ricoverato in osservazione all’Ospedale di Nola e appena le sue condizioni di salute lo permetteranno verrà portato in carcere.

Scafati, nella black list della Prefettura gli ‘incadidabili’ Fele e Coppola

Scafati. E’ una lunga lista quella degli ex consiglieri comunali di Scafati proposti per l’incandidabilità dopo lo scioglimento del consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose. Rapporti con esponenti della camorra, affinità, parentele, scambio di voto politico mafioso, molti dei politici della maggioranza dell’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti, passeranno al vaglio dei giudici civili del Tribunale di Nocera Inferiore, su proposta del ministero dell’Interno. Dopo l’ex primo cittadino e il consigliere Roberto Barchiesi, toccherà all’ex presidente del consiglio Pasquale Coppola e a Giancarlo Fele, l’ex vicesindaco. Ma sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Commissione di Accesso e dagli inquirenti, la proposta di incandidabilità toccherà anche ad altri inseriti in una black list stilata dalla Prefettura. Per quanto riguarda Aliberti e Barchiesi, i giudici – presidente Gustavo Danise – hanno dato un parere tranciante, ripercorrendo ‘senza filtri’ l’inchiesta dell’antimafia salernitana e le accuse che pendono sui due politici che non potranno candidarsi per il prossimo turno elettorale, in Regione Campania, per le elezioni Regionali, provinciali, amministrative e circoscrizionali. Partendo dal procedimento penale che approderà dinanzi ai giudici della Cassazione il 23 gennaio prossimo con una richiesta di arresto in carcere per Angelo Pasqualino ALiberti, Gennaro e Luigi Ridosso, i giudici civili hanno ripercorso i punti dell’indagine nei quali sono emersi i rapporti pericolosi dei politici scafatesi sostenendo la permeabilità della amministrazione pubblica alla camorra locale e non. “L’indagine trae origine dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Loreto, pregiudicato appartenente al sodalizio criminoso denominato “Nuova Famiglia” che ha riferito che Aliberti fu già sostenuto dal clan camorristico Sorrentino nella candidatura a Sindaco di Scafati durante le elezioni del 2008 – scrivono i giudici civili nella motivazione – ha poi narrato degli accordi elettorali stipulati tra lui ed il clan Ridosso/Loreto, operante nel territorio Scafatese per il sostegno alla sua ricandidatura a Sindaco durante le elezioni amministrative del 2013 e per la candidatura della moglie a quelle regionali del 2015”. L’accordo tra politici e camorristi, secondo gli inquirenti, sarebbe consistito nel ‘sostegno da parte del clan alla campagna elettorale di Aliberti, in cambio dell’affidamento, una volta eletto, di appalti di pubblici servizi”. Il clan Loreto-Ridosso era arrivato a chiedere la presenza di un proprio ‘rappresentante’ all’interno dell’amministrazione facendo in prima attuta il nome di Andrea Ridosso, figlio si Salvatore ucciso nel 2002, e ripiegando poi per una questione di ‘apparenza’ su Roberto Barchiesi, zio di Giovanna Barchiesi, moglie del ‘poi’ pentito Alfonso Loreto, figlio di Pasquale. Il collaboratore di giustizia ha precisato che, secondo gli accordi raggiunti per le elezioni del 2013, il clan avrebbe candidato al Consiglio comunale un proprio esponente in una lista collegata a quella del candidato sindaco Aliberti. Oltre alle amministrative i giudici sottolineano ‘il sostegno del clan anche alle elezioni regionali del 2015 ove era candidata Paolino Monica, moglie di Aliberti’. Anche qui il patto sarebbe chiaro: “Quale corrispettivo per tale sostegno elettorale Aliberti consigliò alle controparti di costituire una società, a mezzo di persone incensurate, cui affidare appalto di servizi di pulizia e manutenzione dei capannoni che il Comune avrebbe realizzato nell’ex area Copmes e la assunzione o nomina di soggetti vicini al clan”. La presenza di ‘amici e parenti’ di esponenti del clan all’interno della macchina amministrativa si era concretizzata, poi, con la nomina di Ciro Petrucci quale vice presidente dell’Acse, municipalizzata del Comune di Scafati; Petrucci Ciro era legato al clan di Ridosso Luigi, di cui era amico stretto”. Centinaia i contatti telefonici tra Petrucci e i Ridosso nel periodo antecendente e successivo alla sua nomina, individuati dagli investigatori. Anche questa nomina, secondo i giudicim rientrava negli accordi pre-elettorali. “Il collaboratore di giustizio Pasquale Loreto, ha aggiunto che nel corso del 2015 – scrivono nella motivazione – si tennero diversi pranzi per suggellare tali accordi cui parteciparono l’Aliberti con la moglie, nonché Ridosso Luigi e Petrucci Ciro, con le rispettive mogli, oltre a Cozzolino Giovanni e Nello Aliberti. La nomina del Petrucci doveva favorire la concessione di appalti alla consorteria; in particolare l’appalto per il servizio di pulizia della sede dell’Acse; tale conferimento non si è concretizzato per via dell’arresto degli esponenti del clan del Ridosso, come ha ricordato il citato collaboratore di giustizia Loreto Alfonso. La nomina del Petrucci a vive presidente dell’Acse fu a lui anticipata per telefono da Ridosso Luigi, come si è evinto dalle intercettazioni telefoniche sull’utenza del Ridosso”.

