Arriva a Roma, all’aeroporto di Fiumicino, nel primo pomeriggio odierno, scortato da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, Salvatore Longo, il 45enne di Napoli rintracciato alcuni giorni fa in Messico, latitante dal maggio 2007, poiché condannato dal Tribunale di Verona a oltre 9 anni di reclusione per i reati di usura ed estorsione. Le attività criminali di Longo, legato al clan camorristico Licciardi, sono state sviscerate dagli investigatori della Squadra Mobile di Verona, in collaborazione con la Dia di Padova, e poi estese in campo internazionale attraverso lo SCIP e la rete degli Ufficiali di collegamento. Il rintraccio di Longo è stato frutto della collaborazione e dell’interoperabilità delle strutture del Dipartimento della Pubblica Sicurezza dislocate sul territorio nazionale ed all’estero. All’arrivo a Fiumicino verranno espletate le formalità dell’arresto presso l’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea e successivamente Longo sarà portato in carcere, a disposizione dell’autorità giudiziaria scaligera.
Inquinamento: sequestrata l’area della società che ha in appalto la raccolta dei rifiuti a Giugliano
Giugliano. Inquinamento ambientale: sequestrata un’area di 10mila metri quadrati al consorzio che si occupa della raccolta dei rifiuti nel Comune di Giugliano. Stamane, i carabinieri del Noe di Napoli hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro prevetivo, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli Nord di un’area denominata Palmentiello, concessa all’ATI “Teknoservice S.r.l. (capogruppo) – Consorzio GEMA”, per il deposito dei mezzi. I militari, nel corso delle indagini, hanno riscontrato che l’area sottoposta a sequestro era invece utilizzata per lo stoccaggio di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, con scarico abusivo delle acque reflue del percolato, derivanti dagli autocompattatori, nei campi agricoli confinanti. Ai titolari della Ati è stato contestato il reato di inquinamento ambientale. In particolare, sono stati svolti alcuni accertamenti tecnici che hanno consentito di raccogliere indizi in base ai quali ritenere che nell’area sottoposta a sequestro – deputata al solo parcheggio degli automezzi aziendali – veniva effettuata, invece, un’illecita attività di gestione e di stoccaggio di rifiuti. Le acque reflue del percolato, inoltre, si riversavano nei fondi agricoli confinanti con pericolo di compromissione e deterioramento dei campi a causa del continuo accumulo di ferro e di cloruri.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infine, tali condotte – illecita attività di gestione dei rifiuti e inquinamento ambientale – sarebbero da addebitare direttamente alla Ati Teknoservice srl-Consorzio Gema.
‘Basta che fai il nome mio…’, così la Farelli, ‘Brioches’ diceva ai clienti per vendere la droga. LE 4 PIAZZE DI SPACCIO
La ‘quota rosa’ della camorra aveva un peso importante nelle attività di spaccio di stupefacenti tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Su quattro piazze per la vendita di cocaina ben tre erano gestite da donne. In un caso e’ coinvolto anche un ragazzino di 14 anni che, su disposizione, della madre vendeva bustine con la cocaina. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli Giuliana Pollio, ha ricostruito grazie all’attività investigativa dei carabinieri, il ruolo che svolgevano nell’economia della cosca che aveva basi per la vendita di sostanze stupefacenti aperte 24 ore su 24. Innanzitutto Angela Farelli, detta brioches, che controllava la zona di vico Tre Re a Toledo. Era li’ che aveva creato una vera holding per lo smercio sia di cocaina che di marijuana. Con le Rosa Balsamo, detta Rosettina, la quale gestiva la cassa. Nella piazza lavorava anche la sorella Anna, ex moglie di Salvatore Maggio, ora pentito, con Emilia Lenti, entrambi indagate a piede libero. Quest’ultima era la vicina di casa di Angela Farelli e per i carabinieri faceva da vedetta. A sovra intendere il lavoro c’era la capostipite, Maria Tomei, detta Maruzzella, con il fratello Angelo, entrambi ora ai domiciliari.
Secondo gli investigatori questa era la piazza più importante. L’attività di spaccio si svolgeva all’interno dello stabile ubicato in Vico Tre Re a Toledo 41, dove l’organizzazione manteneva il “deposito” delle sostanze stupefacenti di pronto impiego, bensì in modo “itinerante”, ossia con consegne di stupefacente a mezzo di corrieri che, in sella a ciclomotori, raggiungevano il cliente nel posto che questi ultimi avevano precedentemente pattuito a telefono con gli organizzatori dell’associazione. Scrive il gip Pollio nelle 157 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare: “Il ruolo di Farelli Angela come capo dell’associazione, emerge dalle numerose conversazioni telefoniche che lei intrattiene sia con i clienti abituali sia con i membri del sodalizio. Il linguaggio criptico e metaforico, utilizzato in entrambi i casi, documenta l’esistenza di una collaudata attività di spaccio di stupefacente, che si avvale di una rete di collaboratori con distribuzione dei compiti e dei ruoli, in modo da ridurre il rischio delle conseguenze penali in caso di scoperta da parte delle forze dell’ordine. Le intercettazioni hanno altresì rivelato la stabile occupazione dei membri del sodalizio, dediti quotidianamente all’attività di spaccio diretta dalla Farelli secondo uno schema di suddivisione dei ruoli e parcellizzazione dei compiti. Parimenti, in caso di richieste di droga da parte degli acquirenti, l’intera contrattazione (spesso confermata dal sequestro dello stupefacente da parte delle forze de li’ ordine) si esaurisce in poche, ermetiche battute, sintomatiche dell’esistenza di pregressi e collaudati rapporti tra le parti”.
