Riforma calcio

Figc, De Laurentiis: «Nessuno meglio di Malagò per il calcio italiano. Abete? Non è la persona adatta»

Il patron del Napoli lancia la candidatura per il vertice della Federcalcio, chiedendo una svolta imprenditoriale per uscire dall'immobilismo istituzionale
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Aurelio De Laurentiis irrompe sulla scena politica del calcio italiano con una proposta destinata a scuotere i palazzi del potere. Entrando nella sede della Lega Serie A a Milano per l’assemblea dei club, il presidente del Napoli ha rivelato un retroscena telefonico avvenuto poco prima di un suo viaggio transoceanico: una vera e propria investitura diretta nei confronti di Giovanni Malagò come guida ideale per la Figc. Il produttore cinematografico non ha usato giri di parole, indicando nel numero uno del Coni l’unico profilo capace di risollevare le sorti di un sistema che ritiene asfittico e mal gestito.

«Ho chiamato Malagò e gli ho detto: guarda che tu devi prendere in mano la situazione del calcio italiano perché non c’è nessuno meglio di te» ha esordito De Laurentiis, elencando i successi professionali e imprenditoriali del dirigente romano. Per il patron azzurro, il curriculum di Malagò parla chiaro: dalla gestione del Coni alla creazione di circoli d’élite, fino all’esperienza commerciale nel mondo delle auto di lusso. Nemmeno la fede calcistica giallorossa del destinatario sembra essere un ostacolo insormontabile: «L’unico difetto è che sei innamorato della Roma, ma pazienza, sopporteremo anche questo».

L’affondo di De Laurentiis si è poi spostato sulla critica feroce all’attuale classe dirigente del pallone italiano, accusata di immobilismo e personalismo. Il presidente ha espresso un profondo malessere, parlando a nome di una fetta di club ormai insofferente: «Siamo stanchi di essere portati per mano da persone che interpretano i ruoli istituzionali per avere un proprio prestigio. Questo non va bene, perché nella vita la cosa più importante è lavorare, ma per poter lavorare bisogna sapere».

Secondo la visione di De Laurentiis, la ricetta per guarire il calcio italiano è il pragmatismo del mondo dell’impresa, contrapposto alla logica della conservazione del potere. «Nessuno più di un imprenditore che fa impresa e che non fa “presa” può aggiustare le cose che non funzionano» ha incalzato il patron del Napoli, ribadendo che l’ingresso di una figura come Malagò sarebbe il benvenuto per dare una scossa definitiva a un sistema che necessita di riforme radicali e competenze manageriali d’alto livello.

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