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Napoli, guardia giurata aggredita alla stazione Metro di Piscinola: è in gravi condizioni

Napoli. Guardia giurata aggredita con una mazza di ferro davanti alla stazione della Metropolitana di Piscinola è ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Cardarelli. E’ accaduto all’alba di oggi quando il 51enne è stato trovato esanime a terra all’esterno della stazione, in via Piedimonte d’Alife. E’ stato subito trasportato in ambulanza al Cardarelli ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per un trauma cranico contusivo. le forze dell’ordine arrivate sul posto allertate dai colleghi stanno ora cercando di capire cosa è accaduto e trovare i responsabili. Si stanno visionando le immagini delle telecamere di controllo della stazione ma anche quelli di strutture pubbliche e private nella zona. Secondo le prime informazioni raccolte dai colleghi della vittima, il vigilante stava effettuando un’ispezione di controllo nella stazione di Piscinola ed è stato aggredito alle spalle e colpito violentemente con un oggetto contundente alla testa ma cosa sia effettivamente accaduto è ancora da ricostruire. Grave guardia giurata: aggredito nella notte alla metro Piscinola
“Lo Stato è assente sulla categoria e siamo solo carne da macello – denuncia sui social il presidente nazionale dell’Associazione Guardie Particolari Giurate (Agpg) Giuseppe Alviti – veniamo ammazzati sia burocraticamente per un rinnovo quanto ammazzati dalla criminalità, ma nessuno prende le giuste posizioni. lo come presidente e Noi tutti dell’associazione nazionale guardie particolari giurate siamo vicino al collega e alla famiglia”.

Camorra, torna a casa lo ‘sceriffo’ del Cavone: ma la moglie va in carcere

La moglie del boss che si era battuta tanto per una detenzione più “umana” del marito che da circa due anni versa in condizioni disperate non ha avuto il piacere di vedere il marito a casa ai domiciliari perchè è stata arrestata prima che Ciro Lepre, meglio conosciuto come “lo sceriffo” del Cavone. Vincenza Cianciulla infatti è tornata in galera per un  residuo pena di meno di un anno di carcere per spaccio di droga. Ma almeno la sua battaglia per il diritto alla salute del marito l’ha vinta. Lo “sceriffo” è infatti tornato a casa. Sconterà ai domiciliari il residuo dei 12 anni di carcere comminatigli nel 2015 per l’estorsione alla ditta American Laundry che gestiva l’appalto delle pulizie in gran parte degli ospedali napoletani.Il boss detenuto nel carcere di Torino nel maggio del 2016 è stato colpito da un ictus che ne hanno minato la sua salute. E’ stato trasferito all’ospedale Molinette, ovviamente piantonato h24 dalle forze dell’ordine. Il suo quadro clinico però era andato sempre di più peggiorando giorno dopo giorno tanto da spigere la moglie e i familiari a rivolgersi prima al quotidiano Il Roma e poi ad altri mass media napoletani tra cui il nostro sito per far ricoverare Ciro lepre in una struttura sanitaria adeguata alla sua patologia. Gli avvocati difensori, Luigi Marchionne e Claudio Davino, presentarono un’istanza attraverso la quale chiesero gli arresti domiciliari in una struttura ospedaliera attrezzata per il loro assistito. La Corte d’Appello nominò un perito per avere un quadro clinico preciso. Il perito, il professore Policino, confermò le diverse patologie consigliando anche il ricovero presso il Policlinico “San Matteo” di Pavia. Il perito inoltre specificò che Ciro Lepre dopo il ricovero nella struttura specializzata poteva proseguire la detenzione in un Centro Clinico Carcerario. Ma a giugno la Corte d’Appello respinse l’istanza presentata dagli avvocati difensori di Lepre incaricando il Dap di individuare il centro Clinico Carcerario compatibile con il quadro clinico del 54enne. Una decisione che spinse i familiari di Ciro Lepre all’appello. Poi la decisione  favorevole che ha permesso a Lepre di tornare a casa nel Cavone. Lui è tornato ma la moglie Vincenza Cianciulli, 41 anni napoletana con precedenti di Polizia con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, è tornata in carcere per scontare la sua pena. Da un controllo presso l’abitazione in Via Correra la donna fu trovata in possesso di 600 grammi di marijuana. Processata e condannata e ora la pena è diventata definitiva.