Il gruppo capeggiato dalla Farelli e da suo figlio Francesco Valentinelli, riforniva una clientela ormai fidelizzata, avvezza ad ordinare telefonicamente lo stupefacente che veniva recapitato, nella maggior parte dei casi, fino a domicilio. Emblematiche, risultano le conversazioni intercettate nel merzo del 2016 quando Angela Farelli veniva contattata sull’utenza telefonica da Francesco D’Angelo soprannominato “Brigida” che fa intendere di volere acquistare sostanza stupefacente dalla Farelli, che prontamente risponde dicendo di recarsi presso la sua abitazione dove, ad attenderlo, avrebbe trovato suo figlio Francesco. “Basta fare il nome mio per avere quello che devi avere e dare quello che devi dare”, aveva spiegato “Brioches” al telefono al cliente. Ma dalle intercettazioni si evince in modo assolutamente chiaro, malgrado il linguaggio criptico utilizzato, che l’oggetto effettivo delle stesse è il traffico di stupefacenti. Infatti, negli sms, cosi come nelle conversazioni tra presenti, gli indagati indicavano la sostanza stupefacente del tipo cocaina con i termini”super”, “baci”, “vestitini”, “magliette”, “giacche”, “scarpe”, “palloncini”, “tipi allisciati”, “pizze”, “bollette”. Le piazze di spaccio erano dotate di una cerchia di clienti, per così dire, fidelizzati,per i quali non era necessario ricorrere a parole criptiche per ottenere una consegna, bastando il solo invito a “passare” da lui per far comprendere allo spacciatore quale fosse il numero delle dosi e dove dovesse avvenire la consegna.
La seconda piazza era quella della parte alta dei Quartieri Spagnoli, gestita da Maria D’Amico, sorella dei frauella del rione Conocal di Ponticelli e sorellastra di Enrico Ricci, considerato il ras dei Quartieri, soprannome fraulella. La donna ha avuto l’obbligo di dimora, mentre il figlio e il marito sono solo indagati a piede libero. Lei e’ ritneuta dagli inquirenti il trait d’union tra la camorra dei Quartieri Spagnoli e quella di Ponticelli, quartiere del quale e’ originaria. Infine la piazza del clan Elia del Pallonetto di Santa Lucia, gestita da Adriana Blanchi, gia’ in carcere per associazione a delienquere di stampo mafioso con una richiesta di condanna a dieci anni di reclusione. La donna era la referente del gruppo, moglie del capoclan Renato. Aveva messo a lavorare il figlio Antonio Michele, agli arresti domiciliari, e un minorenne cui faceva spacciare cocaina. La donna usava come ‘protezione’ dalle forze dell’ordine l’abitudine di vedere droga solo a chi conosceva. Ma nonostante questo e’ stata intercetta e incastrata. La quarta piazza di spaccio sgominata dall’indagine dei carabinieri è quella di Massimo Capasso in via Correra gestito dalla stesso e che utilizzava la moglie Flora Fierro per ricevere gli ordini e il figlio 22 Giovanni per le consegne a domicilio.
(nella foto da sinistra Angela Farelli, Maria D’Amico, Adriana Bianchi)
Spacciava dai domiciliari, pregiudicato di Pontecagnano colleziona il secondo arresto in pochi giorni
Pontecagnano. Secondo arresto in pochi giorni per Carlo Vitale: il pregiudicato di Pontecagnano spacciava nuovamente nonostante fosse agli arresti domiciliari. Nel primo pomeriggio di ieri i Carabinieri della locale Stazione hanno arrestato nuovamente, sempre per detenzione di stupefacenti, Vitale.
Il 48enne era sottoposto agli arresti domiciliari sia per l’arresto del 10 agosto 2017, quando venne trovato alla guida della sua auto con 1 chilo e 200 grammi di cocaina nascosta nella ruota di scorta, sia per l’arresto di domenica scorsa, 28 gennaio, per essere stato trovato in possesso, durante un controllo presso la sua abitazione, di 32 grammi di hashish e 590 euro. Ieri pomeriggio, durante una perquisizione i militari hanno sequestrato 35 grammi di hashish e due coltelli nascosti in un locale, nei pressi dell’abitazione e nella sua disponibilità. Dopo le formalità di rito, Carlo Vitale è stato trasferito nel carcere di Fuorni con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stuefacenti.
Ria Rosa – Il viaggio: la sciantosa del Cafè Chantant raccontata in uno spettacolo al Caos Teatro
Al suo quinto appuntamento, la stagione “Oltre i Margini” del Caos Teatro di Villaricca, ha in programma per sabato 3 febbraio 2018 alle ore 21.00, lo spettacolo “RIA ROSA – Il viaggio”. Presentato da Casa del Contemporaneo, lo spettacolo vede in scena Antonella Romano, Rino De Masco e Rosario Sparno, che ne cura anche la regia, accompagnati al pianoforte Giosi Cincotti.