E oltre ai rapporti e alla permeabilità di clan locali come quello dei Ridosso-Loreto, numerosi elementi hanno evidenziato la permeabilità dell’amministrazione Aliberti anche al clan dei Casalesi, elementi che evidenziano questo assunto sono l’affidamento dela progettazione e della realizzazione del polo scolastico alla Archicons, di Guglielmo La Regina, arrestato dl Gip del Tribunale di Napoli per i suoi rapporti con i Casalesi. E poi la figura della segretaria comunale Immacolata Di Saia i cui rapporti con i Casalesi sono narrati in un’ordinanza cautelare emessa dal Gip di Napoli. “Tra l’altro la Di Saia ha svolto analogo incarico anche presso il Comune di Battipaglia, anch’esso sciolto per infiltrazione mafiosa” scrivono i giudici civili. Da non tracurare secondo i togati del tribunale nocerino anche i rilievi dell’Anac sull’inconferibilità delle nomine dell’amministrazione Aliberti a Andrea Granata (presidente di Scafati Solidale) di Mario Aetrano (amministratore delegato di Scafati Sviluppo), di Ciro Petrucci (vice presidente Acse), di Alfredo Malafronte, figlio di Alfonso alias Marrella, noto pregiudicato affiliato al clan Matrone (component del consiglio di amministrazione Acse), di Gaetano De Lorenzi (Presidente di Scafati Solidale) di cui sarebbero stati accertati ‘stretti rapporti con malavitosi locali del calibro di Ridosso Salvatore – appartenente allo stesso clan che ha sostenuto e favorito la vittoria elettorale di Aliberti e di Barchiesi -, Matrone Francesco, Spinelli Andrea e Buonocore Giuseppe’. Censurate dai giudici anche le condotte omissive degli ex componenti dell’amministrazione Aliberti. Punto focale anche la questione dell’abusivismo edilizio: “L’amministrazione comunale Aliberti non ha ordinato la demolizione di edifici realizzati abusivamente da soggetti legali alla criminalità organizzata, come, si legge nella relazione prefettizia, Carotenuto Alba, ritenuta vicina ai clan Loreto – Matrone, operante in Scafati, e Cesarano, imperante nel territorio di Pompei; D’Aniello Giuseppe, legato al clan Loreto – Matrone; Malafronte Alfonso, appartenente al clan Matrone; ed altri ancora”. E poi ancora a proposito dei Casalesi è stata accertata la presenza, in appalti pubblici, di imprese legate alla cosca del casertano dei boss Francesco Schiavone e Michele Zagaria: “La procedura di appalto finalizzata alla riqualificazione dell’area Ex COPMES condotta dalla società Scafati Sviluppo s.p.a. (altra partecipata del Comune) è risultata fortemente alterata con evidenti difformità ed illegittimità procedurali: l’appalto è stato infatti affidato alla Mavi Costruzioni di Viro Maria, impresa capogruppo mandatario del RTI di cui facevano parte la Viro Costruzione Generali s.r.l. e Impregivi s.r.l. quali mandanti e le imprese ausiliari Di Cesare Gino s.r.l. e G&D Prefabbricati s.p.a.; orbene, quest’ultima, come appurato dalla commissione d’inchiesta, era amministrata all’epoca da Di Francesco Enzo ma di fatto è riconducibile a Di Lauro Ferdinando, un imprenditore inserito nel clan dei casalesi, attinto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Napoli per il reato di partecipazione ad associazione di tipo mafioso promossa e diretta da Schiavone “Sandokan” Francesco, Bidognetti Francesco, Iovine Antonio e Michele Zagaria”.
Questa la base sulla quale i giudici nocerini si sono mossi per bloccare, per un turno, le velleità politiche di Aliberti e di Roberto Barchiesi. Il marchio dell’incandidabilità potrebbe essere attributo, sulla scorta delle indagini dell’antimafia, anche ad altri ex amministratori chiamati a rispondere, di volta in volta, del loro operato politico per avere con condotte ‘omissive o non’ permesso alla camorra di entrare nei meccanismi della pubblica amministrazione scafatese.