Finto avvocato truffa anziana 80enne a Sassano: bottino da 50mila euro

Salerno. Una truffa da 50mila euro quella messa a segno, ieri pomeriggio a Sassano in provincia di Salerno, con il ‘sistema’ del finto avvocato’. Vittima un’anziana signora di 80 anni che ha ricevuto una telefonata in cui le veniva comunicato che il nipote era rimasto coinvolto in un incidente e per evitare che andasse in carcere avrebbe dovuto pagare una ‘cauzione’, la donna non ha esitato e, poco dopo, ha accolto, nella sua abitazione, il sedicente legale. L’anziana, preoccupata per le sorti del nipote, a quel punto, ha consegnato nelle mani del truffatore tutti i risparmi che aveva in casa. Da una stima eseguita dai familiari della vittima, il denaro ammonta ad oltre 50mila euro. Solo successivamente, sentendo i propri familiari che l’hanno rassicurata sulle sorti del nipote, l’80enne ha compreso di essere stata vittima di una truffa. I figli della donna si sono rivolti, così, ai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina che, su delega della procura, indagano sull’accaduto.

‘Ndrangheta, arrestato in Germania il latitante Emanuele Cosentino: era il reggente della cosca Gallico

Germania. Blitz a Saarbrücken: arrestato il latitante della ‘Ndrangheta, Emanuele Cosentino, elemento di spicco della cosca Gallico di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Ieri pomeriggio, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, supportati nella fase esecutiva da personale della polizia tedesca, hanno arrestato Cosentino, 32 anni, ritenuto elemento di spicco dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta denominata cosca ‘Gallico’, operante prevalentemente nell’area tirrenica reggina e con ramificazioni in ambito nazionale ed internazionale. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabra, ha consentito di stringere il cerchio intorno al latitante dopo 10 mesi di approfondimenti investigativi – prima focalizzati su alcuni elementi della cosca d’appartenenza, poi concentrati sulla cerchia familiare – per cogliere elementi utili a ricostruire e monitorare il collaudato circuito che nel tempo gli ha assicurato la latitanza. Cosentino è stato sorpreso per strada, nel centro cittadino, alla guida di un’autovettura con targa tedesca. Insieme a lui era presente la moglie Laura Nasso, che lo aveva recentemente raggiunto da Palmi, dove viveva con i loro cinque figli, uno dei quali nato durante la latitanza del padre. Non erano armati e non hanno opposto resistenza all’arresto. Entrambi avevano documenti d’identità con false generalità. L’esito positivo dell’operazione è stato favorito, in maniera determinante, dalla cooperazione avviata con la polizia tedesca del Saarlander, sotto l’egida del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip), cooperazione che ha consentito di capitalizzare le acquisizioni investigative dei carabinieri di Reggio Calabria. Cosentino, destinatario di mandato di arresto europeo emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nel giugno del 2017, era irreperibile dall’ottobre 2013, ovvero da quando si era sottratto a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal locale ufficio gip per associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, medesimi reati per cui era ricercato in campo internazionale. Nel tempo, gli sviluppi processuali hanno condotto a una condanna, confermata in Appello, a oltre 7 anni di reclusione.
L’uomo era stato recentemente inserito nell’elenco dei ‘Latitanti pericolosi’: come hanno documentato le indagini a suo carico, fin dall’anno 2004 ha assicurato un costante contributo alla cosca di appartenenza, da tempo egemone nel territorio di Palmi. Dal 2011, dopo i provvedimenti cautelari che avevano raggiunto il ‘reggente’ del sodalizio, Domenico Nasso, Cosentino si era sostituito a quest’ultimo nella gestione delle attività estorsive, ricevendo da quest’ultimo le disposizioni che gli venivano comunicate tramite i familiari dal carcere. Dopo l’inizio della latitanza, i carabinieri hanno registrato la presenza di Cosentino fuori dal territorio italiano. La cattura odierna ribadisce la dimensione transnazionale del fenomeno ‘ndranghetista, che – come emerso in numerose attività investigative della Dda reggina – si conferma in grado di alimentare e sostenere una rete di stabili relazioni e cointeressenze, funzionale a garantire tanto il reinvestimento dei proventi illeciti, quanto l’appoggio alla latitanza dei suoi affiliati più importanti.