“Ria Rosa” è un viaggio che è una rivoluzione in musica, che parte da Napoli e arriva a New York attraverso i versi di canzoni osate, cantate, suonate, provate e respinte.
Ria Rosa, sciantosa del Cafè Chantant, nasce a Napoli con il nome di Maria Rosaria Liberti. Debutta nel 1915 a sedici anni ed è subito contesa da impresari ed editori musicali per le sue capacità recitative e la voce scura e teatrale.
Uguaglianza, giustizia e libertà sono concetti che trovano ampio spazio nei versi delle canzoni da lei interpretate; libertà di fumare, di ballare, di vestirsi e truccarsi, contravvenendo al moralismo del tempo che vede la donna relegata al ruolo di madre e moglie devota.
“Ria Rosa” racconta uno straordinario periodo storico di grandi cambiamenti, collocandolo in una cornice contemporanea, per poterlo così osservare con occhi nuovi e sentirlo molto più vicino di quanto si possa immaginare.
Associazione Culturale Caos Teatro è in via Della Libertà, 412 C a Villaricca (di fronte al Liceo De Carlo)
Tel. 081 199 73 853 – 328 45 66 017
www.caosteatro.com – info@caosteatro.com
L’Arcivescovo Sepe sulle baby gang: “Pagare la pena è un occasione di trasformazione e di crescita”
Napoli. Baby gang e arresti: nessuna clemenza secondo l’Arcivescovo Crescenzio Sepe con i giovani che hanno sbagliato. “Credo che pagare la pena, il fio di quello che hanno compiuto possa essere anche un’occasione di trasformazione per questi ragazzi che probabilmente non hanno avuto un minimo di aiuto nè dalle loro famiglie, nè dalla scuola nè dalla chiesa per crescere nella loro vita”. Ha detto l’Arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, in relazione all’operazione che ha portato alla scoperta della baby gang che lo scorso 12 gennaio ha pestato il giovane Gaetano all’uscita della stazione della metropolitana di Chiaiano. Dal cardinale Sepe anche l’appello “a tutti coloro che sono istituzionalmente impegnati a fornire un’educazione ai giovani affinchè ci si impegni veramente e con tutte le forze perchè – ha affermato – il fenomeno della violenza giovanile è esploso ma potrebbe non arrestarsi qualora preventivamente non riuscissimo a mettere in campo tutte le misure per evitare simili episodi”.
L’Arcivescovo di Napoli si è soffermato anche sulla sua permanenza in servizio dopo l’invito ricevuto da Papa Francesco a proseguire il suo mandato per altri due anni, oltre il compimento del suo 75esimo anno di età: “Vado avanti fino a che il Signore mi dà la forza” ha sottolineato Sepe. “Quando, al termine di un colloquio cordiale e familiare, ho salutato il Papa dicendogli che lo avrei disturbato il 2 giugno per consegnargli la mia lettera di dimissioni – ha raccontato Sepe – il Santo Padre mi ha detto: ‘Portala ma tu dovrai restare almeno altri due anni e poi vedremo’. Il Papa – ha concluso il cardinale – mi ha detto che se sono in buona salute devo andare avanti”.
Ruba un’ auto e chiede al carro attrezzi di portargliela fin sotto casa: arrestato
Ruba un’auto e chiede al carro attrezzi di portargliela fin sotto casa. I carabinieri arrestano un 40enne incensurato. i carabinieri di piano di sorrento hanno dato esecuzione a un’occ ai domiciliari per furto aggravato e falsità materiale emessa dal g.i.p. di torre annunziata nei confronti di a.o., un 40enne di Castellammare di Ctabia.
il 20 luglio aveva forzato la portiera di un’auto fiat 500 l parcheggiata in strada a meta di sorrento e vi aveva apposto targhe false per dissimulare il furto. poi però si era presentato il problema di come portarla via, quindi aveva pensato di chiamare un carroattrezzi fingendosi il proprietario dell’auto e chiedendo di trasportarla fin sotto casa sua, comodamente, a castellammare.
l’impiegato della ditta era rimasto perplesso quando aveva trovato infilato nel blocco d’accensione un coltello da cucina ma a.o. aveva spiegato di aver perso le chiavi e di esser ricorso a quell’espediente per accendere la “propria” auto.
le indagini dei carabinieri hanno tuttavia ben presto svelato il furto e le bugie, concludendosi con l’esecuzione della misura cautelare e la restituzione dell’auto all’avente diritto.