Rosaria Federico
(4.Continua)

Napoli, guasto al pantografo della funicolare e incendio: stop alle corse

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Napoli, guasto al pantografo della funicolare: stop alle corse. Principio di incendio durante la corsa prova, per fortuna nessun passeggero a bordo. A causa di un guasto e’ ferma da stamattina la funicolare di Napoli che collega Montesanto a San Martino: durante la corsa di prova, che viene eseguita ogni giorno, per motivi di sicurezza, a inizio e fine servizio, si e’ rotto il pantografo di uno dei due treni che ha anche provocato un inizio di incendio che e’ stato immediatamente domato dal personale di bordo con gli estintori. Il guasto si sarebbe verificato nei pressi della fermata Vittorio Emanuele. Siccome si trattava di una corsa di prova a bordo non c’erano passeggeri. I tecnici dell’Anm sono al lavoro per accertare l’entita’ dei danni e, secondo quanto si e’ appreso, l’intervento potrebbe richiedere tempi lunghi.

Baby gang, Gaetano: ‘L’indifferenza mi ha ferito più dei pugni’

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Baby gang a Napoli, parla Gaetano il 14enne di Melito studente del liceo di Giugliano ferito a copi di calci e pugni alla stazione della Metro di Chiaiano, circa due settimane fa mentre usciva con i suoi cugini per raggiungere degli amici. Per quell’aggressione Gaetano ha subito l’asportazione della milza e si trova ancora ricoverato nell’ospedale san Giuliano di Giugliano. “L’indifferenza mi ha ferito piu’ dei pugni Il ragazzo aggredito, ‘tante persone ma nessuno si e’ avvicinato. Sono stato aggredito, malmenato, e comunque i ricordi sono vaghi. Tanti piccoli frammenti che si accavallano. Ma di questa disavventura oggi mi porto dietro non tanto l’aggressione, quanto il fatto che c’erano tante persone, in quel momento, eppure nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarsi e fare qualcosa”. Lo afferma, in un’intervista a Repubblica, lo studente quindicenne Gaetano, aggredito da un gruppo di una decina di coetanei il 12 gennaio scorso a Napoli. In merito al corteo di 4mila studenti, “non so proprio come ringraziarli. Apprezzo tutto l’affetto che mi stanno dando, il coraggio che mi stanno trasmettendo”, dice Gaetano. “Ringrazio anche Arturo (il ragazzo di 17 anni ferito a coltellate il 18 dicembre nel centro di Napoli, ndr). E’ venuto qui e mi ha dato tantissimo appoggio. E ringrazio tutte le persone che si sono fatte vive. I miei genitori, i miei cugini, i miei amici che sono venuti a darmi conforto in ospedale, i rappresentanti e anche le forze dell’ordine”. Il giovane spiega di avere fiducia nella giustizia. “Spero molto che facciano qualcosa e che qualcosa si smuova dopo quanto accaduto. Lo spero davvero”. Su cosa fara’ quando sara’ grande, “ora come ora non lo so, spero qualcosa di buono e di utile per la società”. Per quell’aggressione nei giorni scorsi , grazie alle indagini della polizia, sono stati denunciati due minori, uno di Chiaiano e uno di Marano. Nella baby gang che ha aggredito ci sarebbero anche i figli di alcuni pregiudicati legati alla camorra dei quartieri a Nord di napoli. Le indagini continuano per risalire agli altri responsabili.