Terrorismo: scoperti appartenenti all’Isis già in Italia

Le indagini, avviate per l’ipotesi di associazione con finalita’ di Terrorismo nei confronti del foreign figheter Younesse El Amrani, hanno documentato la sua effettiva appartenenza all’Isis e la sua morte in combattimento nel febbraio del 2016. Ma hanno anche accertato, affermano i carabinieri, le responsabilita’ dei suoi fratelli Khalil (32 anni) e Yassin (36), nonche’ dei connazionali Abdelhak Bahoune (35) e Abdellatif Dahibi (48), in “reiterate condotte di spaccio di sostanze stupefacenti”, commesse in provincia di Bologna nel periodo 2015-2016. Khalil e Yassin, tra la fine di maggio 2017 e l’inizio di quest’anno, erano gia’ stati espulsi dall’Italia e rimpatriati in Marocco, il primo in via amministrativa ed il secondo come misura alternativa alla detenzione.

Anonima Sequestri: confisca dei beni a Cubeddu, latitante dal ’97

I Carabinieri del Ros hanno dato esecuzione a un decreto di confisca definitiva emesso dalla Corte d’Appello – Sezione Misure di Prevenzione – di Roma a carico di Attilio Cubeddu, condannato per il sequestro di Giuseppe Soffiantini. L’uomo e’ latitante dal gennaio 1997 (anno del sequestro dell’imprenditore lombardo) dopo aver approfittato di un permesso premio ottenuto mentre si trovava nel carcere nuorese di “Badu ‘e Carros”. Cubeddu e’ inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosita’ del ministero dell’Interno. Il provvedimento riguarda un fabbricato di quattro piani, con alcuni appartamenti, edificato su un terreno di oltre mq 500 sito nell’abitato di Arzana (Nuoro), paese d’origine del latitante. L’uomo e’ stato condannato anche per i sequestri di Cristina Peruzzi (avvenuto nel senese nell’ottobre dell’81), di Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer (avvenuti in Emilia-Romagna nell’83). L’operazione di confisca costituisce l’atto finale di un lungo e complesso iter investigativo patrimoniale avviato nel mese di marzo 2008 e coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma la quale, concordando pienamente con l’ipotesi investigativa, ha ritenuto che l’immobile confiscato – stimato per un valore di circa 400.000 euro – sia il frutto delle attivita’ illecite condotte dal latitante.

Casoria, lo spaccio tutto in famiglia, ma solo su appuntamento: 8 in manette in due operazioni