Aggressione della baby gang a Chiaiano, il questore: ‘Nessuno ha collaborato’
Nella mattinata odierna gli agenti della Polizia di Stato dei Commissariati di Scampia e di Chiaiano, sapientemente coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, hanno eseguito 9 ordinanze cautelari emesse dall’Ufficio G.I.P, su richiesta della medesima Procura, nei confronti di altrettanti soggetti minori, gravemente indiziati del reato di lesioni gravissime in danno del giovane Gaetano.Il quindicenne veniva trasportato dai familiari nel pomeriggio del 12 gennaio u.s. presso il nosocomio San Giuliano di Giugliano in Campania, ed operato d’urgenza per asportazione della milza, perchè aggredito selvaggiamente da un folto gruppo di giovani nei giardinetti antistanti la stazione metropolitana di Chiaiano, ove si trovava in compagnia dei suoi cugini, entrambi minorenni, a loro volta aggrediti e minacciati.L’attività investigativa espletata dai citati uffici, coordinati dalla Procura minorile napoletana, ha consentito di accertare che l’azione criminosa posta in essere in danno del minore veniva realizzata per futili motivi da parte di un branco costituito da dieci adolescenti, tutti minorenni.L’analisi dei filmati estrapolati dagli impianti di videosorveglianza ha evidenziato la presenza dei dieci giovani, tutti identificati, che alle ore 18.30 di quel 12 gennaio, con modalità di branco, aggredivano senza motivazione alcuna Gaetano, che soccombeva alla feroce azione posta in essere in suo danno.I soggetti, in esito ad incessanti attività investigative realizzate dalla Polizia di Stato, venivano tutti progressivamente individuati e sottoposti ad interrogatori anche nei giorni successivi all’evento; venivano altresì effettuate ricognizioni fotografiche ed acquisite dichiarazioni da parte di alcuni indagati, che hanno consentito una puntuale ricostruzione dei fatti nonchè dei singoli contributi soggettivi posti in essere dai concorrenti.I nove provvedimenti cautelari interessano minori di età compresa tra i 14 ed i 17 anni, tutti incensurati, sei dei quali iscritti ad istituti scolastici. Per 8 di essi è stata emessa la misura cautelare del collocamento in Comunità dislocate sul territorio della provincia di Napoli, mentre per uno soltanto la permanenza in casa. Il decimo minore che ha preso parte all’aggressione risulta essere infra quattordicenne non imputabile.
“Nessuna testimonianza”. Questa la lapidaria risposta del questore di Napoli Antonio De Iesu a chi gli ha chiesto se, nelle indagini tese all’individuazione degli aggressori del 15enne picchiato a Chiaiano, fosse intervenuto l’aiuto di qualche testimone. “Non ci è arrivata alcuna testimonianza, né dopo l’evento qualcuno ha aiutato il ragazzo – ha spiegato De Iesu – purtroppo, ed è un dato oggettivo, la disponibilità a collaborare con le forze di polizia è stata pari quasi a zero. E’ un dato su cui riflettere. Le fiaccolate, i cortei, le manifestazioni di sostegno sono importanti ma non sufficienti. Sono un punto di partenza, ma apprezzerei che le migliaia di giovani che hanno partecipato alle manifestazioni di protesta si accreditassero come sentinelle sul territorio”. De Iesu ha sottolineato come “in città ci siano un milione e mezzo di telefonini e, se ci arrivassero filmati o video che riprendono scene cruente, avremmo più spazio per le indagini. Mi auguro che questi fatti, le risposte che abbiamo dato ai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto minori, dalla sparatoria di Chiaia al ferimento di Arturo all’aggressione ai danni di Gaetano, siano l’inizio di un processo di consapevolezza”.
Stanato dai carabinieri il capo della piazza di spaccio del Parco Verde di Caivano: era latitante da dicembre
Caivano. Arrestato dai carabinieri il capo della piazza di spaccio del Parco Verde di Caivano, Antimo Rolando Vasapollo, 60 anni. L’uomo è stato preso in un appartamento affittato da chi lo copriva il 7 dicembre scorso, quando durante un blitz della polizia al Parco Verde di Mugnano, in provincia di Napoli, si era disfatto di un borsone con un chilo di marijuana e se l’era data a gambe. Da allora Antimo Rolando Vasapollo, un 60enne ritenuto il gestore di una delle piazze di spaccio del quartiere, si era reso irreperibile. Era stata emessa a suo carico dal gip di Napoli Nord un’ordinanza per detenzione di droga a fini di spaccio e per evitare l’arresto si era rifugiato in un appartamento a Mugnano preso in affitto per lui da un conoscente. A stanarlo sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna che lo hanno localizzato e bloccato alla guida di un’utilitaria mentre tentava di nuovo di fuggire dopo essere uscito di casa. Dopo le formalità di rito, Vasapollo è stato portato in carcere.
Caso Cesaro: il ministro Orlando avvia accertamenti sul giudice Cioffi
Il ministro della giustizia Andrea Orlando, tramite l’ispettorato, ha avviato accertamenti preliminari sulla vicenda del giudice Giuseppe Cioffi fotografato durante una recente convention di Fi. Cioffi e’ il presidente del collegio che, presso il tribunale Napoli Nord, dovra’ giudicare Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli di Luigi Cesaro, parlamentare uscente di Fi ricandidato da Berlusconi al Senato. Intanto dopo il caso rivelato da “Repubblica” del giudice, parla la presidente del Tribunale di Napoli Nord, Elisabetta Garzo. Sta valutando come procedere. Ma il giudice rischia una segnalazione per incompatibilità per la sua “rischiosa” vicinanza ai Cesaro e a Forza Italia nel suo complesso. Sempre a Repubblica la Garza dice: “Il giudice Cioffì? Nelle prossime ore deciderà se avanzare un’istanza di astensione dal processo in cui sono imputati i fratelli di un parlamentare. Ma io come vertice dell’ufficio ho aperto doverosamente le mie, di valutazioni”.