Baby gang a Napoli, ‘Lasciate cadere i coltelli, aprite le vostre mani’. La lettera integrale del cardinale Sepe

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“Lasciate cadere i coltelli, aprite le vostre mani”. E’ il titolo di apertura scelto questa settimana da “Nuova Stagione”, il periodico dell’Arcidiocesi di Napoli che, dopo gli episodi di violenza consumati in questi ultimi giorni da gruppi di minorenni e dopo la proposta avanzata dall’arcivescovo Crescenzio Sepe per la costituzione di un tavolo permanente su problematiche e devianze nel mondo giovanile, pubblica la “Lettera ai giovani” che il cardinale Sepe, al suo arrivo a Napoli, indirizzò ai giovani della città il 2 febbraio 2007 a seguito dell’uccisione a coltellate del 16enne Luigi in via Santa Teresa degli Scalzi per mano di un 15enne. In quella lettera di 11 anni fa il cardinale Crescenzio Sepe parlava di “esasperato clima di violenza. Tra alcuni di voi – scriveva Sepe – si è diffusa una certa mentalità di bullismo, ritenendo che la via più facile per farsi strada o risolvere rapidamente conflitti e contrasti sia la violenza. No, cari giovani, questa non è la via. Questa strada porta alla rovina, alla frantumazione delle vostre vite e delle nostre attese”. Nella stessa lettera l’arcivescovo di Napoli invitava i giovani a “portare nelle chiese le armi” e “deporre davanti all’altare di Cristo i coltelli, le lame che uccidono la speranza e infangano la vostra giovinezza e la vostra dignità di uomini”. Ecco il testo integrale

Miei cari Giovani, vi porgo il mio affettuoso saluto nel nome del Signore.
È mio vivo desiderio comunicare con voi, e farvi giungere la mia voce ovunque voi siate, e in qualunque ambiente, situazione o condizione in cui vi trovate a vivere. Vi parlo come padre, con la voce del mio cuore, convinto che solo il linguaggio dell’amore può scardinare ogni sordità ed indifferenza.
Vengo a voi, quasi con trepidazione, e busso alla porta della vostra vita, così preziosa e bella, per dialogare come vecchi amici, con familiarità e in confidenza, e perché siete parte importante della mia grande Famiglia. So che tanti, forse troppi, gridano, urlano slogans per conquistarvi, per proporvi una felicità effimera e insignificante.
Quante belle parole, per non dire niente; quante morti mascherate da bellezze inconsistenti; quante promesse vuote che, alla fine, lasciano delusi; quanto miele per attirare nella trappola dell’apatia, della noia, della sfiducia… Quante false libertà offerte gratis, per imprigionare poi la vostra volontà, incatenandola con la sete di potere e di successo ad ogni costo! Costoro possono conquistare il vostro corpo, perfino la vostra mente, scuotere con forza il vostro essere, ma non potranno mai colmare il vostro cuore, continuamente alla ricerca del Bene infinito. È questo Bene che vi offro, per rendervi liberi nella Verità. Da qualche tempo, si avverte un esasperato clima di violenza.
Spesso, si ha la sensazione che la via per arrivare ad affermare la propria autonomia, sia la sopraffazione; talvolta, si pensa di conquistare il rispetto degli altri incutendo in loro il timore. Tra alcuni di voi si è diffusa una certa mentalità di bullismo, ritenendo che la via più facile per farsi strada o risolvere rapidamente conflitti e contrasti sia la violenza. No, cari giovani, non è questa la via. Così non si va lontani, non si costruisce nessun domani migliore. Questa strada porta alla rovina, alla frantumazione delle vostre e delle nostre attese.
Molti dicono che voi siete l’avvenire, ed è vero, ma io credo che non si può edificare il futuro, senza seminare oggi, nel solco di ogni vita, il germe della pace. Una mano aperta èpronta a donare e ricevere, una mano chiusa, spesso può diventare un pugno per ribellarsi e colpire. Perciò io vi dico: Aprite le vostre mani! Siate pronti a offrire i tesori preziosi che ciascuno si porta dentro! Accogliete con fiducia i tanti semi di bene che vi vengono offerti! Aprite le vostre mani! Lasciate cadere i coltelli che spargono solo sangue, morte e lutto. Aprite le vostre mani! Lasciate cadere i coltelli che reclamano vendetta, che rispondono all’odio con l’odio. Aprite le vostre mani! Lasciate cadere i coltelli che tagliano i legami di amicizia, lacerano i rapporti, fanno versare lacrime e colpiscono al cuore la vostra dignità di giovani. Aprite le vostre mani per salutare, fare amicizia, per solidarizzare.
Particolarmente in questo tempo di Quaresima, vi chiedo un atto di coraggio, quasi una risposta all’accorato appello di Cristo che vi invita ad essere suoi amici e vi offre il Suo disarmante amore. “Sfoderate” il vostro coraggio e, in questi giorni che ci separano dalla Pasqua, portate nelle chiese le armi, tutte le armi che rinnegano la vita; deponete d’avanti all’altare di Cristo i coltelli, le lame che uccidono la speranza e infangano la vostra giovinezza e la vostra dignità di uomini.
Non abbiate paura! Siate forti, non chiudetevi all’Amore! Dio non delude mai! Gesù ha dato la vita per amore, ha versato il Suo sangue una volta per tutte; non spargete altro sangue fraterno. Se accettate questo invito, entrate in una Chiesa e deponete questi strumenti di morte in una cesta che si trova ai piedi di Cristo Crocifisso, Principe della Pace e nostro Salvatore.
Questi coltelli che deporrete diventeranno segni di vita. Insieme a tutti gli altri strumenti di morte saranno distrutti e saranno trasformati in arnesi utili a coltivare la terra. Così realizzeremo ciò che dice la Parola di Dio: «Forgeranno le loro spade in Vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Isaia, 2,4).
Sono certo che con l’aiuto di Dio e la protezione della Madonna riusciremo a vincere il male con il Bene. Ve lo assicuro nel nome del Signore.