Casandrino. ‘Romeo e Giulietta’: lo spaccio di droga arriva dal balcone. Se non fossero state dosi di hashish, poteva sembrare davvero una cosa romantica quella che i componenti di un’intera famiglia di Casandrino aveva ideato. A scoprire l’inghippo i carabinieri della compagnia di Casoria che hanno fatto scattare l’arresto per Armando Pecoraro, 42 anni, per sua moglie Carmela Berriola, 38 anni, ( agli arresti domiciliari), per il figlio Gaetano, 20 anni, (sottoposto all’obbligo di dimora a Casandrino) , per una zia materna di quest’ultimo, Giuseppina Berriola, 43 anni,( obbligo di firma presso i carabinieri) e per un amico di famiglia Antimo Chiariello, 21 anni, (obbligo di firma dai carabinieri) tutti residenti a Casandrino. Per tutti l’accusa è concorso in spaccio di sostanze stupefacenti.  Le indagini avviate dai carabinieri nello scorso mese di settembre hanno consentito ai militari di accertare che l’intera famiglia Pecoraro aveva organizzato lo spaccio senza uscire di casa: dal balcone bastava calare un paniere, 5 euro in cambio di una stecchetta di hashish e senza lo stress di uscire per trovare clienti. Il segnale per lo scambio era un contatto telefonico, poi la verifica dal balcone per evitare ‘brutti incontri’ e infine lo scambio. Gli investigatori hanno documentato con foto e video decine di episodi di spaccio.
Nell’ambito dei controlli volti alla repressione del fenomeno dello spaccio anche l’operazione dei carabinieri di Grumo Nevano, diretti dal maresciallo Antonio Bruno, nella quale sono stati arrestati in flagranza i fratelli Carmine e Antonio Liguori, di 30 e 26 anni, di Frattamaggiore, ma residenti ad Orta di Atella, poi anche denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di tabacchi di contrabbando. Nel corso della perquisizione nella loro abitazione, è stato arrestato per contrabbando di sigarette, anche per il padre, Francesco Liguori, 54 anni, trovato in possesso di dodici chilogrammi di sigarette prodotte nell’Est Europa. Ieri mattina una pattuglia dei carabinieri ha notato nei pressi di piazza Cirillo il via vai dei due fratelli, in sella ad uno scooter che hanno avvicinato un automobilista con il quale c’è stato uno scambio dose-soldi. I carabinieri sono intervenuti, intimando l’alt, che invece con una improvvisa accelerata hanno tentato di sottrarsi al controllo. Ne è scaturito un breve inseguimento che si è concluso dopo qualche centinaio di metri. I militari hanno anche recuperato dosi di marijuana e hashish che i fuggitivi avevano gettato via. La perquisizione nella loro abitazione, inoltre, ha portato a sequestrare le sigarette di contrabbando.

Lamezia Terme: ha un nome il killer di Pagliuso

I carabinieri hanno identificato il responsabile dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, ucciso a Lamezia Terme il 9 agosto del 2016 nel giardino della sua abitazione. Si tratta di una persona che e’ gia’ detenuta per altra causa e della quale, al momento, non e’ stata rivelata l’identita’.

Cava de Tirreni, mettevano all’asta on line smartphone di marca a prezzi bassissimi senza consegnare la merce: 4 indagati

Su disposizione della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, la Guardia di Finanza di Cava de’ Tirreni ha eseguito quattro perquisizioni nei confronti di altrettanti soggetti economici operanti nel settore dell ‘e-commerce di prodotti di telefonia e materiale hardware, ceduti attraverso una forma evoluta di cosiddetta “vendita piramidale”, pratica “commerciale” divenuta illegale dal 2005.
Più in dettaglio, i soggetti coinvolti nell’operazione vendevano, attraverso un apposito sito internet, prodotti tecnologici di prestigiose marche a prezzi bassissimi con sconti fino al 70% del prezzo di listino ufficiale delle  “case madri”, adottando un processo di vendita. “buy & share”.
Le quote di prenotazione on line non superavano il massimale di € 500,00 e le aziende coinvolte “interagivano” con il pubblico degli internauti attraverso una piattaforma tecnologica che gestiva un sistema di cessione di beni  “a compensazione”.
L’escamotage prevedeva per ciascun consumatore l’adesione ad una specifica “lista”, previo pagamento di una quota proporzionale (iperscontata fino al 70%) del bene prescelto; tuttavia, la consegna della merce sarebbe avvenuta solo allorquando l’intero prezzo (pieno) dell’oggetto hi-tech richiesto fosse stato raggiunto (quindi, anche mai) grazie alle prenotazioni di altri desiderosi acquirenti attratti dall’anomala scontistica.
L’analisi della documentazione acquisita ha permesso di rilevare che, seppur in un brevissimo periodo, l’operatore e-commerce aveva ricevuto diverse centinaia di iscrizioni alla “lista”, che hanno procurato allo stesso un introito di circa 800 mila euro.
La Guardia di Finanza ha, pertanto, provveduto ad oscurare il sito internet attraverso il quale l’attività illecita veniva perpetrata, rendendolo così irraggiungibile dall’Italia, al fine di evitare la prosecuzione della “vendita piramidale” e l’attrazione di altri consumatori internauti.
I soggetti responsabili sono indagati per violazione del D.Lgs. n. 173/2005; proseguono gli ulteriori accertamenti per valutare l’impatto fiscale dell’attività illecita.