(nella foto tratta da Repubblica.it il giudice Giuseppe Cioffi (terzo da sinistra) alla convention di Forza Italia)
Marilù al suo debutto discografico: Avesseme Furtuna, sabato 3 febbraio al Pan
Previsto per il 3 febbraio alle ore 18.00 al Pan (via dei Mille 60, Napoli), il debutto discografico di Marilù. “Avesseme Furtuna” è il suo primo lavoro discografico prodotto dall’etichetta SoundFly. Il progetto, firmato insieme ad Antonio Di Francia (arrangiatore e compositore dei Solist String Quartet, che vanta collaborazioni con Noa e Eugenio Bennato), propone in undici brani storie popolari che trasudano vita, in cui si mescolano sacro e profano. Echi antichi abbracciano un mood fresco e innovativo proprio come l’anima e la voce di Marilù, che così ama esprimersi da sempre, fedele alla tradizione seppur sperimentando. Il lavoro è stato impreziosito da alcune collaborazioni, come la featuring con Enzo Gragnaniello, per il brano inedito che da il titolo all’album, e quella con Gianni Lamagna (NCCP). Modererà l’incontro il giornalista Ciro De Rosa, direttore di Blogfoolk, e seguirà un live in cui accanto a Marilù Poledro (voce e tammorra), suoneranno Antonio Di Francia (chitarra), Corrado Calignano (basso) Franco Perreca (fiati) e Gabriele Borrelli (percussioni).
Il boss Zagaria: ‘Non ho più soldi per pagare gli avvocati’
Il capoclan è al verde. È la parabola discendente del boss, Michele Zagaria, ex capo dei Casalesi. “Non ho più denaro per pagare gli avvocati, revoco la nomina ai miei due legali Cola e Raucci che ormai da tempo mi difendono gratis. Non li pago da mesi”.Così ieri ha annunciato in aula di aver deciso di rinunciare a essere rappresentato da una toga in un processo rispedito a Napoli dalla Cassazione, e ha chiesto al presidente del collegio, Vincenzo Martursi, di nominare un difensore d’ufficio. Lo ha fatto ieri mattina, nell’aula della corte di assise di Appello di Napoli per discutere del duplice omicidio Antonio Cantiello-Domenico Florio.
Ancora una volta, il boss, come riporta Il Mattino, ha puntato il dito contro i magistrati inquirenti della procura Antimafia: “Hanno arrestato tutti i miei familiari – ha detto – quindi non c’è più nessuno che può andare a parlare con i legali, non c’è nessuno che paghi gli avvocati.Io sono innocente, lo ribadisco quindi mi affido alle mani della corte perché nutro piena fiducia nella giustizia. La Dda vuole il mio pentimento, per questo io vivo isolato dal mondo. Io non sono semplicemente al 41bis ma un isolamento totale perché non divido la cella con nessuno e nell’ora d’aria sono solo. Ci sono quattro livelli di carcere duro a me viene applicato il peggiore. E dopo questa mia affermazione in aula sarà ancora peggio, ma non mi interessa, dovevo dire delle cose”.
Da oggi, nel processo per il duplice omicidio, Zagaria sarà assistito dall’avvocato Mauro Valentino, scelto, dal presidente d’ufficio, già impegnato nel procedimento. Zagaria, video-collegato dal carcere di Milano-Opera, è invece rimasto fino alla fine. Durante l’ultima udienza in Appello aveva cercato di impiccarsi con il filo del microfono due mesi fa. E non si esclude che anche stavolta il suo intervento celi un messaggio agli uomini del clan: “Battete cassa al più non posso”.
Elezioni, i sindaci della Penisola Sorrentina: ‘Non ci sentiamo rappresentati’
Giuseppe Cuomo, berlusconiano della primissima ora, fedele al partito. Un cuore azzurro, ormai infranto, a seguito della sua non candidature alla Camera dei Deputati sotto la bandiera di Forza Italia. Il sindaco di Sorrento, al suo secondo mandato, con un passato politico importante è rimasto fuori dai giochi, così come altri colleghi della penisola Sorrentina. “Mi dispiace non aver potuto offrire un contributo come rappresentante di un’area di eccellenza a livello nazionale – dice Cuomo – La scelta dei candidati rivela la logica che ha mosso la composizione delle liste, senza necessità di commentarle. Serve una profonda riflessione sugli errori commessi per evitare che si ripetano in futuro – conclude il sindaco di Sorrento – Ora spetta agli elettori fare la propria scelta, nella consapevolezza consapevoli che il territorio ha perso un’altra occasione”. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è la fascia tricolore di Meta, Giuseppe Tito. Il sindaco fino a pochi giorni fa era in lizza per il posto nel collegio uninominale per la Camera. “La scelta di candidati più vicini ai territori, primo fra tutti la penisola sorrentina, avrebbe rafforzato il Pd che già è atteso da una battaglia difficili”. Probabilmente ad influire sulla sua non candidatura sono state le vicende giudiziarie. Infatti il 28 febbraio il sindaco rischia di essere rinviato a giudizio per presunti appalti pilotati nel comune. Un altro primo cittadino in pole per la candidatura alla Camera ma che poi ha rifiutato è stato Luca Mascolo, lo confermano le sue parole: “Sono stato io a rifiutare la nomination dice il primo cittadino di Agerola Le mie priorità restano il Comune e l’Ente idrico campano di cui sono presidente”. Intanto è ritornata in campo Annalisa Vessella, moglie dell’ex deputato Michele Pisacane schierata dal centrodestra nell’uninominale per la Camera dei Deputati.