Il vostro Vescovo Crescenzio

Truffa eToro: cosa c’è di vero?

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Oggi vogliamo portare i nostri lettori a fare un piccolo viaggio all’interno di un broker per stabilire se i suoi servizi sono regolari e legali oppure se non sono altro che una truffa.

Quando si sente parlare di soldi facili online il primo pensiero di qualsiasi persona è sempre quello che possa trattarsi di una truffa.

In effetti non c’è nulla di cui meravigliarsi. La rete può essere foriera di grandi occasioni occupazionali e di lavoro, ma molto spesso dietro le occasioni che sembrano più ghiotte non si nascondono altro che truffe.

Il trading online è da sempre stato uno dei settori più accusati di truffa in tal senso. Basta guardare alla natura del trading per capire il perché. In effetti le negoziazioni del trading all’apparenza sono molto semplici, ma nonostante ciò garantiscono l’accesso a guadagni esorbitanti.

Questo porta le persone a farsi molte domande sui broker, i quali sono il mezzo principale attraverso il quale si può fare trading online.

Il broker eToro è una truffa?

Per rispondere a questa domanda e capire se un broker come eToro sia una truffa oppure no, ci siamo rivolti a un gruppo di grandi esperti di questo broker ovvero lo staff di EdilBroker.it, primo portale italiano interamente dedicato ad eToro che ha dedicato una sezione alla tematica, se ti interessa approfondire puoi visitare la sezione etoro truffa.

Ora cerchiamo di guardare alla realtà dei fatti invece che alle chiacchiere. Sebbene anche eToro abbia ricevuto accuse sul web sul fatto che si tratti solo di una truffa, questa affermazione è del tutto falsa e assolutamente non in linea con la realtà.

Molto spesso a parlare di truffa sono i piccoli traders retail. Queste persone tendono ad iscriversi ai broker e iniziano a fare trading senza avere la minima idea di che cosa li aspetti. Ciò significa che nel 90% dei casi facendo trading tenderanno a perdere il loro capitale di negoziazione.

Perdere soldi non fa piacere a nessuno, quindi è normale che quando accade senza pensarci due volte si accusi il broker di truffa perché avrebbe intenzionalmente fatto perdere il denaro al trader.