Camorra, colpo al clan Vastarella: 18 arresti al rione Sanità.IL VIDEO

La Polizia di Stato, con 200 uomini, dalle prime ore di questa mattina, sta svolgimento una vasta operazione di polizia giudiziaria al quartiere Sanita’ di Napoli. Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, la Squadra Mobile, con la collaborazione del Commissariato P.S. di S. Carlo Arena, di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e dell’Ufficio Prevenzione Generale, sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di promotori e affiliati del clan Vastarella ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, ricettazione, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma e minaccia. I dettagli dell’operazione verranno forniti nel corso di un punto di situazione che si terra’ nella Sala Ammaturo della Questura di Napoli alle ore 11. Sono 18 i destinatari delle misure cautelari eseguite dalla Polizia di Stato, tra questi ci sono i promotori e affiliati del clan Vastarella che, negli ultimi anni, ha affermato la propria leadership nel quartiere Sanita’, ricorrendo frequentemente all’uso della forza. Il clan – si legge in una nota – ha costretto anche all’allontanamento fisico dalle proprie abitazioni i soggetti ritenuti affiliati o contigui alle organizzazioni criminali rivali. Il clan si e’ reso protagonista di scorribande armate all’interno del popoloso quartiere napoletano, in ogni ora del giorno e della notte.

Denunciò il killer di Don Diana, lo Stato gli nega il riconoscimento di vittima innocente della criminalità

Caserta. Vide il killer di Don Diana: il Ministero dell’Interno ha rigettato la domanda presentata per il riconoscimento di vittima innocente della criminalità. Ad Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso a Casal di Principe nel 1994, è stata bocciata l’istanza perchè ritenuta tardiva. La decisione fa insorgere il Comitato don Peppe Diana, associazione che a Casal di Principe e nei comuni limitrofi una volta roccaforte dei Casalesi, gestisce numerosi beni confiscati e attua progetti di riscatto sociale. Di Meo vide in faccia il killer del prete, l’esponente dei Casalesi Giuseppe Quadrano, lo denunciò e lo fece condannare. Allora, era il 19 marzo di 24 anni fa, aveva 34 anni ed un laboratorio fotografico avviato. La sua testimonianza però, ritenuta fondamentale dalla Dda di Napoli per la condanna degli autori dell’omicidio così come confermato anche dalla Cassazione del 2004, gli ha cambiato la vita; Di Meo ha infatti affrontato problemi di natura personale, di salute, economici; è stato costretto a lasciare Casal di Principe per poi farvi ritorno dopo tanti anni. Nel 2010 chiese di essere riconosciuto come “testimone di giustizia”, ma la sua domanda fu bocciata perchè allora quella figura non esisteva nell’ordinamento italiano. A parziale “risarcimento”, il 16 dicembre del 2014 ha ricevuto dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano l’investitura del titolo di Ufficiale della Repubblica. Nel 2015 Di Meo ha poi presentato domanda per essere riconosciuto come vittima innocente della criminalità, ma il Ministero ha attuato la norma secondo cui l’istanza va presentata entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza; cosa avvenuta nel 2004. “Siamo basiti – scrivono in una nota i responsabili del Comitato cui aderiscono anche i genitori e i fratelli di don Peppe – non pensavamo che avremmo dovuto manifestare il nostro smarrimento contro decisioni ministeriali in palese contrasto con la nostra idea di riscatto di un intero territorio, lasciato per anni nelle mani della criminalità organizzata. L’eccezione di improcedibilità opposta alla richiesta di Di Meo dal Ministero dell’Interno, e nello specifico dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, Area ‘Speciali elargizioni alle vittime del terrorismo e della criminalità di tipo mafioso’, non fa onore a nessuno”. “Per perorare la causa di Di Meo – prosegue la nota – il Comitato don Peppe Diana, insieme al coordinamento provinciale casertano dell’associazione Libera e all’amministrazione comunale di Casal di Principe, si e’ fatto promotore di una petizione popolare che ha raccolto più di 40mila firme. Sottoscrizioni che chiedono di veder riconosciuto un diritto e che porteremo personalmente al prossimo Ministro dell’Interno nella speranza che il buon senso cominci a valere molto di più. Non ci fermeremo perchè non possiamo e non vogliamo”. Il caso di Di Meo presenta similitudini con quello relativo all’omicidio di Genovese Pagliuca, il giovane ucciso nel 1995 dai Casalesi per punizione, che non è mai stato riconosciuto dal Ministero come vittima innocente, e ciò in base a delle informative che lo descrivevano come vicino ad ambienti camorristici, circostanza smentita dalla sentenze giudiziarie.