Jovanotti: diventano undici le tappe del tour Lorenzo live 2018
Sono sessanta le date di Lorenzo live 2018, il tour di Jovanotti che debutta il prossimo 12 febbraio al Forum di Assago.
Parte da giovedì 1 febbraio la prevendita di due nuovi appuntamenti: il terzo spettacolo al Palasele di Eboli (lunedì 28 maggio) e una nuova città che si aggiunge alle dieci annunciate. Lo spettacolo sarà infatti anche a Padova – Fiera il prossimo 12 giugno. Lo show, prodotto da Trident Music, è una nuova frontiera degli spettacoli dal vivo e sono già ventotto i concerti sold out.
Il costo dei biglietti per assistere ai concerti di Jovanotti al PalaSele di Eboli, organizzati da Veragency e Anni60 produzioni, è il seguente: € 92,00 per la tribuna Gold Numerata; € 74,75 per le Tribune Numerate Est e Ovest; € 51,75 per il Posto Unico Non Numerato; € 49,45 per le tribune laterali (visione limitata). Da giovedì 1 febbraio è possibile acquistare i biglietti per la terza di Eboli data sul sito di TicketOne. Da venerdì 2 febbraio, invece, sul circuito Go2 e nei principali punti vendita regionali.
PER INFO: tel. 081 7284523 www.veragency.com – tel. 089 4688156 www.anni60produzioni.com
Spese gonfiate durante l’emergenza Vesuvio: sospeso dirigente del comune di Ottaviano
Documenti falsi per rendicontare spese mai sostenute da ditte compiacenti nel periodo dell’emergenza incendi sul Vesuvio. E’ quanto scoperto dai magistrati della Procura di Nola in un’indagine culminata questa mattina con l’esecuzione, da parte dei Carabinieri della stazione di Ottaviano, di un’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal gip nei confronti dell’architetto Armando Santelia responsabile del VIII settore dell’Ufficio tecnico del Comune di Ottaviano, ritenuto responsabile dei reati di falsi in atto pubblico e truffa ai danni del Comune di Ottaviano. Per lui il gip ha disposto la sospensione dell’esercizio delle funzioni inerenti al pubblico ufficio per la durata di 4 mesi. Santella avrebbe redatto atti falsi per favorire la loro rendicontazione delle spese Il gip ha inoltre disposto il sequestro dell’ex linea ferroviaria San Felice a Cancello-Torre Annunziata (tratta di Ottaviano), risultata oggetto di sversamento illecito di rifiuti speciali non pericolosi. Santelia a luglio, durante l’emergenza roghi, era componente del Centro operativo comunale e, dicono le indagini dei militari dell’Arma, d’accordo con i gestori delle ditte incaricate dei lavori di somma urgenza, ha redatto numerosi atti falsi, favorendo queste aziende che hanno ricevuto un corrispettivo economico per costi mai sostenuti e operai e mezzi mai realmente impiegati nell’emergenza. Proprio una di queste ditte ha interrato rifiuti in accordo col pubblico ufficiale lungo la linea ferroviaria dismessa. Caratterizzazioni a cura dell’Arpac hanno mostrato che sono stati smaltiti principalmente residui di lavori di demolizione.
Come essere attori e nonostante tutto vivere felici: il workshop di Maria Bolignano
E’ entrata nelle case degli italiani con il tormentone “Si a mamma si, no a mamma no”, grazie alla trasmissione Rai Made in Sud. Ma Maria Bolignano, attrice di teatro e cinema, è molto di più dei personaggi che interpreta. Della sua passione, della dedizione al suo lavoro ne ha fatto una missione: far ridere, continuando a misurarsi con la recitazione anche di ruoli non comici. E dalla passione per il suo lavoro nasce un workshop, non il primo, dal titolo “Come essere attori e nonostante tutto vivere felici”.
E’ un laboratorio di sedici ore (più una di performance esterna) durante il quale cercheremo di imparare come esprimere al massimo il nostro talento creativo, riuscendo ad individuare i nostri limiti e facendo di essi dei punti di forza sui quali poter costruire la nostra unicità – spiega la Bolignano -.
I giorni e gli orari in calendario (previa conferma) sono : venerdì 2 marzo dalle 15.30 alle 19.30, sabato 3 marzo dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30 con una mixing drink performance personalizzata con estratti naturali. Domenica 4 marzo dalle 11.00 alle 14.00 e dalle 15.30-18.30 circa.
Il workshop si terrà presso il Coffee Brecht di via Nilo 20 a Napoli (adiacente la Cappella di San Severo) e prevede un numero massimo di quindici partecipanti.
