Scafati. Una città consegnata alla criminalità organizzata, ai poteri forti di professionisti e imprenditori spregiudicati, lo spreco di milioni di euro per opere pubbliche, l’inefficienza dei servizi, assunzioni di favore, gare d’appalto pilotate in favore di amici e ditte legate a doppio filo alla camorra: benvenuti nell’inferno Scafati, il ‘paesone’ di oltre cinquantamila abitanti ucciso dalla malapianta della politica ‘corrotta’ e della camorra ‘imprenditoriale’.
Un decennio di ‘malaffari’ quelli che una classe politica, guidata dal sindaco Angelo Pasqualino Aliberti, ha instaurato – con la complicità di personaggi vestiti di perbenismo o di spregiudicatezza criminale – in una città che aveva solo bisogno di legalità e di idee per rinascere. Un quadro desolante, quello tracciato da oltre tre anni di indagini, e che ha decretato lo scioglimento del consiglio comunale, oltre ad una richiesta di arresto per l’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti. Una richiesta di arresto che si rimpalla – da oltre un anno – tra Gip, Riesame e Cassazione e che il 23 gennaio prossimo sarà al vaglio dei giudici della Suprema Corte di Roma.
La Commissione di accesso e la Procura Antimafia di Salerno hanno documentato, supportati dagli inquirenti (Dia, Carabinieri e Guardia di Finanza), una costante e continua commistione tra politica e organizzazioni criminali, ma anche le velleità smisurate, illegali, di una classe politica capeggiata dalla famiglia Aliberti – Angelo Pasqualino Aliberti, il fratello Nello Maurizio e la moglie Monica Paolino, consigliere Regionale – che ha gestito la ‘res pubblica’ come un ‘affare personale’, corrodendo tutti i settori della pubblica amministrazione.
La querelle giudiziaria sull’arresto dell’ex sindaco Aliberti si fonda sull’accusa, più volte ritenuta esistente in sede processuale, dello scambio di voto politico-mafioso, ma la permeabilità della criminalità organizzata nella vita pubblica e sociale della città di Scafati è andata ben oltre le tornate elettorali del 2008, 2013 e le elezioni Regionali del 2015. E’ sostanza in appalti pubblici, molti dei quali naufragati dopo uno sperpero di danaro calcolato in milioni di euro. La presenza della camorra è sostanza nei rapporti tra amministratori comunali e pregiudicati che hanno ricevuto benefici e vantaggi da atti amministrativi compiacenti o da complice inefficienza.
Un quadro desolante che non può essere taciuto anche alla luce di novelli proclami in vista delle prossime tornate elettorali e delle mai sopite velleità politiche di uomini e donne che dovrebbero portare a vita il marchio dell’incandidabilità e della ‘non rappresentabilità’ di una città.
A fronte della difesa spasmodica, irrituale, aggressiva e vittimistica che l’ex sindaco ha instaurato negli ultimi due anni – a partire dall’avviso di garanzia per associazione per delinquere, scambio di voto, corruzione e dall’insediamento della commissione di accesso – ci sono i fatti, i numeri, le delibere, i contatti, le telefonate, i legami mai scissi con esponenti della criminalità, le azioni. Alcuni aspetti possono essere censurabili dal punto di vista politico, altri rientrano nella sfera dei fatti penalmente rilevanti che l’Antimafia di Salerno e quella di Napoli stanno valutando e analizzando.