Napoli, stesa di camorra a Pianura: colpita la casa di una donna

Ancora spari in strada a Napoli. Nel quartiere di Pianura i carabinieri sono intervenuti al quinto piano di uno stabile in via Padule su richiesta di una casalinga 63enne. La donna nella notte aveva sentito un rumore simile a un colpo d’arma da fuoco proveniente dalla strada e oggi, al risveglio, si e’ accorta di un foro sulla tapparella del soggiorno e del vetro della finestra in frantumi. I carabinieri durante il sopralluogo hanno rinvenuto un’ogiva. Indagini in corso. Non è la prima volta che nella zona di Pianura si verificano sparatorie che colpiscono bersagli sbagliati. I carabinieri stanno cercando di capire se nello stabile abiti qualche pregiudicato a cui era indirizzato il messaggio.

Acerra, nascondeva un arsenale in un bara: arrestato titolare di agenzie di pompe funebri

Questa mattina agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile e del Commissariato Acerra , hanno effettuato una attività congiunta di controllo teso alla prevenzione e repressione dei reati in genere. Alle prime ore del giorno procedevano ad una perquisizione nell’abitazione di Pacilio Salvatore Giordano , acerrano di 49 anni , titolare di impresa funebre. La perquisizione domiciliare dava esito negativo ma i poliziotto hanno esteso l’attività investigativa anche alla sede di lavoro del Pacilio ed occultate in una scatolo per cialde di caffè, posta all’interno di una bara in esposizione hanno trovato 5 pistole, con caricatori inseriti, alcuni dei quali riforniti di proiettili e 29 cartucce cal. 40 S.W. marca GLF, ed ulteriori 9 cartucce cal. 40 S.W: marca MFS. Il Pacilio non riusciva a dare alcuna spiegazione circa la presenza delle armi le quali venivano tutte sequestrate e poste a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’uomo veniva, pertanto, arrestato ed associato presso la casa circondariale dio Poggioreale . Insieme al Pacilio veniva denunciato in stato di libertà anche il cugino, A.G. 47enne, cootitolare dell’impresa funebre che durante una perquisizione domiciliare veniva trovato in possesso di un caricatore con all’interno 2 cartucce calibro 9×21 marca NTW ed 1 cartuccia Luger opportunamente sequestrate .

Cane azzanna anziana:salva perche’ ha difeso gola con le mani

Si e’ difesa gola e volto con le mani e proprio per questo sarebbe scampata alla morte la donna di 70 anni che ieri sera, a Grottaminarda (AVELLINO), e’ stata ferocemente azzannata da un cucciolo di 10 mesi di Rottweiler, mentre stava passeggiando in campagna con un’amica. L’aggressione e’ avvenuta in contrada Marmore di Grottaminarda, una localita’ che dista circa tre chilometri dal centro del paese. Il cane, con microchip sottopelle, e’ stato iscritto all’anagrafe canina dal suo proprietario, un vicino di casa della 70enne, vedova di un piccolo imprenditore locale. Secondo una prima ricostruzione, fatta dai carabinieri di Grottaminarda, il cane e’ riuscito a fuggire e a scagliarsi contro la donna perche’ il cancello del cortile della villetta era aperto. L’anziana e’ stata soccorsa e trasportata nell’ospedale di Ariano Irpino (AVELLINO) dove i sanitari del reparto di chirurgia generale le hanno ricucito le moltissime ferite provocate dai morsi del cane con ben 120 punti di sutura. L’intervento e’ durato quattro ore e mezza. Il Rottweiler e’ stato preso in consegna dal servizio veterinario ed e’ ora sotto osservazione. Alla donna – tutt’ora ricoverata – sono state riscontrate ferite lacerocontuse e trauma cranico.