Il laboratorio prevede il seguente programma:
• Tecniche di respirazione , rilassamento psicofisico e stretching come preparazione alla recitazione
• Consapevolezza e gestione del corpo (la fisiologia)
• Consapevolezza e gestione dello spazio
• Consapevolezza e gestione vocale
• La memoria sensoriale e la sua influenza sulle emozioni
• La visualizzazione
• Differenza tra immaginazione , fantasia e creatività
• Concentrazione e focalizzazione , principali ottimizzatori di performance
• Cos’è la creatività ? Come si accresce e cosa, invece, può bloccarla
• L’empatia: un dono che va coltivato
• Comunicazione e verità
• La gestione emotiva
• La difficoltà di essere se stessi
• La difficoltà di essere qualcun altro
Ogni argomento sarà accompagnato da un’introduzione
teorica, una serie di esercizi pratici, una riflessione collettiva ed un’altra personale da trascrivere sul diario che
verrà consegnato ad inizio workshop.
Per informazioni: 339 6684209
Il clan Moccia minacciò Libera: indaga la Dda
Minacciati i giovani di Libera con offese e intimidazioni, attraverso i social: “Meglio che vi impiccate voi, prima che ci pensi qualcun altro”; “Vigliacco (rivolto a uno degli attivisti di Libera), ti nascondi dietro a un computer, ma attento a te, che non vali un cazzo”. Gli aggressori sembra siano legati agli interessi della famiglia Moccia. Ne sono convinti i pm della Dda di Napoli, che stanno indagando – l’ipotesi è di minacce aggravate – su una vicenda risalente ormai al 2011, anno in cui circola la notizia che Libera ha deciso di aprire una sede anche tra Afragola e Casoria.
Notizia che arriva anche in carcere, dove era detenuto Angelo Moccia, l’uomo protagonista della dissociazione della prima metà degli anni Novanta, che crea fibrillazione in seno alla famiglia della vedova Anna Mazza. Fatto sta che l’iniziativa di Libera produce un doppio effetto: da un lato, una denuncia firmata dalla stessa Anna Mazza; dall’altro, invece, la creazione di un profilo Facebook dal quale minacciare e offendere gli attivisti di Libera, che s’impegnano e lavorano per resistere contro la criminalità organizzata ad Afragola e nei comuni limitrofi. E questo spiegano alcuni volantini che anticipano la decisione di chiedere all’allora sindaco di Afragola di aprire una sede, all’interno di un bene confiscato alla camorra, della propria associazione.
Si indaga per minacce e sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sono a lavoro i pm Ivana Fulco, Gianfranco Scarfò, Ida Teresi che arrivano a una definizione dei potenziali writers del profilo fake: sulla pagina scrivevano stretti parenti della vedova Moccia, così come emerso dalla ricostruzione fatta dalla polizia giudiziaria.
La ricostruzione emerge dalla lettura degli atti, come riporta Il Mattino, depositati in questi giorni a sostegno dei quarantacinque arresti della scorsa settimana, in cui emerge un’altra frase fortemente intimidatoria, come quella del 2 maggio del 2011: “Stai tranquillo che presto avrete una bella sorpresa…”, firmato da “Paolo Castaldo” la cui identità è celata dietro una foto tratta dal film Scarface.
Ma sono diversi i capitoli su cui la Dda insiste. Vengono infatti contate almeno ventuno pagine di denunce e di esposti contro tutti coloro che, negli anni, hanno in qualche modo avversato i Moccia non tacendo. Agli atti del blitz firmato dal gip Tommaso Perrotta, risulta anche il verbale del pentito Antonio Zaccaro, contro la strategia della dissociazione: “È ovvio che la rottura della camorra è falsa. Tenga presente che Angelo Moccia si è accusato di settanta omicidi, ci saranno in giro settanta famiglie, figli, nipoti, parenti, che ce l’hanno con lui: uscirà sempre prima o poi uno che vorrà vendicarsi. Dunque i Moccia devono per forza avere un apparato di gente armato di nascosto che li protegge. Sono diavoli, capacissimi di mimetizzarsi”.
Morto Azeglio Vicini, guidò la Nazionale a Italia ’90
L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, Azeglio Vicini, e’ morto ieri sera nella sua casa di via Aldo Moro, a Brescia. Nato a Cesena, Vicini avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 20 marzo. E’ stato lo storico allenatore di alcune delle migliori Under 21 negli anni ’80 e guido’ la Nazionale maggiore ai Mondiali di Italia ’90, eliminata solo in semifinale ai rigori dall’Argentina.Azeglio Vicini, l’ex ct azzurro delle ‘notti magiche’ e del terzo posto ai mondiali di Italia ’90, era nato a San Vittore di Cesena il 20 marzo del 1933, ma da oltre 50 anni viveva a Brescia. “Ho raggiunto un bel traguardo -disse, in occasione della festa per i suoi 80 anni- sono soddisfatto della mia vita, ho avuto momenti felici e altri meno, ho ricoperto incarichi importanti, comunque sia mi sono proprio divertito”. Ebbe un solo grande rammarico, quel mondiale giocato in Italia nel 1990, perso in semifinale con l’Argentina ai rigori, dopo aver giocato bene per tutta la manifestazione: “Avremmo meritato di vincerlo, siamo stati sfortunati. Noi non perdemmo mai sul campo, sei vittorie e un pari, e arrivammo terzi, l’Argentina fu sconfitta due volte e ando’ in finale con la vincitrice Germania. Pero’ in quelle notti conquistammo gli italiani, il loro affetto fu travolgente. Infatti quell’Italia-Argentina resta una delle partite piu’ viste in tv di tutti i tempi”.