Ma chiariamo subito una cosa. Da quanto confermato dagli esperti di EdilBroker.it, quando un cliente di eToro perde dei soldi il broker non ci guadagna nulla, anzi rischia solo di perdere il cliente perché insoddisfatto.

Al contrario il broker cerca di lavorare per fare in modo che il cliente rimanga a fare trading sulla sua piattaforma e non abbandoni mai, visto che i broker così grandi guadagnano grazie allo spread, ovvero una piccola commissione applicata alle transazioni del cliente.

Perché eToro non è una truffa?

Etoro è tra le piattaforme più conosciute, non solo in Italia, ma in tutto il suo mercato di riferimento, che è principalmente quello europeo. Opera sui mercati internazionali da più di 10 anni e serve una clientela che parte dal piccolo investitore a quello che invece ha grossi capitali da investire.

 

È presente su tutti i mercati del mondo, fatta eccezione per il continente Nord Americano. Vista l’ampia diffusione del broker e il suo grande blasone non è difficile immaginare che si tratti di un intermediario serio ed affidabile.

eToro è un broker con una piattaforma accessibile ad ogni investitore da più di un decennio, per limitarci alla sua azione sul mercato europeo.

Lo strumento principale utilizzato dalla piattaforma sono i Contratti per Differenza, prodotti OTC che permettono di investire in modo rapido, efficace e chiaro: il prezzo è sempre visibile, così come è possibile capire in pochi secondi quanto si sta spendendo in commissioni.

Tramite i contratti offerti da eToro gli investitori possono accedere ad un enorme numero di strumenti, tra i quali:

  • Azioni: con accesso ai mercati azionari non solo italiani, ma anche europei, statunitensi e dei paesi emergenti; una possibilità molto interessante per chi vuole accedere a mercati altrimenti inaccessibili per il piccolo investitore
  • Materie prime: sia energetiche che come stock di valore, con la possibilità di investire con una leva finanziaria anche importante
  • Indici: alla stessa maniera dei titoli ETF, con una differenziazione importante dei capitali che vengono investiti, anche se piccoli

Criptovalute: con una proposta che include tutte le migliori del settore, quelle più stabili ed affidabili.

Lotto e Superenalotto: ecco i numeri fortunati previsti per oggi sabato dal generatore del nostro sito

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Con la nuova estrazione dei numeri del lotto e del superenalotto di oggi sabato 20 gennaio 2018 Cronachedellacampania pubblica il generatore che calcola i numero fortunati realizzato dai propri esperti per offrire un nuovo servizio per i suoi lettori appassionati del gioco. Di seguito trovate i due generatori per i numeri al Lotto e quelli per il Superenalotto. Per il primo basta cliccare su estrai e compariranno i numeri indicati dal sistema e la ruota sulla quale eventualmente giocare. Potete cliccare quante volte volete. Per il Superenalotto cliccare sempre su estrai e compariranno sei numeri. Buona Fortuna.

Avellino, corruzione: in manette un imprenditore e un funzionario pubblico

Avellino. Tangenti nella pubblica amministrazione: operazione anticorruzione stamane da parte dei carabinieri. Un imprenditore e un funzionario pubblico sono stati arrestati questa mattina all’alba in un’operazione condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino. I militari hanno eseguito ad Avellino e a Palma Campania un’ordinanza di cautelare agli arresti domiciliari e con la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per 12 mesi a carico dei due indagati.Il provvedimento e’ stato emesso dal gip del tribunale di Avellino per i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e per falsita’ materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa prevista per le 10,30 presso il comando provinciale carabinieri di Avellino, con il procuratore della Repubblica di Avellino Rosario Cantelmo.

Pianura, il ‘leone’ Fabio Orefice catturato a Giugliano: voleva uccidere il boss Pesce

