Napoli – Un sistema sotto pressione che richiede interventi strutturali e una visione orientata alla dignità della persona. È questo il quadro che emerge dalla Relazione annuale 2025 sullo stato delle carceri in Campania, curata dal Garante regionale delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello.
Il documento ufficiale verrà presentato ufficialmente mercoledì 22 aprile, alle ore 10:00, presso la sede del Consiglio Regionale della Campania (Sala Giancarlo Siani, Centro Direzionale). All’incontro parteciperanno i vertici della magistratura, direttori degli istituti di pena, cappellani e operatori del settore, per analizzare un’emergenza che non accenna a placarsi.
I numeri del sovraffollamento
Il dato più critico riguarda la saturazione degli spazi. In Campania si contano attualmente circa 7.800 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 6.100 posti. Questo divario si traduce in un esubero di oltre 1.600 persone, che grava pesantemente sulla gestione quotidiana delle strutture.
Le situazioni più complesse si registrano nei grandi poli detentivi napoletani: l’istituto di Poggioreale, che ospita oltre 2.200 presenze, e quello di Secondigliano, con circa 1.500 detenuti.
La sfida della salute mentale e delle dipendenze
Oltre al dato numerico, la Relazione evidenzia un mutamento qualitativo della popolazione carceraria. Cresce sensibilmente il numero di persone con disturbi psichiatrici e problemi di tossicodipendenza.
A fronte di questo aumento delle fragilità, si riscontra una carenza di strumenti adeguati: i posti nelle articolazioni dedicate alla tutela della salute mentale sono insufficienti e il personale sanitario specializzato risulta sottodimensionato rispetto al reale fabbisogno del territorio regionale.
Allarme per la devianza minorile
Un capitolo particolarmente delicato è riservato agli istituti penali per i minorenni. I dati segnalano non solo un incremento quantitativo dei reati commessi da giovanissimi, ma anche una maggiore gravità degli stessi. Episodi legati all’uso di armi e alla violenza contro la persona delineano un quadro di profondo disagio sociale, che interroga direttamente le istituzioni e le agenzie educative.
Verso un modello di riabilitazione
Nonostante le criticità, la Relazione punta a stimolare una riflessione costruttiva sulla funzione della pena. Samuele Ciambriello sottolinea l’importanza di potenziare l’esecuzione penale esterna, le comunità e le strutture sanitarie come le Rems e gli Spdc.
“Il carcere finisce spesso per assorbire problematiche sociali e sanitarie non affrontate altrove”, anticipa il Garante. “È necessario superare la logica dell’emergenza per costruire risposte più umane e costituzionalmente orientate, investendo su prevenzione e misure alternative alla detenzione”.







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