Elezioni, De Girolamo accusa De Siano: ‘Metodi da camorra nel nostro partito’
E’ un atto di accusa pesantissimo quella che fa al suo partito la deputata uscente beneventana, Nunzia De Girolamo: A proposito delle candidature parla di “metodi da camorra nel nostro partito , De Siano indegno come coordinatore, Silvio lo cacci. In Campania si e’ consolidato e non da ora un gruppo che gestisce con metodi clientelari e, direi, camorristici il suo potere. Di tutti loro adesso Silvio Berlusconi deve fare piazza pulita”. Lo chiede, in una intervista a Repubblica, Nunzia De Girolamo, di Forza Italia, in un primo tempo esclusa dalle liste elettorali e poi riammessa dal suo partito. “Ma chi e’ il partito? – insiste De Girolamo – Il partito non esiste. Il partito e’ solo Silvio Berlusconi. Non c’e’ un coordinamento. Non c’e’ una direzione”. “Non lui ma altri – continua – hanno avuto paura che io potessi impugnare le liste dopo quel che e’ successo. Ma sono donna di partito. Leale al mio presidente. Non lo farei. Ma pretendero’ coi miei avvocati che si vada fino in fondo, che si sappia a chi apparteneva quella manina”, quella, spiega, “che mi ha cancellato da capolista come risultavo da questo foglio… E’ avvenuto domenica sera quando De Siano, Cesaro, Russo e, purtroppo, Mara Carfagna hanno preso le liste, facendomi scivolare al secondo posto. Da Mara – aggiunge – non me l’aspettavo, lei é donna diversa da quelli lì”.
luigi cesaro
Uccise il giovane ras delle ‘Chianche’: otto anni di carcere al baby killer
Uccise il giovane ras delle ‘Chianche’: condannato a otto anni di carcere il baby killer dei Quartieri Spagnoli. “Lui mi disse: ti svito la testa…. Poi arrivai e sparai…Sì, sì, ho sparato a Mario”. Nonostante questa inconsapevole confessione ottenuta dagli investigatori grazie aa una microspia piazzata nella cella nell’istituto di pena minorile di Caltanissetta dove era detenuto per Francesco Verrano detto “checco lecco”, ora 19enne è arrivata la condanna a solo 8 anni di carcere per l’omicidio di Mario Mazzanti. Il giovanissimo killer è il figlio di Gennaro Verrano ucciso ai quartieri Spagnoli nel novembre scorso da un suo nipote Francesco Valentinelli, già in carcere e colpito ieri da un’altra ordinanza per tentato omicidio e traffico di droga. la condanna è stata inflitta dai giudici del Tribunale dei Minori: otto anni in continuazione con un triplice tentato omicidio, tre detenzioni di armi. Aveva avuto 9 anni e sei mesi che sommati agli otto ricevuti fanno meno di 18 anni. Il ragazzino era difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Roberto Saccomanno. Mario Mazzanti il giovane ras delle “Chianche” fu ucciso il 3 maggio 2015 in vico Lungo San Matteo. Il giovane condannato dal carcere mandava “pizzini” ai “fratelli” che stavano fuori, quelli del clan Sibillo perchè come scriveva voleva prendersi i Quartieri Spagnoli. Scriveva: “Li dobbiamo uccidere appena esco…Non hanno capito che ci pigliamo i Quartieri per sport, perché siamo troppo superiori a loro che non possono neanche pensare, appena vengono un’altra volta, abboffateli di botte questi… noi siamo nati per vincere”. Nell’ordinanza di custodia cautelare nel ricostruire il colloquio tra Francesco e i tre congiunti, il 19enne diceva.: “Io andai avanti (e incrocia le mani come per indicare che sotto aveva la pistola), lui mi disse io ti svito la testa (frase accompagnata dalla gestualità), poi l’avvicinai e sparai… Francesco racconta, mima e labializza quanto segue: no togli la pistola, togli la pistola, non farlo salire e loro stavano con i motorini….Poi io corsi e sparai, il proiettile entrò dalla scapola e uscì dal cuore (Francesco con la mano destra si tocca la scapola sinistra passando il suo braccio estro sotto a quello sinistro per arrivare a toccarsi dietro alla scapola e poi tocca due volte il cuore). Poi Giovanni se n’è andato e l’ho visto traballare”. Francesco Verrano è in carcere per un cumulo di pena nonostante sia stato condannato in primo grado a dieci anni di carcere per aver ferito per errore il 26 gennaio 2014 Graziano Urzini, vittima di un agguato diretto a Mattia Campanile, ritenuto dal clan Giuliano- Sibillo l’accoltellatore di Alessio Vigorito, vicino alla malavita di Forcella. E ieri a tre anni di distanza dell’omicidio è arrivata la condanna per il baby killer.
(nella foto la vittima Mario Mazzanti)