Pianura. Si era rifugiato a Giugliano, uno degli ultimi esponenti di rilievo della camorra di Pianura ancora in libertà: Fabio Orefice, 33 anni cognato del ras Antonio Bellofiore detto ‘Tonino 38′ del clan Mele ( avendo sposato la sorella Rosaria). Contro Orefice  era stato firmato un ordine di carcerazione  dalla Procura di Napoli Nord lo scorso 9 gennaio. L’uomo, che si era trasferito in provincia, deve espiare la pena poiché è stato riconosciuto colpevole con sentenza definitiva di porto e detenzione abusiva di pistola con l’aggravante delle finalità mafiose. I reati accertati risalgono allo scorso dicembre 2014. Orefice oltre a gestire una piazza di spaccio a pianura per conto del clan Mele viene indicato dal pentito Antonio Ricciardi come uno dei killer al servizio della cosca. In un verbale del 4 luglio 2013 Ricciardi infatti ha raccontato: ” Tornando all’omicidio di…omissis…Calone Antonio, Enzo Birra e Fabio Orefice, gruppo di killer per conto del clan Mele. Posso riferire il particolare che essi utilizzano guanti di di lattice blu, che poi lasciano sul luogo del delitto, come segno distintivo per dare un segnale al sistema. Il programma criminale dei Mele è quello di eliminare tutti gli affiliati al clan Pesce” E sempre il pentito Ricciardi in un verbale del 17 luglio 2013 a proposito di Fabio Orefice racconta:”Riconosco la persona raffigurata nella fotografia n. 19 si tratta di Fabio Orefice. E’ un affiliato al clan Mele. Ho già raccontato che ha partecipato all’agguato contro ………………… (omissis) …………….. Gestisce la piazza di spaccio di via Santa Maria a Pianura, coincidente con la sua abitazione. Ha subito un agguato pochi mesi fa da parte
del clan Pesce, come mi fu raccontato da Enzo Pane, anche se non so chi materialmente lo ha commesso…”. E a proposito di quell’agguato subito dall’esponente del clan mele arrestato ieri a Giugliano, lo stesso due giorni dopo postò sul suo profilo facebook le foto che lo ritraevano già in piedi nella stanza dell’ospedale con gli evidenti segni delle ferite riportate scrivendo:  “Il leone è ferito ma non è morto, già sto alzato. Aprite bene gli occhi che per chiuderli non ci vuole niente. Avita muriii”. Ma per tutta risposta il 22 ottobre  alcuni sicari arrivarono con una moto di grossa cilindrata sotto la sua abitazione e fecero fuoco più volte contro le finestre. Fabio Orefice impiegò un paio di mesi per metabolizzare la rabbia e la sua sete di vendetta e non sapendo di essere intercettato il 13 dicembre chiama lo zio Franco che conosce bene Pasquale Pesce e che lui chiama come ‘o mast e Jessica in quanto la cugina, figlia dello zio Franco appunto faceva la baby sitter della figlia del boss. Nella telefonata Orefice minaccia il clan Pesce e per esso il reggente Pasquale Pesce ‘e bianchina (oggi pentito) di fare una strage.

Bomba contro la sede del ‘Fare’ del consigliere Laudando

Acerra. Ieri pomeriggio intorno alle 17.30 una bomba carta è stata fatta esplodere nei pressi della sede del movimento civico cittadino “Fare”, una lista a sostegno dell’attuale sindaco Lettieri che vede in consiglio comunale Antonio Laudando e in giunta Domenico Paolella, assessore ai lavori pubblici. Fortunatamente solo tanta paura e nessun ferito. L’ordigno ha danneggiato la porta della sede politica ed infranto tutti i vetri. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Castello di Cisterna. Anche nei mesi scorsi esplosero bombe e anche in quel caso non ci furono feriti. Non sono stati accertati per ora collegamenti con la bomba di ieri ed altri episodi dei mesi scorsi. “Nel giorno della nascita del giudice Paolo Borsellino – scrive su Facebook il consigliere comunale Antonio Laudando – il nostro movimento Fare riceve un attacco ignobile da parte di chi pensa di intimorire i consiglieri e l’assessore e tutto il movimento. Non hanno capito che siamo una roccia e che niente ci scalfisce: andiamo avanti a testa alta”.
Resta un mistero su chi abbia potuto poggiare la bomba sull’uscio della sede facendola esplodere. Saranno importanti per la risoluzione delle indagini le telecamere di videosorveglianza presenti in zona. Il segretario della lista civica Fare è un giovane avvocato, Giovanni Di Nardo. Avvocato è anche Paolella. Ma l’indiscusso leader di questa compagine politica cittadina è indubbiamente il consigliere comunale Antonio Laudando che è stato uno dei più votati alle ultime elezioni amministrative ad Acerra.