Maltempo: caos alta velocita’ a Termini, ritardi fino a 4 ore

Alta velocita’ nel caos alla stazione Termini di Roma, dove nel pomeriggio la situazione dei ritardi e’ peggiorata con punte che hanno superato le 4 ore. Un’altra giornata nera per i viaggiatori, che pagano le conseguenze dei rallentamenti prodotti sulla rete ferroviaria dal maltempo. Alcuni esempi delle lunghe attese: record del treno per Salerno che avrebbe dovuto partire alle 18.26 ma al momento e’ indicato sul tabellone con 265 minuti di ritardo; soffrono molto i collegamenti per Napoli, che accusano ritardi di 180 minuti sulla partenza delle 16.05, di 150 minuti su quella delle 16.50, di 145 minuti su quella delle 15.53, di 125 minuti su quella delle 16.25 e di 70 minuti su quella delle 17.53; il treno per Venezia delle 16.15 ha accumulato due ore e 10 minuti di ritardo, quello per Bolzano delle 17.45 ha 50 minuti di ritardo.

Fi:salta pranzo Cav con candidati a Napoli, visita e’ privata

Cambio in corsa nella scaletta della visita del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi domani a Napoli. Non ci sara’ – si apprende dai vertici locali del partito – il pranzo con i candidati inizialmente previsto. Questo perche’ la visita – si sottolinea – sara’ in forma strettamente privata. L’ex premier potrebbe pranzare in compagnia di poche persone nell’albergo del lungomare partenopeo in cui solitamente soggiorna. Confermati allo stato il caffe’ a piazza dei Martiri a meta’ mattina e una passeggiata pomeridiana nelle vie del centro storico.

Diritti tv: più soldi alle piccole

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La riforma, spiega Lotti, “consentirà di ridimensionare lo storico gap che si è creato tra le prime della classe e le cosiddette piccole, avvicinando la Serie A alla Premier League  e alla Bundesliga”.

“Si stima – spiega il ministro – che il rapporto tra quanto prende la prima e quanto prende l’ultima si ridurrà dall’attuale 4:1 a un più equo 3:1”. Un rapporto ad oggi fermo a 4,5:1.

Come dettaglia un articolo del Sole 24 Ore oltre alla quota del 50% da dividere in parti uguali, c’è una quota del 30% che viene assegnata in base ai risultati: “il 15% sulla base dei punti e della classifica dell’ultimo campionato, il 10% commisurato all’ultimo quinquennio e il 5% sulla base dei risultati nazionali e internazionali ottenuti dalla stagione sportiva 1946/47”. Più “una quota residua del 20% viene attribuita in base al “radicamento sociale”, legato al numero di spettatori paganti nelle gare casalinghe degli ultimi tre campionati di ciascuna squadra e all’audience televisiva delle singole formazioni”.

“Si tratta – prosegue il Sole – di una percentuale che vale circa 300 milioni. In sostanza si darà più peso ai punti in classifica incentivando la competitività in tutte le gare e si spingerà i club a realizzare politiche di prezzo dei biglietti per favorire l’affluenza delle famiglie”.

Fidanzati uccisi, in 256 pagine le motivazioni dell’ergastolo al napoletano Ruotolo

Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza nei confronti di Giosue’ Ruotolo, il militare campano di 28 anni, giudicato colpevole del duplice omicidio dei fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015. Le motivazioni si sviluppano per 256 pagine in cui viene sviscerata la vita di Ruotolo e dei suoi commilitoni. Nelle ultime 90 pagine si entra nel dettaglio delle ragioni che hanno portato la Corte d’Assise del Tribunale di Udine alla condanna all’ergastolo, con isolamento diurno per 2 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici. “Ci vorranno giorni solo per leggere l’intero dispositivo – ha detto l’avvocato difensore Roberto Rigoni Stern – solo al termine della verifica delle motivazioni potremo iniziare a predisporre il ricorso, che proporremo certamente. Ruotolo era in attesa di questa documentazione perche’ ansioso di poter preparare l’appello e continua a professare la sua innocenza”.

Meningite Ischia, in 5 giorni 1100 persone vaccinate

Ha fatto registrare una vera e propria adesione record – in 5 giorni 1100 persone vaccinate contro il meningococco – la campagna straordinaria scattata sull’isola d’Ischia dopo la morte per meningite di una bimba di un anno lo scorso 14 gennaio e il decesso il 24 febbraio dello zio della piccola, un uomo di 29 anni. “L’elevatissimo numero di cittadini che ha aderito alla campagna vaccinale straordinaria – dice il direttore generale dell’ASL NAPOLI 2 Nord, Antonio d’Amore – ci conferma quanto questa misura, oltre che rispondere a valutazioni medico-scientifiche, faccia seguito ad un’esigenza fortemente sentita dalla popolazione. Ci rendiamo conto che la straordinarieta’ della campagna avviata in modo cosi’ repentino in favore di tutti i residenti a Ischia e la forte adesione dei cittadini stanno creando dei disagi a quanti desiderano vaccinarsi. Ce ne scusiamo e stiamo lavorando per risolvere tali problematiche”.
La campagna vaccinale straordinaria e’ stata lanciata dall’ASL NAPOLI 2 Nord e dal Gruppo di coordinamento regionale negli ambulatori dell’ASL, dell’ambulatorio straordinario di Serrara Fontana e negli studi dei sei pediatri di famiglia attivi sull’isola. A supporto dei medici e degli infermieri gia’ presenti negli ambulatori vaccinali dell’isola, il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL NAPOLI 2 Nord ha inviato altri due medici abitualmente in servizio presso le Unita’ di prevenzione collettiva della terraferma. La programmazione delle attivita’ di vaccinazione contro il Meningococco per la prossima settimana prevede: ambulatorio straordinario di Serrara Fontana presso gli spazi messi a disposizione dal Comune. Apertura nei giorni di mercoledi’ (dalle 14.00 alle 18.00) e giovedi’ e venerdi’ (dalle ore 9.00 alle ore 14.00); ambulatorio vaccinale per adulti presso la sede di Villa Romana a Ischia: martedi’, mercoledi’, giovedi’, venerdi’ dalle ore 9.00 alle ore 13.00; ambulatorio vaccinale per bambini a Casamicciola, presso il Rione De Gasperi il mercoledi’ e venerdi’ dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e, in via straordinaria solo per le vaccinazioni da meningococco lunedi’ e venerdi’ dalle ore 15.00 alle ore 18.00. Inoltre, i bambini possono sottoporsi a vaccinazione presso gli studi dei pediatri di famiglia che effettuano le vaccinazioni. Oggi il sindaco di Serrara Fontana, Rosario Caruso, ha inviato una nota di ringraziamento al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca per quanto si sta realizzando e per il lavoro svolto dagli operatori, chiedendo la prosecuzione della campagna vaccinale straordinaria.

Benevento: Sandro e D’Alessandro restano in dubbio

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 Intensa sessione di allenamento per il Benevento, ritrovatosi questa mattina al centro sportivo di Paduli per continuare la preparazione in vista della gara di domenica contro gli scaligeri. Svolto inizialmente lavoro di riscaldamento muscolare poi esercitazioni tecniche e focus tattico. La sessione si è conclusa con una partita a campo ridotto. Hanno proseguito il programma personalizzato D’Alessandro e Sandro. Entrambi sono in dubbio per il Verona. Gli stregoni torneranno in campo nella mattinata di domani. Appuntamento al “C. Vigorito” per la rifinitura. Nel tardo pomeriggio (ore 18.30), mister De Zerbi incontrerà gli operatori dell’informazione presso la sala stampa “Marco Santamaria”.